Alberti, figure apostoliche e loro ministeri

La storia ecclesiastica annovera diverse figure di nome Alberti che hanno ricoperto ruoli significativi all'interno della Chiesa. Tra di essi, spiccano Niccolò Alberti, cardinale del XV secolo, e Giuseppe Alberti, vescovo contemporaneo di Oppido Mamertina-Palmi, oltre a Francesco Alberti, sacerdote ticinese del XX secolo, e Giuseppe Maria Alberti, abate del XVIII secolo.

Niccolò Alberti (1386-1445): Dalla Corte Pontificia alla Porpora Cardinalizia

Ritratto storico di Niccolò Alberti

Niccolò Alberti nacque a Firenze nel 1386, figlio di Giovanni di Cipriano e Francesca di Bernardo de' Nobili. A soli vent'anni, succedette al padre nella carica di podestà di Perugia, ma ben presto scelse la vita sacerdotale, intraprendendo una brillante carriera ecclesiastica.

Primi Incarichi e Controverie

Giovanni XXIII lo chiamò a far parte della corte pontificia, posizione che mantenne anche sotto Martino V. Quest'ultimo lo nominò nel 1420 tesoriere pontificio a Bologna, città da poco sottratta ai Bentivoglio. La sua presenza a Bologna, sebbene come rappresentante papale, generò risentimento in Rinaldo degli Albizzi, che lo accusò di aver violato i bandi comminati alla famiglia Alberti, confiscandone i beni. Martino V protestò a lungo presso la Signoria fiorentina, ottenendo la revoca del provvedimento solo nel 1425. Nello stesso anno, grazie a una tregua nella rivalità tra Alberti e Albizzi, Niccolò ricevette un canonicato nella metropolitana fiorentina, e poco dopo fu nominato abate commendatario di S. Savino in Pisa e di Grottaferrata.

Ascesa sotto Eugenio IV

La sua fortuna nella carriera ecclesiastica è da attribuire principalmente alla stima e all'affetto di Eugenio IV. Questo papa lo richiamò in Curia e, nel 1434, lo nominò ambasciatore a Perugia per trattare la questione dei beni che il vescovo di quella città aveva devoluto alla Santa Sede. Nel 1435 gli affidò il governo della stessa Perugia (marzo) e successivamente (aprile) di Orvieto, inviandolo anche come ambasciatore presso Francesco Sforza per negoziare la pace tra lui e gli Orvietani. Nonostante le difficoltà poste dai Bracceschi, la sua azione di governo fu caratterizzata da manifestazioni di obbedienza e stima personale da parte delle due comunità.

Vescovo e Cardinale

Leon Battista Alberti

Il 4 marzo 1437 gli fu affidata la diocesi di Camerino, della quale, pur conservando il titolo anche dopo l'elevazione alla porpora, non assunse mai direttamente il governo, facendosi rappresentare dal vicario Antonio de Meha. Nella sua qualità di vescovo di Camerino, prese parte al Concilio di Firenze, supportando gli sforzi di Eugenio IV per la riunione della Chiesa greca alla latina e intervenendo nelle trattative grazie alla sua profonda conoscenza del greco e del latino. Come segno di gratitudine e per onorare i Fiorentini per l'ospitalità offerta al concilio, il papa lo creò cardinale diacono del titolo di S. Eustachio il 18 dicembre 1439, mantenendogli anche il vescovado di Camerino e le abbazie di S. Savino e Grottaferrata.

Ultimi Anni e Morte

Tornato in Curia il 24 ottobre 1442, rimase costantemente al fianco del papa impegnato nel concilio. Nel 1444 fu nominato camerario del Sacro Collegio, prendendo possesso di questa carica il 15 ottobre. Esistono divergenze tra i biografi riguardo alla data esatta della sua morte, situata tra il 3 e l'11 agosto 1445, nel monastero di Grottaferrata. Il suo cuore fu lasciato a Roma, nella cappella di Sant'Ilario in Laterano, mentre il corpo fu sepolto in S. Croce a Firenze, accanto agli altri Alberti.

Francesco Alberti (1893-1957): Gesuita e Polemista

Un'altra figura di rilievo è Francesco Alberti, gesuita nato a Pergine (Valsugana) il 29 luglio 1593. Dopo aver conseguito il dottorato in filosofia a Padova, entrò nella Compagnia di Gesù il 15 settembre 1615, pronunciando i quattro voti il 28 ottobre 1630. Insegnò retorica, matematica ed esegesi biblica al collegio Brera di Milano per molti anni. Dal 1651 si trovò alla Casa professa di S. Fedele a Milano.

