La Basilica di San Babila, situata nel cuore di Milano, vanta una storia millenaria che si intreccia profondamente con le vicende civili e religiose della città. Nonostante l'edificio attuale sia in gran parte il risultato di trasformazioni architettoniche avvenute tra il XIX e il XX secolo, le sue origini affondano in un passato ben più remoto, con dibattiti ancora aperti sulla sua esatta datazione e sulle prime fasi costruttive.
Origini e Prime Testimonianze
Le origini della basilica sono state a lungo oggetto di discussione. Una leggenda antica, risalente all'VIII secolo, narra che San Babila fosse la prima chiesa edificata a Milano nel 46 d.C. su un preesistente tempio pagano dedicato al Sole, e che fosse stata eretta da San Barnaba. Tuttavia, la testimonianza storica più antica e attendibile sull'esistenza di una chiesa dedicata a San Babila risale al XII secolo, che la attribuisce a una costruzione più recente ad opera del prete Nazario Muricola. Scavi archeologici successivi sembrano confermare quest'ultima ipotesi, indicando che la chiesa romanica originale, costruita intorno all'XI secolo, presentava una struttura a tre navate con tre absidi. La navata centrale, la più ampia, era suddivisa in tre campate, con un tiburio ottagonale che si elevava sulla seconda. La chiesa originaria era priva di cappelle laterali e sacrestia.
Il nome primitivo del luogo era “ad Concilium Sanctorum” (Concilio dei santi), e si ipotizza fosse stato costruito dall'arcivescovo Lorenzo nel V secolo per ospitare le sepolture dei primi cristiani. La confusione sul nome e sulle origini è legata anche alla vicina chiesa di San Romano, oggi scomparsa, che per alcune fonti veniva interpretata come il tempio pagano o appunto come il Concilium Sanctorum. Non sono mai stati rinvenuti resti romani di particolare importanza nella zona circostante la basilica, ma solo alcune tombe, pozzi e lapidi.
Evoluzione Architettonica e Periodi di Restauro
Nel corso dei secoli, la basilica di San Babila è stata oggetto di numerose trasformazioni architettoniche, che ne hanno modificato l'aspetto originale. Durante il periodo longobardo, la chiesa subì un'importante ricostruzione. Successivamente, in epoca viscontea, si assistette alla consacrazione di due altari e alla costruzione della sacrestia. Le pessime condizioni conservative dell'edificio, evidenziate dalla visita dell'arcivescovo Visconti nel 1591, portarono a interventi più radicali.
Il Periodo Barocco e i Restaurì Ottocenteschi
Il restauro di epoca barocca, guidato dall'ingegnere Aurelio Trezzi tra il 1598 e il 1610, portò a significative modifiche. La facciata romanica fu demolita per aggiungere una campata alla chiesa e le absidi furono abbattute. La nuova facciata, in stile pellegriniano, enfatizzava l'orizzontalità e lo sviluppo del piano inferiore rispetto a quello superiore, con un ricco portale centrale. Il tiburio fu rialzato e ornato con finestre e stucchi.

Tuttavia, l'umidità persistente rappresentò un problema costante. Nel XIX secolo, si tentò di risolvere il problema con la creazione di un sottofondo di ciottoli di fiume per il drenaggio e l'aerazione, ma senza successo definitivo. La situazione malsana portò a considerare la demolizione dell'edificio. Nel 1881, l'architetto Paolo Cesa Bianchi fu incaricato di studiare un nuovo progetto. Il ritrovamento di capitelli romanici e di vecchie murature dei pilastri, unito alla crescente moda per l'architettura romanica lombarda, indusse a un ripristino storico. Il progetto di Cesa Bianchi mirava a una ricostruzione filologica, cercando di recuperare il più possibile le forme originarie, pur con integrazioni stilistiche e soluzioni innovative per le absidi e il tiburio, che era diventato una tribuna barocca.

