Il toponimo dell'antica Cora deriverebbe, secondo Plinio il Vecchio, da Corace di Argo, il riedificatore di un precedente nucleo abitativo fondato dal troiano Dardano intorno a 1470 a.C. Altri storici ricollegano il nome del sito al totemismo che in Cori avrebbe avuto come simbolo il corvo (corax). Al di là delle leggende, la remota origine della città è ancora oggi attestata dai numerosi monumenti rimasti che ne testimoniano la potenza ed il ruolo primario svolto dapprima contro la politica espansionistica di Roma e, successivamente, contro l'avanzata volsca nella Pianura Pontina.
Catone il censore ricorda che la città fu dapprima associata alla Lega dei Paesi Latini e, come tale, nel 498 a. C., sconfitta nella battaglia del lago Regillo. Per contenere l'avanzata dei Volsci, che in breve tempo avevano occupato una vasta area compresa tra la media Valle del Liri e le Paludi Pontine, fino alle pendici occidentali dei Monti Lepini, le popolazioni latine si allearono con Roma stipulando nel 493 a. C., il "Foedus Cassianum". Divenuta colonia romana tra le più potenti della lega, grazie alla strategica posizione naturale, Cori tentò successivamente di ribellarsi a Roma alleandosi con i Volsci, ma dopo la totale sconfitta di questi ultimi rientrò definitivamente nell'orbita romana. Municipio - secondo Livio - già nel 211 a.C., durante la guerra sociale parteggiò per Silla, subendo per questo il saccheggio da parte delle truppe di Mario. Si ricollegherebbero a tal evento le numerose ricostruzioni risalenti agli inizi del I sec. a.C. Sul finire della Repubblica iniziò il declino di Cori, legato all'affermarsi della Via Appia a discapito della via pedemontana dei Lepini occidentali, con la conseguente perdita di valore militare e commerciale del luogo. La decadenza della città si accentuò durante le invasioni barbariche e le successive scorrerie saracene.

Cori nel Medioevo: Tra Autonomia e Conflitti
Nel Medioevo Cori mantenne stretti rapporti d'alleanza con Velletri, alla quale l'accomunava la mancata soggezione ad un potere feudale; del legame di mutua assistenza tra le due città si ha riscontro nei rispettivi statuti comunali contenenti varie clausole in tal senso. Incerta è la cronologia degli statuti coresi: la prima testimonianza storicamente documentata risale al 17 giugno 1327, data della stipula di un atto notarile a cura di "Angelus Johannis Jordani de Cori" nel quale sono riportati il preambolo ed alcune rubriche dei capitoli. Il più antico statuto completo giunto sino a noi è un'edizione a stampa del 1732, contenente anche in appendice alcuni documenti pontifici. Nel 1234 Cori divenne uno dei "Castra Specialia", insediamento cioè alle strette dipendenze del potere centrale, controllato ed amministrato da rappresentanti del papa, secondo quanto stabilito dal decreto di Gregorio IX. Durante il periodo comunale la città esercitò spesso il suo potere contro i paesi vicini: nel 1372 i Coresi depredarono e distrussero Collemezzo, gesto questo, che valse loro la scomunica; successivamente con l'aiuto dei Velletrani, saccheggiarono ed incendiarono Albano.
In seguito all'invasione delle terre pontificie da parte di Ladislao Durazzo, nel 1407, Cori subì notevoli danni alle mura, ma dopo soli due anni si sottrasse al dominio napoletano assoggettandosi al Senato Romano con un accordo stipulato il cinque febbraio 1410 e rinnovato con patti successivi nel 1458 e nel 1512. Da questo momento il Comune fu amministrato da un podestà, magistrato di nomina centrale che restava in carica per sei mesi.