Attività Letteraria e Polemica

Alberti acquisì notorietà per i suoi scritti polemici contro il filologo tedesco G. Schoppe (Scioppius), in risposta agli attacchi mossi da quest'ultimo alla Compagnia. Tra le sue opere figurano le Generales vindiciae adversus famosos Gasparis Scioppii libellos (2 voll., Monaco 1649) e Lydius lapis ingenii spiritus ac morum Gasparis Scioppii... Sebbene i superiori permisero la stampa di queste opere, esse dovettero essere pubblicate in Germania a causa del divieto di censura in Italia. Tra le altre sue opere si ricordano Liber contra saltationes et choreas e i Paradoxa moralia de ornatu mulierum... La sua In eloquentiae quum profanae tum sacrae corruptores Actio (Milano 1651; Coloniae 1669, con il titolo Thesaurus eloquentiae sacrae et prophanae) era diretta in generale contro alcuni aspetti dell'eloquenza barocca, pur essendo implicitamente rivolta anche contro lo Schoppe.

Coinvolgimento nel Quietismo

Alberti scrisse una Vita di Giacomo Filippo Casolo, propagatore del movimento quietistico dei pelagini, che ebbe diffusione manoscritta. Coinvolto nel processo contro i pelagini, ricevette ordine dal generale della Compagnia, Gosvino Nickel, il 13 gennaio 1657, di consegnare all'Inquisizione tutti gli scritti del Casolo in suo possesso e di astenersi dallo scrivere apologie o confutazioni, venendo privato della direzione della Congregazione dei secolari. Il 24 febbraio fu chiamato a Roma dal Sant'Uffizio, con l'ingiunzione di portare con sé tutte le scritture relative al Casolo. Morì nel maggio 1657. Contribuì inoltre a un'edizione ampliata del Calepino, avvalendosi della sua vasta conoscenza del latino.

Giuseppe Alberti (1965): Vescovo di Oppido Mamertina-Palmi

Foto di Giuseppe Alberti, vescovo

Don Giuseppe Alberti è nato il 17 giugno 1965 a Este (Padova) ed è stato battezzato il 26 giugno 1965 a Santa Croce di Ospedaletto Euganeo. Ha completato gli studi classici e teologici presso il Seminario di Padova.

Servizio Missionario e Parrocchiale

Nel 2000, come sacerdote fidei donum della Diocesi di Padova, è partito per l'Ecuador, dove ha accompagnato la formazione dei seminaristi della Diocesi di Tulcan nel Seminario "Nuestra Senora de la Paz", insegnando materie filosofiche e teologiche. È diventato rettore del Seminario Maggiore e ha collaborato pastoralmente nelle parrocchie di Tulcan. Ha partecipato all'organizzazione del III Congresso Missionario Americano (CAM 3) nel 2008 a Quito. Nel 2011 è stato nominato parroco di Villafranca Padovana e dal 2014 al 2022 è stato moderatore dell'unità pastorale di Villafranca Padovana.

Nomina e Ordinazione Episcopale

Don Giuseppe Alberti, parroco di Solesino, è stato nominato vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi da Papa Francesco il 21 settembre, in concomitanza con l'annuncio del vescovo Claudio Cipolla a Padova. L'ordinazione episcopale è avvenuta domenica 19 novembre 2023, alle ore 16, nella basilica Cattedrale a Padova. La celebrazione è stata presieduta dal vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla, con la partecipazione dei vescovi emeriti di Padova e Oppido Mamertina-Palmi, e di numerosi altri sacerdoti. La Lettera apostolica di nomina è stata letta dal Cancelliere della diocesi calabra, don Antonio Spizzica. Dopo l'omelia e il rito di ordinazione, che ha incluso l'imposizione delle mani, l'unzione con il crisma e la consegna delle insegne episcopali, mons. Fortunato Morrone ha portato il suo saluto. Mons. Giuseppe Alberti farà il suo ingresso nella Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi domenica 10 dicembre.

Don Alberti ha espresso la sua sorpresa e trepidazione per la nomina, definendola una "chiamata in contropiede da Dio" e ha sottolineato la sua fiducia nel Signore e nella collaborazione comunitaria per affrontare questa nuova sfida. Ha inoltre evidenziato come l'esperienza missionaria in Ecuador lo abbia preparato ad accogliere una realtà sconosciuta, ribadendo la sua intenzione di condividere il Vangelo e di lavorare insieme alla comunità di Oppido Mamertina-Palmi.

Giuseppe Maria Alberti (XVIII sec.): Abate

Giuseppe Maria Alberti (D'Alberti) è stato un abate del XVIII secolo. Realizzò una visita pastorale all'Abbazia di San Martino al Cimino nel 1827. Nel 1834 decise la soppressione della Compagnia degli Agonizzanti, assegnandone i beni alla Confraternita del Santissimo Sacramento e del Santo Rosario.

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