L'uomo ha sempre sentito il bisogno di appoggiare la sua fede a qualcosa di concreto e di tangibile che facesse quasi da intermediario tra lui e la divinità. Da qui le credenze nella virtù miracolosa delle sante reliquie. Per reliquie si intendono i resti di corpi dei santi e dei martiri, ma anche gli oggetti e gli strumenti conservati in luoghi sacri e di culto. Il termine proviene dal latino reliquiae, "resti", equivalente al greco leipsanon, "lasciare in ricordo". Già negli Atti degli Apostoli si parlava di fazzoletti che venivano posti sui malati dopo essere stati a contatto con Dio, e “le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano”. Prima dell’avvento del Cristianesimo, oggetti erano conservati in memoria di persone realmente esistite e associati a particolari sistemi religiosi o culturali.
Le reliquie sono dunque sia i resti di un individuo dopo la sua morte, sia gli oggetti venuti effettivamente a contatto con il suo corpo, quelli usati per la penitenza, gli strumenti di prigionia, di martirio o di passione. Le persone, che avevano orrore della morte, con la reliquia trasformavano quell’orrore in speranza. Il culto dei santi, e di conseguenza delle loro reliquie, non è una semplice derivazione della venerazione greca per gli eroi, poiché il cristianesimo sviluppa una "fede profonda e sincera" e un rispetto nei martiri tale da determinare "una comprensibile cura nel custodire i loro resti mortali".
La Nascita del Culto e le Sue Forme di Venerazione
Il desiderio di perpetuare la memoria degli uomini illustri e di incoraggiarne la venerazione sta alla base del culto cristiano per le reliquie. Inizialmente circoscritto alla venerazione dei corpi dei martiri, con il passare dei secoli esso si è esteso anche a quelli dei santi, e infine agli oggetti venuti a contatto con essi.
Le forme di venerazione delle reliquie erano la processione, la visita, l'esposizione e la benedizione. Durante l’omaggio reso, il fedele si inginocchiava, baciava l’oggetto di culto e a volte si prostrava a terra. La solennità dell’evento era costituita dall’utilizzo di torce, candele e incenso. Anche se tali usi richiamavano a prassi pagane, "il fascino delle luci e delle nebbie profumate ebbe il sopravvento". L'utilizzo della luce e della nebbia rappresentava simbolicamente "la vittoria della luce contro le tenebre e il viaggio verso la gloria eterna". Se le persone portavano candele e incenso, il significato era di adorazione e venerazione per "chiedere qualcosa o per ringraziare di un favore ottenuto". Forse ancora prima del IV secolo, le tombe dei martiri erano diventati i luoghi più frequentati dai mendicanti che chiedevano l’elemosina, come dimostrano i casi di adorazione di San Sebastiano a Roma nel 260 o di San Genesio ad Arles nel 300.

L'Altare: Da Simbolo Sacrificale a Custode delle Reliquie
Di etimologia incerta (dal latino altus, elevato, ma anche da adolere, ardere), l'altare è il luogo dove viene offerto il sacrificio. Già nell'economia cultuale del popolo ebraico rivestiva un ruolo preciso, basti pensare agli altari eretti da Noè, Abramo, Isacco o quello di Mosè per suggellare l'alleanza sinaitica. I cristiani dei primi secoli, coscienti della novità del cristianesimo, presero le distanze dall'idea ebraica e pagana dell'altare, considerando Cristo stesso "vero altare, sacrificio, sacerdote e tempio dell'eterna alleanza". Inizialmente, nella domus ecclesiae, il pane e il vino per il sacrificio eucaristico erano posti su una tavola mobile di legno, la "mensa Domini".
A partire dal III secolo, l’altare divenne il luogo centrale delle chiese: lì si celebrava l’Eucaristia. Tuttavia, il suo significato si arricchì ulteriormente. Una data importante è l'Editto di Milano (313) in cui veniva affermato il rispetto per il martire: la sua tomba diventava un "vero e proprio memoriale e il gruppetto di fedeli clandestini si sarebbe a breve trasformato in flussi di pellegrini". Si realizzarono così piccoli edifici di culto, i martyria, che sorsero presso tombe e cimiteri. Il culto era talmente forte che i fedeli accendevano lumi e presto trasformarono gli altari in strutture tombali. L'importanza della relazione tra il fedele e l'altare, dove "si celebrava il sacrificio del Signore", portò a collocare sotto di esso i corpi di coloro che avevano speso la loro vita per Lui. Sant'Ambrogio, vescovo di Milano, a partire dal 380, comprese che "le reliquie potevano costituire uno strumento per esercitare un potere personale", drammatizzando la loro esposizione come dimostrazione pubblica del potere sacro.

