Le Ampolle Antiche da Altare: Storia, Arte e Funzione Liturgica

Le ampolle da altare, utilizzate per conservare il vino e l'acqua destinati alla comunione durante la messa, o più in generale per la distribuzione di liquidi sacri in varie occasioni liturgiche, rivestono un ruolo significativo nella storia e nell'arte sacra. Il termine "ampolla" (dal lat. ampulla; fr. ampoule; sp. ampolla; ted. Ampohen; ingl. phial) definisce un vasetto a collo sottile e corpo di forma diversissima - globulare, lenticolare, a tronco di cono - originariamente impiegato per contenere olio (ampulla olearia) o bevande (ampulla potoria). Queste potevano essere realizzate in vetro, argilla o metallo, e in epoca antica si usavano anche ampolle di cuoio (scorteae ampullae) per i viaggi.

Le Ampolle di San Gennaro: Un Tesoro di Fede e Arte

Un esempio emblematico di ampolle legate al culto e alla storia si trova nell'Altare Maggiore della Cattedrale di Napoli, che racchiude un Tesoro prezioso. Sul retro dell'altare è custodita una cassaforte contenente le ampolle con il sangue di San Gennaro, reliquie di inestimabile valore per la fede napoletana.

Il Paliotto in Argento: Capolavoro Barocco e Simbolismo

Il paliotto in argento che riveste il lato frontale dell'Altare Maggiore è un'opera unica, considerata uno dei più grandi capolavori del barocco napoletano. Realizzato da Giandomenico Vinaccia, esso narra il ritorno a Napoli delle ossa del Santo, avvenuto nel gennaio del 1497. Nelle pieghe di una prospettiva quasi teatrale, la storia di San Gennaro si intreccia a scene di vita, fede e messaggi teologali, creando un insieme dinamico. L'autore stesso, Giandomenico Vinaccia, si ritrae ben due volte all'interno della composizione: una volta in piccolo sulla destra, mentre saluta come da un palco, e un'altra con gli occhiali tipici di chi lavorava l'argento. Al centro del paliotto, l'uomo a cavallo rappresenta l'Arcivescovo Carafa, fautore del rientro delle reliquie di San Gennaro dal monastero di Montevergine a Napoli.

Paliotto in argento dell'Altare Maggiore, Duomo di Napoli

Il Miracolo del Vesuvio: La Protezione di San Gennaro

Un'altra scena di fondamentale importanza raffigurata nel paliotto è quella di San Gennaro che protegge Napoli dalla furia del Vesuvio. Questo episodio evoca il 16 dicembre del 1631, quando la lava si arrestò alle porte di Napoli, di fronte al sangue e al busto di San Gennaro, risparmiando la città da una catastrofe.

Descrizione e Analisi di Ampolle Liturgiche Antiche

Una meravigliosa coppia di ampolle in vetro trasparente, incolore, "piumato" o lavorato "a penne", databile al XVII secolo, offre un eccellente esempio di ampolle liturgiche antiche. Queste presentano un piede applicato a “siambola butada”, un ventre piriforme leggermente rientrante nel fondo, e un collo a svasatura imbutiforme. Il collo è elegantemente ornato sopra e sotto il labbro da un cordonetto applicato in vetro azzurro. Un beccuccio ricurvo, che include striature filiformi bianco latte, e un manichetto profilato da un cordonetto pinzettato “a morise” sono impostati ai fianchi con attacco a conchiglia. Un collarino ondulato è applicato sulla strozzatura del collo. Soltanto il corpo è decorato da una trama a spira di filamenti lattei, inclusi nel vetro incoloro di fondo, "pettinati" a caldo durante la lavorazione del pezzo.

Coppia di ampolle antiche in vetro

Tecniche di Lavorazione del Vetro e Uso Liturgico

Queste ampolle, sebbene le foto possano trarre in inganno sulle dimensioni reali, sono molto piccole, leggere e delicate. All'interno è possibile notare tracce di cera, un indizio che suggerisce con grande probabilità un loro **uso liturgico**. Non è difficile immaginarle ornare la tavola di un altare, poste vicino a delle candele, con una destinata a contenere il vino e l'altra l'acqua per l'Eucaristia.

Le tecniche di lavorazione del vetro impiegate sono particolarmente raffinate:

  • PIUMÀTI: Questa decorazione è tipica dei vetri con particolari lavorazioni, conosciute anche come "a pettine", "a penne", "graffito" o "fenicio". Di origine antica, fu utilizzata dai Romani e, dal XVI secolo, dai veneziani. La lavorazione si ottiene applicando sulla pasta vitrea soffiata fili di lattimo, che vengono poi pettinati con uno speciale attrezzo e inglobati nella superficie.
  • SÌAMBOLA (in antico ZÉMBOLA): Questa finitura è simile alla sièla (una sottile porzione di vetro rotonda usata come separazione tra due pezzi di vetro), ma di maggiore dimensione.

Il vetro soffiato è un materiale intrinsecamente fragile. Se le sue trasparenze hanno avuto il compito di riflettere la luce e i colori di quattrocento anni di storia, è inevitabile che l'integrità dell'oggetto possa essere a rischio. Infatti, l'ansa di una delle due ampolle ha subito un urto ed è attualmente mutila della parte superiore. Ampolline simili sono conservate al Museo del Vetro di Murano (Venezia) e al Museo Poldi Pezzoli di Milano, confermando la provenienza Murano, Venezia o “façon de Venise” e la datazione al XVII secolo.

Confronti e Riferimenti Museali

Esempi di ampolle simili possono essere confrontati con opere presenti nelle seguenti collezioni:

  • Museo del Vetro di Murano: Cl. VI n. 01108, Cl. VI 00054 e Cl. VI 00055.
  • Catalogo del Museo Poldi Pezzoli Milano - Le guide del Museo (Vetri), Tipografia IR.SA, Firenze 1991, n° 25.

