La figura della Vergine Maria occupa un posto centrale nella cristianità, non solo come madre di Gesù, ma anche come punto di riferimento per la fede, la devozione e l'espressione artistica. La comprensione della sua storia, del dogma che la riguarda, del culto e della sua rappresentazione iconografica si è evoluta nel corso dei secoli, affondando le radici nell'antichità cristiana.
Origine del Nome e Fonti
Nel Nuovo Testamento, il nome di Maria è dato nella forma greca Μαριάμ, che corrisponde all'ebraico Miryām. Il significato di quest'ultimo non è certo e, delle numerose spiegazioni avanzate, molte mancano di fondamento filologico. Un esempio è la diffusa interpretazione di "stella del mare", erroneamente attribuita a San Girolamo. Egli, infatti, scomponeva il nome in mar-yām e lo traduceva giustamente con "goccia del mare" (dall'ebraico mar, "goccia"). Tuttavia, gli amanuensi posteriori alterarono la traduzione da stilla maris a stella maris.
Le fonti principali sulla vita di Maria si riducono ai quattro Vangeli canonici, in particolare Matteo e Luca, che si soffermano maggiormente sull'infanzia di Gesù. A questi dati, piuttosto scarsi, si aggiungono numerose informazioni provenienti dalla pia tradizione cristiana. Questa si fonda in parte su accenni dei Padri della Chiesa, talora divergenti, e per la maggior parte su scritti apocrifi, soprattutto sul Protovangelo di Giacomo, un testo assai antico (risalente al II secolo), che ha largamente influenzato la tradizione successiva.
La Vita di Maria: Tra Vangeli e Tradizione
Le Profezie e l'Attesa
Molti secoli erano trascorsi da quando Dio, nei primi tempi del Paradiso, aveva promesso ai nostri progenitori l'arrivo del Messia. Centinaia di anni, durante i quali la speranza del popolo di Israele, depositario della promessa divina, era concentrata su una vergine della stirpe di Davide, che avrebbe concepito e partorito un figlio, chiamandolo Emmanuele (cfr. Isaia 7, 14), che significa "Dio con noi". Generazione dopo generazione, i pii israeliti aspettavano la nascita della Madre del Messia, colei che deve partorire, come spiegava Michea (cfr. Michea 5, 2).
Al ritorno dall’esilio di Babilonia, l’aspettativa messianica si era fatta più intensa in Israele. Molte antiche profezie sembravano puntare verso questa direzione, e uomini e donne aspettavano con ansia l’arrivo del "Desiderato dalle nazioni". A uno di essi, l’anziano Simeone, lo Spirito Santo aveva rivelato che non sarebbe morto prima che i suoi occhi avessero veduto la realizzazione della promessa (cfr. Luca 2, 26). Anche Anna, una vedova avanti negli anni, supplicava con digiuni e preghiere la redenzione di Israele. Entrambi godettero dell’immenso privilegio di vedere e di prendere fra le braccia Gesù bambino (cfr. Luca 2, 25-38). La stessa Pax Romana, proclamata dall'imperatore Ottaviano Augusto pochi anni prima della nascita di Nostro Signore, era un presagio che l’autentico Principe della pace stava per venire sulla terra.
Nascita e Infanzia
I Vangeli non forniscono una cronologia esatta della nascita di Maria; essa potrebbe essere avvenuta circa 20 anni prima dell'era volgare. Apparteneva alla tribù di Giuda e alla discendenza di David. Le genealogie di Cristo che compaiono nei vangeli, in particolare quella riportata da San Luca, è molto probabilmente la genealogia di Maria, confermando la sua stirpe illustre di discendente di Davide (cfr. Isaia 11, 1; Romani 1, 3). Secondo una tradizione, i suoi genitori si chiamavano Gioacchino e Anna. Il Protovangelo di Giacomo, ampiamente seguito dalla tradizione, narra che Maria a tre anni fu presentata al tempio di Gerusalemme, quasi "donata al servizio del Signore". Si ritiene che sia nata in autunno, nel profondo silenzio del mondo, mentre solo gli angeli del cielo facevano festa. Diverse tradizioni collocano la sua nascita in Galilea o, con maggiore probabilità, nella città santa di Gerusalemme, dove sono state trovate le rovine di una basilica bizantina del V secolo, edificata sulla cosiddetta "casa di Sant’Anna", molto vicina alla piscina probatica.

