La figura di Anna ricorre più volte nella tradizione biblica, presentando donne di profonda fede e determinazione. Sebbene ci sia anche un sommo sacerdote di nome Anna (Annas) menzionato nel Nuovo Testamento, il nome è reso celebre da donne che hanno lasciato un segno indelebile per la loro spiritualità e il loro ruolo nella storia della salvezza.
Anna, Madre del Profeta Samuele
La storia di Anna, la madre del profeta Samuele, comincia nel primo libro di Samuele, raccontando di un uomo di nome Élkana che aveva due mogli: Peninna, feconda, e Anna, sterile. Élkana, levita, viveva a Ramataim-Zofim, nella regione montagnosa di Efraim. Ogni anno, Élkana si recava con la sua famiglia al Tempio di Silo per pregare e offrire sacrifici.
La Sofferenza e la Devotion
Élkana amava Anna più di Peninna, e le dava una porzione speciale delle offerte. Questa preferenza suscitava invidia in Peninna, che offendeva Anna rinfacciandole la sua sterilità, una tragedia in una società dove la dignità di una donna era misurata dal numero dei propri figli. Anna non reggeva a questa sofferenza; il pianto e l’angoscia le rattristavano il volto e le impedivano di prendere cibo. Élkana cercava di consolarla, dicendo: "…non sono forse io per te meglio di dieci figli?". Tuttavia, il suo disagio era profondo, tanto che le domande di Elkana: “Perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore?” rivelano la difficoltà di comprendere appieno la sua afflizione.
Anna, benché afflitta, manteneva la sua devozione e accompagnava ogni anno il marito al tabernacolo per i sacrifici. La causa della sua sterilità era, secondo l'autore sacro, Dio stesso: “ma egli [Elkana] amava Anna, sebbene il Signore ne avesse reso sterile il grembo” (1 Sam 1,5).
La Preghiera e il Voto di Nazireato
In uno di questi pellegrinaggi annuali a Silo, Anna, al termine del pasto rituale, entra nel santuario e si presenta al Signore, dando sfogo al suo profondo dolore e impetrando un figlio. Non pregava ad alta voce, come allora si era soliti pregare; la voce non usciva perché il cuore era in lacrime, troppo amareggiato dalla situazione che sembrava non avere vie d’uscita. Anna in cuor suo diceva rivolgendosi a Dio: “Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo” (1 Sam 1,11).
Con questo voto, Anna consacrava il futuro figlio con il voto di nazireato, una speciale consacrazione a Dio che prevedeva l’astensione dalle bevande alcoliche, l’evitare ogni contatto con i cadaveri e il non tagliarsi mai i capelli (Nm 6,2-8). Alcuni esempi biblici di nazirei sono Sansone, Samuele e Giovanni Battista. La preghiera di Anna, un'effusione del cuore davanti a Dio, segna l'inizio della tradizione della preghiera privata.

L'Incontro con il Sacerdote Eli
Il sacerdote Eli, addetto al santuario e alla custodia dell’arca dell’alleanza, osservava Anna. Non potendo comprendere il suo silenzioso fervore e vedendola muovere solo le labbra senza emettere alcun suono, la scambiò per un’ubriaca e la rimproverò aspramente: “Fino a quando rimarrai ubriaca? Smaltisci il vino che hai bevuto!” (1 Sam 1,14). Anna replicò con umiltà e dignità, esponendo il dolore che l’angosciava: era “una donna tribolata nello spirito” che stava “aprendo il cuore davanti al SIGNORE”. Ella svelò i suoi sentimenti più profondi: “l’eccesso del mio dolore e della mia tristezza mi hanno fatto parlare fino ad ora” (1 Sam 1,16). Eli, convinto dalle sue parole, la congedò benedicendola con un augurio: “Va’ in pace, e il Dio d’Israele ti conceda quello che gli hai chiesto” (1 Sam 1,17). La preghiera personale di Anna ebbe subito un effetto: “mangiò e il suo volto non fu più come prima” (1 Sam 1,18).
