Nella liturgia cattolica, l'ostensorio e il tabernacolo sono arredi sacri fondamentali, strettamente legati al culto eucaristico. Sebbene entrambi siano dedicati alla Santissima Eucaristia, essi rivestono ruoli e significati distinti, profondamente radicati nella storia e nella teologia della Chiesa.
L'Ostensorio: Mostrare la Presenza Reale
L'ostensorio, dal latino ostendĕre (mostrare), nella liturgia cattolica, è l'arredo sacro utilizzato per esporre all'adorazione dei fedeli l'Ostia consacrata, ritenuta, in virtù della transustanziazione, vero Corpo di Gesù Cristo. È fondamentale precisare che l'oggetto contenente le reliquie, pur se vagamente somigliante nella forma a un ostensorio, non può essere confuso con esso né chiamato allo stesso modo.
L'etimologia del vocabolo "ostensorio" richiama il verbo "mostrare, esporre", e anche un reliquiario serve appunto a "mostrare" qualcosa (in tal caso una reliquia). Tuttavia, la terminologia concernente le sacre suppellettili della tradizione cristiana distingue in maniera netta la parola "reliquiario" dalla parola "ostensorio", essendo quest'ultimo destinato ad accogliere l'Eucaristia, l'Ostia consacrata che per la fede cattolica è il Corpo stesso di Cristo realmente presente sotto le spoglie del Pane. L'Ostia consacrata, all'interno della teca in vetro dell'ostensorio, si pone solo nel momento in cui l'Eucaristia viene solennemente adorata. È, dunque, un oggetto "gerarchicamente" assai superiore.
Di solito, l'ostensorio è forgiato in oro, argento o altri metalli preziosi. La sua comparsa risale probabilmente all'epoca in cui il dogma della presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia trova la sua formulazione teologica nella dottrina scolastica della transustanziazione. Un momento significativo fu il miracolo di Bolsena (Italia, 1263), dove l'Ostia apparve, visibilmente, vera carne e macchiata di sangue, contribuendo a diffondere e rafforzare la devozione.
Evoluzione delle Forme dell'Ostensorio
- Forma "architettonica" (Metà del XV secolo): A partire dalla metà del XV secolo, venne adottata in sempre maggior misura una forma "architettonica", a torretta o tempietto ogivale, quasi sempre d'argento. Ricco di pinnacoli e sostenuto da una base elaborata artisticamente, al centro aveva una lunetta d'argento o d'oro, utilizzata per collocarvi visibilmente l'Ostia.
- Forma "a raggiera" (Dal XVI secolo): Dal XVI secolo, dopo il Concilio di Trento, l'ostensorio cominciò ad assumere una forma "a raggiera", che ricorda i "raggi solari". Questa forma, ispirata tra l'altro ai suggerimenti della predicazione di Bernardino da Siena, è oggi assai più diffusa nel rito romano.

Il Tabernacolo: Custodia della Santissima Eucaristia
La conservazione, l'adorazione e la comunione alla Santissima Eucaristia al di fuori della celebrazione del Sacrificio sono sempre state presenti nella prassi liturgica della Chiesa. Sebbene la custodia pubblica e solenne, come i riti del culto eucaristico (esposizione, benedizione, processioni, ecc.), siano maturati nei secoli ed abbiano uno sviluppo storico ben definito, è inconfutabile il fatto che l'Eucaristia sia sempre stata conservata, intimamente adorata e frequentemente assunta anche fuori della celebrazione.
Origini e Sviluppo Storico della Conservazione Eucaristica
- Nelle case dei cristiani: Inizialmente, la Santissima Eucaristia veniva consegnata ai diaconi per gli assenti e i fedeli stessi, laici ed eremiti, la portavano con sé nelle loro dimore per cibarsene frequentemente. La custodia eucaristica nasceva così nelle case dei cristiani per conservare con circospezione il Sacramento. Quella cura con la quale conservavano e ricevevano il Pane santo non poteva essere altro che quell'adorazione intima e profonda che già San Paolo esigeva ("ciascuno esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna" - 1 Cor 11, 28-29) e che Sant'Agostino ribadiva ("Nessuno mangia questa carne senza prima adorarla; peccheremmo se non la adorassimo" - Enarrationes in Psalmos 98, 9, CCL XXXIX, 1385).
- Nei primi luoghi di culto: In analogia con le case, anche le chiese dovevano avere un luogo di conservazione dell'Eucaristia, sempre più necessario nella misura in cui veniva a scomparire l'uso domestico. Il luogo veniva chiamato Pastoforio (in Oriente) o Sacrarium (in Occidente) ed era attiguo al presbiterio.
