Il termine altarolo, diminutivo di altare, è comunemente utilizzato per definire l'altare portatile, una piccola mensa mobile adibita alla celebrazione della Messa al di fuori dei luoghi di culto. Esso consiste in una pietra consacrata di piccole dimensioni che, per estensione, indica l'intera mensa mobile.
Il termine altarolo è adottato, per estensione, anche per arredi di carattere devozionale a forma di edicola o di tabernacolo, evidenziando la sua versatilità e importanza nel contesto religioso.
Origini e Sviluppo Storico
Nei primi tempi del cristianesimo, motivi di sicurezza legati alla clandestinità della pratica religiosa resero necessario l'uso di altari facilmente rimovibili. Questa caratteristica permetteva ai fedeli di raccogliere rapidamente tutto e fuggire in caso di pericolo. Oggetti di questo tipo sono documentati dalle fonti già dal IV secolo e furono adottati successivamente in tutte le occasioni in cui era impossibile impiegare altari fissi.
A partire dal XII secolo, l'uso dell'altare portatile cominciò a declinare, e durante il XIV-XV secolo veniva impiegato quasi esclusivamente in occasione degli spostamenti di principi e regnanti, sottolineando un cambiamento nella sua funzione e diffusione.

Caratteristiche e Tipologie
L'Altare Portatile a Mensa
Nella sua forma più semplice, l'altare portatile consisteva in una lastra di pietra o di marmo, quadrata o rettangolare, di dimensioni tali da contenere almeno il calice e la patena. Nello spessore della lastra era presente una cavità chiusa da un coperchio, destinata a conservare le reliquie dei martiri. Questa lastra poteva essere inserita in un'incastonatura e montata su un supporto provvisorio. Il ripiano fu poi realizzato anche in legno e metallo, spesso arricchito con pietre preziose.
Dall'età carolingia, sono documentati anche altari portatili a cofanetto, spesso poggianti su quattro piedi, che rappresentano una forma più elaborata.

L'Ancona Portatile
L'ancona portatile, nota anche come altarolo, poteva presentarsi a dittico, trittico o polittico. Si tratta di un dipinto o rilievo di piccole dimensioni, facilmente trasportabile, da porre sull'altare e utilizzato anche per la devozione privata. Questi piccoli dittici, trittici o polittici erano spesso realizzati in metallo prezioso con smalti e gemme, ma anche in avorio con immagini intagliate, a testimonianza della ricchezza e varietà artistica.
Iconografia
L'iconografia degli altari portatili si stabilizzò tra l'XI e il XII secolo, prediligendo soggetti di carattere sacrificale. Sul coperchio o sui pannelli compaiono solitamente raffigurazioni del sacrificio di Abele, di Abramo o di Melchisedech. Altri temi ricorrenti includevano Mosè che innalza il serpente di bronzo, il Calvario o l'Agnello mistico, tutti simboli profondamente radicati nella tradizione cristiana.
Il Cardellino nell’iconografia cristiana medievale
Esempi di Antichi Altari Portatili
Altare di Casa De Ruggieri (Roccanova)
Un esempio interessante è l'altare del tipo "portatile" che ha la forma apparente di un armadio. Elevato su piedi a cipolla, il mobile è formato, nella parte inferiore, da un finto cassetto ribaltabile con funzione di predella. Nella parte superiore, presenta due ante dipinte all'esterno in verde e oro, e all'interno divise in quattro pannelli riquadrati da un motivo mistilineo. Questo altare, collocato originariamente nella casa De Ruggieri di Roccanova, è stato qui trasferito dagli stessi De Ruggiero dopo la vendita della loro antica dimora.

Altare della Cattedrale di Andria
Un altro esemplare era conservato nell’armadio delle reliquie del cappellone di San Riccardo nella cattedrale di Andria e, dagli antichi inventari, risulta dedicato a San Gregorio Magno. È costituito da una tavola in legno rettangolare rivestita, sulla faccia superiore, da quattro lamine di rame dorato lavorate a incisione che fanno da cornice a una lastra di alabastro posta a protezione della pietra consacrata.
Sulla fascia superiore e su quella inferiore sono raffigurati quattro medaglioni con i simboli dei quattro evangelisti e al centro di entrambe il Cristo benedicente con il nimbo crocesignato: in alto il Cristo imberbe simboleggia il Verbo Eterno, in basso il Verbo incarnato. Sulle fasce laterali sono incise quattro figure avvolte in ricche vesti con barbe fluenti e piedi nudi, dettagli che ne arricchiscono il valore artistico e simbolico.

Altarolo Portatile di San Gemignano (XII secolo)
Tra gli esempi noti figura l'Altarolo portatile detto di San Gemignano, risalente al XII secolo, testimonianza dell'uso di tali manufatti nel periodo romanico.
Altarolo di Stavelot (1165)
L'Altarolo di Stavelot, datato 1165, rappresenta un importante manufatto dell'arte medievale legata agli altari portatili, noto per la sua raffinata lavorazione.
Trittico del Rocciamelone (1358)
Un notevole esempio è l'altare portatile noto come Trittico del Rocciamelone, datato 1358. Realizzato in ottone inciso a bulino da una bottega fiamminga, fu commissionato da Bonifacio Roero ed è attualmente conservato presso il Museo Diocesano di Susa, rappresentando un pezzo significativo dell'oreficeria medievale.
Ancona Portatile a Trittico di Trani (XIV secolo)
Un'ancona portatile a trittico del XIV secolo, realizzata in avorio e bosso da una bottega francese, fu donata da Carlo I d'Angiò al clero tranese dopo l'inumazione del figlio Filippo nel Duomo. Quest'opera è oggi conservata presso il Museo Diocesano di Trani, dimostrando la diffusione e il pregio di questi oggetti anche per la devozione regale.