Cori nell'Età Moderna e Contemporanea
Nel 1556 - durante la guerra di Filippo II re di Spagna contro il pontefice Paolo IV - Cori fu occupata da Marco Antonio Colonna, il quale le risparmiò il saccheggio, forse in seguito all'intervento di un sacerdote corano amico della famiglia Colonna. Nel 1798, con la nuova suddivisione dello Stato pontificio che ricalcava quella francese, Cori divenne capoluogo di cantone nel dipartimento del Circeo mentre nella divisione territoriale del 1809, rimanendo capoluogo di cantone, rientrò nel circondario di Velletri nell'ambito del dipartimento del Tevere. Con il motu proprio del 6 luglio 1816 che riorganizzava l'amministrazione dopo il ritorno del pontefice nei suoi territori, nonostante si prevedesse la facoltà di rinunciare alle giurisdizioni feudali, sopravvissero alcuni governi feudali tra cui i quattro feudi del Senato Romano (Barbarano, Cori, Magliano, Vitorchiano).
L'Archivio Storico Comunale di Cori: Storia e Riordino
La ricostruzione delle vicende legate al riordino dell'archivio storico del Comune di Cori è piuttosto complessa a causa sia dei numerosi trasferimenti subiti dalle carte negli ultimi quindici anni, sia dei vari incarichi di riordinamento assegnati a più persone in seguito alla rinuncia dei precedenti affidatari. Nei primi Anni Ottanta parte della documentazione, contenente in prevalenza il nucleo più antico dell'archivio (1519-1948), fu versata dal Comune di Cori all'Archivio di Stato di Latina. Di tali documenti fu redatto un inventario a cura della dottoressa Lucia Ployer Mione. Successivamente si diede incarico di riordino di un altro nucleo documentario sempre relativo all'attività comunale, ma conservato presso la sede del Comune di Cori, al signor Pier Luigi de Rossi, attuale responsabile dell'archivio storico comunale. Questo lavoro, sebbene iniziato, non fu portato a termine per problemi logistici sorti tra il riordinatore e l'Amministrazione Comunale. Tale documentazione, relativa agli Anni Quaranta, si integra con il fondo archivistico precedentemente versato all'Archivio di Stato di Latina che, come già detto, contiene atti datati fino al 1948.
Nel 1995 la Regione Lazio ha affidato a tre operatori, le scriventi ed il signor Pier Luigi de Rossi, un incarico di riordino ed inventariazione di un'ulteriore parte dei documenti relativi all'archivio storico comunale, depositati presso l'Archivio di Stato di Latina e comprendenti atti prodotti tra la fine del XVIII secolo e la metà degli Anni Cinquanta; carte quindi, che rappresentano un'ulteriore integrazione dei precedenti fondi archivistici. In seguito alla rinuncia del signor De Rossi, alle scriventi è stato assegnato il riordino di tutta la documentazione comunale oggetto degli incarichi precedenti e non compresa nell'inventario della dottoressa Ployer-Mione: i documenti conservati presso il Comune di Cori e quelli depositati presso l'Archivio di Stato di Latina.

Le Fasi del Riordino Archivistico e le Sfide Incontrate
Le fasi della schedatura del materiale si sono quindi svolte in tempi e luoghi diversi con tutti i disagi derivanti da tale situazione: l'impossibilità di effettuare un valido smistamento iniziale dei documenti ed una faticosa ricostruzione delle serie archivistiche. Al momento dell'apertura dei faldoni posti a Latina si è riscontrata una profonda commistione con la documentazione più recente, che è stata separata da quella appartenente all'archivio storico. Contemporaneamente si è proceduto allo scarto del materiale non d'archivio ed alla separazione di quello a stampa. I numerosi trasferimenti subiti dai documenti hanno influito negativamente sulla conservazione degli stessi. La schedatura della documentazione è stata analitica, molto spesso per singole carte, data l'impossibilità di procedere ad eventuali inserimenti di sottofascicoli o documenti fuoriusciti, a causa del notevole disordine interno degli atti. Non è stato rinvenuto alcun precedente inventario, nonostante le iniziative di sistemazione delle carte intraprese dall'Amministrazione comunale tra gli Anni Venti e Trenta.