Annunciazione e Nascita di Gesù
Giovanissima, Maria fu fidanzata con uno della sua parentela di nome Giuseppe. Il Vangelo di Luca descrive in particolare il grande annunzio dell'angelo Gabriele, che porta il divino messaggio dell'Incarnazione: per opera dello Spirito Santo, il figlio della Vergine sarebbe stato il santo, il Figlio di Dio (cfr. Luca 1, 30-35). Il concepimento verginale così altamente espresso, è seguito nel Vangelo dalla narrazione del viaggio di Maria alla casa di Elisabetta, moglie di Zaccaria, che la salutò con parole rivelatrici. Qui l'evangelista riporta il cantico Magnificat (Luca 1, 46-55), l'inno ispirato che annuncia l'avvento del Messia e l'umiltà di Maria, proclamandola beata per tutti i secoli. In Matteo (1, 18-20) è descritto il turbamento di Giuseppe, che, scorgendo gli effetti della concezione senza potersene spiegare il segreto, pensò di ripudiarla in segreto; ma un angelo gli rivelò l'arcano e il matrimonio fu celebrato.

Il censimento indetto da Augusto obbligò i due sposi a recarsi a Betlemme. Nell'affluire di tanta gente, i poveri pellegrini non trovarono alloggio, e il tempo del parto colse Maria in quelle condizioni disagiate, portando Gesù a nascere in una grotta che serviva di rifugio agli animali (Luca 2, 1-16). Forse la famiglia di Giuseppe si era stabilita a Betlemme quando dall'Oriente arrivarono i Magi, guidati dalla stella miracolosa. Tuttavia, la loro venuta suscitò l'odio di Erode, che scatenò la strage degli Innocenti. Giuseppe e Maria, ammoniti dall'angelo, erano già partiti, rifugiandosi in Egitto. Alla morte del persecutore, l'angelo avvisò Giuseppe che potevano tornare, e si stabilirono in Galilea, a Nazareth.
Vita Pubblica e Calvario
Qui trascorse un lungo periodo di silenzio e di nascondimento. Ogni anno la famiglia compiva il viaggio al tempio di Gerusalemme. A dodici anni di età, Gesù vi andò, ma si sottrasse allo sguardo dei suoi restando nel tempio, ascoltando e interrogando i dottori. Dopo tre giorni di pena, Maria e Giuseppe lo trovarono e, all'espressione del loro dolore, sentirono rispondersi: "Non sapete che devo trovarmi dove si tratta del Padre mio?". Maria "conservava nel suo cuore e meditava questi avvenimenti e parole" (Luca 2, 46-52).

