L'altare è un elemento di grande valore, presente in numerose religioni, seppur con qualche piccola differenza. Esso occupa una posizione centrale nel culto, agendo come mezzo per presentare le offerte alla divinità e, nella religione cristiana, come luogo destinato alla celebrazione della messa. Per comprendere appieno la sua storia e il suo significato religioso, è fondamentale analizzare la sua etimologia e la sua evoluzione attraverso le diverse culture e fedi.
Etimologia e Funzione Primaria dell'Altare
Il termine altare è composto dal participio del verbo latino alere, ovvero nutrire, e dal sostantivo ara, che deriva a sua volta dal verbo arere, ovvero bruciare. Questa combinazione etimologica sottolinea la sua funzione originale: un luogo dove si nutrivano gli dèi bruciando offerte. Per questo motivo, inizialmente l'altare era spesso realizzato in pietra, un materiale resistente al fuoco e quindi più indicato a rappresentare il significato stesso dell'altare. Il suo valore è intrinseco al concetto di offrire sacrifici.
Vero è che in una religione naturistica si può fare a meno dell'altare, potendo le offerte essere portate immediatamente a destinazione. Tuttavia, la necessità dell'altare sorge quando l'oggetto sacro, rappresentante del nume, si trova ad una certa distanza dall'offerente e dall'offerta, ovvero quando la divinità è considerata come presente solo idealmente. In tal senso, l'altare diviene un intermediario e un punto focale per il culto.
L'Altare nelle Religioni Antiche e Orientali
L'altare, come luogo frequentato dal dio, fu costruito talvolta precisamente per attirare la presenza della divinità. In molte religioni, l'altare è posto all'interno di un tempio dedicato a una divinità. A volte, come nel caso delle vestali romane o dei sacerdoti ebraici, l'altare era inaccessibile ai "laici" o al popolo, potendovi accedere solo sacerdoti o sacerdotesse, spesso dopo specifici riti purificatori. L'altare, in questi casi, non è più visto come il semplice luogo dell'offerta o del sacrificio, ma diviene "manifestazione" della presenza della divinità. Spesso, sull'altare o sotto lo stesso, sono contenuti oggetti che "rappresentano" il divino, di solito statue o amuleti.

Mondo Orientale e Mediterraneo Antico
- Egiziani: Le forme più antiche di altare derivano dal costume di mangiare in terra. Le tavole di pietra (hotep), di forma quadrata, sono state trovate in gran numero nelle tombe. Recavano incisa la stuoia con sopra raffigurati pani e piccoli vasi, o avevano un incavo per i liquidi. La struttura poteva essere cubica e imponente, o a forma di tronco di cono.
- Cananei e Fenici: Altari trovati negli strati più bassi delle città cananee Megiddo e Taanach consistevano in una semplice roccia con buchi scavati per l'offerta delle bevande. Successivamente presero forma di tavola, sostenuta da un piede centrale o da quattro angoli. Venivano usati anche altari a corni, con rialzi ai quattro angoli a forma di corno, considerati la parte più santa.
- Babilonesi: Era in uso un banco rettangolare, di legno o terracotta, alto almeno il doppio della larghezza, che per lo più terminava in un rialzo a forma di gradino, probabilmente per esporre cibi e bevande.
- Ittiti: Similmente a Cananea e Fenicia, si ponevano due o più stele sacre (maṣṣebhüth) quali simboli della presenza del nume sopra un banco di pietra.
- Zoroastrismo: Al culto del fuoco erano consacrati altari all'aperto (ātaè-gāh), spesso ricavati nella roccia, con forma quadrangolare più larga in basso che in alto e una parte superiore quadrata circondata da merli triangolari.
Grecia e Roma
Anche fuori del mondo orientale, già per il periodo neolitico in varie contrade d'Europa furono ritrovate pietre con un incavo a forma di coppa nella parte superiore, considerate forme primitive di altare. La civiltà cretese-micenea, che non conobbe il tempio, utilizzava il focolare domestico come altare, considerata l'intima connessione tra altare e focolare. Altari sorgevano nei cortili dei palazzi e davanti alle case private, non solo per il culto divino ma anche per quello dei morti. Si incontravano anche tavole di libazioni, talvolta usate per sacrifici cruenti, e le cosiddette "corna di consacrazione" che spesso coronano gli altari.