La Nascita di Samuele e il Mantenimento del Voto
Dio non dimentica le sue creature e, al finire dell’anno, “il Signore si ricordò di lei. Così Anna concepì e partorì un figlio” (1 Sam 1,20), che chiamò Samuele, spiegando: “perché dal Signore l’ho impetrato”. Durante il periodo dell’allattamento e dello svezzamento, Anna rimase a casa con il bambino, rifiutando di recarsi al santuario con il marito. L'accordo del marito Elkana fu essenziale, poiché in Israele il marito poteva annullare i voti della moglie, ma in questo caso si manifestò una profonda sintonia nella coppia.
Al termine dello svezzamento, Anna prese Samuele e lo portò al santuario di Silo, adempiendo così il voto fatto a Dio. Presentò il bambino a Geova come aveva promesso, portando come offerta un toro di tre anni, un’efa di farina e una grossa giara di vino (1 Sam 1:9-28). Commovente è la descrizione dell’incontro della donna con Eli: «Io sono quella donna che stava qui presso di te a pregare davanti al Signore» (1 Sam 1,26). Poi aggiunse: “Pregai per avere questo bambino; il SIGNORE mi ha concesso quel che io gli avevo domandato. Perciò anch’io lo dono al SIGNORE; finché vivrà egli sarà donato al SIGNORE.” (1 Sam 1,27-28).

Il Cantico di Anna e la Sua Eredità
All’atto dell’offerta del bambino, l’autore fa seguire il cantico di Anna (1 Sam 2,1-10), una preghiera di esultanza che sgorga dalle sue labbra. In quel luogo dove qualche anno prima aveva pianto in silenzio, ora la sua bocca prorompe in un cantico di lode. La sua voce si unisce a quella di altre donne che hanno cantato le gesta di Dio, come Miriam e Debora (Es 15,20-21; Gdc 5). Molte espressioni del cantico riecheggiano i Salmi, e il tema principale è la preferenza di Dio per i poveri e gli umili, e la sua capacità di ribaltare le situazioni.
Anna esalta Dio dichiarandone la santità (“Nessuno è santo come il SIGNORE”, 1 Sam 2,2), la Sua onniscienza e giustizia (“Il SIGNORE è un Dio che sa tutto e da Lui sono pesate le azioni degli uomini”, 1 Sam 2,3), e la Sua onnipotenza: “La sterile partorisce sette volte” (1 Sam 2,5) e “Il SIGNORE fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire. Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa e innalza” (1 Sam 2,6-7). Questo cantico farà da modello a un altro cantico più famoso, quello di Maria, il “Magnificat” (Lc 1,46-55).
Dio non rimase mai in debito con Anna; Eli la benedisse nuovamente e Geova le mostrò favore, così che col tempo partorì altri tre figli e due figlie. Anna continuò a visitare Samuele ogni anno, portandogli un nuovo manto senza maniche. Anna è una delle figure femminili più grandi della tradizione del popolo di Dio, vista come una donna forte, devota e umile, un modello di preghiera, fede autentica e abbandono fiducioso in Dio.
La famiglia nella Bibbia, la storia di Anna ed Elkana
Anna, la Profetessa del Tempio
Un’altra figura di Anna, una profetessa, è menzionata nel Nuovo Testamento, figlia di Fanuel della tribù di Aser. Rimasta vedova dopo solo sette anni di vita coniugale, all’epoca della presentazione del bambino Gesù al tempio aveva 84 anni. Nonostante l’età avanzata, era sempre presente nel tempio, dedicandosi a “digiuni e supplicazioni” (Lc 2,37), evidentemente dall’ora dell’offerta del mattino fino a quella dell’offerta della sera. Questo denotava cordoglio e viva aspettazione per la redenzione di Israele.
Anna ebbe il privilegio di vedere il piccolo Gesù durante la sua presentazione al tempio. Dopo averlo visto, diede grazie a Dio e “parlava di lui a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme” (Lc 2,38). La profetessa Anna è un simbolo di fervente aspettativa messianica e di testimonianza gioiosa, pur non potendo aspettarsi di essere ancora in vita quando il bambino fosse cresciuto. Ella diede con gioia testimonianza ad altri circa la liberazione che ci sarebbe stata grazie alla venuta del Messia.
