La più importante chiesa di Venezia è senza dubbio la Basilica di San Marco, sede del patriarca e cattedrale metropolitana. Insieme all’omonima piazza e al suo campanile, è il monumento più importante della città lagunare e sicuramente un simbolo italiano conosciuto nel mondo. Inizialmente era la chiesa palatina del vicino Palazzo Ducale, sino alla caduta della Repubblica Serenissima sotto il controllo di un primicerio, nominato direttamente dal doge. Ha assunto il titolo di cattedrale intorno al 1807, quando venne trasferita l’antica cattedrale di San Pietro di Castello, ed è considerata una basilica minore (denominazione onorifica che deriva direttamente dal Santo Padre).
La prima Chiesa dedicata a San Marco fu voluta da Giustiniano Partecipazio, costruita accanto al Palazzo Ducale intorno all’anno 820 per ospitare le reliquie di San Marco. Tale chiesa venne costruita per sostituire la precedente Cappella Palatina dedicata al santo bizantino Teodoro. Intorno all’anno 832 venne sostituita da una nuova costruzione, che però andò in fiamme a causa di una rivolta pochi anni dopo e fu quindi nuovamente edificata da Pietro I Orseolo intorno all’anno 978, tentando di ricalcare fedelmente l’aspetto precedente, in particolare concentrandosi sulla forma architettonica per farla assomigliare il più possibile alla Basilica dei Santi Apostoli di Costantinopoli. La costruzione della Basilica iniziò nel 1063, incorporando le fondamenta e i muri di precedenti chiese dedicate a San Marco. Ispirata alla Basilica dei Dodici Apostoli di Costantinopoli, questa struttura più recente e più grande adotta una pianta a croce greca, mettendo in risalto le sue cinque grandi cupole all'incrocio. Lo schema architettonico della chiesa prevede intricati pennacchi, grandi volte e quattro pilastri principali che sostengono la cupola centrale.

Gli Altari Rinascimentali di San Paolo, San Giacomo e San Clemente
Commissione e Realizzazione
Nei transetti nord e sud della basilica si trovano gli altarini rinascimentali di San Paolo e San Giacomo, ai lati dei pulpiti, realizzati nella seconda metà del Quattrocento da Antonio Rizzo di Verona. Un terzo altare del medesimo periodo e dello stesso artista si trova nella cappella di San Clemente. I tre altari sono commissionati dal Doge Cristoforo Moro, ricordato da un'iscrizione in ogni altare e vengono ideati ed ornati secondo forme e modelli rinascimentali. L’intera opera deve essere stata completata prima del 28 giugno 1469, giorno in cui è registrato il pagamento dell’onorario per l’esecuzione degli altari al giovane Antonio Rizzo di Verona, che fa il proprio debutto artistico con la commissione più prestigiosa allora disponibile a Venezia in ambito scultoreo.
Caratteristiche Stilistiche e Localizzazione
Negli altari dei Santi Giacomo e Paolo, le statue dei santi sono circondate da tabernacoli rinascimentali. Rizzo è tra i primi a utilizzare per i suoi altari delle paraste, una trabeazione e una lunetta, quest’ultima posta a incorniciare la pala. La maggior varietà di aree e profili dell’altare di San Paolo suggerisce una datazione posteriore di quest’opera rispetto a quello di San Giacomo: nel primo lavoro, la distribuzione poco uniforme del peso del corpo del Santo è molto più evidente per via di uno sbilanciamento pronunciato dell’asse del bacino e di una più netta proiezione della gamba sollevata. La rotazione contraria di testa e spalle di san Paolo produce nel corpo una leggera torsione, mentre la figura di San Giacomo è ancora condizionata dalle geometrie chiuse del blocco di pietra cubico utilizzato per la lavorazione. Il drappeggio di entrambe le statue, oltre che della Madonna e del san Marco dell’altare di San Clemente, tradisce l’influenza dell’arte padovana del 1450 circa.
Modifiche e Devotioni Specifiche
La presenza di San Bernardino da Siena, santo predicatore francescano, con San Marco ai lati della Madonna, nell’altare di San Clemente testimonia la speciale devozione del doge per il santo da poco canonizzato. L’attuale disposizione del rilievo della Madonna con bambino, con i due santi, viene modificato nel 1810 circa, con l’inserimento nella parte inferiore di un rilievo del Doge Andrea Gritti che venera san Nicolò, scolpito nel 1523 da un anonimo per la cappella di San Nicolò in Palazzo Ducale.
