L'antica Grecia è ricca di testimonianze di pratiche religiose e strutture votive, tra cui spiccano il bòthros, una particolare cavità utilizzata per sacrifici ctoni, e il grandioso Altare di Pergamo, emblema dell'arte ellenistica.
Il Bòthros: Una Cavità Sacrificale e Archeologica
Definizione e Funzione del Bòthros
Il termine bòthros indica una cavità, una buca o una fossa scavata nella pietra o nella terra. Secondo Omero (Odissea, X, 517-520) e le parole di Elettra (Coeph., 90-95; 164), il bòthros presso il sepolcro aveva lo scopo di far giungere al morto le libagioni. Luciano (De astrol., c. 24) ricorda come intorno al bòthros aperto da Odisseo si raccoglievano i morti desiderosi di bere il sangue degli animali sacrificati. Porfirio (Apud Euseb., Praep. ev., IV, cap. IX, 3) indica il bòthros, insieme con il mègaron e la taϕή (fossa), come la forma tipica di sacrificio per gli dèi sotterranei (ὑποχϑόιοι). Specifica inoltre che nel bòthros dovevano essere versati il sangue, il miele e il vino (Apud Euseb., cit., IV, cap. IX, 2).
Distinzione del Bòthros da Eschàra e Mègaron
È difficile tuttavia distinguere l'eschàra, secondo Porfirio la forma tipica di sacrificio per gli dèi della terra (ctonî) e per gli eroi, dal bòthros, tanto che le eschàrai vengono spesso chiamate bòthroi (Schol. Eurip., Ph., 274: σκαπτή; Steph. Byz., pp. 191, 7, ed. Mein). Anche il termine mègaron, che in rapporto agli spiriti catactoni significa dimora, antro o sotterraneo, viene ad indicare una fossa sacrificale che conduce loro le offerte, confondendosi così con il bòthros.
Importanza Archeologica
Il bòthros è di fondamentale importanza per l'archeologia, poiché in esso si rinviene in stratificazione naturale e non alterata la testimonianza, soprattutto ceramica, dei periodi durante i quali rimase in uso. Questo fornisce una base cronologica preziosa per la vita di un santuario o di un determinato edificio.

Classificazione dei Bòthroi
I bòthroi sono stati tradizionalmente divisi in tre gruppi:
- Domestici (o house-pits secondo gli scavatori anglosassoni)
- Sepolcrali
- Sacri per eccellenza
Bòthroi Domestici
I bòthroi domestici sono stati rinvenuti per la massima parte entro le case e risalgono all'Età del Bronzo e dell'Età del Ferro. Dato che le fonti non ricordano l'esistenza di bòthroi sacri nelle case, la loro funzione è assai incerta; ad essi si è preferito attribuire una finalità pratica piuttosto che rituale.
- Particolarmente interessanti sono i bòthroi di Thermi (Lesbo) dell'Età del Bronzo, i più ampi dei quali misurano circa 1 metro di diametro e 0,50 metri di profondità, contenenti frammenti di ceramica e di metallo, resti di ossa di animali e cenere. Alcuni di essi presentavano una "incamiciatura" di argilla.
- Del primo periodo elladico sono i bòthroi di Asine (Argolide), cavità naturali nella roccia, ma allargate dalla mano dell'uomo, nei quali si rinvennero frammenti di ceramica, cenere, ossa calcinate, e in uno di essi anche parte di un corno di consacrazione.
- Dello stesso periodo sono i bòthroi di Lerna, misuranti da 0,80 a 1 metro di diametro e 0,70 metri di profondità, pieni di frammenti ceramici, di ossa di animali e di sostanze bruciate.
- I bòthroi di Oszetivan (Ungheria), della prima Età del Bronzo, a forma di campana, misuranti da 1 a 2 metri di diametro e profondi da 2 a 3 metri, contenevano frammenti ceramici, vasi interi, strumenti di pietra, ossi e alcuni oggetti di metallo.
- Dell'Età del Ferro sono i bòthroi di Orchomenos, di forma circolare alla superficie e a U in sezione, abitualmente "incamiciati" di argilla, ripieni di cenere entro la quale erano frammentini di ossa.