Verso l'età di trent'anni, Gesù lasciò il silenzio della sua casa, e con il miracolo delle nozze di Cana si inaugurò la sua vita pubblica. Maria partecipò a questi eventi; quando le si annunciava che sua madre e i suoi "fratelli" (cugini) lo cercavano, Gesù rispondeva che i veri suoi parenti erano coloro che fanno la volontà del Padre celeste e ascoltano le sue parole (Matteo 12, 46). Quando una voce di donna esclamò: "Beato il seno che ti ha portato e il petto che ti ha nutrito", egli rispose: "Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e la osservano" (Luca 11, 27-28). Infine, Maria si trovò sul Calvario insieme con Giovanni.
Transito e Assunzione
La tradizione ricorda la sua dimora a Gerusalemme, il suo transito in mezzo ai discepoli e la sua assunzione. Tuttavia, i Vangeli non forniscono dati specifici sulla fine della vita di Maria.
Maria nel Dogma Cattolico
La mariologia cattolica si fonda sull'ufficio assegnato a Maria nell'economia della redenzione umana: essere la madre di Gesù, Verbo fatto uomo. Come madre di Gesù, Maria è madre della persona divina, e quindi merita l'appellativo di "madre di Dio" (ϑεοτόκος). Questo appellativo fu la vera causa delle controversie nestoriane e la sua piena legittimità fu definita nel Concilio di Efeso (431 d.C.).
Privilegi Mariani
In preparazione a questa somma dignità, la mariologia considera il privilegio di Maria di essere stata concepita immune dalla colpa originale comune a tutti gli uomini (cfr. concezione immacolata), dogma definito nel 1854. A Maria, redenta in una maniera preventiva e sublime, non conveniva, come madre del redentore del genere umano, di essere soggetta a quel male morale che il suo figlio divino veniva a distruggere.
Intimamente connesso a questo è l'altro privilegio di essere stata immune da qualsiasi colpa attuale, anche lievissima, effetto di una particolare grazia di Dio che la predisponeva al suo ufficio. La maternità divina avvenne rimanendo salva la verginità di Maria. Che Maria abbia concepito verginalmente Gesù è affermato già in Matteo (1, 20) e Luca (1, 30 segg., specialmente versetti 34-35), e concordemente ripetuto dall'intera tradizione ecclesiastica, compresi gli scritti apocrifi come il Protovangelo di Giacomo. Avversari di questo dogma furono gli Antidicomarianiti, e più tardi Bonoso, Gioviniano ed Elvidio. Molti critici modernisti hanno sottoposto a particolare critica i passi di Matteo e Luca, sostenendo che sarebbero inserzioni posteriori alla primitiva storia di Gesù; gli studiosi cattolici respingono nettamente queste interpretazioni, sostenendo la piena autenticità dei passi evangelici. Riguardo ai "fratelli e sorelle di Gesù" menzionati nei Vangeli, l'espressione è considerata da molti studiosi, anche acattolici, come un'espressione semitica che designa genericamente i parenti più prossimi, anche se non veri fratelli o sorelle.
Nell'ordine della grazia e della redenzione, la teologia cattolica considera Maria "corredentrice del genere umano", non nel senso che non sia stata redenta o che sia la fonte prima della grazia (la quale è solo Gesù Cristo), ma in quanto concorse, come causa strumentale, alla redenzione e con ciò divenne mediatrice universale di tutte le grazie elargite agli uomini.
Il Culto di Maria
Il culto prestato a Maria è un'applicazione del dogma cattolico della comunione dei santi. Al primitivo culto di Cristo, seguì quello dei martiri e dei santi. Maria entrava già come oggetto secondario di culto nelle feste della Natività di Cristo e in altre isolatamente. Che fosse anche oggetto primario di culto è, secondo alcuni, provato da monumenti delle catacombe, come l'affresco del cimitero di Priscilla, sebbene altri riconoscano in esso solo un elemento decorativo di valore puramente storico. A metà del IV secolo, Epifanio parla di una setta di donne "colliridiane" che praticavano un culto speciale a Maria, offrendo torte. Pur riprovando la setta, Epifanio riconosce la legittimità del culto a Maria. Affermazioni contemporanee in tal senso si riscontrano in altri Padri, soprattutto in Efrem Siro, specialmente dopo il Concilio di Efeso e la condanna di Nestorio.
Le Vie del Signore sono infinite - Il culto mariano - Puntata del 27 agosto 2017
Feste e Devozioni
Cominciarono in seguito le festività distinte in onore di Maria, quali la sua Purificazione (in origine la festa della Presentazione di Gesù al tempio), il suo transito (detto anche Dormitio o Pausatio e poi Assumptio), e la sua Natività. La festa della Natività della Vergine Maria ha un'origine molto antica, legata alla dedicazione, nel IV secolo, di una basilica mariana a Gerusalemme, e iniziò a essere celebrata nell'VIII secolo a Roma sotto Papa Sergio I (8 settembre 701). È la terza festa di "natività" presente nel Calendario romano, dopo quelle di Gesù e di San Giovanni Battista.
Con la teologia scolastica, il culto di Maria è sempre più chiarito e precisato e, per farne risaltare la sua sovreminenza su quello degli altri santi (dulia), riceve il nome di iperdulia. Contro gli attacchi dei protestanti, difesero il culto di Maria specialmente San Pietro Canisio, San Roberto Bellarmino e San Lorenzo da Brindisi.
Il popolo di Dio ha sempre trovato in Maria rifugio e conforto, aiuto e protezione, ispirandosi alla sua fede, obbedienza e servizio, come dimostrato nell'episodio delle nozze di Cana. Tra le devozioni successive, sebbene lontane dal periodo "antico", spicca il culto della Maria Bambina. Negli anni tra il 1720 e il 1730, Suor Chiara Isabella Fornari, una monaca francescana di Todi, realizzò alcuni simulacri in cera di Maria neonata avvolta in fasce. Uno di questi, donato nel 1739 alle suore Cappuccine di Milano, diede origine a una devozione popolare che si estese rapidamente a seguito di numerose grazie ottenute, come la celebre guarigione di Giulia Macario nel 1884. Un altro esempio di devozione radicata è quella verso la Madonna di Montenero a Livorno, la cui icona è attestata da pellegrinaggi già dalla fine del '300, e che è stata proclamata patrona della città 450 anni fa.

