Il caso dell'omicidio di Ana Maria Di Piazza, una giovane donna romena di 30 anni, per mano dell'imprenditore Antonino Borgia, ha scosso l'opinione pubblica italiana. Arrestato con l'accusa di averla uccisa a colpi di bastone e a coltellate nel palermitano, Borgia ha fornito una confessione dettagliata che ha permesso di ricostruire la tragica vicenda.

Il Contesto del Delitto e la Vittima
Ana Maria Lacramioara Di Piazza, di origine romena ma residente da anni a Giardinello, in provincia di Palermo, era stata adottata e coccolata da piccola da una famiglia siciliana. La giovane donna, incinta di tre mesi, poi rettificato a quattro mesi, aspettava un bambino dal suo assassino. Lasciava un figlio di 11 anni, avuto da una relazione precedente con un uomo tunisino.
Il delitto, un atroce femminicidio, risale al 22 novembre 2019 e avvenne a Partinico, proprio a ridosso della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. In segno di lutto e solidarietà, il sindaco di Giardinello, Antonio De Luca, ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali.
La Relazione Clandestina e il Movente
Antonino Borgia, un imprenditore 51enne di Partinico, sposato e padre di due figli, aveva una relazione extraconiugale con Ana Maria. Borgia ha descritto questa relazione come un'amicizia allegra. La situazione si complicò quando, come riferito da Borgia, "dal primo rapporto lei ha cominciato a chiedermi soldi, dicendomi che altrimenti mi avrebbe rovinato. Io glieli davo e continuavamo a vederci e ad avere rapporti, anche se non molto di frequente".
La richiesta di denaro era costante; Ana Maria aveva chiesto 3.000 euro giovedì sera. Circa due settimane prima del delitto, Ana Maria, trovandosi in Romania, aveva inviato un messaggio a Borgia informandolo di essere incinta, avendo scoperto la gravidanza dopo un malore e gli esami clinici. La notizia della gravidanza e la continua richiesta di denaro, unite al terrore di Borgia per le possibili ripercussioni sulla sua vita familiare e lavorativa, divennero il detonatore della tragedia. Nelle intercettazioni, Borgia esprimeva disprezzo per la vittima, definendola "tr...", "butt..." e "questa", e riteneva giusto averle "schiacciato la testa" perché "era romena e mi chiedeva il pizzo, mi ha portato all'esaurimento".
La Dinamica dell'Aggressione e dell'Omicidio
L'Incontro e la Lite Iniziale
La mattina del delitto, Borgia è andato a prendere Ana Maria, dicendo a sua moglie che andava a giocare a carte con gli amici. Dopo una sosta in cui "lei mi ha praticato un rapporto orale", i due avrebbero dovuto incontrarsi l'indomani mattina per la consegna di parte dei 3.000 euro richiesti. Durante l'attesa di un cliente di Borgia, i due hanno avuto una discussione.
La lite, iniziata nelle prime ore del mattino in una villetta di campagna, ha visto Ana Maria chiedere denaro e Borgia reagire colpendola con un coltello. La scena dell'inseguimento fu ripresa dalle telecamere di un sistema di videosorveglianza, dove si sentiva la donna urlare: "Ma che fai aspettiamo un bambino, io ti amo". "Lei è scappata e ha iniziato a chiedere aiuto", ha raccontato Borgia, che l'ha inseguita "senza pantaloni". Ana Maria, già accoltellata più volte, era riuscita a scappare, ma fu riacciuffata dall'imprenditore.
Il killer di Partinico si confessa: "Sali che ti porto in ospedale, poi l'ho finita a bastonate"
La Fuga e il Secondo Scontro sull'Autostrada
Borgia promise di accompagnarla in ospedale. "Le ho detto ‘sali in auto, ti porto in ospedale’", ha dichiarato. Verso le otto del mattino, i due si trovavano nei pressi del ponte dell’autostrada all’altezza di Partinico, dove la lite riprese. Ana Maria aprì lo sportello e tentò di fuggire. Due donne di Alcamo, colleghe di lavoro, assistettero alla scena dalla loro auto e raccontarono agli investigatori di aver visto una ragazza "col volto insanguinato e i pantaloni strappati". La loro denuncia si rivelò cruciale per l'indagine.
Borgia ha poi affermato: "Le ho detto che l’avrei portata all’ospedale, che le avrei dato una mano e lei è risalita in macchina. Sanguinava, io l’ho fatta entrare da dietro e si è distesa". Tuttavia, "all’altezza del ponte dell’autostrada, mi ha aggredito da dietro, a quel punto mi sono fermato, sono sceso, sono entrato dietro e ho cominciato a picchiarla. Ho usato un altro coltello, quello di prima lo avevo buttato..."
L'Omicidio Finale e l'Occultamento del Corpo
Antonino Borgia ha confessato di aver terminato Ana Maria a colpi di bastone. "Soffriva, non parlava, era molto sofferente. Ho trovato un bastone per strada poi l’ho colpita in testa per finirla perché era agonizzante". Ha aggiunto un particolare omesso in precedenza: "Anzi, ho omesso di dire che lei era scesa dalla macchina, ha cominciato a chiedere aiuto, è passata una macchina. Lei è caduta a terra al centro della statale, io l’ho riportata sul furgone, l’ho rimessa dentro e anziché proseguire per la strada di campagna ho proseguito verso Partinico mi sono fermato dopo un po’ e a quel punto ho preso il bastone e l’ho colpita in testa. Ho ripreso il coltello e l’ho colpita al collo".
La donna, terrorizzata, urlava: «Lascia il coltello, vuoi uccidere anche il bambino? Io ti amo, tu mi ami, non può finire così...». Borgia ha poi avvolto il corpo nel furgone in una coperta, lo ha trascinato in mezzo alla terra e lo ha ricoperto con del fogliame, occultandolo nelle campagne tra Partinico e Balestrate, lungo la strada tra Palermo e Trapani.

