Il Crocifisso di Antonio del Pollaiolo nella Basilica di San Lorenzo

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Il Crocifisso di Antonio del Pollaiolo, un'opera di straordinaria importanza artistica e storica, è tornato alla sua collocazione definitiva all'interno della Basilica di San Lorenzo a Firenze. Dopo un anno di assenza per restauro e mostre, l'opera è nuovamente ammirabile dal 25 febbraio 2015, suscitando grande entusiasmo tra gli esperti e il pubblico.

Foto ravvicinata del Crocifisso di Antonio del Pollaiolo nella Basilica di San Lorenzo

Il Contesto e la Storia dell'Opera

La storia del Crocifisso è solo parzialmente nota. Si presume che in origine si trovasse nella chiesa di San Basilio degli Armeni a Firenze, officiata fino al 1469 e successivamente destinata alla Congregazione dei Preti dello Spirito Santo, dove è menzionata nelle guide fino a tutto il Settecento.

L'opera è ricordata da Giorgio Vasari come creazione del "mitico Simone", fratello di Donatello, nella chiesa fiorentina di San Basilio degli Armeni. Dopo la soppressione di questa chiesa, il Crocifisso fu trasferito nella vicina Basilica di San Lorenzo, dove si trova tuttora nel transetto destro.

Caratteristiche Stilistiche e Anatomiche

La singolarità del Cristo di Pollaiolo risiede nella sua eccezionale aderenza alla pratica anatomica. Vasari stesso, nelle sue edizioni del 1550 e 1568 (ediz. 1971, pp. 505-506), sottolineò che l'autore del Crocifisso «s’intese degli ignudi più modernamente che fatto non avevano gl’altri maestri innanzi a lui», evidenziando una modernità nella rappresentazione della figura umana che superava i suoi predecessori. Questa attenzione all'anatomia si accompagna a una notevole qualità materica dell'opera.

La Tecnica Esecutiva e i Materiali Innovativi

Vasari documenta anche l'altra peculiarità del Crocifisso: la sua tecnica esecutiva, che prevede l'utilizzo di materiali diversi dal legno tradizionale. L'opera è stata realizzata impiegando legno di sughero, stoppa, seta e gesso per modellare ed eseguire la scultura. Questa scelta fu dettata dalla necessità di creare un'opera leggera, pensata per essere portata in processione, tanto che Vasari affermò che "fosse più leggero lo fece in sughero".

La Struttura in Sughero

La figura del Cristo è costruita su una struttura interna di sughero, successivamente rivestita con uno strato di gesso e colla animale, che funge da preparazione per il colore, come avviene nei crocifissi lignei tradizionali. L'uso di un materiale leggero come il sughero era essenziale per la sua funzione processionale; studi condotti durante l'ultimo restauro hanno rivelato che il peso del Cristo è pari alla metà di quello di un crocifisso in legno di dimensioni simili.

Il sughero offre numerosi vantaggi: è idrofobo, elastico, ignifugo e, soprattutto, esente da significative variazioni dimensionali. Tuttavia, essendo la corteccia della quercia da sughero, presenta limiti strutturali dovuti alla sua fragilità e alle dimensioni ristrette degli elementi utilizzabili, specialmente nello spessore che non supera i tre centimetri. La fragilità è stata compensata nella tecnica costruttiva attraverso l'assemblaggio di numerose cortecce nel busto del Cristo. Per le parti più sottili, come le braccia e le gambe, questo non è stato possibile, rendendo necessaria una struttura di supporto esterna.

Una figura così articolata richiedeva un sostegno robusto, che è stato trovato nella croce stessa, la quale conferisce stabilità all'opera tramite ancoraggi nel busto e negli arti.

Schema tecnico della struttura interna del Crocifisso di Antonio del Pollaiolo, evidenziando l'uso del sughero e i punti di ancoraggio

La Pittura: Incarnato e Perizoma

Le analisi sull'incarnato del Crocifisso hanno rivelato una complessa stratigrafia pittorica. Sulla preparazione di gesso e colla è stato steso uno strato di circa 10 µm di colla animale, seguito da uno strato pittorico di circa 25-50 µm di spessore, composto da bianco di piombo, rari grani di Vermiglione, altrettanto rari grani di Nero di vite, ancor più rari grani di Minio e scagliette di vetro.

La pittura sul perizoma presenta caratteristiche ancora più particolari. Sulla preparazione di gesso e colla non è presente lo strato di colla rinvenuto nell'incarnato; al suo posto, è stesa un'imprimitura rosata a base di biacca, lacca (carminio) e qualche raro granulo di nero di carbone. Su questa imprimitura sono state riscontrate porzioni di una stesura a base di smaltino, con pochissimo bianco di piombo, e sovrapposto ad esso uno strato di indaco e smaltino, oltre a rari grani di biacca e di lacca. La presenza dello strato di puro smaltino sull'imprimitura rosata, solo in alcune parti anziché in una stesura completa, suggerisce che si tratti di residui di uno strato originale e che lo strato sovrapposto di smaltino e indaco sia una ridipintura successiva.

Il Restauro e l'Esposizione Temporanea

Prima del suo ritorno definitivo, il capolavoro è stato sottoposto a un accurato intervento di restauro, eseguito dall'Opificio delle Pietre Dure. Successivamente, è stato esposto al Museo Poldi Pezzoli di Milano per una mostra dedicata ad Antonio e Piero del Pollaiolo, conclusasi il 16 febbraio 2015.

Enrico Bocci, presidente dell'Opera Medicea Laurenziana, ha espresso grande soddisfazione per il rientro dell'opera: «Siamo ovviamente felici, ma anche emozionati per il ritorno a casa di questo capolavoro. Insieme alla parrocchia, invitiamo tutti a venire in chiesa e ammirare l'opera».

Stagione 3: Da metallo a carne. Storia di un crocifisso ritrovato

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