In una relazione del Commissario Prefettizio del 17 maggio 1923 è indicato l'archivista sig. Ricci, "... che ha l'archivio e gl'inventari ...", mentre in un resoconto fatto dal segretario comunale nel 1935, si denuncia lo stato d'abbandono ed incuria in cui versano sia l'archivio di deposito che quello corrente dopo il riordino - con relativo scarto - di quest'ultimo, effettuato nel 1932. Dal resoconto si apprende inoltre che lo stesso segretario comunale ha trovato "... una grossa cartella contenente n. 44 pergamene in carattere latino e italiano, un libro legato in pelle della storia di Cori, scritta dal cittadino Sante Laurienti, una piccola monografia sull'archivio storico di Cori, scritta da L. Mariani, nonché dei minutari di lettere che vanno dal 1530 alla costituzione del Regno d'Italia. ... le pergamene, la Storia di Cori del Laurienti e la monografia del Mariani sono stati riuniti e conservati in apposito scaffale per garantirne la completa conservazione e dati in consegna all'impiegato dell'archivio, sig. Bauco, come da ricevuta che si conserva in atti...".
Durante la fase iniziale del lavoro non è stato possibile procedere a nessun ricondizionamento, né alla sostituzione delle camicie dei fascicoli, sebbene il più delle volte ciò si rendesse necessario, dal momento che l'Amministrazione Comunale non sempre ha fornito la cancelleria nei tempi giusti. Il mancato arrivo della cancelleria ha comportato anche la sospensione del lavoro per alcuni mesi, durante i quali è stato autorizzato, senza avvertire preventivamente le archiviste incaricate, il trasferimento dell'archivio in fase di riordino, ovvero della documentazione provvisoriamente schedata a Latina ed a Cori, presso la nuova sede dell'archivio storico comunale. Tale spostamento ha comportato ulteriori disagi per il prosieguo del lavoro a causa del diverso assetto dato alla documentazione dalla ditta incaricata del trasporto. La schedatura ha evidenziato che le carte hanno subito diversi rimaneggiamenti che ne hanno modificato, almeno in parte, la struttura originaria. Si è riscontrato che molte camice ritrovate non sono coeve e che molti sottofascicoli presentano una numerazione più tarda. Questi sono segni evidenti di interventi posteriori, ma non collocabili in modo preciso a causa dei numerosi spostamenti già segnalati.
Struttura e Contenuti dell'Archivio: Le Diverse Serie Documentarie
Per quanto riguarda il carteggio, il criterio adottato dal Comune di Cori era quello di ordinare le carte per anno e secondo lo schema di classificazione in uso al momento (prima per divisione e sezione, poi in base al titolario modello), con l'inserimento di eventuali sottofascicoli, corrispondenti a pratiche svoltesi in più anni, nell'anno di chiusura. Quindi, fascicoli annuali con la presenza di carte anteriori sotto forma di sottofascicoli, talvolta numerati. Per questo motivo sono stati ricollocati in base alla data finale dell'atto, quei sottofascicoli la cui numerazione, coeva o posteriore, ne ha evidenziato in modo inequivocabile la fuoriuscita da altri fascicoli. Nei casi in cui non è stato possibile capire se si trattava o meno di sottofascicoli, si è ordinata la documentazione autonomamente, in base alla data iniziale della stessa. Per quanto concerne i sottofascicoli numerati a posteriori, si è preferito lasciarli nella collocazione in cui sono stati trovati, sebbene non rispondente a quella originaria, per evitare ulteriori trasferimenti. Le numerose carte sciolte sono state ricollocate in base alla classificazione riportata, per evitare la serie miscellanea. Il carteggio è stato riordinato in tre serie: per divisione e sezione, classificato per titolario modello, non classificato.