La civiltà classica ereditò in parte le forme dell'altare. Nella tradizione letteraria, era designato con vari nomi: βωμός, ἐσχάρα, ἑστία, ϑυμέλη in greco, e ara, altaria (raro il singolare altare), focus in latino. Nelle case, sorgeva l'altare dedicato a Zeus ‛Εγλεῖος. Con le nuove istituzioni politiche e religiose, sorsero altari comuni della città (κοινὴ ἑστία τής πόλευς) nel prytaneion, e in altri luoghi pubblici come il buleuterion, la palestra, il ginnasio, l'agorà e i teatri.
A Roma, nell'età repubblicana e imperiale, il numero degli altari crebbe. Tutti i luoghi pubblici avevano un altare, e altari domestici erano dedicati ai Lares. Spesso anche le tombe presentavano altari, in relazione alla divinizzazione del defunto. L'altare era in genere orientato (arae spectent ad orientem) e posto sulla continuazione dell'asse del tempio. L'altezza dell'altare variava a seconda del tipo di divinità: quelli delle divinità celesti, come Giove, erano molto alti, mentre quelli delle divinità terrestri e marine erano bassi.

Sacrifici nell'Antica Grecia e Roma
Romani e Greci mostravano gratitudine verso gli Dei attraverso sacrifici e offerte. I Greci offrivano agli Dei "anathemata" che consistevano in coroncine e ghirlande di fiori, ma anche abiti costosi, gioielli, e decime del bottino dopo una vittoria. Spesso si offrivano anathemata per essersi ristabiliti da una malattia o per ogni grazia ricevuta, appendendo tavolette sui muri dei templi con resoconti degli interventi divini. Talvolta, pur se rari, erano praticati sacrifici umani.
Tra i Romani, i donaria erano meno numerosi. Si mostrava gratitudine agli Dei costruendo templi, edicole, altari, celebrando ludi in loro onore, o adornando i loro templi con costose opere d'arte. I sacrifici umani furono estremamente rari e scomparvero presto. Era un'abitudine tra le popolazioni italiane, in tempi di grande pericolo, di giurare alla divinità il sacrificio di ogni cosa nata nella primavera successiva (Ver Sacrum), che inizialmente includeva i bambini, ma che poi venne trasformato: i bambini venivano coperti i visi e lasciati liberi di andare a cercare fortuna in paesi esteri.
I sacrifici di animali erano i più comuni tra i Greci e i Romani. Inizialmente, si bruciava l'intera vittima sugli altari degli Dei. Gli Dei gradivano il fumo delle vittime in fiamme, e non era raro offrire un'ecatombe (sacrificio di cento tori, anche se il nome era usato per designare qualsiasi grande sacrificio). Ogni Dio aveva i suoi animali preferiti. Il capo della vittima prima di essere ucciso veniva cosparso di farina d'orzo tostato mescolato con sale (mola salsa) e adornato con ghirlande. Prima dell'uccisione, un ciuffo di capelli veniva tagliato dalla sua fronte e gettato nel fuoco come primitiae. Quando il sacrificio era offerto agli Dei olimpici, la testa dell'animale era volta verso il cielo; quando agli Dei del mondo inferiore, veniva volta verso il basso.
I sacrifici animali più comuni a Roma erano i suovetaurilia, o solitaurilia, costituiti da un maiale, una pecora e un bue. La parte migliore dell'intestino veniva cosparsa di farina d'orzo, vino e incenso e bruciata sull'altare. Le parti bruciate venivano chiamate prosecta, prosiciae o ablegamina. A Roma erano consuete le libagioni (libationes), che potevano avvenire da sole o accompagnare i sacrifici cruenti, e consistevano in vino non mescolato, latte, miele e altri liquidi. Anche l'incenso era un'offerta comune.
I sacrifici di frutti venivano in genere offerti agli Dei come "primitie" o decime del raccolto, e come segno di gratitudine.
L'Altare nella Religione Ebraica
Nella cultura ebraica, i riti di offerta e di richiesta sono strettamente legati al luogo dell'altare. La Bibbia descrive l'esistenza di molti altari, tutta la storia patriarcale e dei profeti riporta la costruzione di altari al Signore come testimonianza della Sua presenza o del Suo incontro con il patriarca o con il profeta.
- Origini Bibliche: Secondo la legge mosaica, gli altari antichi dovevano essere costituiti da pietre e da terra non toccati da strumenti ferrosi (Esodo 20, 24-25). La Bibbia descrive anche l'esistenza di altari portatili, costituiti di legno rivestito con rame e portanti agli angoli specie di corni.
