Questa scheda mira a fornire una descrizione degli Elohim, una schiera di individui a cui appartiene il protagonista della Bibbia, Yahweh, spesso impropriamente trasformato in "Dio" dalle dottrine spiritualiste. L'analisi si basa su una lettura del testo biblico che sfida le interpretazioni dogmatiche tradizionali, evidenziando una pluralità di entità divine e una natura più concreta delle interazioni descritte.
Chi Erano gli Elohim?
La Pluralità e la Natura Fisica degli Elohim
Gli Elohim biblici non erano un essere unico o il concetto moderno di Dio, ma una pluralità di individui in carne e ossa. Questa molteplicità è chiaramente e inequivocabilmente evidenziata in numerosissimi passi dell’Antico Testamento, come Esodo 3, 12 e segg., Esodo 15, 3 e segg., Esodo 18, 11 e segg., Deuteronomio 6,14 e segg., Deuteronomio 13, 7 e segg., Deuteronomio 32, 17 e segg. e Geremia 7, 18.
Queste entità godevano di una vita molto lunga, ma erano mortali, come suggerito dal Salmo 82. Avevano addirittura degli accampamenti nelle zone di confine che presidiavano con le loro schiere (Genesi 32, 1 e segg.). Erano presenti sul nostro pianeta per conseguire obiettivi molto concreti: ricavare materiali necessari al loro sviluppo tecnologico e forse anche alla sopravvivenza della loro civiltà nel pianeta di origine. Alcuni di loro intesero rimanere sulla Terra anche in via permanente, o furono costretti a farlo.
Viaggiavano su macchine volanti definite ruach, kavod, merkavah e keruvim, che sono state oggetto di attente e particolareggiate analisi in numerosi testi. Nella Bibbia non sono mai considerati “dèi” nel senso trascendente; in origine erano oggetto di rispetto e sottomissione a causa del loro grande potere, garantito dalla tecnologia di cui disponevano e che incuteva terrore. Alcuni di loro erano temuti anche per la loro crudeltà, una caratteristica di cui l’Antico Testamento costituisce una testimonianza inequivocabile: Yahweh, definito Ish milchama, “Il Guerriero” (Esodo 15, 3), non si faceva scrupolo di ordinare stermini veri e propri di persone inermi (si legga a questo proposito anche solo il libro di Giosuè).
Gli Elohim non si occupavano di temi quali la religione nel senso moderno del termine, la spiritualità o l’aldilà. Il loro obiettivo fondamentale era la definizione di strutture di potere distribuite nei vari territori sui quali poi si sono sviluppate le diverse civiltà e, a questo scopo, si spostavano alla ricerca di terre e di genti da cui farsi servire (Deuteronomio 32, 17 e segg.). Nei racconti dei popoli di tutti i continenti veniamo a sapere che tra di loro c’era anche chi si occupava di arte, scrittura, musica, architettura, agricoltura, allevamento e amministrazione.
Conoscevano le leggi della natura e del cosmo, e le trasmettevano soltanto ai loro fedeli seguaci, dando così avvio alle caste dei re, governatori e sacerdoti, i cosiddetti “iniziati” alla conoscenza. Questo sapere era squisitamente scientifico, concreto, materiale, ossia utile alla quotidianità dei loro governati o alle loro specifiche esigenze di viaggiatori dello spazio e colonizzatori.
Gli Elohim erano al contempo legislatori (dettavano regole e norme in piena autonomia decisionale); governanti e ministri che curavano i molteplici aspetti del potere (facevano applicare le leggi direttamente o attraverso loro delegati, come Mosè, Jetro, suo suocero, Giosuè, ecc.); e giudici (verificavano il rispetto delle leggi, comminavano ed eseguivano, o facevano eseguire, pene e punizioni).

