L'Abbazia di San Benedetto in Polirone, situata nel comune di San Benedetto Po in provincia di Mantova, rappresenta uno dei complessi cluniacensi più grandi d'Europa e uno dei borghi più belli d'Italia. La sua storia è profondamente radicata nel territorio mantovano, testimoniando secoli di evoluzione religiosa, politica e culturale.
Le Origini e i Primi Secoli
L'origine del complesso monastico è molto antica, risalendo al IX secolo la prima abatiola benedettina che sorgeva nei pressi della via Gallica, un'importante strada romana che collegava Torino con Aquileia. Questa piccola abbazia venne però distrutta nel 922 dagli Ungari provenienti dall'est dell'Europa. Tuttavia, fu presto ricostruita dal vescovo di Verona, Raterio, che ne riconobbe l'importanza.
La rifondazione ufficiale dell'abbazia di Polirone è attribuita a Tedaldo di Canossa (menzionato anche come Tebaldo di Canossa), nonno della celebre contessa Matilde. Fu lui, poco dopo il fatidico anno Mille, precisamente nell'anno 1007, a volere la costruzione del monastero su un'isola tra il fiume Po e il fiume Lirone. Inizialmente, il monastero ospitava solo sette monaci che vivevano seguendo la regola di San Benedetto da Norcia, basata sul principio "Ora et Labora".
Con il passare degli anni, grazie anche alle donazioni della nipote Matilde di Canossa, l'abbazia divenne uno dei più importanti centri monastici in Europa, tanto da essere definita la "Montecassino del Nord". L'abbazia di Polirone rimase legata alla famiglia di Canossa fino al 1077, quando Matilde la donò a Papa Gregorio VII in seguito allo storico incontro con l'imperatore Enrico IV.
Dopo l'anno Mille, seguendo l'evoluzione della società, il feudo monastico, che inizialmente si organizzò come un piccolo feudo con a capo l'abate e le famiglie dei coloni che lavoravano le proprietà, divenne un libero comune monastico. I monaci benedettini, assieme ai coloni, intrapresero una vasta opera di risanamento del territorio, bonificando le paludi, costruendo canali e ampliando la superficie coltivabile, promuovendo progresso e sviluppo rurale.

Trasformazioni e Ristrutturazioni: L'Intervento di Giulio Romano
Nel periodo dal XIV secolo e fino alla prima metà del XV secolo, il territorio attorno all'abbazia fu scenario di frequenti scontri e razzie da parte delle truppe delle potenze confinanti, come gli Scaligeri di Verona, i Gonzaga di Mantova e i Visconti di Milano. L'anno 1339 fu particolarmente tragico a causa della devastazione provocata dalle truppe al comando di Lodrisio Visconti. Durante tutto il XIV secolo, l'abbazia fu praticamente abbandonata a causa dei continui saccheggi dei signorotti locali.
Nel XV secolo, il territorio monastico passò alla Repubblica di Venezia. Nel 1491, l'abbazia fu ufficialmente affidata all'Abbazia di Polirone e riedificata quasi dalle fondamenta. L'attuale complesso architettonico, affiancato alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, fu costruito tra il 1493 e il 1496 dai frati benedettini. In questo periodo, l'abbazia venne ornata dalla bella chiesa rinascimentale e dall'elegante chiostro.
Attorno al 1500, l'abate del tempo, Gregorio Cortese, affidò a Giulio Romano l'incarico di ristrutturare il monastero. Quando nel 1540 Giulio Romano, allievo di Raffaello, mise mano alla chiesa monastica di San Benedetto in Polirone, trovò un precedente edificio quattrocentesco di forme gotiche, a sua volta eretto su uno precedente di età romanica. Egli dovette quindi fare i conti con un edificio preesistente, conservandone le strutture per limitare i costi di cantiere.
Giulio Romano mantenne la partitura originaria a tre navate e conservò le volte a crociera ogivale sulle campate e il tiburio sopra al presbiterio. L'elemento più originale e geniale del grande maestro fu l'uso della serliana, sfruttandone la flessibilità. Questo elemento non lo vincolava a regole di proporzionalità, ma gli consentiva di camuffare le irregolarità delle campate precedenti variando in modo impercettibile le misure delle architravi. Giulio Romano riuscì perfettamente nel suo intento e ancora oggi si ammirano i suoi capolavori, soprattutto nella basilica dell'abbazia.
Il Cinquecento a Polirone. Da Correggio a Giulio Romano
Declino e Rinascita: Dall'Epoca Napoleonica al XX Secolo
La vita dell'abbazia proseguì ininterrottamente in un periodo di relativa pace fino alla fine del XVIII secolo, divenendo un ambiente monastico con forte impronta umanistica, sempre più importante e ricco di opere d'arte di grande valore. Nei secoli ospitò numerosi personaggi illustri e lungimiranti, politici, cardinali, scrittori e poeti.
Nel 1797, il generale Napoleone Bonaparte, sconfitti gli Austriaci, con il Trattato di Campoformio divenne padrone del territorio. Per sostenere i costi della guerra, emanò a Mantova un decreto di soppressione della maggior parte delle proprietà religiose del territorio conquistato. L'abbazia andò in degrado, venne venduta a privati e suddivisa, subendo saccheggi e la perdita di molti documenti di pregio. Così, dopo aver osservato i secoli e vissuto momenti bui, il monastero di Polirone fu soppresso da Napoleone Bonaparte.
Nel 1904, l'abbazia venne acquistata da una comunità di 85 frati trappisti Cistercensi francesi provenienti dall'Algeria, che la fecero rifiorire con la ripresa delle attività di numerose famiglie contadine del territorio. Successivamente, Don Giovanni Calabria, il sacerdote veronese fondatore della Congregazione dei Poveri Servi e delle Povere Serve della Divina Provvidenza (canonizzato nel 1999), venuto a conoscenza della loro intenzione di venderla, ebbe l'ispirazione di acquistarla per farne una comunità di accoglienza per la riunificazione dei fratelli cristiani separati, un centro di aiuto per sacerdoti in difficoltà e per ragazzi poveri.
Attualmente, la proprietà del monastero di Polirone è della Curia per la parte dell'abbazia e la parte restante è di proprietà comunale.
Il Complesso Monastico Oggi: Strutture e Tesori
Il complesso monastico si presenta oggi con una struttura che testimonia le sue molteplici fasi storiche e le significative influenze artistiche e architettoniche.
La Chiesa Abbaziale e la Sagrestia
La visita al monastero di Polirone inizia dalla chiesa abbaziale, un capolavoro architettonico nato dall'ingegno di Giulio Romano. Al suo interno sono conservati manoscritti e tele molto importanti, un organo a canne del 1726 e la tomba di San Simeone. Di notevole fattura è la Sagrestia, dove si riconosce la mano di Giulio Romano e dove si trova un crocefisso attribuito al Cellini. Nella Sagrestia è presente anche la tomba della contessa Matilde di Canossa, la cui salma venne però traslata a Roma nel 1633. Del complesso fa parte anche la chiesa romanica di Santa Maria, con un bel mosaico pavimentale del 1151.