- Funzione Memoriale: Nell'epoca biblica più antica, chi costruiva un altare lo faceva per rispondere a YHWH che l'aveva visitato, come testimoniato dalla formula frequente: "Edificò un altare a YHWH e invocò il suo nome" (Gen.). Prima di essere un luogo in cui si offrono sacrifici, l'altare era quindi un memoriale del favore divino.
- Esempi Patriarcali:
- Noè (Ge. 8,20): terminato il diluvio, costruisce un altare e offre al Signore ogni sorta di animali e di olocausti.
- Abramo (Ge. 22,9): per ordine del Signore, costruisce un altare sui monti di Moria per sacrificare suo figlio.
- Giacobbe (Ge. 35,1): sotto invito del Signore, costruisce un altare nelle terre di Betel come testimonianza dell'incontro con Dio e come ringraziamento.
- Mosè (Es. 24,4-8): costruisce un altare ai piedi del Sinai per suggellare il patto con il sangue, la Prima Alleanza.
- Nel Tempio di Gerusalemme: Nel Tempio vi erano diversi altari. Nello spazio fra il sagrato e il «Santo» si erigeva l'altare propriamente detto, chiamato altare degli olocausti, su cui ogni giorno si offriva il sacrificio dell'agnello. Nel «Santo» erano installati l'altare dei profumi e la tavola dei «pani della faccia». Infine, nel «Santo dei santi», non c'erano altari nel vero senso della parola, ma una pietra particolarmente sacra - la pietra shethiyah - sulla quale era appoggiata l'arca, assumendo un valore sacro paragonabile agli altari cristiani preconciliari sui quali poggiava il tabernacolo. L'altare giudaico serviva solitamente per bruciare la vittima, ma non per la sua uccisione.
- Corna dell'Altare: I corni dell'altare, già menzionati come luogo d'asilo, assunsero grande importanza e venivano frequentemente aspersi di sangue per il rito dell'espiazione. Questi riti indicano chiaramente che l'altare simboleggiava la presenza di YHWH.
- Critica Profetica e Centralizzazione: I profeti vituperarono la moltiplicazione degli altari. Un rimedio a questa situazione fu la centralizzazione del culto a Gerusalemme, come attuato dalla riforma del re Giosia (621 a.C.), che riconobbe il solo altare del Tempio di Gerusalemme come legittimo per i sacrifici.

L'Altare nel Cristianesimo: Evoluzione e Significato
L'altare cristiano porta con sé tutta la storia dell'altare nell'uso religioso dei popoli, ma esprime anche le novità essenziali del cristianesimo. Fin dalle origini della religione cattolica, l'altare è sempre stato presente, ma con un significato profondamente trasformato.
Dal Sacrificio all'Eucaristia
L'altare giudaico era il luogo dei sacrifici cruenti (dove veniva bruciata la vittima), l'altare cristiano, invece, è il luogo del pasto rituale, luogo della manducazione. Questa è la differenza sostanziale. L'Eucaristia nasce nel Cenacolo, dove non c'era un altare, bensì una tavola. Tutto questo avveniva attorno a un tavolo. All'origine dell'altare della liturgia cristiana c'è la tavola del Cenacolo, dove Gesù istituì il Sacrificio eucaristico e il Convivio sacro del suo Corpo e del suo Sangue. Gesù si riferisce all'Eucaristia paragonandola ad una cena fraterna con un forte significato spirituale, privando l'altare del suo significato sacrificale volto alla redenzione antica.
Il Signore immola incruentamente sé stesso nel contesto ancora visibile del segno profetico dell'agnello, che come ombra sta ormai per scomparire. Egli, infatti, anticipa sacramentalmente sulla mensa della cena e nella forma del convito il sacrificio cruento che avrebbe offerto di lì a poco sull'altare della Croce. Mensa, Ara e Croce sono i tre simboli interiori e indissolubili del mistero grande che si compie nell'istante consacratorio.
Tra i primi a parlare di altare c'è l'apostolo Paolo che lo definisce semplicemente "tavola del Signore" (1 Cor. 10,21). Fin dalla prima generazione cristiana l'eucaristia è stata chiamata sacrificio. Da questo termine nasce la conseguenza: se la cena del Signore è un sacrificio, la tavola del Signore è l'altare. Questo nuovo modo di designare la tavola del Signore avrà grande successo e si imporrà come termine tecnico.