La Distinzione tra Elohim e Adam
La distinzione tra gli Elohim e gli Adam era netta ed è documentata da elementi cruciali nella Bibbia:
- Gli Elohim “fecero” gli Adam (Genesi 1) attraverso interventi di ingegneria genetica finalizzati a produrre esseri capaci di capire ed eseguire ordini e lavorare, per loro, nella ricerca e scavo di minerali di cui il pianeta Terra è ricco.
- Gli Elohim “si unirono” con le femmine Adam (Genesi 6).
- Gli Elohim “muoiono come tutti gli Adam” (Salmo 82).
Yahweh: Uno tra Molti
Il Ruolo di Yahweh nel Pantheon degli Elohim
Yahweh, lungi dall’essere il “Dio” unico e trascendente della teologia monoteista, era uno degli Elohim. Egli aveva un comandante conosciuto con l'epiteto di Elyon. Yahweh era colui a cui era stato affidato il compito di governare su un territorio definito e su una porzione (Giacobbe, Deuteronomio 32, 8) di una famiglia, mentre altre parti della stessa famiglia abramitica furono affidate a suoi colleghi/rivali che la Bibbia conosce e nomina: Kamosh e Milkom (Giudici 11, 24; 1Re 11, 7…).
Yahweh aveva costantemente timore che il suo popolo si rivolgesse ad altri Elohim (si vedano gli innumerevoli capitoli presenti in molti dei libri dell’Antico Testamento: Genesi 31, Esodo 3, Esodo 15, Esodo 18, Esodo 20, Deuteronomio 6, Deuteronomio 7, Deuteronomio 13, Deuteronomio 32, ecc.). La Bibbia dice chiaramente che il popolo poteva “scegliere” tra Yahweh e altri Elohim (Giosuè 24 e molti altri passi).
Il termine Yahweh compare nella Bibbia in un periodo storico in cui non esisteva ancora alcuna traccia scritta di quella che sarà poi la lingua ebraica.
L'Evoluzione dei Nomi Divini in Israele
Dalle origini politeiste dei popoli confinanti con Israele, gli ebrei hanno sicuramente tratto l’uso di diversi nomi per la divinità. Il primo è Shadday (o El Shadday), usato solo sette volte nella Bibbia e solo nell’iniziale epoca dei patriarchi ebraici, che si può tradurre con “Il Dio della steppa che violenta, distrugge e saccheggia”. Assieme a questo, Israele assorbe anche l’uso di Elohim (o Eloha al singolare, forse imparentato con Allah), che ha il suo etimo nell’espressione “la forza di colui che ti sta di fronte, cioè dell’alterità”. Questo nome, fin dall’inizio, viene assolutamente preferito dagli Ebrei a Shadday, tanto che è presente nell’Antico Testamento 2361 volte, nelle varie combinazioni grammaticali. Elohim è un plurale e gli Ebrei, agli inizi della loro storia, non erano monoteisti in senso stretto, ma monolatrici. Essi ammettevano l’esistenza di più dèi, ma avevano scelto di adorarne uno solo: il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe.
Quando questo Dio rivela loro il suo nome, un altro suo volto tende a smascherarsi: JHWH è una derivazione, dalla terza persona singolare, dell’imperfetto del verbo essere, e indica un’azione senza tempo, presente dal passato al futuro. Non c’è dubbio che questo nome finisce per sopravanzare di molto Elohim, nella teologia ebraica, fino ad essere presente nell’Antico Testamento ben 6830 volte.
Un’esperienza terribile cambia le carte in tavola: il doppio esodo, prima ad opera degli Assiri e poi dei Babilonesi, interrompe parzialmente la trasmissione generazionale della lingua ebraica. Dopo l’esilio, i Masoreti (esperti biblici del tempo) furono costretti a inserire anche le vocali nella scrittura ebraica per consentirne la lettura, fino ad allora solo consonantica. Questo nuovo nome di Dio, Adonay, significa letteralmente “mio signore” e, assieme al divieto di pronunciare YHWH (tranne nelle liturgie di alcune feste solenni), indica come, ancora una volta, l’identità di Dio mostri altri due volti sotto le maschere dei nomi precedenti. Da un lato, la stabilità fedele dell’essere di Dio produce effetti amorevoli se gli Ebrei riconoscono e si attengono alla Sua signoria sulla loro vita.