- Esposizione pubblica nel secondo millennio: Nel secondo millennio, il Santissimo Sacramento tende a uscire dal segreto ed entrare progressivamente nelle chiese in modo pubblico e sempre più solenne. Ne sono testimonianza la piccola capsa, detta Propitiatorium, posta sulla mensa dell'altare, o la Colomba eucaristica pendente sopra l'altare. È interessante osservare che, appena il Sacramento esce dalla sacrestia, subito individua l'altare come sua dimora, lì dove è "nato".
- Edicole Eucaristiche: Ben presto, le esigenze della sicurezza e lo sviluppo crescente del culto eucaristico portarono a forme monumentali, come le edicole eucaristiche, che dovettero di necessità lasciare l'altare per creare un loro spazio architettonico autonomo.
- Tabernacolo sull'altare (Post-Tridentino): In seguito al Concilio Tridentino, il tabernacolo, già monumentale, non teme di salire sull'altare stesso, quale suo luogo proprio: il tabernacolo, infatti, contiene ontologicamente quel medesimo Mistero vivo e vero che sull'altare si celebra. Se questa fu la norma più diffusa e raccomandata, tuttavia, la Chiesa, almeno nella liturgia pontificale, non volle lasciare l'antico costume, che distingueva l'altare dalla riserva eucaristica. Al contempo si doveva accettare il progresso dogmatico e le forme nuove del culto eucaristico, che imponevano ormai una custodia pubblica, visibile e solenne della Santissima Eucaristia. In tal modo, nelle cattedrali e nelle collegiate, si eresse la cappella del Santissimo Sacramento.

Il Tabernacolo e l'Altare: Una Riflessione Teologica
L'identità e il ruolo del tabernacolo eucaristico non possono attingere soltanto a un'indagine storica, ma è necessaria soprattutto una riflessione teologica. Le basi teologiche, infatti, sono quelle che possono mutare, emendare o perfezionare, sia le scelte storiche del passato, sia quelle della prassi liturgica attuale.
A livello di principio, l'altare e il tabernacolo sono inseparabili. L'altare è il luogo santo sul quale si compie in modo sacramentale il Mistero pasquale della nostra Redenzione. In modo simultaneo nel cuore della Prece Eucaristica si attualizza la Presenza del Signore, il suo atto sacrificale e la sua forma di cibo e bevanda. L'altare è anche il simbolo più qualificato, che esprime con la sua stessa struttura le tre dimensioni del Mistero che su di esso si compie:
- La sua dignità e centralità è il segno di Cristo presente nella Chiesa quale Capo dell'assemblea liturgica.
- Come ara in pietra ed elevata richiama il Sacrificio della Croce, attualizzato nella celebrazione dei santi misteri.
- La sua mensa ricoperta con la tovaglia ricorda il sacro convivio in cui ci è dato il Pane santo della vita eterna e il calice dell'eterna salvezza.
Separare dall'altare il Sacramento, a celebrazione conclusa, crea per sé qualche disagio, sia all'altare come al tabernacolo. Infatti, l'altare improvvisamente si spegne e la sua vita passa al tabernacolo. Se in antico l'altare era l'incontestato luogo sacro al quale tutti si volgevano durante e dopo la celebrazione, essendo il Sacramento custodito nella sagrestia, con il tabernacolo in chiesa, ma separato dall'altare, si crea una bipolarità, che dopo la celebrazione va decisamente a favore del tabernacolo, perché i fedeli, istruiti dal dogma della fede, accorrono lì dov'è la realtà, lasciando in disparte il simbolo, anche se non privo di una certa efficacia spirituale qualora l'altare fosse dedicato.
Ecco perché il Papa Paolo VI potrà affermare del tabernacolo e non dell'altare che è il cuore vivente di ciascuna delle nostre chiese (Credo del popolo di Dio, 1968) e Benedetto XVI dirà che "questa presenza fa' sì che nella chiesa ci sia sempre l'eucaristia… una chiesa senza presenza eucaristica è in qualche modo morta, anche se invita alla preghiera…" (RATZINGER, Introduzione allo spirito della liturgia, Ed. San Paolo, 2001, p. 86). Già il beato Cardinale Ildefonso Schuster espresse così il medesimo concetto: "…la santissima Eucaristia conservata perennemente nelle chiese dà carattere di perennità al Sacrificio incruento dell'altare…" (Liber sacramentorum, Casale Monferrato, ed. Marietti, 1932, vol. I, p. 24). Infatti, Cristo, anche dopo l'offerta del sacrificio, allorché viene conservata l'Eucaristia nelle chiese o negli oratori, è veramente l'Emmanuele, cioè 'Dio con noi'.
