Santuario Madonna della Neve a Ghiffa: Storia e Architettura

La struttura religiosa in aperta campagna, nota come Santuario Madonna della Neve, affonda le sue radici in un passato lontano, come testimoniato dalla rubrica CCXI degli Statuti due-trecenteschi di Fossato. Questi documenti storici menzionano anche una "villa ghee", un villaggio circostante, fornendo così un primo indizio sull'antichità del toponimo.

Secondo le ricerche di G. Sigismondi nel suo saggio "S. Maria della Ghea" del 1969, il nome "Ghea" non compare prima del XIII secolo. La sua prima attestazione risale all'atto di Ottone III del 996, seguito dalla Bolla di Adriano IV del 1156, dove viene citata come "curte de glea". La "curtis" era un'antica fattoria romana che si sviluppò in particolare dall'età longobarda e carolingia, fungendo da centro di produzione e consumo locale.

Il toponimo "Glea" appare nuovamente in un documento di Celestino III del 1191. In quest'atto, la Santa Sede protegge il monastero di S. Donato di Pulpiano, confermandogli il possesso dei suoi beni, tra cui "octavam partem castri cum omnibus pertinentiis suis tam ecclesie quam aliorum hominum de Glea", ovvero "l'ottava parte del castello con tutte le sue pertinenze, sia della chiesa che degli altri uomini di Glea".

Un'ulteriore testimonianza si trova in una pergamena del monastero di S. Maria d’Appennino del 1229, redatta in "plebe de glea" da Paulus, notaio fossatano. In questo documento, un individuo dona a Martino, cappellano della chiesa di S. Cristoforo de colle, un terzo di una vigna. La "plebs", o pieve, era la chiesa battesimale matrice di altre chiese nel territorio, una struttura alto-medievale che, secondo diversi studiosi, sostituì il "pagus" romano sotto la guida di un "plebanus".

Il nome "Glea" compare ancora in una pergamena del monastero di Santa Maria d’Appennino del 1289, e nelle pergamene dello stesso monastero datate 1375 e 1380. In queste ultime, l'atto viene rogato dal notaio Angelus q. La parola "Ghea" o "Ghia" ha un significato legato alla geografia del luogo: indica una "collinetta" o un "rialzo del terreno rispetto all'area circostante", descrizione perfettamente adatta al sito su cui sorge l'attuale chiesetta/santuario.

Panorama collinare con una piccola chiesa in lontananza, evocativo del significato del toponimo

Sulla chiesa-santuario di Ghea si potrebbero approfondire molti aspetti storici. Si nota il decadere della pieve, forse già nel XIV secolo, con la sua unione alla cattedrale di Nocera. Il 30 dicembre 1333, Berulo, nunzio di Guillelmi, plebano della pieve di Ghehe (con la grafia "Ghehe" che appare per la prima volta), pagò una decima di 5 libre cortonesi al papa, effettuando un ulteriore pagamento due mesi dopo, il 3 marzo 1334, attraverso Naldo, familiare di Bosoni, per conto di Guilglelmo, rettore della chiesa di S. Sono da citare anche i pagamenti delle tasse alla sede pontificia, come riportato nel "Liber Beneficiorum".

All'interno del santuario è conservata una statua lignea della Madonna, probabilmente risalente al XIV secolo e ancora oggi oggetto di venerazione. L'appartenenza al "districtus castri Fossati" è registrata da un notaio nel 1458 e confermata dagli Statuti medievali del castello. Un atto nell'Archivio di Stato di Gubbio (Fondo Not., Prot. 5, c.) fornisce ulteriori dettagli.

Nel XVI secolo, secondo Del Bianco, "fu eretto un canonicato in Nocera sotto il titolo di S. Maria della Ghea". Il santuario della Ghea è affigliato a S. campana datata MDLXIIII. Le visite pastorali e i lavori di fine '500 e inizio '600 testimoniano l'attività e la manutenzione della struttura. La probabile venerazione della Madonna Assunta del 15 agosto è ipotizzabile fino al primo decennio del XVIII secolo, secondo Sigismondi. Tuttavia, la festa che si celebra tuttora il 5 agosto è quella della Madonna della Neve, come indicato negli Statuti medievali di Fossato, che nella rubrica XXI parlano di "festo sancte marie mensis augusti", festa di S. Maria del mese di agosto.

Statua lignea della Madonna, opera probabilmente trecentesca, conservata nel santuario

La festa della Madonna della Neve inizia molto presto la mattina del 5 agosto, intorno alle 6, con l'arrivo dei fedeli lungo la strada del Purello, intenti a cantare e portare torce. Dopo le funzioni religiose, è tradizione organizzare un picnic sul prato circostante.

Nel pomeriggio, la celebrazione prosegue con giochi popolari tradizionali, tra cui bocce, corsa nei sacchi e rottura delle brocche. La sera, la festa culmina con una processione e una fiaccolata, durante le quali la statua della Madonna viene portata in processione, preceduta da un crocefisso.