Ma le cose non finiscono qui. Per darsi ragione del dramma accaduto, il post-esilio è un periodo di grande riflessione sapienziale e profetica. Fino alla comparsa di un altro nome di Dio, anche se poco presente nei testi, ma molto nella riflessione teologica: Abbà, che significa papà, indicando una paternità con una connotazione molto tenera e dolce. Il libro del Siracide e il Salmo 103 portano a maturazione le tracce precedenti di Osea, Deuteronomio e Isaia, in cui la signoria di Dio inizia a mostrarsi come paternità amorevole. E qui si innesterà l’uso di Gesù di rapportarsi con Dio chiamandolo Abbà, termine che trova l’etimo nell’espressione “fonte di vita”.
Il Concetto di "Dio" e "Dei" nelle Scritture
La Traduzione del Termine "Elohim"
Nessuno sa con certezza cosa volesse dire il vocabolo Elohim, che le correnti di pensiero dogmatico rendono con la parola Dio. Questo vocabolo plurale viene tradotto in tutti i modi possibili proprio a causa della reale ignoranza (cioè non conoscenza) che lo circonda. La parola ebraica "elohim" ha diversi significati. Anche se la forma plurale della parola ebraica per "dio", è il titolo comunemente dato (più di 2000 volte) all'unico vero Dio nell'Antico Testamento. Ma a volte è anche utilizzata per giudici umani, che amministrano la legge di Dio per lui, come forse in Esodo 21:6, 22:8, Salmo 138:1 e probabilmente in Salmo 82:1. La parola è anche usata per i falsi dèi (idoli) che alcuni adorano (Salmo 97:7), anche se questo non implica la loro esistenza (1Cor 10:20). Infine, a volte si riferisce agli angeli, in quanto esseri soprannaturali e potenti, anche se ovviamente non come Dio (Salmo 8:5; Ebrei 2:7).
"Dei" nel Nuovo Testamento e la Figura di Gesù
Le persone del I secolo, come molti oggi, adoravano “quelli che sono chiamati ‘dèi’, sia in cielo che sulla terra”. Ad esempio, quando l’apostolo Paolo guarì uno zoppo a Listra, le folle gridarono: “Gli dèi sono divenuti simili agli uomini e sono scesi a noi!”, pensando che Paolo fosse Hermes e Barnaba Zeus (Atti 14:8-14). A Efeso, l’argentiere Demetrio avvertì che se a Paolo fosse stato permesso di continuare a predicare, ‘il tempio della grande dea Artemide sarebbe stato stimato come nulla’.
L’apostolo Paolo disse: “Ci sono molti ‘dèi’ e molti ‘signori’”. Ma aggiunse: “Effettivamente c’è per noi un solo Dio, il Padre”, e “c’è un solo Signore, Gesù Cristo”. Benché Gesù non abbia mai asserito di essere Dio, è vero che, quale governante costituito da Geova, nella profezia di Isaia gli vengono attribuiti i titoli di “Dio potente” e “Principe della pace” (Isaia 9:6, 7). Perciò in qualità di “Principe” - il figlio del gran Re, Geova - Gesù sarà il Governante del celeste governo dell’‘Iddio Onnipotente’. Ma qualcuno potrebbe chiedere: ‘In che senso Gesù è un “Dio potente”? E non è forse vero che l’apostolo Giovanni disse che Gesù stesso è Dio?’
