Fin dall’inizio, nella Bibbia si parla di alberi. Essi rappresentano elementi cardine nella narrazione e nel simbolismo biblico, spesso assumendo ruoli di grande importanza antropologica e teologica.
L'Albero nella Creazione e il suo Significato per l'Umanità
Nel racconto della Genesi (cap. 1) si narra che Dio creò alberi da frutto che contengono seme secondo la loro specie. Questa creazione sottolinea l'importanza degli alberi come fonte di vita e continuità.
Le radici che attingono linfa dal suolo, che poi scorre nel tronco e irrora le foglie e i frutti che sono nei rami, sono una delle migliori rappresentazioni dell’essere umano. Tuttavia, l'essere umano ha delle radici poiché appartiene ad una famiglia che affonda le sue origini nel più lontano passato.
Ma l’albero è un simbolo antropologico per eccellenza anche a partire dall’alto e non solo dal basso. Esso rappresenta l'axis mundi, ossia l’asse al centro della terra che collega il sottosuolo al cielo, passando per le viscere del pianeta.

Essa affonda nel Golgotha - che rappresenta tradizionalmente il teschio di Adamo - rappresentando così tutta l’umanità passata. I rami si stendono ovunque, in tutte le direzioni, offrendo frescura e ossigeno, rappresentando la redenzione universale di Cristo. Mangiare i frutti dell’albero rappresenta altresì acquisire qualcosa di cui l’albero è tramite e che può venire da sotto o da sopra.
Il numero dodici rappresenta le dodici tribù d’Israele che a loro volta rappresentano tutti i popoli della terra che, un giorno, potranno gustare la pienezza della vita ed essere pienamente guariti. Ed il sole è il simbolo per eccellenza di Dio in molte culture antiche, soprattutto in Egitto, ma anche nella Bibbia (cfr. Lc 1).
La Tradizione Ebraica e il Profondo Rispetto per la Natura
Il primo testamento rimanda spesso agli elementi della natura che divengono continui doni per il popolo di Israele. Tutto è dono: dalla celebre promessa della terra dalla quale sgorgano latte e miele (cfr. Es 3, Dt 11) alla rugiada che, come un manto, si poggia sulla terra rendendola fertile (cfr. 1Re 17,1) fino a continue similitudini tra gli elementi naturali e agricoli e l’azione o la parola di Dio stesso (cfr Is 55). La loro assenza attesta una mancanza da parte del popolo, quindi diviene una punizione da espiare (cfr. 1Re 8, 35).
A mia conoscenza, solo la tradizione ebraica, con la festa ebraica di TuBishvat, con cui si inaugura in Israele la primavera, prevede un capodanno degli alberi. Non è solo un momento di celebrazione per la ripresa della vita dopo la stagione invernale, ma un rinnovamento del patto che lega esseri umani e alberi, dopo essere stato infranto con la deriva del frutto proibito da parte di Adamo ed Eva.