Ma anche il tabernacolo subisce danno dalla separazione dall'altare. Infatti, esso richiama soprattutto la reale presenza, ma non altrettanto quella virtus sacrificalis, che non abbandona mai l'Agnello immolato e glorioso; e neppure quella forma convivialis, che rimane insita nel Sacramento, il quale, prima o poi, dovrà essere assunto nella comunione. In altri termini, l'altare è il miglior interprete del tabernacolo, perché garantisce l'espressione simbolica di tutti gli aspetti del Mistero.
L'autentica formazione eucaristica del cristiano, infatti, implica una triplice attenzione:
- La percezione adorante della Presenza del Signore.
- L'unione al suo Sacrificio.
- Il nutrirsi degnamente del suo Corpo e del suo Sangue.
Per questo le norme liturgiche stabiliscono che l'esposizione del Santissimo Sacramento avvenga normalmente sull'altare, affinché il senso del Sacrificio e il rimando alla Comunione sacramentale non siano estranei all'Adorazione: "Nelle esposizioni si deve porre attenzione che il culto del santissimo Sacramento appaia con chiarezza nel suo rapporto con la Messa" (RCCE, n.90) e "La pisside o l'ostensorio si colloca sulla mensa dell'altare…" (RCCE, n.110). Questa relazione tra l'altare e la Santissima Eucaristia si comprende allora come non sia questione secondaria, ma coinvolga la teologia, la catechesi, la liturgia, la spiritualità e la retta devozione del popolo di Dio. Nessun dubbio, quindi, che tutti i fedeli in linea con la pratica tradizionale e costante della Chiesa cattolica, nella loro venerazione verso questo santissimo Sacramento, rendano ad esso quel culto di latrìa che è dovuto al vero Dio.
Che cos'è il tabernacolo?
Disposizione del Tabernacolo nel Post-Concilio Vaticano II
Dopo il Concilio Vaticano II, la disposizione liturgica del tabernacolo è condizionata da due scelte specifiche: la celebrazione della Messa rivolta al popolo e la ragione del segno.
La Celebrazione della Messa versus populum
È evidente che il tabernacolo sulla mensa dell'altare, soprattutto se monumentale, non consente di celebrare rivolti al popolo. La diffusione universale di questo modo di celebrare ha portato prevalentemente alla separazione dei due luoghi liturgici, per permettere al celebrante di officiare guardando l'assemblea.
La Ragione del Segno
L'altro motivo è così espresso nell'Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR, n.315): "In ragione del segno, è più conveniente che il tabernacolo in cui si conserva la SS. ma Eucaristia non sia collocato sull'altare su cui si celebra la Messa". La ragione del segno viene ulteriormente spiegata nelle premesse al Rito della Comunione fuori della Messa e Culto eucaristico (RCCE, n.6), dove, riferendosi alla Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium n.7, si afferma: "Nella celebrazione della Messa sono gradualmente messi in evidenza i modi principali della presenza di Cristo nella Chiesa. È presente in primo luogo nell'assemblea stessa dei fedeli riuniti in suo nome; è presente nella sua parola, allorché si legge in chiesa la Scrittura e se ne fa il commento; è presente nella persona del ministro; è presente infine e soprattutto sotto le specie eucaristiche: una presenza, questa, assolutamente unica, perché nel sacramento dell'Eucaristia vi è il Cristo tutto e intero, Dio e uomo, sostanzialmente e ininterrottamente. Proprio per questo la presenza di Cristo sotto le specie consacrate viene chiamata reale, non per esclusione, come se le altre non fossero tali, ma per antonomasia. Ne consegue che, per ragione del segno, è più consono alla natura della sacra celebrazione che sull'altare sul quale viene celebrata la Messa non ci sia fin dall'inizio, con le specie consacrate conservate in un tabernacolo, la presenza eucaristica di Cristo: essa infatti è il frutto della consacrazione, e come tale deve apparire".
Tale intento è certo importante in quanto vuole mettere in luce le varie forme della presenza del Signore nelle azioni liturgiche e dare a ciascuna la possibilità di essere percepita e valorizzata. Tuttavia, non deve essere assolutizzato. Infatti, la tradizione liturgica attesta anche un incontro col Santissimo Sacramento immediatamente prima della celebrazione eucaristica stessa, soprattutto quella stazionale del Papa o del Vescovo. L'Ordo Romanus I ci informa che nella processione introitale il Papa sosta per venerare i Sancta che gli sono portati dagli accoliti. Ancor oggi nell'ingresso corale del Vescovo, prima della Messa stazionale o nella visita pastorale, è prevista una breve adorazione davanti al Santissimo Sacramento (CE, n.79 e 1180). Anche in alcune Liturgie Orientali l'Eucaristia è custodita sulla mensa dell'altare insieme con l'Evangeliario e la Croce. Per questo, se da un lato deve essere osservata con precisione la normativa attuale della Chiesa, non si deve disdegnare di celebrare su un altare sul quale vi è già il Santissimo Sacramento, né, a determinate condizioni, escludere che il tabernacolo possa essere posto permanentemente sull'altare della celebrazione. Occorre inoltre osservare che soltanto nel caso in cui il Santissimo Sacramento è effettivamente fuori dal presbiterio nella sua cappella propria si realizza visivamente la ragione del segno.