Nella Nuova Riveduta Giovanni 1:1 dice: “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio”. Secondo alcuni questo significherebbe che “la Parola”, che nacque sulla terra come bambino Gesù, è l’Iddio Onnipotente stesso. Interpretare il versetto in questo modo, cioè come se volesse dire che Gesù è l’Iddio Onnipotente, contraddirebbe la dichiarazione precedente, secondo cui “la Parola era con Dio”. Se si è “con” qualcuno, non si può essere quel qualcuno. Per questo molte traduzioni della Bibbia qui fanno una distinzione, per rendere evidente che la Parola non era l’Iddio Onnipotente. L’espressione “un dio” ricorre anche in alcuni versetti biblici che in greco hanno una costruzione simile a quella di Giovanni 1:1. Per esempio, riferendosi ad Erode Agrippa I, le folle esclamarono: “Voce di un dio”! E quando Paolo sopravvisse al morso di un serpente velenoso, la gente del posto disse che “era un dio” (Atti 12:22; 28:3-6).
Parlare della Parola come di “un dio”, e non come di Dio, è in armonia sia con la grammatica greca che con gli insegnamenti biblici. Giovanni identifica “la Parola” nel primo capitolo del suo Vangelo: “La Parola è divenuta carne e ha risieduto fra noi”, scrive, “e abbiamo visto la sua gloria, una gloria tale che appartiene [non a Dio, ma] a un figlio unigenito da parte di un padre”. Perciò “la Parola” che divenne carne visse sulla terra come uomo, Gesù, e fu vista dagli uomini. Non poteva quindi essere l’Iddio Onnipotente, riguardo al quale Giovanni dice: “Nessun uomo ha mai visto Dio”. Sebbene Tommaso, vedendo Gesù risorto, abbia esclamato: “Mio Signore e mio Dio!”, Gesù è un dio nel senso che è divino, ma non è il Padre. Gesù aveva appena detto a Maria Maddalena: “Io ascendo al Padre mio e Padre vostro e all’Iddio mio e Iddio vostro”. Il motivo per cui Giovanni scrisse il suo Vangelo era affinché i lettori credessero “che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio”, non che Gesù è Dio.
📜GIOVANNI 1:1 🔍 La Verità Oscura che le Chiese Nascondono ⚖️
Altri Poteri Divini: Satana, il "Dio di Questo Mondo"
È chiaro che ci sono molti dèi. Alcuni, come abbiamo visto, sono menzionati nella Bibbia. Tuttavia, persone che nell’antichità videro la potenza di Geova esclamarono: “Geova è il vero Dio! Geova è il vero Dio!” (1 Re 18:39). C’è però un altro dio che ha un certo potere. La Bibbia dice che “il dio di questo mondo ha accecato le menti” degli increduli. La sera prima di morire, Gesù per tre volte mise in guardia i discepoli contro questo dio, chiamandolo “il governante di questo mondo”. Disse che questo potente governante, o dio, sarebbe stato “cacciato fuori”. Questo dio non è altri che l’angelo ribelle, Satana il Diavolo.
La Bibbia spiega che quando Satana tentò Gesù, gli mostrò “tutti i regni del mondo e la loro gloria, e gli disse: ‘Ti darò tutte queste cose se ti prostri e mi fai un atto di adorazione’” (Matteo 4:8, 9). Non sarebbe stata certo una tentazione se Satana avesse offerto a Gesù qualcosa che non aveva. In realtà, come spiegò l’apostolo Giovanni, “tutto il mondo giace nel potere del malvagio”. Gesù promise: “Il governante di questo mondo sarà cacciato fuori” (Giovanni 12:31). In effetti, questo mondo, o sistema di cose, e il suo governante saranno eliminati, come predisse l’apostolo Giovanni quando affermò: “Il mondo passa”. Ma aggiunse: “Chi fa la volontà di Dio rimane per sempre”.
