Gli Altari Nabatei: Significato, Funzione e Nuove Scoperte a Baia

Le recenti scoperte emerse dalle acque di Baia hanno riacceso l'attenzione sulla presenza nabatea in Italia, in particolare a Puteoli (moderna Pozzuoli) e Baia. Tra i vari ritrovamenti, l'individuazione di nuovi altari nabatei, insieme a porzioni di pavimenti in mosaico, amplia la conoscenza della storia di questa antica città sommersa. Questi manufatti offrono preziosi indizi sul significato culturale e sulla funzione religiosa che gli altari ricoprivano per il popolo nabateo, popolo di mercanti mediorientali con un'enclave commerciale e culturale nel cuore dei Campi Flegrei.

Mosaico a onde e nuovo mosaico geometrico rinvenuto a Baia

I Nabatei: Un Popolo di Mercanti e Costruttori

L'arte nabatea designa la produzione artistica sviluppatasi in una parte della penisola arabica e della regione siro-palestinese dal III secolo a.C. all'inizio del II secolo d.C. I Nabatei, un popolo di origine semitica, emigrarono dal deserto dell'Arabia, invadendo i regni di Edom e di Moab già nel VI secolo a.C. (secondo Murray) e nel IV secolo a.C. avevano l'assoluto dominio del paese. Nel giro relativamente breve di pochi secoli, gli invasori abbandonarono le loro abitudini di vita nomade, che ancora coltivavano nel IV secolo (Diod., XIX, 94), per un'esistenza stabile in dimore fisse (Strab., XVI, 4, 18). Ben presto divennero commercianti, contadini, costruttori, architetti ed artisti di straordinaria abilità.

La rapida ascesa dei Nabatei a una posizione di preminenza nel corso del I secolo a.C. e nel d.C. può in larga misura essere attribuita all'assoluto controllo che essi esercitavano sulle redditizie vie carovaniere che attraversavano il loro regno. Il loro eccezionale piano di irrigazione inteso a trasformare l'arido deserto circostante in un terreno fertile, densamente popolato da "città-giardino" (come le definì N. Glueck), contribuì al loro successo. Lungo le strade del commercio, tra l'Arabia e la Siria, venivano trasportate non solo le apprezzatissime spezie dell'Arabia meridionale, ma anche preziose merci provenienti dall'Africa, dall'India e, probabilmente, anche dalla Cina; la città di Aqabah serviva molto probabilmente come posto di dogana nabateo. Le carovane cariche di merce convergevano a Petra, la città scavata nella roccia, "emporio" dei Nabatei e poi loro capitale, da dove le merci venivano rispedite verso la Siria, l'Egitto, la Grecia e l'Italia, passando per il porto mediterraneo di Gaza. Il territorio nabateo si estendeva a nord nel Ḥaurān (includendo in alcuni periodi anche Damasco e parte della Coelesiria) e a sud lungo una parte del Mar Rosso. La potenza e l'autonomia del regno nabateo cessarono con l'espansione dell'Impero romano, all'epoca delle conquiste di Traiano nel 106 d.C.

Mappa del Regno Nabateo e delle rotte commerciali

Il Pantheon Nabateo e il Culto di Dusares

Questo popolo, per il quale tanto contava il successo del suo intenso programma agricolo, venerava soprattutto divinità della fertilità. A Khirbet et-Tannūr, dove sono state trovate le rovine d'un monumentale tempio nabateo, si riconoscono raffigurazioni della dea della fertilità Atargatis, ipostatizzata quale Artemide, rappresentata come "dea del pesce" (con delfini) o come "dea del grano" (con spighe). Tra gli altri, c'è un esemplare degno di nota per la decorazione a fogliame che copre la fronte, il collo e il petto della dea, come un "velo vegetale". Questo particolare è stato anche ritrovato nella raffigurazione di un'altra divinità nabatea, Zeus-Hadad, dio greco-semitico, scoperta a Pozzuoli, dove una comunità di mercanti nabatei aveva il proprio luogo di culto. Un'altra immagine di Zeus-Hadad si trova su un altare sul quale il dio è accompagnato da due Nìkai. La conoscenza delle divinità nabatee si è arricchita nel tempo, includendo Allat, dea collegata con le sorgenti e l'acqua, di cui Atargatis sembra essere una variante. La divinità principale del pantheon nabateo era Dushara (o Dusares), associato alle divinità greche di Zeus e Dioniso, protettore della fertilità e patrono delle città di Petra e Madain Saleh. I rinvenimenti degli altari testimoniano l'importanza del culto nabateo e la sua diffusione nelle aree commerciali del Mediterraneo.

Raffigurazione del dio Dusares o di una divinità nabatea

Le Scoperte degli Altari Nabatei a Baia e Puteoli

L'antica Puteoli ospitava una comunità di mercanti nabatei, che avevano impiantato una loro base all'interno del porto, il più grande scalo commerciale del Mediterraneo romano. In quest'area, l'unica enclave mercantile nabatea al di fuori della madrepatria, sono state rinvenute basi e lastre iscritte con dediche, in latino, al dio tutelare Dusares. Queste scoperte, avvenute in più riprese tra il XVIII secolo e gli anni Ottanta del Novecento, sono confluite nelle collezioni dei Musei di Napoli e del Castello Aragonese di Baia.