Normative e Raccomandazioni Attuali per la Collocazione
L'Institutio generalis del Messale Romano del 1970 recita: "Si raccomanda vivamente che il tabernacolo in cui si conserva la santissima Eucaristia sia collocato in una cappella adatta alla preghiera e alla adorazione privata dei fedeli". La Chiesa, oggi, sceglie come posto ideale per il tabernacolo la cappella, distinta dalla chiesa, degna e adatta alla preghiera personale dei fedeli. Il costume tradizionale e costante, che costituisce la regola nella liturgia pontificale - "Si raccomanda che il tabernacolo, secondo un'antichissima tradizione conservata nelle chiese cattedrali, sia collocata in una cappella separata dall'aula centrale…" (CE, n.49) - viene proposto a tutte le chiese. Nelle chiese di nuova costruzione sarà facile realizzare con le qualità necessarie la cappella del Santissimo Sacramento.
Invece, nella maggioranza delle chiese storiche tale cappella non esiste e perciò si prevedeva che il Sacramento fosse conservato su un altare laterale o in un altro posto d'onore. Questa disposizione, tuttavia, ha provocato qualche difficoltà in quanto il Santissimo Sacramento è stato posto in linea con le devozioni e così fu privato della sua centralità e della sua unicità. In molte chiese il grande tabernacolo dell'altar maggiore rimane ancora vuoto e il Santissimo Sacramento giace in un tabernacolo laterale e dimesso. Ciò ha contribuito al collasso della pietà eucaristica nei fedeli e ha ridotto la portata dogmatica dell'Eucaristia e la sua assoluta preminenza nella chiesa.
Fu certamente opportuno allora l'emendamento introdotto nell'Ordinamento Generale della terza edizione del Messale Romano (2000) che recita: "…Conviene quindi che il tabernacolo sia collocato, a giudizio del vescovo diocesano:
- o in presbiterio, non però sull'altare della celebrazione, nella forma e nel luogo più adatti, non escluso il vecchio altare che non si usa più per la celebrazione;
- o in una cappella adatta alla preghiera e all'adorazione privata dei fedeli.
Nel medesimo Ordinamento, assegnare alla normativa sul tabernacolo il penultimo posto (OGMR, n.314-317), immediatamente prima delle norme relative alle immagini sacre (OGMR, n.318), potrebbe insinuare una certa marginalità, prossima alle devozioni.
Nelle chiese nuove sarà possibile progettare la cappella del Santissimo Sacramento. Essa dovrà essere distinta e non separata dall'aula della chiesa, essendo uno dei luoghi liturgici specifici e più importanti della chiesa stessa, e dovrà essere unica ed eminente. Nelle chiese storiche nelle quali già vi è la cappella del Santissimo Sacramento il problema non esiste. Nella maggioranza di esse, però, tale cappella non c'è e il Sacramento è da sempre conservato nel tabernacolo dell'altar maggiore. In questo caso esso rimane il luogo più degno e opportuno per custodire l'Eucaristia.
È necessario inoltre osservare che adattare alla custodia del Sacramento una cappella, per quanto suntuosa, ma eretta per il culto della Santissima Vergine o di un Santo potrebbe interferire nella percezione piena della Presenza eucaristica, perché i fedeli vi accorrono per venerare l'immagine o il corpo santo. In ogni caso si dovrà evitare un altare laterale o un altro luogo qualunque privo di un proprio spazio e di una spiccata dignità.
A tal proposito è indispensabile acquisire un concetto più equilibrato di adattamento, che abbia rispetto di soluzioni diverse intervenute nel corso dei secoli ed eviti di piegare ad ogni costo alla visione attuale la configurazione architettonica, artistica e liturgica delle chiese storiche. In tale prospettiva, il tabernacolo dovrebbe essere mantenuto lì dove fu originariamente progettato: l'edicola eucaristica in certe rare chiese antiche, o il tabernacolo monumentale che ha sempre occupato un posto di rilievo nell'architettura sacra.
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