Riti e Offerte: Le Esigenze Fisiche degli Elohim
Olocausti e il Significato di "Nichoach"
Il patriarca biblico sentiva la necessità di erigere un altare sul quale offrire dei sacrifici: il versetto 20 della Genesi dice che egli offrì olocausti di animali e volatili. Il vocabolo italiano “olocausto” mantiene pienamente il senso di questo termine, poiché deriva dal termine greco “olokaustos” che identifica “ciò che è stato interamente arso” sul fuoco. In alcuni passi della Torah si possono esaminare le indicazioni precise che “Dio” ha fornito in merito agli olocausti e ad altri tipi di offerte. Nel capitolo 8 del libro della Genesi viene descritto il sacrificio che Noè compie in favore dell’Elohim.
Nel libro del Levitico, al capitolo 1 leggiamo che l’Elohim conosciuto con il nome di Yahweh convoca Mosè e gli parla «dalla tenda dell’incontro», un luogo fisico ben preciso. Da queste indicazioni consegue che quel sacrificio possedeva una sua efficacia fisica che poteva essere garantita solo dal compimento di atti determinati. Le norme impartite per l’esecuzione erano infatti molto accurate: immolare l’animale alla presenza dell’Elohim, spargere il sangue per non bruciarlo, tagliare la vittima a pezzi, preparare il fuoco con la legna, mettere i pezzi sul fuoco e procedere con l’olocausto. Un “Dio” che annusa odori concreti non è infatti compatibile con l’immagine veicolata dalla teologia monoteista.
Il termine nichoach della Bibbia, che abbiamo detto rappresentare una chiara “condizione di rilassamento”, deriva dalla voce verbale nuch che indica lo “stare tranquillamente distesi, riposare, essere quieti”. La sua etimologia rimanda inoltre al “fermarsi, cessare il movimento”.
Il Caso di Caino e Abele e le Preferenze di Yahweh
Approfittiamo di questa ipotesi interpretativa per leggere un passo dell’Antico Testamento tanto conosciuto quanto controverso: la prima parte del racconto di Caino e Abele (Genesi 4, 1-4). Se ciò che conta in un sacrificio di offerta sono le intenzioni, come poteva “Dio” non apprezzare le intenzioni di Caino? Come poteva non accettare l’offerta di un agricoltore che non aveva altra possibilità che donare i frutti della terra, del suo lavoro? Il significato del versetto andrebbe dunque reso nel seguente modo: Yahweh «osservò con intenzione/prese in considerazione» l’offerta di Abele e «non osservò con intenzione/non prese in considerazione» l’offerta di Caino. Egli si rivolse in sostanza verso ciò che gli procurava piacere o risolveva forse una sua precisa esigenza fisica.
Aromi, Fumi e le Loro Implicazioni Neurofisiologiche
Yahweh stava fornendo a Mosè le indicazioni che Aronne avrebbe dovuto seguire per entrare nel Tempio-tenda e rimanere in vita, poiché vi era forse anche il rischio di morire. Da un’attenta lettura dei passi in cui vengono impartite queste norme rituali si comprende che la giusta miscela doveva essere anche correttamente posizionata. Questa miscela era talmente importante che l’Elohim proibiva la fabbricazione dei singoli aromi e ogni uso che non fosse quello da lui previsto.
Se riflettiamo sull’interpretazione teologica tradizionale, non possiamo non sottolineare un aspetto incomprensibile: se questo fumo simboleggia, secondo la teologia, lo spirito dell’offerente, perché non dev’essere usato anche dall’offerente stesso? In questi versi troviamo un termine che viene normalmente tradotto con “sacro” (kodesh), che in realtà ha nell’ebraico delle origini un valore totalmente diverso da quello che gli viene attribuito nell’accezione religiosa comune: significa infatti “separato, messo da parte, destinato a…”.
Gli ingredienti di queste miscele includevano Onice (“Unghia odorosa”), un mollusco la cui conchiglia frantumata e bruciata produce un odore molto forte e pungente, e Galbano (Ferula galbanifera), una gommoresina dall’odore abbastanza sgradevole e un sapore amaro bruciante. I capitoli 8 e 9 del Levitico narrano di una serie di olocausti che per la durata di otto giorni hanno sacrificato molti animali (montoni, vitelli, agnelli…) con i quali si è continuamente prodotto un odore nichoach dedicato a quell’Elohim (8, 21; 8, 28). Ad Aronne e ai suoi figli dovevano essere assegnate delle cariche precise che noi descriviamo come sacerdotali.