Le Ampolle nella Storia Cristiana: Funzione e Simbolismo

Fin dai primi tempi del cristianesimo, le ampolle di vetro o terracotta, spesso di forma panciuta, furono utilizzate per conservare oli tratti dalle lampade che ardevano presso le tombe dei martiri, o profumi sparsi su di esse. I fedeli, durante i pellegrinaggi ai sepolcri dei santi, specialmente negli anniversari del martirio, usavano riportare a casa, per devozione e come protezione, pezzi di candele, terra del sepolcro o pannolini posti sul sarcofago. Tuttavia, l'uso più diffuso divenne quello di conservare olio e profumi in vasetti decorati con la figura del santo in rilievo o dipinta, chiamati ἔλαια "olî" o εὐλόια "benedizioni". Questa pratica, raccomandata dai Padri della Chiesa come uno dei frutti più preziosi dei pellegrinaggi (cfr. Joann. Crisost. Homil. in Martyres, in Patrol. Gr., L, col. 664), perdurò fino alle Crociate, epoca in cui si cominciarono a ricercare le vere reliquie, ovvero frammenti ossei dei santi, più che oli e pannolini.

Ampolle di San Menna e la Diffusione del Culto

La maggior parte delle ampolle antiche che si sono conservate contengono olio proveniente dal sepolcro di San Menna, un soldato martire di Alessandria (296 d.C.). Il suo sepolcro divenne meta di pellegrinaggi continui da tutta Europa, grazie ai numerosi miracoli attribuiti, fino alla conquista araba dell'Egitto. Il culto di San Menna si diffuse ampiamente in Francia e in Italia, dove furono edificate molte chiese e monasteri in suo onore. Nelle ampolle a lui dedicate, il santo è solitamente raffigurato con le mani aperte in preghiera, affiancato da due animali (cammelli, leoni o tigri). Sull'altra faccia dell'ampolla, spesso si trovano iscrizioni o rappresentazioni di altri santi di Alessandria, come San Pietro vescovo e Santa Caterina vergine e martire.

La Collezione del Tesoro di Monza

Una delle collezioni più significative di ampolle è conservata nel tesoro della basilica di San Giovanni di Monza. Quando la regina Teodolinda fece edificare la chiesa, inviò il prete Giovanni a Roma per chiedere reliquie dei martiri. Papa Gregorio Magno le spedì più di 60 ampolle di oli, il cui elenco originale su papiro è ancora conservato. Attualmente, le ampolle rimaste sono 16, e alcune di esse recano ancora l'etichetta originale. Queste ampolle variano in dimensione e hanno una forma a borraccia, ornate da figurazioni della vita di Gesù Cristo, della Vergine e degli apostoli. Sono di grande importanza per lo studio della diffusione dell'iconografia orientale e presentano iscrizioni greche.

Ampolle di Monza del Tesoro del Duomo

La "Santa Ampolla" di Clodoveo

Una particolare menzione merita la cosiddetta Santa Ampolla, un vasetto di forma quadrata conservato in un reliquiario d'oro. Secondo una tradizione riportata da Incmaro, vescovo di Reims (IX secolo), conteneva il crisma utilizzato nel battesimo e nell'incoronazione di Clodoveo, il primo re dei Franchi. Questa ampolla era custodita presso la tomba di San Remigio, vescovo di Reims.

Bibliografia

Per ulteriori approfondimenti sulle ampolle, si possono consultare le seguenti opere:

Sulle Ampolle Pagane:

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  • H. B. Walters, History of ancient pottery, Londra 1905, II.
  • W. Smith, A dict. of Greek and Roman Antiq., Londra 1890.

Sulle Ampolle Cristiane:

  • G. Marini, I papiri diplomatici, Roma 1805, pp. 208-209 e 377 seg.
  • O. Marucchi, in Nuovo Bullettino di archeologia crist., IX (1903), p. 321 segg.
  • G. B. De Rossi, Roma sotterranea cristiana, III, Roma 1877, pp. 506 segg. e 616 segg.; id., in Bullettino d'archeol. crist., 1863, p. 56; 1869, pp. 31 seg. e 46; 1872, pp. 25-30; 1876, p. 157; 1879, p. 42; 1882, p. 157; 1884-1885, p. 136; 1894, p. 56.
  • M. Armellini, Vetri cristiani, in Römische Quartalschrift, 1892, p. 56.
  • E. Michon, La collection d'ampoules à eulogies du Museé du Louvre, in Mélanges G.-B. de Rossi, supplem. ai Mélanges d'archéologie et d'histoire, XII (1892), pp. 183-200.
  • H. Leclercq, articoli Ampoules (à eulogies) e Ampoules (de sang), in Dictionnaire d'archéologie chrétienne et de liturgie, I, ii, coll.

Riferimenti Specifici sulle Ampolle in Vetro:

  • G. Mariacher, Vetri italiani del Cinquecento, Milano 1959, pag. 73.
  • G. Mariacher, Vetri italiani del Rinascimento, Milano 1963, pag. 99.
  • Rosa Barovier Mentasti, Attilia Dorigato, Astone Gasparetto, Tullio Toninato, Mille anni di arte del vetro a Venezia, Albrizzi editore di Marsilio Editori Venezia 1989, pagg. 138-139 fig. 191.
  • E. Roffia, G. Mariacher, Museo Poldi Pezzoli, Ceramiche. Vetri. Mobili e arredi, Electa editore, Milano 1983, pag. 183, nn°150, 151.
  • A. Mottola Molfino, I vetri di Murano in Il Museo Poldi Pezzoli, edizione della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, Milano 1972, pag. 193 fig.

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