L'immagine della Compagnia di Gesù appare, nella coscienza contemporanea, oggetto di un singolare sdoppiamento. Da un lato, i media la indicano spesso come fautrice di un cattolicesimo "progressista", citando l'impegno dell'ordine nella liberazione dei popoli oppressi o il sacrificio dei gesuiti in contesti drammatici come il Salvador. Dall'altro, persiste la memoria storica di una "leggenda nera", alimentata nei secoli da una letteratura che ha visto nei gesuiti un ostacolo alla modernità e al progresso nazionale.

Le origini e il carisma ignaziano
La storia della Compagnia inizia nel 1534, quando lo hidalgo spagnolo Ignazio di Loyola, insieme a sei compagni di studi - Pietro Favre, Francesco Saverio, Giacomo Laínez, Alfonso Salmerón, Simone Rodríguez e Niccolò Bobadilla - gettò le basi della futura Compagnia a Montmartre. Il gruppo fece voto di servire Dio in castità e povertà, promettendo di mettersi a disposizione del Papa per qualsiasi missione. La Formula Instituti, approvata da Paolo III il 3 settembre 1539, sancì ufficialmente il carattere apostolico dell'ordine, il cui fine è far progredire gli uomini nella fede e nella cultura religiosa.
Il voto di obbedienza - perinde ac cadaver, come un corpo privo di volontà propria - rappresenta il cuore dell'identità gesuita. Oltre ai voti di povertà, castità e obbedienza, i membri professi promettono una speciale sottomissione al Pontefice, rendendosi disponibili a essere inviati ovunque per il bene della Chiesa.

Espansione e contributo culturale
Alla morte di Ignazio nel 1556, l'ordine contava già oltre mille confratelli e circa cento tra collegi e case. La Compagnia si distinse per lo zelo missionario della Controriforma: da Francesco Saverio in India e Giappone a Matteo Ricci in Cina, i gesuiti seppero confrontarsi con culture profondamente diverse, mantenendo integro il nucleo della fede evangelica. In Europa, l'impegno si concentrò sulla formazione della futura intellighenzia attraverso collegi e università, dove studiarono figure del calibro di Cartesio e Voltaire.
Il contributo dei gesuiti allo sviluppo della cultura fu vasto:
- Impostazione dei processi educativi con la Ratio studiorum.
- Creazione di uno stile architettonico distintivo.
- Studi astronomici e matematici.
- Lancio di imprese storico-erudite come gli Acta sanctorum.
La crisi, la soppressione e la rinascita
Il potere acquisito dalla Compagnia in ambito politico, culturale e finanziario suscitò crescenti ostilità. Espulsi da numerosi regni europei, i gesuiti subirono la soppressione universale decretata da Clemente XIV il 21 luglio 1773 con il breve Dominus ac Redemptor. L'ordine sopravvisse tuttavia in Russia Bianca e Prussia, dove il decreto non fu reso esecutivo, permettendo una continuità ideale che portò alla restaurazione ufficiale nel 1814, ad opera di Pio VII con la bolla Sollicitudo omnium ecclesiarum.

Prospettive storiografiche
L'opera di W.V. Bangert sulla storia della Compagnia offre un quadro complessivo che supera le letture puramente apologetiche. Sebbene il libro sia talvolta criticato per una certa sottovalutazione del rapporto tra spiritualità e società, esso rimane un testo fondamentale per comprendere come i gesuiti, nati nell'età del Rinascimento, abbiano combattuto per l'adattamento della Chiesa alla modernità, scontrandosi poi con le forze che ne decretarono la crisi. Oggi, con l'elezione di Papa Francesco, primo pontefice gesuita, l'attenzione verso l'ordine si è spostata verso una dimensione globale, non più eurocentrica, orientata verso le frontiere della missione nelle Americhe e in Asia.