Il culto di Apollo, una delle divinità più venerate nel mondo antico, presenta una ricchezza di storie, miti e manifestazioni che spaziano dalla Grecia arcaica fino alla tarda antichità romana. La sua figura è complessa, intrecciata con la divinità del Sole, la profezia, la musica, la medicina e la protezione, e si manifesta attraverso narrazioni mitologiche e testimonianze archeologiche, come nel caso dell'altare di Apollo Archeghetes a Naxos.

Le Origini e la Genealogia di Apollo
Apollo era figlio di Zeus e di Leto (Latona per i Romani) e fratello gemello di Artemide (Diana), Dea della caccia, più tardi assimilata a Selene, Dea della Luna. Il mito della sua nascita narra di Leto che, disperata, vagò fino a giungere sull'isola di Delo, appena sorta dalle acque e ancora galleggiante sulle onde. Altri miti riportano che Era, pur di impedire la nascita, rapì Ilizia, Dea del parto, ma gli altri Dei la rabbonirono offrendole una collana di ambra. Artemide fu la prima dei gemelli a nascere, e aiutò la madre nel parto di Apollo. Un'altra versione racconta che Era avesse mandato un serpente sulla Terra per seguire Leto, impedendo a chiunque di darle rifugio.
Apollo nella Mitologia Greca
Nella mitologia greca, Apollo è una figura centrale con molteplici attributi e imprese:
- Si vendicò di Niobe, regina di Tebe, che vantava i suoi figli più belli di quelli di Leto.
- Ebbe una sfida musicale con il Dio Pan, giudicata da Tmolo, Dio di una montagna omonima in Lidia, che dichiarò Apollo vincitore.
- Salvò la vita ad Enea, ingaggiato in duello da Diomede, e aiutò Ettore ed Euforbo contro Patroclo, amico di Achille, stordendolo e togliendogli l'armatura.
Le Sfortunate Relazioni di Apollo
Apollo, pur essendo una divinità potente, conobbe anche amori sfortunati:
- Un giorno, Cupido, stanco delle derisioni di Apollo, lo colpì con una delle sue frecce d'oro, facendolo innamorare della ninfa Daphne. Allo stesso tempo colpì la ninfa con una freccia di piombo arrugginita e spuntata, in modo che rifiutasse l'amore di Apollo. Perseguitata dal Dio, la ninfa chiese aiuto a Zeus che la tramutò in una pianta di alloro. Apollo pianse abbracciando il tronco di Daphne che ormai era un albero.
- La storia d'amore con il principe spartano Giacinto, narrata da Ovidio nelle Metamorfosi, finì in tragedia. Un giorno, allenandosi nel lancio del disco, il giovane venne colpito alla testa dall'attrezzo lanciato da Apollo, spintogli contro da Zefiro.
- Per sedurre Cassandra, figlia del re di Troia Priamo, Apollo le promise il dono della profezia. Ma dopo aver accettato il patto, la donna si tirò indietro.
- Apollo amò anche una donna chiamata Marpessa, che era contesa dall'umano chiamato Ida.
- Asclepio, Dio della medicina, nacque dall'unione tra Apollo e Coronide, che, mentre portava in grembo il bambino, si innamorò di Ischi e fuggì con lui. Un corvo riferì la cosa ad Apollo, che prima pensò ad una menzogna e fece diventare il corvo tutto nero, da bianco che era. Apollo salvò comunque il bambino, e lo affidò al centauro Chirone, perché lo istruisse alle arti mediche. Il corvo divenne sacro al Dio, con il dono di prevedere le morti imminenti.
Apollo nella Cultura Etrusca e Romana
Nella religione etrusca c'è un corrispettivo di Apollo nel Dio dei tuoni Aplu o Apulo. C'è chi sostiene che l'Aplu etrusco sia stato importato dal greco Apollon, chi invece trasmesso dai latini, per altri ancora sarebbe un Dio autoctono etrusco, ma in Etruria compare già nel V secolo a.C. A Veio, è celebre la statua di Apollo in lotta con Herakles che decorava il Tempio di Portonaccio dedicato a Menerva. Ai Romani giunse direttamente dai Greci, fin dall'epoca regia. Nel 430 a.C. e durante la seconda guerra punica vennero istituiti i Ludi Apollinares, giochi in onore di Apollo.
I Ludi Apollinares e il Culto di Apollo Medicus
I Ludi Apollinares erano celebrati dal 6 al 13 luglio, istituiti su consiglio di un oracolo dei Carmina Marciana, una raccolta di testi ispirati come i Libri Sibillini. I Carmina vennero consultati nel 213-212 a.C. quando Annibale era alle porte di Roma e i provvedimenti suggeriti dai Libri Sibillini non avevano dato esito positivo. I Ludi Apollinares si svolgevano nel Circo Massimo, organizzati dal praetor urbanus.