Bòthroi Sepolcrali
I bòthroi sepolcrali erano costruiti sul sepolcro stesso. Numerosi sono stati scoperti in Grecia e in Asia Minore. Particolarmente interessanti sono quelli di Thera, in numero di 44, datati al VII e VI secolo a.C., di forma ovale più o meno regolare, con pareti leggermente oblique, misuranti in larghezza da 0,80 a 2,10 metri e in profondità da 0,30 a 1,10 metri.
Bòthroi Sacri per Eccellenza
La destinazione di alcune fosse o di blocchi rimane incerta, come i tre massi squadrati entro la cella del tempio di Marazà (Locri Epizefirî), il riquadro in muratura entro il piccolo recinto di Hekate Propylaia a Selinunte, la fossa aperta nella roccia entro il Ploutonion di Eleusi o la cavità entro l'Asklepieion di Atene. Tuttavia, più verosimile è l'identificazione come bòthroi delle due fosse rivestite alla sommità da massi lavorati entro il tempio più arcaico e della fossa rivestita da lastroni di marmo, con una gola per ricevere una pietra di chiusura, all'interno del nuovo tempio dorico in marmo a Samotracia.
- I due bòthroi di Priene e di Tebe sono indubbiamente tra i meglio conservati dell'antichità greca e sulla loro destinazione non possono sorgere dubbi.
- A Priene, nel santuario di Demetra, il bòthros era costruito con grande cura, a blocchi sovrapposti, e scendeva fino alla viva roccia a una profondità di 2 metri. La bocca misurava 1,85 × 1,75 metri e le pareti erano dello spessore di 0,55 metri. I muri est e ovest si alzavano da terra a spiovente, e una pietra che univa i due culmini doveva sostenere una chiusura a tetto che impediva il diffondersi dell'odore delle vittime sacrificate. Lo scavatore, tuttavia, non ha specificato se in esso sia stato rinvenuto materiale.
- A Tebe, nel Kabirion, vennero in luce due fosse contigue, di 0,90 x 2,18 metri ciascuna, profonde 1,50 metri, fasciate da lastroni di pietra. La parete in comune era più alta delle altre, per sostenere, come a Priene, una copertura a forma di tetto. Nella fossa più a sud si rinvennero fino alla sommità ossa di animali. La costruzione, pur appartenendo ad epoca romana, doveva essere preceduta da fosse per sacrifici di epoca anteriore.
- Presso il tempietto di Demetra ad Agrigento fu rinvenuto un bòthros, in vicinanza dell'altare, del diametro di 2,70 metri, colmo di kèrnoi infranti, i vasi sacri a Demetra. È incerto se quelli che lo scavatore chiama bòthroi, rinvenuti in prossimità del tempio I (cosiddetto dei Dioscuri), debbano essere invece considerati come eschàrai.
- Allo Heraion del Sele, nel 1935 e nel 1937, vennero rinvenuti due bòthroi particolarmente notevoli, intatti e sicuramente riferibili a Hera, divinità che nella zona ha carattere ctonio. Il primo, profondo 3,52 metri (10 piedi ionici), aveva le pareti formate da grossi lastroni di calcare e conteneva, sotto un leggerissimo strato di materiale adrianeo separato, un fittissimo strato di vasi più o meno frantumati frammisti ad ossa di animali e a legname in parte carbonizzato. Il secondo, profondo 4,23 metri (12 piedi ionici), anch'esso con lastroni di calcare appoggiati alle pareti, diede numerosissimi frammenti di vasi (chòai) tipo Gnathia, di aröballoi, di kölikes, di olle, brocche, anfore, piatti, statuette, ossa di animali, frammenti di bronzo e un askòs con graffita la dedica ad Hera.
- Nel santuario di Eracle a Thaso furono rinvenute, presso l'altare, dodici cavità irregolari, ma aperte dalla mano dell'uomo. Variavano da una profondità di 0,30 a 0,80 metri. In una di esse fu trovata cenere mista ad alcuni frammenti di ceramica a figure rosse.