I Chiostri Storici
Dietro alla chiesa si aprono suggestivi chiostri abbaziali. Tra questi, il Chiostro dei Secolari si sviluppa attorno a una fontana seicentesca e conserva nel portico Sud la statua di Tedaldo di Canossa, fondatore del Monastero. Questo chiostro era destinato ad ospitare i pellegrini al piano terra, mentre al piano superiore venivano accolti i personaggi più importanti.
Il più suggestivo è il Chiostro di San Simeone, eretto in stile tardogotico nel 1450. Qui l'eremita armeno trascorse gli ultimi anni della sua vita e sulle pareti si trovano scene che raccontano i miracoli del Santo. Lo spazio interno è diviso in quattro parti, dove venivano coltivate le erbe. Di fronte si trova la sala del cuoco, l'unico ambiente riscaldato in tutto il monastero. Sempre in questo Chiostro si trovavano la farmacia, il parrucchiere e la sartoria.
Infine, il Chiostro di San Benedetto, o Chiostro Maggiore, presenta archi a tutto sesto e un meraviglioso ciclo pittorico sulla vita di San Benedetto. Al piano superiore dei tre chiostri si trovano una doppia fila di celle, che erano i dormitori dei monaci. Dal chiostro dei Secolari, attraversando lo scenografico scalone Barberiniano, si accede al Museo Civico Polironiano.

Il Refettorio Monastico e la Sala del Capitolo
Il Refettorio era il luogo dove i monaci si riunivano per mangiare. Una parte del refettorio è stata lasciata a vista per mostrare i danni del terremoto subito nel 2012. Una parete del refettorio è affrescata da due opere inserite una nell'altra: l'affresco attribuito al Correggio giovane e una tela di Girolamo Bonsignori raffigurante "L'Ultima Cena", inserita nel luogo per il quale venne creata. Proprio a questa opera e al Cinquecento è stata dedicata una mostra nelle sale dell'ex refettorio.
L'antica Sala del Capitolo, centro direttivo del Cenobio, è uno dei luoghi più antichi e importanti del monastero. Nel suo interno si possono visitare le tombe degli abati del '500. Il lato ovest del Chiostro di San Simeone dà accesso a questa sala.
Il Museo Civico Polironiano
L'ultima parte della visita conduce al Museo Civico Polironiano, che ha sede in quello che era l'appartamento dell'abate, alcuni dormitori, la biblioteca e lo scriptorium dell'antico monastero. Questo museo è l'etnografico più importante della Lombardia e raccoglie circa 12.000 oggetti della zona del mantovano. Stupendo è lo scalone d'accesso in stile barocco, realizzato dal Barberini, e la scala di Giulio Romano che portava i monaci dall'Abbazia ai dormitori.