Le Indagini e l'Arresto
Il Ruolo Cruciale delle Telecamere
La soluzione rapida del caso si deve in gran parte alle telecamere di videosorveglianza. Una ricostruzione minuziosa è stata affidata alle riprese di una villa adiacente a quella di Borgia, che hanno immortalato le ore precedenti al delitto. La scena finale dell'omicidio si è svolta sotto l'occhio di telecamere con audio, installate attorno alla casa vacanze di un signore che ha assistito in diretta all'aggressione, ascoltando la voce disperata di Ana Maria Di Piazza.
Un uomo si è presentato in caserma per riferire di aver visto in alcune riprese della sua videosorveglianza di campagna, a Balestrate, la scena di un'aggressione: "Quella donna è scesa da un furgone bianco con delle scritte verdi. Stava scappando dall'uomo che è sceso e l'ha raggiunta". La scheda di memoria consegnata ai carabinieri ha permesso di ricostruire la lite. Nel pomeriggio, alle 18:30, qualcuno ha riconosciuto nel furgone la pubblicità di un'azienda di manutenzione per piscine, identificando così l'imprenditore.

Le Testimonianze e la Caccia all'Uomo
Le testimonianze delle due donne di Alcamo, che hanno assistito alla fuga di Ana Maria, e la successiva denuncia sono state fondamentali. Anche il pensionato che ha notato la furibonda lite e ha prontamente chiamato il 112 ha contribuito alla rapida individuazione del sospettato. I militari hanno rintracciato Borgia e lo hanno condotto in caserma per l'interrogatorio.
Le Azioni di Borgia Post-Omicidio
Dopo il delitto, Antonino Borgia ha continuato le sue normali attività quotidiane, come se nulla fosse successo. È andato dal barbiere, al bar e persino al commissariato di Partinico per sbrigare una pratica.
La Confessione di Antonino Borgia
La confessione di Antonino Borgia è arrivata in piena notte, durante l'interrogatorio con i carabinieri. È stato lo stesso imprenditore a dichiarare di aver ucciso la donna. Davanti ai magistrati, ha ammesso: "Le ho detto ‘sali in auto, ti porto in ospedale’. Poi l’ho finita a bastonate”.
Borgia ha espresso un presunto pentimento durante il primo processo, spiegando di aver "finito" la vittima perché convinto che "soffriva troppo". Tuttavia, questa versione è stata contraddetta dalle sue stesse affermazioni intercettate, in cui mostrava disprezzo per Ana Maria e giustificava le sue azioni. L'imputato ha sempre parlato di un "raptus", sostenendo di aver ucciso la donna "per non farla soffrire" e di averne coperto il cadavere con delle palme non per nasconderlo, ma "per amore".
Le Fasi Giudiziarie
Il giorno successivo all'arresto si è tenuta l'udienza di convalida e la Procura ha conferito l'incarico al medico legale per l'autopsia sul cadavere di Ana Maria Di Piazza, eseguita all'istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo. Inizialmente, l'omicidio fu definito dai giudici di primo grado come un "gesto tribale", portando alla condanna all'ergastolo per Antonino Borgia.
Tuttavia, la sentenza di secondo grado ha rivisto il giudizio precedente. La prima sezione della Corte ha accolto le tesi dell'avvocato Salvatore Bonnì, difensore di Borgia, secondo cui l'omicidio, seppur volontario, non fu premeditato ma compiuto d'impeto.
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