Forme e Materiali degli Altari Cristiani
- Altari Primitivi (I-IV secolo): Nelle catacombe, erano di legno e di piccole dimensioni, solitamente di forma rotonda, a semicerchio o a ferro di cavallo. Erano spesso portatili, un "tavolino a tre piedi", usato solo occasionalmente per la liturgia. La loro forma non era specifica, ma la funzione nella liturgia li rendeva "altare".
- Dal IV secolo: Con l'avvento delle basiliche, l'altare cristiano viene realizzato in pietra e costruito all'interno delle basiliche. Questo avvenne anche in considerazione del simbolo biblico di Cristo "pietra angolare dell'edificio spirituale". Nel 517 il Concilio Nazionale di Epaone vietò la consacrazione di ogni altare che non fosse di pietra, anche se l'uso del legno non venne abbandonato del tutto.
- V-VI secolo: L'altare si presentava in tre forme: una lastra di marmo sostenuta da un pilastro centrale o da colonnine ai quattro angoli; un cubo vuoto con reliquie visibili; un blocco squadrato di pietra innalzato sopra il sepolcro del martire (confessio). L'uso di celebrare l'Eucaristia sulle tombe dei martiri contribuì a questa evoluzione.
- Dal IX secolo: Si cominciò a disattendere l'antica norma di "un solo altare" e di "una sola messa", e si diffuse l'uso di porre le reliquie dei santi sulla mensa dell'altare, trasformandolo in altare reliquiario. Poiché non tutte le chiese disponevano di reliquie insigni, si diffuse l'uso dell'altare a dossale, sul quale sono raffigurati Cristo, Maria o i santi patroni.

Posizione e Struttura dell'Altare nel Tempo
L'altare deve essere circondabile da ogni parte per dare modo al celebrante di cambiare posizione nei vari momenti della celebrazione eucaristica e per essere ben visibile da parte di tutti i fedeli.
- Epoca Paleocristiana: La posizione dell'altare fin dai primi secoli era situata in uno spazio protetto da una barriera. Nelle chiese africane, tra il IV e il V secolo, l'altare era a volte nel mezzo della navata centrale. Nelle chiese paleocristiane della Siria del nord, l'altare si trovava nell'abside, spesso sopraelevato. A Roma, l'altare si trovava nell'abside occidentale e il presbitero celebrava rivolto verso l'assemblea dei fedeli.
- Altare Antico con Ciborio: Tra il V e il VI secolo, l'altare, posto anche sotto un ciborio per rimarcarne l'importanza nello spazio basilicale, assume una dignità speciale. Il ciborio conferisce all'altare una solennità che assicura la sua centralità, le sue colonne rimandano all'immagine biblica della "Sapienza che si è costruita la casa".
- Altare Medievale con Dorsale: A partire dal secolo XIV, il dorsale si sviluppa dall'epoca gotica fino ai nostri giorni, dimostrando visivamente la necessità di descrivere con l'arte le dimensioni del mistero che sull'altare si compie. Le pale degli altari e le monumentali strutture dorsali sono la proclamazione visiva dei frutti del Sacrificio di Cristo.
- Altare Barocco con Tabernacolo: Col Concilio Tridentino, il tabernacolo viene permanentemente intronizzato sull'altare, sanando la secolare bipolarità tra altare e tabernacolo. Il tabernacolo ha il suo luogo proprio sulla mensa dell'altare dove il Sacramento nasce, il Sacrificio è offerto e il Pane santo è donato.

L'Altare e Cristo: Un Mistero di Presenza
Così come la chiesa viene chiamata "casa di Cristo", allo stesso modo, l'altare è Cristo. Per questo motivo l'altare viene incensato e baciato. L'altare è un mistero di presenza, e il rapporto tra altare e Cristo esige una cura del tutto particolare. Per Ottato di Milevi e Ambrogio, colpire l'altare equivale a colpire Cristo stesso, sede del Suo corpo e res Dei.
L'identificazione dell'altare con Cristo si trova nella relazione tra altare e sacrificio: la passione e la distruzione del tempio di Gerusalemme con il suo culto sacrificale sono costitutivi per la nascita del cristianesimo. L'esperienza della croce significò, per i suoi discepoli, la fine di tutte le speranze di redenzione all'interno di questo mondo. Essi dovettero imparare a vedere il sacrificio della sua vita come espiazione vicaria. La partecipazione ai frutti di questo sacrificio vicario avviene non attraverso una nuova azione sacrificale ma attraverso il ricevere il pane e il vino. Così il significato primario della forma dell'altare cristiano non è l'ara sacrificale ma la tavola.