L'Evoluzione Strutturale dell'Altare e l'Inserimento delle Reliquie
Con l'avvento delle basiliche nel IV secolo, compare l'altare fisso, di pietra o metallo prezioso. L'adozione dell'altare lapideo fu influenzata dal simbolo biblico di Cristo "pietra angolare dell'edificio spirituale". Contribuì anche l'uso di celebrare l'Eucaristia sulle tombe dei martiri: la visione giovannea dell'Apocalisse (Ap 6, 9: "vidi sotto l'altare le anime di coloro che furono immolati...") trovò concreta traduzione nella costruzione di altari sopra i sepolcri dei martiri o nella translatio delle loro reliquie sotto gli altari delle nuove basiliche. Sant'Ambrogio scrisse: "Nel luogo in cui Cristo è vittima, vi siano anche le vittime trionfali. Sopra l'altare lui, che è morto per tutti; questi, redenti dalla sua passione, sotto l'altare."
Nel V-VI secolo, l'altare, spesso posto sotto un ciborio, si presentava in tre forme principali: una lastra di marmo sostenuta da un pilastro o colonnine; un cubo vuoto con reliquie visibili e accessibili tramite la fenestrella confessionis; un blocco squadrato di pietra innalzato sopra il sepolcro del martire (confessio), accessibile con una scala. Nelle basiliche romane di San Pietro e San Paolo, l'altare eretto sopra la tomba dell'apostolo martire è ancora oggi chiamato della "confessione".
La pratica di deporre le reliquie dei santi dentro un altare affonda le radici nella Bibbia ed è un antico costume della Chiesa, come specificato dall'Ordinamento Generale del Messale Romano. L'ordinanza di Papa Felice I (ca. 270) di celebrare il Santo Sacrificio della Messa "sulle tombe dei martiri" confermava un costume già esistente. È profondamente significativo, perché quanti hanno sacrificato la propria vita e hanno gloriosamente versato il proprio sangue per Cristo dovrebbero riposare ai piedi dell'altare, su cui viene celebrato il sacrificio di Cristo che ha infuso in loro l'eroismo e la forza del martirio. Quando Sant'Ambrogio ha scoperto i corpi dei martiri Gervasio e Protasio, li ha posti sotto l'altare, affermando: "I sacrifici trionfali devono essere posti dove viene commemorato il sacrificio propiziatorio di Cristo."
Classificazione e Diffusione delle Reliquie
Le reliquie furono classificate in maniera precisa. Un corpo completo, che comprendesse testa, gambe e braccia, era definito reliquiae insignes. Le reliquie non complete erano non insignes (notabiles per mani e piedi, exiguae per denti e dita). Tutte queste erano considerate reliquie primarie. Vi erano poi gli oggetti che erano stati a contatto con un santo, considerati sacri, ma classificati come reliquie secondarie (vestiti, utensili, strumenti di tortura del martirio). Una delle forme di "creazione" di reliquie era il martirio, che non implicava solo la morte ma orrende mutilazioni e sofferenze, le quali si riteneva trasformassero i resti fisici di un corpo in un'entità spirituale.
L'impulso maggiore al culto delle reliquie venne dall'imperatrice Elena, madre di Costantino, dopo essersi convertita al Cristianesimo nel 327. Elena si recò in Terra Santa per un pellegrinaggio e, secondo la tradizione, ritrovò diverse reliquie della Passione di Gesù, come la Vera Croce, la Corona di Spine e i Chiodi. Il viaggio di Elena accese la devozione verso tutti i santuari che potevano vantare il possesso di una reliquia; per questo motivo, le chiese facevano a gara per accaparrarsi un oggetto sacro, che non di rado veniva rubato o da ladri professionisti o durante i saccheggi delle città.
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Man mano che il cristianesimo si diffondeva, all'antica usanza di recarsi in pellegrinaggio ai luoghi di sepoltura dei santi si affiancò l'uso di spostarne le reliquie per raggiungere i più remoti confini del mondo cristiano (translatio). Questo diede luogo a una "inflazione" di reliquie e, nel Medioevo, la venerazione sconfinava nella superstizione, con attribuzioni di poteri miracolosi e taumaturgici. È noto che erano sparse per l'Europa almeno 60 dita di san Giovanni Battista, 3 teste di san Giorgio e innumerevoli frammenti del Legno della Croce, a testimonianza di questa moltiplicazione. I resti di un santo servivano a rendere autorevole la persona che ne aveva il possesso. La pratica della dismembratio, cioè la suddivisione dei corpi, divenne sempre più frequente per soddisfare la crescente domanda.