Se a questo si aggiunge che un intero ordine della Mishnah, la Torah orale ricevuta da Mosè sul Monte Sinai insieme a quella scritta, è dedicato agli zera’im (sementi), si comprende la centralità del tema naturale nella cultura biblica. Questa teoria si traduce in pratica attraverso numerosi trattati talmudici:
- Dalla Peah (l’angolo del campo lasciato per i poveri) al Kilaim, dedicato alla mescolanza di cose diverse.
- Il Trattato Kilaim implica il divieto di mescolare le sementi, gli animali e le materie eterogenee, tema talmente sensibile da essere indicato come causa del diluvio universale (in ebraico mabul, dal verbo lebalbel, mischiare). Un mischiamento negativo, quello in cui le parti perdono le rispettive identità, dileguandosi nel caos dell’indistinto primordiale.
- Altri trattati come Sheviit (anno sabbatico), Maassroth (Decime) e Bikurim (Primizie) continuano a scandire il rapporto sacro con la terra.
Sono tutti passi della letteratura biblica o talmudica che hanno indotto molti a costruire un parallelo fra quanto impone la Torah e la mentalità ecologica dei nostri giorni. Ci paiono attualizzazioni molto riduttive se non addirittura improprie. Non è superfluo ricordare che l’Ordine mishnaico Zera’im si apre col Trattato di Berakòt (Benedizioni).
Qual è la relazione? Come già sottolineava Rashi di Troyes, commentatore principe della Torah vissuto fra XI e XII secolo, a proposito del primo verso della Torah, nessuno è padrone della terra che si trova ad abitare perché nessuno ne è all’origine. Non si scordi che per l’Egitto il Nilo, da cui prendeva vita tutto il Paese, coincideva con lo sperma del faraone e che ogni volta che moriva un sovrano si iniziava un nuovo calendario, a sancire la coincidenza della scansione temporale con la sua vita.
Significa che l’ebraismo sia insensibile al valore dell’ambiente? Esattamente il contrario. Così come il trattamento dell’animale, il rispetto per l’ambiente è, in ambito biblico, un principio talmente evidente da non dover nemmeno essere scritto. Ma, contro ogni visione bucolica che invoca il ritorno a una natura incontaminata, la tradizione biblica inaugura un percorso progressivo capace di rimediare alle storture dell’origine attraverso interventi tecnici, sociali e politici. È un plastico esempio del modo ebraico di concepire il rapporto con l’origine.
Lo possiamo vedere sintetizzato nella parola lehitkadem, che significa «progredire». Il termine comprende la parola kedem, oriente, dove era posizionato il giardino dell’Eden. Progredire è allora tornare all’origine. Si tratta di tornare indietro, ma dopo aver acquisito la consapevolezza di come rimediare alle asimmetrie di partenza. Un’origine che sta davanti e un punto di arrivo che sta dietro le spalle. Un percorso paradossale che rompe l’eterno ritorno dell’uguale tipicamente circolare delle civiltà orientali da cui l’ebraismo si distaccò e apre alla visione progressiva che anche il cristianesimo farà propria.
Alberi Specifici nella Tradizione Biblica
Ziziphus spina-christi (Spina di Cristo)
La specie Ziziphus spina-christi (L.) Desf. (inglese: Christ’s thorn, ebraico: atad, arabo: sidar, sidr, siddir, nubak, nabdag, nabbak, nabak, kurna) è un albero con fusto policormico, alto fino a 12 m, con chioma ampia che supera i 20 m in diametro. Le foglie sono semplici, ovate-ellittiche o lanceolate, alternate, pubescenti nella pagina inferiore. I frutti sono delle drupe di colore bruno-giallastro a maturità, eduli.
Questa specie è tollerante alla siccità e resistente alle alte temperature (temperature medie annue di 19-28°C). È una specie tipica delle steppe e dei deserti con precipitazioni annue di 100-500 mm, spesso è frequente nei wadi dove vi è maggiore disponibilità di acqua nel suolo. È originaria dell’Africa (dalla Mauritania al Mar Rosso) e dell’Asia. Diffusa poi in molte regioni africane, asiatiche e del Medio Oriente. Si distinguono una var. spina-christi e una var. microphylla Hochst ex A. Rich.

Tuttavia, i versetti dei Vangeli (Matteo 27, 28-30; Marco 15, 16-17; Giovanni 19, 2-3) parlano semplicemente di una corona di spine posta sul capo di Gesù. Più plausibile è l’ipotesi di Zohari (1982) secondo cui le spine della corona di Cristo erano dello spinaporci (Sarcopoterium spinosum (L.) Spach.). Quest'ultimo è un piccolo arbusto, alto circa 0.5 m, con numerosi rami intricati che formano pulvini compatti, emisferici, con spine significative. È una pianta tipica della gariga e della macchia-gariga.
Da ricordare che anche il Corano menziona Ziziphus lotus nella sura LIII: 14-16, e nella sura LVI: 28.
Cupressus sempervirens (Cipresso Comune)
Il cipresso comune (Cupressus sempervirens) è una conifera sempreverde che raggiunge in altezza 35 m e, in diametro, 1 m (1,5-2,00 m). Il cipresso comune comprende la var. piramidale (var. stricta Ait.= var. fastigiata D.C.= var. pyramidalis Nym.), dalla tipica forma fastigiata, slanciata e appuntita, e la var. orizzontale (var. horizontalis (Mill.) Cord.).
È specie termofila, ma resistente alle basse temperature (piante adulte sopravvivono anche a - 20 °C). È forse una delle specie del futuro, in considerazione dell’inaridimento del clima nel Bacino del Mediterraneo; infatti, già da ora viene usata in interventi nella lotta alla desertificazione in aree calde su suoli superficiali degradati dove non possono vegetare altre specie. Tollera venti salsi per cui viene usata come frangivento.

Nella Bibbia viene tradotto o confuso a volte con querce, platano, agrifoglio, pino e abete. Ci sono riferimenti espliciti che riguardano il legno (Gen 6,14; Ez 27, 5; 1Re 5,22), l’abbellimento del Tempio del Signore (Is 60, 13), la valorizzazione del deserto (Is 41,19; 55,13).
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