Madonna della Neve - Processione da Rovigliano 2009

Un altro luogo di devozione alla Madonna della Neve si trova nel Comune di Viola, nella frazione di Saint Grée. Questo itinerario, parte delle Valli Mongia, Cevetta e Langa Cebana, offre una passeggiata di circa 1,3 km solo andata, classificata come facile. Il percorso si snoda attraverso un bel sentiero nel bosco, conducendo a un'area picnic ombreggiata nei pressi del santuario.

L'accesso all'area del santuario di Viola parte dai parcheggi lungo la strada provinciale, vicino alla cappella dedicata a Sant'Antonio. Da qui, si imbocca una strada asfaltata che passa adiacente alla cappella, seguendo il cartello bianco-rosso indicante "Madonna della Neve".

La passeggiata è adatta a tutti, con una variante per passeggini. La distanza è di 1,3 km solo andata, con un tempo di percorrenza di circa 40 minuti. La quota di partenza è di 1015 metri, e il periodo consigliato è tutto l'anno, anche in presenza di neve. Il percorso si sviluppa su anello con tratti in asfalto e sterrato.

Si segnala che alcuni tratti degli itinerari possono prevedere la compresenza di traffico veicolare. Le informazioni fornite non impegnano la responsabilità degli autori e dei verificatori dei percorsi. Per chi utilizza passeggini, sarà necessario percorrere anche in salita la via asfaltata proposta per la discesa.

Un breve tratto in discesa, seguito da una corta salita, porta a superare alcuni edifici, tra cui una "casa Alpina". Poco dopo, si abbandona l'asfalto per imboccare un sentiero sulla destra, segnalato da un cartello. Questo sentiero, costeggiando inizialmente una vecchia recinzione, conduce, con un breve strappo in salita, nel fresco del bosco.

Seguendo le tacche bianche/rosse, si attraversa in salita una bella faggeta per poi proseguire su una strada sterrata che porta in breve al colletto su cui sorge il santuario dedicato alla Madonna della Neve. Nelle vicinanze si trova un'area picnic attrezzata con tavolini, una fontana, una piccola altalena e, stagionalmente, un bar.

All'interno dell'edificio del santuario di Viola è conservato il pilone votivo originario del Cinquecento, ampliato nel Seicento come ringraziamento per essere scampati alla peste. La forma attuale del santuario risale all'Ottocento.

Per il ritorno, si può ripercorrere la stessa via dell'andata o, in alternativa, proseguire verso sinistra lungo la strada sterrata. Quest'ultima presenta inizialmente una sorta di marciapiede a raso ed è molto panoramica, offrendo una vista ampia verso Roburent. In prossimità di una curva, una breve deviazione sulla destra conduce a una bella balconata con fontana e panche, ideale per una sosta ammirando la sagoma del Monviso. La strada prosegue in discesa, passando nuovamente accanto alla casa Alpina e tornando al punto di partenza.

Vista panoramica dalla balconata con fontana, che mostra la sagoma del Monviso

Un altro importante Santuario della Madonna della Neve si trova a Iseo, in una posizione sopraelevata, a poca distanza dal Castello Oldofredi. Questo luogo testimonia una storia devozionale legata a un'antica immagine: un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino e Sant'Antonio Abate. L'affresco era probabilmente parte della decorazione murale di un edificio più antico, dedicato a Santo Stefano.

La costruzione della nuova chiesa iniziò nel 1655, adottando uno stile architettonico tipico del sobrio barocco lombardo. La facciata, caratterizzata da un forte slancio verticale, è tripartita. Le fasce laterali presentano quadrature in rilievo, destinate in origine ad accogliere pitture.

L'interno è concepito come un'unica aula voltata a botte. Le pareti sono decorate con paraste scanalate di gusto classico, sormontate da capitelli di ordine corinzio. Una cornice marcapiano composita delimita la volta a botte, che è decorata con cassettoni esagonali.

Tra una parasta e l'altra, lo spazio murario è lasciato libero per ospitare riquadri dipinti. Tra i capitelli, si sviluppa una raffinata cornice in stucco, ornata da ghirlande di frutta e fiori.

In fondo all'aula, si apre il sacello presbiteriale, situato in posizione sopraelevata e introdotto da un grande arcone a tutto sesto. Il sacello, di pianta quadrangolare e voltato a botte come l'aula, conserva l'affresco venerato. Attorno all'affresco si sviluppa una complessa cornice polimaterica settecentesca, realizzata con marmi policromi. Sopra l'affresco, è collocata una pala centinata ad olio, opera di Pompeo Ghitti (1631-1703).

Affresco della Madonna con il Bambino e Sant'Antonio Abate, cuore del santuario di Iseo

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