I Reliquiari: Custodi di un Legame Sacro
Al fine di conservare le reliquie, si introdusse il reliquiario, una custodia di grandezza, forma e materiali vari (urne, cofanetti, teche, ampolle, ecc.) destinata a contenerle. Il termine reliquiario deriva dal tardo latino reliquiarium, a sua volta da reliqua, "resto". La diffusione del culto determinò l'evoluzione dei loro contenitori. Dai sepolcri derivano i grandi reliquiari a cassa, collocati nelle chiese, mentre contemporaneamente si diffondevano reliquiari di ridotte dimensioni. Dall’età preromanica, la fortuna delle arti suntuarie e dell'oreficeria consentì la realizzazione di reliquiari in materiali preziosi e di grande pregio artistico.
I primissimi esemplari di reliquiario avevano la forma di cofanetti o teche e si presentavano in legno, rame, bronzo o avorio. Intorno al IV secolo i reliquiari cominciarono a essere impiegati per la conservazione di reliquie di santi e venivano venerati con grande rispetto, ritenuti capaci di compiere miracoli e guarigioni. Nel corso del primo millennio la devozione per le reliquie era tale che vennero realizzate vere e proprie statue contenenti al loro interno le urne, spesso rivestite con lamine metalliche e pietre preziose. Molto usato all'epoca fu il reliquiario cruciforme, cioè un contenitore a forma di croce, che poteva contenere frammenti della Vera Croce e, in tal caso, era chiamato stauroteca. Un modello comune era l'encolpio cruciforme, un piccolo ciondolo portato al collo, con reliquie all'interno di piccolissimi contenitori chiusi da dischetti di vetro.
In epoca precoce si creò tra tomba del martire e altare cristiano uno stretto legame basato sull'Apocalisse (Ap 6, 9). Questo rapporto pervade l'intera storia del culto cristiano delle reliquie. La qualità di 'portatore di Cristo' del martire o del santo comportò presto l'uso della sepoltura ad sanctos, per assicurarsi la loro virtus. L'esempio più antico di una traslazione di santi patroni a questo scopo è il trasferimento dei martiri Gervasio e Protasio, effettuato nel 386 da sant'Ambrogio.
Le reliquie avevano una differenziazione di rango: quelle corporee erano considerate primarie, mentre oggetti provenienti dall'ambiente più vicino al santo o alla sua sepoltura costituivano reliquie secondarie. Particolarmente numerose sono le reliquie da contatto, oggetti messi in seguito a contatto con una tomba santa, fra cui frammenti tessili (brandea), e inoltre olio, polvere, pezzi di terra, cera e simili. Come ulteriore categoria sono da menzionare le reliquie che ricordano il luogo, l'attività o anche il rango di un santo. L'ambizione al possesso delle reliquie e della loro virtus portò alla moltiplicazione di esse e alla creazione di appositi contenitori presso le tombe sante maggiormente visitate. La loro molteplicità si riflette in una terminologia differenziata per i reliquiari, che entrò in uso solo nel corso del Medioevo maturo (es. theca, vas, lipsanotheca, arca, scrinium, pyxis, encolpium, monstrantia).

La Questione dell'Autenticità e l'Impatto Culturale
Col crescere della richiesta di reliquie, da parte dei fedeli e di illustri prelati, dovette inevitabilmente crescere anche l'offerta. Ciò portò alla smania di ricerca di antiche reliquie sui luoghi santi, spesso in buona fede, ma anche alla nascita di una categoria di intermediari, alcuni onesti, altri veri e propri costruttori e spacciatori di falsi. Sant'Agostino denunciava il commercio delle reliquie dei martiri fin dal V secolo, e casi come quello del diacono romano Deusdona nell'VIII secolo, che smerciava false reliquie, sono noti. Questo solleva il delicato tema dell'autenticità.
Lo storico è chiamato a indagare la provenienza e l'autenticità delle reliquie, una sfida che si fa complessa quando reliquie "false" sono oggetto di grande interesse devozionale. Le reliquie, in genere, sono oggetti privi di preziosità oggettiva, ma all'interno del proprio ambiente religioso, che attribuisce loro un valore, esse divengono dei "semiofori", cioè oggetti che portano in sé un significato non tangibile e non misurabile se non agli occhi di chi le venera. Questo significato può oscillare: certe reliquie in certi momenti della storia sono intese come più preziose di altre, e certune sono ignorate al punto da divenire semplici cimeli da sacrestia. Ciò dipende dalla tipologia di reliquia, dalla sua integrità o meno, dalle sue vicende, dal valore attribuito alla persona cui essa è connessa e dalla propaganda delle autorità ecclesiastiche e civili.
L'entusiasmo per le reliquie tende a calare nel tempo se non viene periodicamente rinfocolato attraverso una costante attenzione oppure grazie a eventi significativi come festività, azioni di culto, traslazioni, guarigioni, apparizioni, miracoli. Per molto tempo, e da parte di molti, le reliquie non sono state considerate un oggetto degno di interesse storico, ma un fenomeno puramente devozionale legato alla "religiosità popolare". Negli ultimi decenni, tuttavia, è nato un interesse storiografico per studiare le devozioni legate alle reliquie anche in prospettiva politico-ecclesiastica, nella dinamica della creazione e del mantenimento del consenso.