Nella navata sinistra, inoltre, troviamo la Cappella di San Clemente e l’altare del Sacramento. Esattamente qui è possibile visitare il pilastro in cui furono ritrovate le spoglie del Santo nel 1094, come viene raccontato dai mosaici presenti in tutta la Basilica.

La Pala d'Oro: L'Altare Maggiore
Descrizione Generale e Simbolismo
Posta sull'altare maggiore della Basilica di San Marco, contiene le reliquie del Santo Patrono di Venezia. Si tratta di una tavola che misura 334x212 cm, coperta di immagini sacre in oro e argento con centinaia di pietre preziose e smalti. Espressione raffinata del genio artistico degli orafi bizantini, la Pala d'Oro è datata intorno al 976-978 durante il dogado di Pietro Orseolo I, ma nei secoli venne ampliata, restaurata ed arricchita. La composizione della Pala d'Oro ricorda l'architettura di una cattedrale che racchiude al centro, entro una mandorla, la maestosa figura del Cristo benedicente circondato dai quattro Evangelisti. Ai lati della composizione centrale trovano posto, in posizione gerarchica, 12 profeti, 12 apostoli e 12 arcangeli. A fare da cornice preziose formelle con la vita e il martirio di San Marco. Completano il quadro d'altare medaglioni smaltati di raffinata fattura con le immagini dei santi venerati dai Veneziani.
La parte inferiore è dominata dalla maestosa figura del Cristo benedicente circondato dai Quattro Evangelisti. Ai lati sono disposti in tre registri le figure di dodici profeti, dodici apostoli e dodici arcangeli, e al di sotto la Vergine Maria orante, il doge Ordelaffo Falier e l’imperatrice Irene. Sopra il Cristo è raffigurata l’Etimasia, la preparazione del trono del Giudizio Finale, con ai lati due cherubini e due arcangeli. Allineate superiormente si trovano quasi tutte le feste della Chiesa bizantina, da sinistra: l’Annunciazione, la Natività, la Presentazione al tempio, il Battesimo di Gesù, l’Ultima cena, la Crocifissione, la Discesa al Limbo, la Resurrezione, l’Incredulità di Tommaso, l’Ascensione e la Pentecoste. Ai lati, in posizione verticale, in dieci piccoli riquadri, sono rappresentati a sinistra i fatti salienti della vita di San Marco, e a destra gli episodi relativi al suo martirio ad Alessandria d’Egitto e al trasferimento del suo corpo a Venezia.
Il grande fregio superiore, proveniente da una delle tre chiese del monastero del Pantocrator a Costantinopoli, raffigura l’Arcangelo Michele al centro, e sei formelle con l’Ingresso di Cristo in Gerusalemme, la Discesa al Limbo, la Crocifissione, l’Ascensione, la Pentecoste e la Morte della Vergine. Numerosi tondi smaltati di varie dimensioni, raffiguranti i santi venerati dai Veneziani, completano il quadro.

La Storia e le Fasi di Realizzazione
Per la storia di questa preziosa tavola vanno individuate quattro fasi. La parte inferiore risale al periodo del doge Ordelaffo Falier (1102-1118) con la disposizione degli smalti, sia sulle cornici laterali, con le storie di San Marco, sia sulla cornice superiore con i sei diaconi e le feste cristologiche del calendario liturgico, nonché del gruppo centrale del Pantocrator.
Alla seconda fase va assegnata la parte superiore della Pala, con la serie delle sei feste bizantine e l’arcangelo Michele al centro, forse recate a Venezia da Costantinopoli dopo il 1204. Come dice l’iscrizione in basso sul lato sinistro della Vergine, la pala renovata fuit nel 1209, sotto il doge Pietro Ziani (1205-1229). Probabilmente gli smalti provengono dalla chiesa del Pantocrator a Costantinopoli, oggi distrutta, se si vuol prestar fede alle parole del suo Patriarca che, visitando San Marco nel 1438, dichiarò mestamente che quei pezzi provenivano da quella chiesa.