Il Primo Altare e le Recenti Riscoperte

Un altare nabateo integro fu rinvenuto sulla spiaggia di Pozzuoli nel 1964 da pescatori locali. Probabilmente abbandonato lì per la sua mole poco comoda da trasportare, venne debitamente analizzato e restaurato. Attualmente, l'ara è esposta presso il Museo Archeologico nel Castello di Baia. Si tratta di un blocco di marmo di Carrara bianco con striature bluastre (altezza 61 cm, larghezza 150 cm, spessore 38 cm) che riporta l'iscrizione: "Dusari Sacrum" da un lato e "Sacrum" dall'altro. Oltre all'altare, furono rinvenute anche piccole lapidi di pietra da inserire nei vuoti presenti sul manufatto.

Una recente scoperta ha ulteriormente acceso i riflettori sull'antica Baiae: due altari di marmo, risalenti alla prima metà del I secolo d.C., ritenuti appartenere al grande Tempio dei Nabatei, rimasto sommerso e coperto per anni. Questa scoperta, avvenuta nel cuore dell’antico porto commerciale della Puteoli romana, è il risultato di attività di ricerca condotte nell'ambito di una convenzione tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Napoli e l'Università Luigi Vanvitelli.

L'area della scoperta è il quartiere commerciale denominato Vicus Lartidianus, base dei mercatores nabatei, dove già alla metà del I secolo a.C. possedevano un proprio luogo di culto. Con l'ausilio delle nuove tecnologie, che consentono una ricognizione approfondita dell'area penetrando anche lo strato di sabbia, gli studiosi hanno confermato e meglio collocato questo Tempio. Gli altari, il quinto proveniente dai fondali dell'area protetta (considerando quello esposto al museo), contribuiscono a delimitare il perimetro di un tempio della popolazione orientale nabatea, ormai attestato nel Portus Iulius.

Foto dell'altare nabateo esposto al Museo Archeologico dei Campi Flegrei

Caratteristiche e Conservazione dei Nuovi Altari

I preziosi reperti giacciono ancora sui fondali marini, a causa del fenomeno del bradisismo che sconvolse l'area intorno al IV secolo d.C., e aspettano di essere riportati alla luce. Le attuali informazioni indicano che i nuovi altari hanno dimensioni maggiori rispetto a quelli esposti nella sala baiana e, di conseguenza, presentano più alloggi per le lapidi; uno in particolare, ne ha 8 rispetto ai 3 e 7 dei precedenti. La base in marmo del manufatto presenta limitate tracce di attacco biologico di spugne endolitiche che hanno lasciato tunnel ramificati di diverso diametro, diffusi nei primi millimetri di spessore della pietra e talvolta visibili anche in superficie. I betili in travertino, menzionati in altri contesti nabatei e probabilmente associati a questi altari, presentano un evidente degrado della pietra dovuto a diversi agenti biologici. Particolarmente vistosi sono i tunnel ancora ospitanti i gusci di molluschi bivalvi perforanti appartenenti alla specie Lithophaga lithophaga L. Nelle parti in cui lo strato più esterno è andato perduto, sono ben riconoscibili camere subsferiche che si approfondivano all'interno del manufatto e ospitavano il corpo della spugna.

Funzione e Simbolismo degli Altari Nabatei

Gli altari nabatei avevano una funzione prettamente cultuale e religiosa. Erano il punto focale delle cerimonie dedicate alle loro divinità, come Dusares e le dee della fertilità. La presenza di "alloggi per le lapidi" suggerisce la possibilità di inserire betili - pietre sacre aniconiche (non antropomorfe) - che spesso rappresentavano le divinità stesse o erano a esse dedicate. Questo riflette una pratica cultuale comune nel mondo semitico, dove la divinità poteva essere venerata attraverso un simbolo astratto piuttosto che un'immagine figurativa completa. L'iscrizione "Dusari Sacrum" conferma la funzione votiva e dedicatoria degli altari, rendendoli luoghi di offerta e preghiera.

L'individuazione di questi altari in un contesto commerciale come Puteoli testimonia la ricchezza e la vastità degli scambi commerciali, culturali e religiosi nel bacino mediterraneo nel mondo antico. Gli altari erano non solo simboli di fede, ma anche marcatori dell'identità culturale nabatea in terra straniera, un punto di riferimento per la comunità di mercanti e viaggiatori.

L'Arte Nabatea: Influenze e Specificità

Privi di una tradizione artistica propria, come le altre popolazioni nomadi di stirpe semitica, i Nabatei si inserirono inizialmente nell'ambiente artistico siriaco, già parzialmente ellenizzato. L'adozione su larga scala di motivi ellenistici, specialmente architettonici, si manifesta a partire dal I secolo a.C., ma l'arte nabatea sviluppò una propria distintiva identità. I valori formali e spirituali di questa arte restavano tipicamente orientali. La quasi totale mancanza di scavi sistematici e la scarsità di studi analitici rendono tuttora problematica la datazione di molte opere, rendendo lo svolgimento cronologico dell'arte nabatea assai incerto.

Un esempio emblematico è il capitello nabateo, elaborato verosimilmente nel I secolo d.C. Sebbene innegabile una certa ispirazione ellenistica (sembra derivare dalla sovrapposizione di un capitello corinzio estremamente semplificato a una serie di modanature convesse), è evidente che il capitello nabateo affonda le sue radici in una tradizione locale, la cui origine si trova nei grandi capitelli a volute palestinesi dei primi secoli del I millennio a.C. Questa fusione di influenze ellenistiche e tradizioni locali è una caratteristica distintiva dell'arte nabatea, applicata sia a elementi architettonici che a oggetti di culto come gli altari.

Esempio di capitello nabateo

Il Ninfeo Nabateo di Petra storia dell'arte , esempio arte Nabatea con influssi di arte classica

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