Iconografia Mariana
Non esistono descrizioni o ritratti di Maria risalenti al primo secolo; già Sant'Agostino lamentava che nulla si sapesse del volto della Vergine. Questa mancanza di documenti iconografici lasciò agli artisti di tutti i tempi la più ampia libertà d'interpretazione. Il culto delle immagini di Maria s'inizia timidamente nel III secolo e diviene universale dopo il Concilio di Efeso (431).
Le Prime Rappresentazioni
Già nel II secolo, Maria si incontra nei cicli storici o cristologici, come la Natività e l'Adorazione dei Magi. Il più antico e prezioso esempio ci è offerto da un affresco dell'epoca antoniniana nel cimitero di Priscilla a Roma, dove è rappresentata con Isaia, con il Bambino in braccio. Questa "Madonna classica" preannuncia opere future come la Madonna della Seggiola di Raffaello. La figura dell'orante, con le braccia alzate, che simboleggia l'anima del defunto nella beatitudine, è stata talvolta utilizzata per rappresentare anche Maria fino al IV secolo (Roma, Coemeterium Maius) e riappare nel principio dell'VIII secolo in ricche vesti orientali.

Tipologie Orientali e Occidentali
Con il nome di "Madonna di San Luca" è conosciuto un dipinto della Vergine che, secondo una tradizione attestata nel VI secolo da Teodoro il Lettore, si attribuiva a San Luca evangelista. Sebbene il dipinto originale sia andato perduto, le innumerevoli "Madonne di San Luca" che concordano nei lineamenti principali sono esemplari o ritocchi di antichi originali venerati in Oriente, e recano un'orante Madre con il Bambino.
Dal VI secolo, la Vergine in trono con il Bambino prende il posto d'onore nelle absidi. È la Theotokos, la Kyriotissa, in veste dimessa ma su ricco trono, o in abiti imperiali e coronata (esempi in Roma, Ravenna, Monreale). Questa Panagia d'ispirazione orientale, ieratica e solenne, è una concezione teologica più che un'espressione individuale o materna.
In Oriente, le figurazioni mariane si presentano sotto tre aspetti principali:
- Hodigitria (o patrona dei viandanti): in piedi con il Bambino sul braccio sinistro. Questo tipo si svilupperà nella statuaria e negli avori occidentali.
- Nikopoia (che porta la vittoria): assisa in trono su ricchi cuscini con il Bambino seduto sulle ginocchia, di fronte. Questo motivo ebbe il maggiore sviluppo nel mondo cristiano.
- Blacherniütissa (dal nome della chiesa fondata da Santa Pulcheria): corrisponde alla nostra orante, da cui nel VIII secolo deriva la Panagia Platytera, Vergine orante con un clipeo sul petto che racchiude l'immagine del Salvatore.

L'iconografia mariana orientale influenzò profondamente le figurazioni devozionali dell'Occidente. Tuttavia, dal XII secolo, l'ardente devozione dei premostratensi e dei cisterciensi, la poesia di San Bernardo, la predicazione dei domenicani e lo spirito fervente e umano di San Francesco impressero un nuovo carattere all'iconografia mariana. Con artisti come Guido da Siena, Duccio e Cimabue, la Vergine non è più vista solo di fronte, ma di tre quarti, inchina il capo verso il Bambino, lo guarda teneramente, lo accosta alla guancia, lo stringe con affetto e scherza con lui. Le litanie della Vergine e il Cantico dei Cantici fornirono alle immagini di Maria poetici nomi e i tipi si moltiplicarono; tra i più comuni vi è la Madre allattante, di cui un primo esempio è un rilievo del cimitero di San Sebastiano a Roma. L'opera di Antonello da Messina, come la sua Vergine Annunciata (c. 1475-1476), rappresenta un'evoluzione rinascimentale, sottraendo alla scena ogni elemento narrativo per concentrarsi sull'ascolto interiore di Maria.

Anche l'iconografia della Madonna del Carmelo, diffusa nella pietà popolare e particolarmente significativa nella provincia di Reggio Calabria, dimostra l'esistenza di un affidamento millenario alla Vergine del Monte Carmelo, evidenziando le rilevanti corrispondenze cultuali con il vicino oriente, culla del cristianesimo e del conseguente culto mariano. Queste rappresentazioni offrono la possibilità di cogliere diverse espressioni della pietà popolare e la loro evoluzione storica.