Le Trasformazioni Post-Concilio Vaticano II
La riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II ha inteso restituire all'altare il suo significato liturgico. L'altare, sul quale si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della croce, è anche la mensa del Signore, alla quale il popolo di Dio è chiamato a partecipare. È il centro dell'azione di grazie che si compie con l'Eucaristia. Perciò, come ricordato da Papa Francesco, "verso l'altare si orienta lo sguardo degli oranti, sacerdote e fedeli, convocati per la santa assemblea intorno ad esso".
Il numero 28 della Sacrosanctum Concilium cita esplicitamente la forma e l'erezione dell'altare: deve essere staccato dalla parete, per potervi girare intorno e celebrare rivolti verso il popolo. Inoltre, si invita a dare rilievo a un unico altare. L'ordinamento generale del Messale Romano dice che l'altare deve essere collocato in modo da costituire realmente il centro. La direzione dell'altare a oriente è espressione cosmica e storica della liturgia, o si invita a una direzione "versus crucem".
Prima del Vaticano II, le diverse tipologie di altari, espressioni delle diverse epoche storiche, convivevano in pace. Dopo il Vaticano II, sembra che quella continuità si sia interrotta, e molti altari precedenti sono stati considerati inadatti o sono stati rimossi. Questo fenomeno è attribuibile all'estremizzazione di due cause inizialmente buone: la possibilità di celebrare rivolti al popolo e l'intento pastorale di essere il più possibile vicini all'assemblea. Tuttavia, il Concilio non ha imposto la celebrazione verso il popolo come unica modalità, né ha dichiarato l'inabilità degli altari storici, né ha ordinato una vicinanza fisica all'assemblea ottenuta ad ogni costo.
L'altare sale verso la Maestà divina e segue le volute dell'incenso che ascendono in sacrificio di soave odore. Per questo l'altare assumerà una posizione otticamente centrale, ben visibile da tutta l'assemblea liturgica, per poter trainare dolcemente il popolo di Dio nel movimento ascendente dell'oblazione sacrificale. Il moto esattamente inverso si produce per la mensa, che deve discendere e rivolgersi fisicamente il più possibile verso i fedeli, porgendo la vittima immolata quale cibo e bevanda di salvezza.
Riti e Simbolismo
Solo l'altare, tra i luoghi di una chiesa, conosce un rito di dedicazione, a sottolinearne l'eccellenza. Il suo valore è espresso anche dai riti che, nella dedicazione, ne esplicitano il simbolismo: l'unzione con il crisma, l'incensazione, l'illuminazione. Stendendovi la tovaglia, il nuovo altare è preparato quale mensa del sacrificio: lì ci si nutre del Pane della vita e ci si disseta al Calice della salvezza.
L'altare è il simbolo di Cristo stesso, presente sia come vittima offerta per la nostra riconciliazione, sia come alimento celeste che si dona a noi. Si chiede che in chiesa si costruisca un solo altare, staccato dalla parete, normalmente fisso e dedicato, con la mensa di pietra (o altra materia degna). Sotto l'altare si possono porre reliquie di santi; sia coperto da una tovaglia e sopra o accanto a esso vi siano una croce e i candelieri.
La venerazione per l'altare (si bacia, lo si incensa, davanti a esso ci si inchina) è motivata dal suo legame col sacrificio di Cristo. Sull'altare si depone anche l'Evangeliario. Davanti all'altare si compiono i riti di ordinazione, il matrimonio, la professione religiosa, la consacrazione della verginità, e nelle esequie si depone la bara del defunto. L'altare è invocazione e attesa della presenza di Colui che fa nuove tutte le cose.
Che cos'è l'ambone?
Un Esempio Moderno: L'Altare della Chiesa Madre
A testimonianza della continuità e dell'adattamento, l'attuale Chiesa Madre, dopo 40 anni dal terremoto che rovinò l'antica matrice, ha il suo Altare. Il 5 Dicembre 2009, dopo un'attenta organizzazione e costruzione, l'altare è stato solennemente dedicato dal Vescovo Domenico Mogavero. Questo altare rappresenta un punto di riferimento per la comunità, incarnando la ricca storia e la profonda teologia che l'altare ha rivestito e continua a rivestire nella fede cristiana.