La Santità: Un Percorso di Gioia e Realizzazione Umana

Spesso la santità evoca immagini di austerità, di abbandono del sé o addirittura di martirio, finendo per incutere timore e per essere considerata riservata a poche anime d’élite. Questo pregiudizio porta a pensare che la santità sia un ideale irraggiungibile per la maggior parte delle persone.

Eppure, come afferma Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Gaudete et exsultate - che si potrebbe idealmente sottotitolare “non abbiate paura della santità” - essa non consiste nel vivere un ideale più o meno estremo. Si tratta piuttosto di trovare gli ingredienti che fanno avanzare giorno per giorno sul cammino della santità.

illustrazione di una persona che cammina su un sentiero luminoso

La Santità: Una Ricetta per la Felicità

Per san Giovanni Bosco, conseguire la santità è come fare un buon dolce: ci vogliono buoni ingredienti e il tempo di far lievitare l’impasto. Se esiste una ricetta della santità, il suo secondo ingrediente (dopo la perseveranza) è senz’altro la gioia. Per il pontefice argentino, infatti, la santità è il mezzo più rapido per conseguire la felicità, attraverso cinque elementi - cinque ingredienti - per superare gli ostacoli e arrivare a meta.

Il Signore vuole che ognuno sia santo e non si aspetta che ci si accontenti di un’esistenza mediocre, annacquata o inconsistente. I santi, pur vivendo un’esistenza ordinaria, hanno accolto l’amore straordinario di Dio, dimostrando che la santità è per tutti e non consiste nell'assenza di conflitti o problemi, ma in una scelta quotidiana di piacere prima di tutto a Dio, cercando sempre la giustizia e camminando nella fede.

La Gioia Profonda: Ingrediente Essenziale della Santità

A differenza del piacere, che è effimero, la gioia è molto più profonda: essa ci prende interamente, toccando lo spirito, il corpo e il cuore, e rendendo l'universo più colorato. Certo, la gioia non dipende da un volontarismo psicologico come l’ottimismo o il “pensare positivo”. Molto prima dei consigli degli psicologi, i Padri del deserto parlavano della custodia del cuore, un esercizio propedeutico al conseguimento della gioia duratura.

Nel III secolo, coloro che scelsero di vivere in maniera radicale la loro fede nel deserto d’Egitto adottarono la parola greca “νήψις”, che significa vigilanza, come via per la gioia profonda. Questo metodo spirituale mira a liberare l’uomo dai pensieri malvagi o contaminati dalle passioni, invitando a osservare i pensieri che penetrano nell’animo e a distinguere i buoni dai cattivi. Aprire il cuore significa essere attenti a sé stessi.

I pensieri sani conducono a uno gradevole stato di gioia profonda, ingrediente indispensabile della santità. Del resto, l’accostamento delle parole “santo” e “beato” (cioè “felice”) non è casuale. Fin dall’Antichità cristiana, i Padri del Deserto hanno associato la santità alla gioia. La felicità eterna è promessa nella beatitudine celeste, e già quaggiù, la gioia inabita i cuori di coloro che amano. Il segno più grande della felicità è la gioia che è frutto dell’intimità con Cristo, per quelli che si sanno amati di amore infinito fin nel più profondo delle debolezze e delle miserie, e non solo nei loro punti di forza. Durante il suo battesimo, Gesù ci è offerto come Colui nel quale troviamo la gioia di Dio: “Questo è il mio figlio amato, nel quale trovo la mia gioia.”

LA GIOIA COME PRATICA SPIRITUALE | 5 Insegnamenti Buddisti

Santi e la Loro Gioia Contagiosa

Chi ha avuto la grazia di incontrare dei santi ne dà testimonianza: essi sono abitati da una vera gioia di vivere, che si traduce in un’apparente levità (tanto poco pesa il loro ego!), un’energia e una gaiezza spesso assai comunicative. Madre Teresa e Giovanni Paolo II erano noti per il loro humour e i loro splendidi sorrisi, forti rivelatori della loro santità. Non a caso si dice: “La santità consiste nello stare allegri.”

Questa allegria si traduce in pratiche quotidiane concrete. Tre aspetti sono fondamentali:

  1. Allegria: ciò che turba e toglie la pace non piace al Signore.
  2. I propri doveri: di studio e di preghiera.
  3. Far del bene agli altri: aiutare i compagni quando ne hanno bisogno, anche se costa un po’ di disturbo e fatica.
Come si sperimentava a Valdocco con Don Bosco, anche oggi, i giovani possono vivere la dimensione del dovere e della “fatica” legati allo studio, ma anche momenti di gioco e di socialità con insegnanti che partecipano attivamente alle loro attività.

Santità nel Mondo Contemporaneo: Oltre i Pregiudizi

Purtroppo, nella nostra cultura moderna, la parola “santità” non gode di grande credito, avendo acquisito un significato talvolta ambiguo o perfino negativo, come se fosse sinonimo di mancanza di umanità, di comportamenti strani o addirittura aberranti. Questo è dovuto, da una parte, a una certa agiografia del passato, bene intenzionata ma scorretta, che trasformava i Santi in eroi irraggiungibili, esseri eletti e unici, estraniandoli dall’esperienza umana. Dall’altra parte, una visione secolarizzata, volendo eliminare dalla vita umana la dimensione religiosa, esagera e ridicolizza i lineamenti più scioccanti dei santi, facendone una caricatura.