La festa celebrata il 23 settembre ricordava la dedicatio del tempio di Apollo in Campo Marzio, avvenuta nel 431 a.C. La costruzione del tempio era stata decisa nel 433 a.C. a seguito di un'epidemia che aveva colpito la città. Era anche chiamato Apollo Medicus, per la sua funzione curativa. Un altro tempio la cui costruzione fu promessa dall'imperatore Augusto nel 36 a.C. si trovava sull'isola tiberina, dove oggi sorge l'ospedale Fatebenefratelli.

L'Altare di Apollo Archeghetes a Naxos
Il culto di Apollo Archeghetes, istituito a Naxos dall'ecista Teocle, era in origine funzionale a rafforzare l'identità ionica dei primi gruppi coloniali dell'isola, attraverso il richiamo all'Apollo Delio. Solo in un secondo momento fu aperto a tutti i Greci di Sicilia, diventando così il focus dell'identità siceliota. Un indizio di questa "rifunzionalizzazione" può essere visto nella notizia sullo spostamento dell'altare di Apollo Archeghetes al di fuori delle mura di Naxos, dovuto forse alla riorganizzazione dell'impianto urbano operata da Ierone.
Visita ai santuari di Apollo. Documentario archeologia.
L'Arco di Costantino e l'Ispirazione Divina
L'Arco di Costantino a Roma è il più grande e imponente tra quelli che celebrano le gesta di imperatori vittoriosi. Dedicato dal Senato e dal Popolo romano in occasione della battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio nel 315 d.C., in occasione dei Decennalia dell'imperatore Costantino, reca una grande iscrizione con la dedica.
Una particolarità che ha sempre interessato gli studiosi è l'espressione "INSTINCTV DIVINITATIS", "per impulso, sollecitazione divina". La domanda sulla natura di questa divinità è lecita, visto il contributo di Costantino alla possibilità di culto della religione cristiana. Alcuni hanno voluto vedere in questa affermazione una velata anticipazione di un'apertura al Cristianesimo. In realtà, non ci sono elementi per corroborare questa visione. Al contrario, il programma figurativo ricorda spesso immagini di sacrificio a divinità pagane, come il Sole e la Luna nelle figure di Apollo e Diana, che si trovano sui lati Est e Ovest dell'arco, nei medaglioni realizzati in età costantiniana.
La Policromia e l'Apparato Figurativo dell'Arco
L'Arco di Costantino si snoda per 21 metri di altezza. Tutto il programma figurativo nasce dal recupero di marmi e rilievi di epoca precedente e segue con molta attenzione la distribuzione di queste immagini a seconda che le scene siano in contesti di battaglia o di sottomissioni di barbari, rispetto invece a contesti molto più adatti all'ambiente cittadino come le orationes o le scene di distribuzione di donativi. La policromia era assicurata dal gran numero di marmi usati (giallo antico delle colonne, cipollino delle basi, pavonazzetto dei Daci, porfido rosso) che creavano un effetto cromatico vibrante.
I Rilievi e le Statue dell'Arco di Costantino
L'arco nasce come un recupero, un reimpiego di materiali, marmi e rilievi di epoche precedenti:
- Traiano: le maestose statue dei Daci che decorano l’attico, 4 per ognuno dei due fronti, poste in linea con le colonne.
- Adriano: i celebri tondi, otto in tutto (quattro sul lato Sud e quattro sul lato Nord), modificati e riutilizzati nel nuovo monumento. Presentano due tipi di raffigurazioni: la scena di caccia e la scena di sacrificio, mostrando l'imperatore in condizione eroica o la sua pietas verso divinità campestri come Silvano o Diana, o più urbane come Apollo o Ercole. I volti sono rilavorati a somiglianza di Costantino o del collega di governo Licinio, con il nimbo a connotarne la maestà imperiale.
- Marco Aurelio: i rilievi ai lati della grande iscrizione, provenienti da un edificio che lo celebrava come imperatore.
- Costantino: i plinti delle colonne e il grande fregio storico che abbraccia tutti e quattro i lati del monumento, con il racconto della partenza da Milano, dell'assedio di Verona, della battaglia di Ponte Milvio, l'ingresso a Roma e la grande scena di oratione sulla piazza del Foro.
Nel fregio costantiniano, in particolare sul lato Nord, si osserva la conclusione vittoriosa dell'imperatore Costantino sul rivale Massenzio. Questa scena è ambientata nel Foro romano, con monumenti riconoscibili come le arcate della Basilica Iulia, l'arco di Tiberio, le basi dei Decennalia e le tre arcate del grande arco di Settimio Severo. Le figure sono statiche e frontali, con dimensioni che variano a seconda del rango dei personaggi, riflettendo una concezione gerarchica che diventerà un leitmotiv dell'arte tardoantica e preannuncia l'Alto Medioevo.