L'Altare nella Dottrina e Liturgia Contemporanea
L'attuale dottrina della Chiesa in materia di reliquie si rifà al Concilio di Trento (1545-1563), che dispose che i santi, le immagini e le loro reliquie autentiche fossero tenute in onore. Il termine "onore" si rifà al culto, dal latino colere, "onorare", inteso come "atto di venerazione e rispetto tributato ad una persona posta in autorità", e come atto di fede e di venerazione.
Nelle chiese odierne, l'altare ha subito ulteriori evoluzioni. Di dimensioni ridotte, fino al IX secolo si ergeva al centro dell'abside o su un piano rialzato. Dal VII secolo si cominciò a disattendere l'antica norma di "un solo altare" e "una sola messa", portando alla moltiplicazione di altari e messe. Dal IX secolo, l'uso di porre le reliquie dei santi sulla mensa dell'altare o di elevare dietro a esso l'urna di un santo, lo trasformò in altare reliquiario. Poiché non tutte le chiese disponevano di reliquie insigni, si diffuse l'uso dell'altare a dossale, sul quale sono raffigurati Cristo, Maria e i santi patroni, evolvendo in elaborate costruzioni fino all'altare monumento, come i famosi retablos spagnoli.
Questo spostamento d'accento fece sì che l'immagine o l'urna del santo diventassero visivamente più importanti della mensa del sacrificio eucaristico. Un'ulteriore fase evolutiva fu la collocazione del tabernacolo al centro della mensa dell'altare, sostenuta da figure come il vescovo Matteo Giberti e san Carlo Borromeo, e prescritta dal Rituale di Paolo V (1614).
La riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II ha inteso restituire all'altare il suo significato liturgico primario. Tra i luoghi di una chiesa, solo l'altare conosce un rito di dedicazione, a sottolinearne l'eccellenza: "L'altare, sul quale si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della croce, è anche la mensa del Signore, alla quale il popolo di Dio è chiamato a partecipare quando è convocato per la Messa; l'altare è il centro dell'azione di grazie che si compie con l'Eucaristia". Verso l'altare si orienta lo sguardo degli oranti, sacerdote e fedeli, convocati per la santa assemblea intorno ad esso. Il suo valore è espresso anche dai riti che, nella dedicazione, ne esplicitano il simbolismo: l'unzione con il crisma, l'incensazione, l'illuminazione. L'altare rappresenta i due aspetti di uno stesso mistero: l'altare del sacrificio e la mensa del Signore, ed è simbolo di Cristo stesso, presente sia come vittima che come alimento celeste.
Oggi si richiede che in chiesa si costruisca un solo altare, staccato dalla parete per potervi girare attorno e celebrare verso il popolo, e collocato in modo da attirare l'attenzione; sia normalmente fisso e dedicato, con la mensa di pietra (non è esclusa altra materia degna, solida e ben lavorata); sotto l'altare si possono porre reliquie di santi; sia coperto da una tovaglia e sopra o accanto a esso vi siano una croce e i candelieri. La venerazione per l'altare (si bacia, lo si incensa, davanti a esso ci si inchina) è motivata dal suo legame col sacrificio di Cristo, al quale nel sacramento si associa il sacrificio della Chiesa orante. Su di esso si depone anche l'Evangeliario e si compiono importanti riti come le ordinazioni, il matrimonio e le esequie.
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Il Significato Duraturo e il Potere delle Reliquie
Le reliquie continuano ad attirare la nostra attenzione, perché sono "un simbolo tangibile e non quotidiano che non si ritrova in normali immagini votive". C'è sempre stata la necessità di avere bisogno di contatti diretti e di segni evidenti, ed allora le reliquie esercitano un grande potere di richiamo. Il loro significato è però legato "al momento dell'ostensione e non tanto al loro essere nelle sacrestie": quando infatti questi corpi "sono mostrati ai fedeli riacquistano il loro potere visivo". Il potere delle reliquie era quello di curare e serviva a dimostrare che Dio si manifestava attraverso un santo che agiva miracolosamente. Il tardo Medioevo, come notato da Lombatti, fu un periodo popolato da pittoresche collezioni di reliquie, santi reali e immaginari, preziosi reliquiari e pratiche devozionali verso i martiri nati da un profondo senso del sacro e del mistero. "Un mistero fatto di ritualità paganeggianti, che rievocavano antiche superstizioni. (Le reliquie) rappresentavano l’anello di congiunzione tra la terra e il cielo, il naturale e il soprannaturale, tra l’uomo e Dio."