La nuova facciata, progettata in stile neoromanico e completata nel 1905 dall'architetto Cesare Nava, conferì all'edificio un aspetto che, pur non corrispondendo alla sua realtà originaria, divenne espressione della cultura milanese del tardo Ottocento. L'interno fu arredato e decorato secondo i canoni stilistici dell'epoca, rendendo la chiesa un esempio di stile eclettico.
Il XX Secolo e gli Interventi Recenti
La Seconda Guerra Mondiale portò ulteriori danni alla basilica, con i bombardamenti del 1943. La ricostruzione e il restauro post-bellico comportarono uno spoglio quasi completo delle decorazioni neo-romaniche e degli arredi ottocenteschi. La cappella dell'Addolorata, distrutta dai bombardamenti, venne ricostruita in veste moderna su progetto di Ambrogio Annoni, sviluppandosi in larghezza con una copertura a semibotte e rivestita di tessere di Giallo di Siena.
Nel 1937, l'architetto Alfonso Orombelli progettò l'attuale battistero, ispirato allo stile paleocristiano, con una volta impostata su quattro colonne angolari. La pala bronzea e il fonte battesimale, opere di Fausto Melotti, rappresentano la sua prima opera d'arte sacra. La pala è composta da due scene sovrapposte: la predicazione del Battista e il battesimo di Cristo. Il fonte battesimale è caratterizzato da un pilastro quadrato di marmo rivestito di porfido egiziano, con un gruppo bronzeo di angeli sul coperchio.
L'interno della basilica, come definito dai restauri successivi al 1926, presenta tre navate separate da pilastri con semicolonne, coperte da volte a crociera nella navata centrale e volte a botte nelle navate laterali. Le volte sono sormontate da un tiburio ottagonale.
Opere d'Arte e Elementi di Interesse
La basilica custodisce diverse opere d'arte significative, frutto dei vari interventi nel corso dei secoli.
I Mosaici e le Decorazioni Pittoriche
Un elemento di spicco è il mosaico del catino absidale, realizzato nel 1890 da Luigi Cavenaghi, allievo di Bertini. Originariamente, Cavenaghi dipinse il catino absidale con il soggetto di San Babila e i discepoli Prilidiano, Urbano ed Epolomo. Questo affresco, una testimonianza rara della sua produzione pittorica, venne poi ricoperto nel 1928 dall'attuale mosaico, realizzato dalla società Venezia-Murano. Le lunette sotto la cupola, anch'esse dipinte da Cavenaghi, furono successivamente coperte da mosaici raffiguranti il Cristo e la Vergine in trono tra i santi.

Nella parete perimetrale, accanto a dipinti raffiguranti il Sacro Cuore e San Giovanni Bosco, è incastonato un dipinto ottocentesco di autore ignoto dedicato a Santa Maria delle Grazie, che ricopre un affresco dello stesso soggetto. Le decorazioni geometrico-floreali che circondano il mosaico e le finestre nell'abside sono anch'esse opera di Cavenaghi.
Scultura e Architettura
Oltre alle opere di Fausto Melotti, la basilica ospita diverse sculture e elementi architettonici di rilievo. La cappella di San Giuseppe, nella navata laterale sinistra, risale ai primi decenni del Seicento e conserva una pala d'altare raffigurante San Giuseppe, opera di Ludovico Pogliaghi, noto per la porta maggiore del Duomo di Milano.
Le colonne angolari della volta del battistero richiamano lo stile paleocristiano, mentre le due balaustre creano una separazione visiva con la chiesa.
Le colonne originali dell'XI secolo, di notevole valore artistico, presentano forti somiglianze con quelle della basilica di Sant'Ambrogio. I loro capitelli sono decorati con motivi zoomorfi, tra cui leoni, grifi, lepri, uccelli e l'agnello mistico, testimoniando una plastica del tutto diversa rispetto alle successive epoche.
San Babila: Il Santo e il suo Culto
San Babila, il santo a cui è dedicata la basilica, fu il tredicesimo vescovo di Antiochia. Morì martire sotto l'imperatore Decio nel 250 d.C., punito per aver impedito l'ingresso all'imperatore Filippo nel tempio. Il suo culto, diffuso in Oriente, raggiunse presto l'Occidente, con particolare radicamento in Francia, Svizzera e Spagna. Milano custodisce una preziosa statua di marmo di Candoglia raffigurante il santo, alta due metri.
San Babila, il cui nome completo è Basilica collegiata prepositurale di San Babila, porta il nome del santo martire di origine turca, originario di Antiochia (odierna Turchia meridionale), dove fu vescovo dal 237 fino alla sua morte.
San Babila Oggi: Un Simbolo di Eleganza e Moda
Oggi, la piazza San Babila è sinonimo di eleganza, moda e design, rappresentando un punto di riferimento nel famoso "Quadrilatero della moda" milanese. La piazza, che porta il nome del santo, è un vivace centro nevralgico della città.