Nonostante ciò, la gente continua a raccogliersi intorno ai santi. Basta vedere l’enorme risposta popolare attorno a figure come Padre Pio o Madre Teresa di Calcutta. Questo avviene perché queste persone, essendosi aperte all’azione di Dio, sono luminose e irradiano quella Luce Cristica dalla quale si sono lasciate invadere. I santi attraggono non perché sono eroi, ma perché irradiano il profumo e la luce del divino. Anche nei nostri tempi, i santi continuano a essere fuochi luminosi nell’oscurità, e la gente vi accorre in massa.

immagine di folla che si avvicina a una luce brillante

La Molteplicità dei Cammini verso la Santità

Esistono modelli molto diversi di santità, il che è logico. Nei santi si esprime in pienezza quella dimensione di vita della Chiesa che von Balthasar chiama “santità-soggettiva”. Essi incarnano un’accoglienza della Luce che accende e attiva il carisma personale ricevuto da Dio, a cui ciascuno risponde in misura progressiva, secondo la propria vocazione, affinché il dono dello Spirito fruttifichi a beneficio di tutti. In realtà, sono una parola del Vangelo incarnata nel proprio vissuto.

La diversità delle situazioni personali e dei doni carismatici spiega la varietà dei santi. I diversi modelli di santità sono anche vincolati alle varie epoche e alle caratteristiche più significative di ogni tappa culturale. Si pensi, per esempio, al parallelismo tra il nascere della civiltà urbana e la spiritualità dei mendicanti, o tra l’affermarsi della critica atea e la spiritualità di Charles de Foucauld o di Teresa di Lisieux.

La domanda che emerge con insistenza è: quale tipo di santità si richiede oggi? Date le peculiari condizioni della cultura secolarizzata dell’Occidente, si cercano modelli di identificazione connessi alle coordinate culturali attuali. Proprio per questo Papa Francesco, nella Gaudete et exsultate, afferma che: “La santità è il volto più bello della Chiesa”. Ma anche fuori della Chiesa Cattolica e in ambiti molto differenti, lo Spirito suscita segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo.

Non è necessario copiare stili di vita che possono sembrare irraggiungibili. Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui, senza esaurirsi cercando di imitare qualcosa che non è stato pensato per lui. Tutti siamo chiamati a essere testimoni, ma esistono molte forme esistenziali di testimonianza. La santità è l’obiettivo di ogni vita cristiana, la meta di tutti i battezzati è il lasciarsi contagiare dalla Santità di Dio, Amore, per giungere alla meta.

La chiamata alla Santità è accessibile ad ogni cristiano, in ogni stato di vita (religioso, secolare, sposato, ecc.) e si vive nelle responsabilità quotidiane, che diventano il luogo dove il Signore si manifesta e ci guida. Non è una mera perfezione morale, ma l’accoglienza dell’amore di Dio. Siamo chiamati ad aspirare alle cose più grandi e a guardare in alto: “Siate santi, dice il Signore, perché io sono santo.” L’omelia sulla vera natura della santità si conclude con le toccanti parole di San John Henry Newman: “Guidami tu, luce gentile, nella tenebra che mi circonda. Guidami avanti, la notte è oscura e sono lontano da casa. Guidami avanti, custodisci i miei passi. Non chiedo di vedere tutto l’orizzonte lontano.”

Sant'Alfonso Maria de' Liguori: Un Esempio di Santità Quotidiana

La proposta alla vita santa per Alfonso Maria de' Liguori è per tutti: laici e religiosi. Ai suoi tempi, la vita laicale era spesso considerata mediocre, regolata solo dai Dieci Comandamenti, dai precetti della Chiesa e dai doveri del proprio stato, mentre la vita religiosa doveva essere generosa con il traguardo della santità, regolata per lo più dai consigli evangelici. Per Alfonso era chiaro che la vita morale-spirituale non poteva essere disgiunta dalla vita pratica.

Egli recupera una fondamentale unità della vita cristiana, basata sull’amore di Cristo Gesù all’uomo, affermando che la santità è alla portata di tutti. Scriverà nella Selva di materie predicabili (1760): «Dio vuol salvi tutti, ma non per le stesse vie.» La sua è una visione realizzabile, non una teoria sulle nubi. Sant'Alfonso ci accompagna e ci incoraggia, secondo l’espressione di Papa Francesco, alla vita concreta, all’amore pratico a Gesù Cristo e alla Chiesa, con il suo esempio e la sua laboriosità e praticità.

Nel 1796, il Dizionario storico degli uomini illustri stampato a Venezia, alla voce Liguori, recitava: «Fu un uomo apostolico, un modello di santità, e dottrina ai vescovi, ed uno de’ più forti sostenitori della sana, e pratica morale.» Nominato vescovo di Sant’Agata nel 1762 per obbedienza a Clemente XIII, Alfonso accettò solo dopo aver tentato di rinunciare, dicendo: «Questa è la volontà di Dio […] Gloria Patri!». Non era entusiasta dell'equipaggiamento vescovile, rispondendo a chi gli faceva notare la necessità di una carrozza con livrea: «Se per ubbidienza ho accettato il vescovato debbo imitare i santi vescovi, e non mi state a dire carrozze e livree.» La sua umiltà e il suo zelo furono notevoli, come dimostrato anche dal suo impegno nel difendere la dottrina della comunione frequente.

Sant'Alfonso fu un pastore esemplare, pieno di zelo, aperto, disponibile, un vero evangelizzatore, un vescovo con l’odore delle pecore. Le carte per il processo di beatificazione rivelano come la sua azione pastorale fosse in favore della perfezione della vita santa. Fondò monasteri e luoghi di ritiro per le persone in pericolo spirituale, e procurava parroci dotti e santi per la cura delle anime. Si informava minuziosamente circa i costumi dei suoi diocesani. Nelle visite alla diocesi, cavalcava un somaro; sempre predicava, istruiva i fanciulli, visitava gli ammalati.

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