Le camice vuote, piuttosto numerose nel carteggio relativo al periodo della Repubblica, sono state considerate unità archivistiche e riportate nell'inventario con l'aggiunta del simbolo grafico «» al fine di renderne più agevole l'individuazione. Nel carteggio classificato del Regno (RGN 17) sono state volutamente saltate le lettere relative agli anni mancanti per consentire eventuali futuri inserimenti. Il carteggio classificato secondo il titolario modello del 1897 risulta applicato dal 1898 - manca l'anno 1900 - e arriva al 1946 con molte lacune che vanno compensate con il precedente inventario. Le carte sono state ordinate annualmente per categoria e per classe. Sempre relativamente al carteggio, in numerosi casi, si è preferito sostituire il titolo originale "varie", con un titolo elaborato in base al contenuto del fascicolo corrispondente, mentre dei titoli originali troppo lunghi, numerosi nel carteggio del periodo della Repubblica, sono state riportate nell'inventario solo le parole iniziali, seguite da puntini sospensivi. Per alcune serie (fogli di famiglia, mandati di pagamento ecc.) si è scelta come unità archivistica di base la busta anziché il fascicolo, nel rispetto del sistema di archiviazione adoperato dall'Amministrazione comunale. Per garantirne una migliore conservazione, i registri deteriorati e quelli di esiguo spessore sono stati condizionati entro le buste.
Fondi specifici e settoriali
La documentazione relativa ai periodi di Antico Regime (ARE) e della Restaurazione (PFR) è piuttosto esigua, pertanto è stata riordinata sulla base della tipologia e posta in ordine cronologico: si tratta - fatta eccezione per i registri di stato civile - di carte fuoriuscite dalla loro sede originaria, da integrare quindi in base al precedente inventario. Molto consistente, al contrario, la documentazione relativa al Regno d'Italia, anch'essa da integrare con il precedente inventario che, come già detto, comprende atti fino al 1948. Il materiale documentario relativo a tale periodo è stato riordinato raggruppando i documenti per partizioni: atti deliberativi, contratti, carteggio, amministrazione, assistenza e beneficenza ecc., secondo l'ordine logico della successione delle quindici categorie del titolario modello. Analogo criterio si è adottato per la documentazione relativa alla Repubblica italiana. Gli altri archivi conservati insieme al fondo comunale sono poco consistenti, ad eccezione dell'archivio giurisdizionale del Giudice Conciliatore; pertanto non è stato possibile articolare le serie in modo organico.
La documentazione relativa a Giulianello, frazione di Cori dal 1870 ed in precedenza suo appodiato, è stata considerata autonomamente fino al 1870, in quanto prodotta da un Comune dipendente da un altro, come nel caso dell'appodiato, mentre dopo tale data si è considerata appartenente al fondo comunale. Sono poche carte di natura finanziaria, sicuramente fuoriuscite, e tre serie complete di atti di stato civile, estratti dai registri parrocchiali. L'archivio dell'Ufficio di Conciliazione presenta, come già detto, due serie di una certa consistenza: i registri delle sentenze, che sia pure con lacune, abbracciano un arco cronologico compreso tra il 1909 ed il 1949 e gli atti di citazione e cause abbandonate (1903 - 1948), documentazione quest'ultima, considerata come un'unica serie in base ai criteri di archiviazione riscontrati. Sotto il raggruppamento degli archivi dell'Assistenza sono compresi i fondi prodotti dall'Ospedale di S. Maria degli infermi, dalla Congregazione di Carità, dall'E.C.A., dall'O.M.N.I., dall'U.N.R.R.A. e dal Patronato Scolastico: serie piuttosto esigue e lacunose, molto spesso formate da un'unica unità archivistica. Chiudono l'inventario i due fondi relativi, rispettivamente, al Consorzio di Esattoria e Tesoreria ed all'Ufficio di Collocamento, anch'essi composti da un solo pezzo ciascuno.
tags: #angelo #cioeta #giulianello #madre #teresa