Nell’ottavo giorno si deve compiere l’atto formale e si verifica un fatto portentoso (Levitico 9, 23-24): Yahweh si manifesta con il suo kavod a tutto il popolo e subito dopo, letteralmente, «un fuoco uscì da facce di Yahweh e bruciò l’olocausto». Nel successivo capitolo 10, due figli di Aronne, Nadab e Abiu, prendono un’iniziativa che sarà loro fatale (Levitico 10, 1-3). Essi prendono i loro due bracieri, vi mettono il fuoco e lo presentano all’Elohim; il versetto 1 dice che si trattava però di un fuoco che viene definito zara, “strano”, anomalo, che non era stato loro ordinato. Abbiamo quindi un’ulteriore discordanza tra il concetto prettamente teologico del cosiddetto “Dio d’amore” e la cruda realtà dei fatti: un gesto di rispetto verso la divinità, un’offerta spontanea e apparentemente apprezzabile, si rivela invece un’imprudenza dalle conseguenze drammatiche. Le spiegazioni tradizionali non riescono a dare risposte coerenti: un “Dio” spirituale non è infatti compatibile con questi comportamenti. Queste indicazioni rituali avevano dunque significato per lui, per “Dio”, per l’Elohim che voleva sentire quegli odori precisi.

Gli astronauti della NASA che hanno compiuto passeggiate spaziali riferiscono un dato che appare sconcertante, una vera sorpresa: l’odore dello spazio. Già il 18 settembre 2006 Anousheh Ansari, ricca imprenditrice iraniano-americana, ha partecipato - come turista facente parte dell’equipaggio Expedition 14 della Soyuz 9 - a una spedizione di otto giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. L’impiego di questa fragranza serve a dare maggiore realismo all’addestramento dei futuri astronauti: viene fatta loro annusare quando indossano le tute prima di essere immersi nelle grandi piscine in cui viene simulata l’assenza di gravità. La spiegazione di questo “odore” risiede in un fenomeno in realtà ben conosciuto: nello spazio aumenta il ricambio cellulare degli strati superficiali dell’epidermide e dunque aumenta in modo esponenziale il numero di cellule morte. Quando gli astronauti indossano le tute per lavorare all’esterno, queste cellule si staccano per il normale effetto dello sfregamento e successivamente si liberano quando la tuta viene tolta all’interno della navicella.
La miscela di cui sopra produceva sensazioni di vario ordine (intellettive, emozionali, passionali, fisiche, sensoriali…), e dunque appare consequenziale chiedersi: “Se gli Elohim erano individui provenienti dallo spazio, quante volte hanno annusato quello specifico odore? Era forse per loro familiare?”. A questo punto possiamo chiederci: “Ma qual è la composizione delle sostanze sprigionate da questi fumi?”. Un piccolo aiuto può arrivare dalla fisiologia umana che ci spiega che le endorfine, peptidi prodotti dal corpo umano, producono analgesia, sedazione (anche respiratoria), obnubilazione e ottundimento delle capacità neuro-sensoriali, apatia e letargia. Dallo studio della composizione chimica delle sostanze prodotte dalla combustione dei grassi e delle proteine animali rileviamo una sostanziale affinità con le sostanze sopra descritte (peptidi oppioidi endogeni, oppioidi). In sintesi, il nichoach della Bibbia, che abbiamo detto rappresentare una chiara “condizione di rilassamento”, trova qui una possibile spiegazione neurofisiologica. Ora sappiamo dal testo biblico che l’Elohim chiamato Yahweh si faceva preparare delle sostanze che annusava per conseguire uno stato di rilassamento, una sorta di tranquillità che doveva essere a lui riservata e di cui aveva bisogno.