L'Altare di Pergamo: Un Capolavoro dell'Arte Ellenistica
Contesto Storico e Commissione
L'Altare di Zeus Sotèr (salvatore) e di Atena Nikephòros (portatrice di vittoria) fu costruito tra il 166 e il 156 a.C. da Eumene II e Attalo II, re di Pergamo, al termine di un lungo periodo di guerre vittoriose contro i Galati. Edificato sui terrazzamenti dell'acropoli di Pergamo, che era da poco diventata uno dei più grandi centri propulsori della cultura e dell'arte ellenistica, l'altare rappresenta uno dei monumenti più spettacolari di questa età giunti sino ai nostri giorni. La committenza di corte consentì la nascita di un nuovo stile forte e ricco di pathos, spesso definito "barocco ellenistico". L'opera fu realizzata probabilmente da Firomaco (220-210 a.C.), considerato uno dei sette più grandi scultori greci.

Struttura Architettonica
L'Altare di Pergamo ha forma quadrangolare, con un lato occupato quasi totalmente da una grandinata inserita in uno zoccolo. La parte superiore è costituita da un doppio porticato con colonne ioniche: il primo porticato segue esternamente il perimetro della piattaforma superiore, mentre il secondo si articola internamente attorno all'ara sacrificale ed è realizzato con coppie di colonne poste dorso a dorso su un piedistallo, collegate da un'anima in muratura. Sul lato occidentale del complesso saliva un immenso scalone, delimitato da due ante, sulle quali si prolungava il colonnato.
I Fregi Narrativi
L'altare è celebre per i suoi due magnifici fregi scolpiti.
Il Grande Fregio: La Gigantomachia
Su tutti i lati dello zoccolo e ai bordi della scalinata si trova il Grande Fregio, un'opera ricca di pathos e dinamismo. Rappresenta la Gigantomachia, la lotta tra gli dèi e i Giganti, che è un'allusione ai conflitti vittoriosi fra gli abitanti di Pergamo e i Galati. I Galati sono riconoscibili nei giganti grazie alle ciocche rigide frizionate con un impasto in gesso, il tìtanos, una pratica spesso utilizzata da tale popolazione per incutere terrore in guerra. Nella lotta convulsa, i Giganti (figli di Gea e Urano) affrontano le divinità marine e terrestri (a ovest), quelle della notte e degli astri (a nord) e, infine, quelle del cielo e della luce (a sud).
Al centro del frontone occidentale vi sono Atena e Zeus, a rappresentare la forte connessione tra la città di Atene e quella di Pergamo, accomunate dalle stesse divinità protettrici. Esseri divini e semidivini invadono lo spazio dedicato a quello degli umani, poggiandosi sulle scale e coinvolgendo gli uomini nella lotta. Un esempio notevole è la scena del gigante Alcioneo, alato e con un serpente che lo avvolge nelle sue spire, afferrato per i capelli da Atena che cerca di trascinarlo via, mentre lui tenta di non perdere il contatto con la Terra (Gea, sua madre) che gli conferisce invulnerabilità. Gea, che sbuca dal terreno, sembra implorare la salvezza del figlio.

Il Piccolo Fregio: Le Storie di Telefo
Sotto il portico interno, un fregio interno, noto come Piccolo Fregio, a bassorilievo, di circa 80 metri di lunghezza per circa 1,5 metri di altezza, narra le vicende di Telefo. Telefo, figlio di Eracle e Auge, è il mitico fondatore della città di Pergamo. La narrazione si svolge secondo una successione temporale delle scene, separate da alberi, colonne, pilastri o semplicemente da personaggi posti di spalle l'uno all'altro. Ad esempio, Auge, madre di Telefo, è rappresentata in alto a destra, sullo sfondo, seduta su una roccia in attesa del proprio destino.
CAP 06 Altare di Zeus Soter e Athena Nikephoros a Pergamo
Importanza Storica e Culturale
L'Altare di Zeus Sotèr e Atena Nikephòros di Pergamo ha un'importanza storica e culturale immensa. Non solo celebra le vittorie militari e la grandezza dei re Attalidi, ma è anche un'espressione sublime dell'arte ellenistica, mostrando un dinamismo e un'emotività che avrebbero influenzato l'arte successiva. La sua scoperta e gli scavi avviati nel 1878 hanno permesso di portare alla luce gran parte della sua struttura e delle sue lastre scolpite, offrendo una testimonianza tangibile della ricchezza culturale e religiosa dell'antica Grecia.