Il ricco patrimonio culturale partenopeo è intriso di modi di dire e proverbi, alcuni dei quali assolutamente intraducibili in altre lingue. Molti di essi hanno un retaggio molto antico e sono frutto di eventi particolari, la cui storia è conosciuta da pochi. Tra queste espressioni, troviamo anche riferimenti al mondo ecclesiastico e, in particolare, al significato di "alla viva il parroco", un'espressione che ha trovato applicazione anche nel gergo calcistico.
"Alla viva il parroco" nel Calcio e oltre
L'espressione "giocare ‘alla viva il parroco’" nel contesto calcistico indica una tattica priva di intenzioni costruttive, volta a sbrogliare sommariamente situazioni complicate senza troppi obiettivi, ricorrendo a "calcioni" senza fantasia. Solitamente, questa tattica viene attuata per difendere disonorevolmente un risultato o come forma di protesta contro la tifoseria o la società. Una delle "Melina" più sfacciate ricordate fu messa in atto in un Sampdoria-Reggiana del 1997.

Altre Espressioni Calcistiche di Origine Culturale
- Il "Biscotto": Questo termine si riferisce a un patto tacito tra due squadre che permette loro di trarre un beneficio comune a scapito di una terza "scomoda". Il termine ha origine nel contesto delle corse dei cavalli, spesso specchio di malaffare.
- La "Veronica": Nel calcio, la Veronica è un particolare dribbling in cui il portatore di palla esegue una giravolta su se stesso mentre affronta l'avversario. Il termine si riferisce anche a un classico movimento della tauromachia. La sua origine pare derivare da un episodio apocrifo in cui Gesù Cristo, durante la salita al monte Calvario, viene avvicinato da una donna, Veronica, che gli passa un velo sul viso, proprio come il torero fa con il toro.
- Il "Catenaccio": Questa tattica estremamente difensiva, ben nota in Italia, consiste nello schierare una formazione che preferisce blindare la porta piuttosto che attaccare. Pare che sia stata inventata da un austriaco, Karl Rappan, nel campionato svizzero.
- La tattica del "Tridente": Completamente opposta al catenaccio, questa tattica prevede lo schieramento di tre attaccanti di ruolo che spesso si scambiano le posizioni, rendendo ogni azione potenzialmente letale. Sebbene l'accoppiamento possa sembrare forzato, non si può non citare Massimo Palanca, mito del Catanzaro, che realizzò ben 13 reti direttamente dalla bandierina.
La Figura del Prete nella Cultura Popolare Napoletana
La presenza di un prete in famiglia, in passato, era segno di prestigio e ricchezza, come testimonia il detto: "Viata a chella casa - addò 'a chiereca ce trase!" (Beata quella casa, dove entra [c'è] la chierica, la tonsura, il prete). Un altro proverbio evidenziava la condizione privilegiata del prete: "'U spusato sta buono 'na settimana; 'u puorco 'n'anno; 'u prèuto 'na vita sana" (Lo sposato sta bene una settimana; il maiale un anno; il prete una vita intera), alludendo alla settimana di luna di miele per lo sposato, all'uccisione del maiale dopo un anno, mentre il prete vive comodamente e tranquillamente per tutta la vita.
Il Prete Secolare e il Monaco
Il prete è detto secolare perché vive nel "secolo", cioè nel mondo a contatto con la gente. Esiste invece chi sceglie di vivere lontano dal mondo, ritirandosi in convento. Tra gli Ordini "regolari", va ricordato in particolare quello dei Francescani che vivono in povertà e indossano sai scuri.
Un riferimento allo stato monacale si trova nel detto: "Si comm'a Criscienzo 'e papà: se vuleva fa' monaco e se vuleva 'nzurà" (Sei come Crescenzo di papà: voleva farsi monaco e voleva sposarsi), per indicare chi vuole fare una cosa ma anche il suo opposto.
Cariche Ecclesiastiche e Aneddoti
A proposito di cariche ecclesiastiche, un detto fa riferimento al Vescovo: "Giorgio se ne vuleva i' e 'u Vescovo n'u vuleva mannà" (Giorgio se ne voleva andare e il Vescovo non lo voleva mandare). Pare che questo detto sia di origine prettamente pignatarese, dato che San Giorgio è protettore di Pignataro e il paese fu sede vescovile dal '600 fino agli anni Venti del secolo scorso.
La "Bizzoca" o "Monaca 'e Casa"
C'è poi la particolare condizione della "bizzoca", o "monaca 'e casa", ovvero la zitella che, non avendo trovato marito, si dedica interamente alla vita di chiesa. Essa deve rassegnarsi a vivere da sola, ma talvolta pensa con nostalgia al tempo della giovinezza in cui ha rifiutato, per eccessiva scontrosità, qualche buon partito, provando invidia per le compagne che un marito lo hanno trovato. A tal proposito, un detto recita: "Chi tanta amanti - Chi tante lenzuola - chi dorme sola!" (Chi tanti amanti, Chi tante lenzuola, Chi dorme sola!), così sospirando la "bizzoca".
In un altro contesto, un'espressione mette in guardia dalle "bizzoche": "Guai a chella casa // addò ce stanno le bizzoche: // fanno sempe 'o foca-foca // mai 'a pace ce fanno sta" (Guai a quella casa - dove ci sono le pinzochere: - fanno sempre fuoco-fuoco - mai la pace ci fanno stare), dove "foca-foca" significa "attizzare fuoco", ovvero "seminare zizzania".

L'Ingresso del Nuovo Parroco: tra Tradizione e Laicità
L'usanza dell'ingresso pubblico e solenne di un nuovo parroco in parrocchia è tipica delle zone ancora "bianche" e fa parte integrante del panorama sociale. Questa manifestazione, dai significati non disprezzabili, dovrebbe essere improntata al rispetto dell'autenticità, della crescente laicità della società attuale e all'attenzione verso chi non si sente più parte della comunità religiosa.
Ingresso del nuovo parroco don Bivignani ad Anghiari
L'arrivo del nuovo parroco, secondo alcuni, non dovrebbe sfiorare il carnevalesco, come talvolta succede. Anche in chiesa, tra i fedeli, le celebrazioni vanno fatte bene. Il rito dell’ingresso di un nuovo parroco, fatto con semplicità solenne e un montaggio essenziale, può essere una miniera di spunti di preghiera, meditazione e crescita spirituale per la comunità e per il festeggiato stesso. Questo ragionamento vale anche per i festeggiamenti ai novelli sacerdoti, che sono belli e necessari, ma devono mantenere la giusta misura.
Di recente, un neo-Parroco, al cui ingresso era presente un Delegato Vescovile, ha espresso il desiderio di non volere una festa "alla Viva il Parroco", evidenziando una preferenza per un'accoglienza più sobria e significativa.