Il terzo intervento si colloca negli anni 1343-1345 quando, durante il dogado di Andrea Dandolo, la Pala fu interamente rinnovata e acquistò l’aspetto attuale. La seconda iscrizione, posta sul lato destro della Vergine, attesta infatti che le pietre preziose furono aggiunte per merito dei Procuratori Marco Loredan e Francesco Querini. Gli artisti coinvolti in questo lavoro lasciarono sul retro della tavola superiore i loro nomi e le date di lavorazione: si tratta di Giovanni Paolo Bonesegna, per i lavori di oreficeria eseguiti nel 1342, e di maestro Perin per quelli di falegnameria nel 1345. In questa occasione la parte superiore fu di poco allargata ai lati e l’orlo fu riccamente ornato di strisce decorate con racemi e medaglioni. Alcuni smalti vennero tagliati agli orli, altri scambiati.
Funzionamento Originale e Restaurazioni
La parte superiore della Pala era dotata di cerniere che, con un complesso sistema di carrucole collegate a due colonne poste sul retro e sormontate l’una dall’Angelo Annunciante e l’altra dalla Vergine annunciata, aveva la possibilità di ruotare verso il basso, andando a richiudersi a libro sopra la parte inferiore. Una volta chiusa veniva coperta da una Pala detta “feriale”, ovvero una tavola lignea dipinta. La più antica venne eseguita da Paolo Veneziano e figli nel 1343-1345 con storie di San Marco e santi, ora conservata nel Museo della Basilica. In origine la Pala d’Oro veniva aperta solo in occasione di grandi celebrazioni alla presenza del doge e di importanti personalità della politica internazionale; per il resto, nei giorni per l’appunto “feriali”, restava chiusa e coperta dal dipinto.
L’ultimo restauro risale agli anni 1836-47 e fu eseguito dagli orefici Lorenzo e Pietro Fauro. I lavori si conclusero il 13 maggio 1847, quando la parte superiore venne saldamente unita con quella inferiore. Da quel momento la Pala perse la possibilità di ruotare e venne resa fissa nelle dimensioni attuali.
Altri Elementi Rilevanti
Il primo incontro con l’escatologia cristiana avviene esattamente all’ingresso della basilica. La terza arcata, quella centrale, accanto agli importanti cicli di sculture romaniche, mostra un grande Giudizio finale realizzato nella semicalotta dell’arco, con le due scene della Deesis e della risurrezione dei morti. Questa rappresentazione introduce i visitatori alla ricchezza iconografica della Basilica. Il Battistero, disposto sul fianco sud della basilica, costruito nel XIV secolo, contiene anch'esso una decorazione a mosaico risalente alla metà del Trecento che raffigura la seconda venuta del Signore circondato dai nove cori degli angeli.
All’inizio del transetto destro, collegato al Palazzo Ducale, si trova l’ambone (struttura sopraelevata dalla quale venivano proclamate le letture, generalmente in marmo, pietra o legno, chiusa sui tre lati da un parapetto) da dove il neo eletto doge si mostrava ai veneziani. Al centro della basilica, sotto la cupola dell’Ascensione, si erge l’iconostasi gotica (1394) sormontata da quattordici statue (raffiguranti i dodici apostoli, la Vergine e san Marco), affiancata da un doppio ambone a sinistra e da un ambone ottagonale in porfido a destra (riservato al doge). Oltre l’iconostasi si apre il presbiterio, al cui centro si trova il ciborio in marmo verde sorretto da quattro colonne in alabastro scolpite con episodi evangelici (XIII secolo). Il suo aspetto attuale risale al 1343-1345, quando il doge Andrea Dandolo commissionò la cornice in argento dorato e pietre preziose, ad arco romanico nella parte superiore ed arco gotico in quella inferiore.
Accuratamente decorato con mosaici a fondo oro, l'interno orchestra senza soluzione di continuità le singole zone spaziali. I mosaici più antichi sono quelli presenti nell’abside e nell’ingresso realizzati intorno al XI secolo da artisti veneziani con la collaborazione di artisti greci. L’atrio presenta Storie dell’Antico Testamento mentre gli archi ricordano le storie dei Vangeli e le storie dei Santi. Molti mosaici deteriorati vennero rifatti in seguito mantenendo i soggetti originali, alcuni realizzati da illustri artisti quali Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Paolo Veronese, Tintoretto e dal figlio Domenico.