In un mondo sempre più caratterizzato dalla rapidità e da dinamiche sociali e culturali in costante evoluzione, le comunità parrocchiali rimangono un saldo punto di riferimento di accoglienza e condivisione delle esperienze. In questo contesto, il sacerdote svolge un ruolo fondamentale di guida sicura, aiutando a comprendere il significato delle sfide che la vita quotidiana presenta. La figura del sacerdote è da sempre un punto di riferimento importante per la fede e il suo valore gioca un ruolo cruciale anche nella costruzione di comunità solide e coese. La parrocchia rappresenta un posto sicuro dove condividere fede, preghiera e solidarietà ed è il ruolo del sacerdote incoraggiare questo senso di appartenenza e la crescita spirituale di tutta la comunità.

Il Sacerdote come Guida e Servitore della Comunità
I sacerdoti sono presenti nelle attività parrocchiali quotidiane, guidano le celebrazioni religiose, offrono sacramenti e svolgono un ruolo attivo nell’educazione dei giovani. Nelle comunità parrocchiali, ad esempio, il sacerdote svolge un ruolo educativo importante, soprattutto per i giovani che ne fanno parte. Spesso le comunità parrocchiali affrontano sfide e ostacoli che richiedono un aiuto concreto, attraverso celebrazioni religiose, amministrazione dei sacramenti, catechesi ed educazione religiosa, supporto spirituale, visite agli ammalati e agli anziani, lavoro sociale e beneficenza. Il sacerdote promuove la partecipazione attiva dei fedeli, incoraggiando la condivisione delle esperienze e il senso di reciproco sostegno.
La Riconfigurazione del Ruolo Sacerdotale in una Chiesa di Comunione
La revisione del modo di essere Chiesa ha implicazioni dirette sulle varie componenti del tessuto ecclesiale, in particolare sui carismi e sui ministeri che vanno sempre più ripensati in un’ottica comunitaria e con l’obiettivo di far crescere partecipazione e corresponsabilità. La comunità cristiana non può essere concepita come una massa di individui che ricercano ciascuno la soddisfazione del proprio bisogno religioso, ma come una realtà viva e articolata in cui ogni fedele è chiamato a fornire il proprio insostituibile apporto all’edificazione della casa comune. Nel contesto di questa visione di Chiesa va inserito anche il ruolo del prete, che riveste una rilevante importanza in ragione del particolare servizio che è chiamato a svolgere.
Dal Verticale all'Orizzontale: Il Concilio Vaticano II e il "Popolo di Dio"
Le categorie menzionate sono al centro della costituzione Lumen gentium, dove l'aver anteposto il capitolo sul “popolo di Dio” a quello dedicato alla gerarchia ha determinato il passaggio da una concezione verticistica di Chiesa a una concezione di Chiesa “dal basso”, radicata nel sacerdozio comune dei fedeli che scaturisce dal battesimo. L'aver messo al centro della riflessione il concetto di “comunione” ha reso trasparente l'esigenza di sviluppare una forma di unità differenziata e pluralistica, frutto del contributo responsabile di tutti i fedeli. Una Chiesa, dunque, non più egemonizzata da una élite di eletti (la ecclesia docens) e costituita da una pletora assai più numerosa di fedeli (la ecclesia discens), il cui compito è quello di sottostare agli orientamenti dottrinali e alle direttive pastorali dettate dai primi.
Le Difficoltà di Accettare il Cambiamento
Le difficoltà ad accettare di fatto questa visione da parte di chi riveste un ruolo gerarchico - dal Papa ai Vescovi e ai preti - dopo secoli di clericalismo si è ben presto manifestata. Alla perdita del ruolo sociale assai rilevante nell’ambito di una società chiusa come quella preindustriale si è accompagnata, grazie alle scelte fatte dal Concilio, il venir meno di un supporto istituzionale, che garantiva al prete l’attribuzione di una indiscussa autorità dalla quale ricavava autoaffermazione, gratificazione e sicurezza.
Concilio Vaticano II: l’unico giornalista testimone diretto
Le Sfide Attuali che Modellano il Ministero Sacerdotale
Le Conseguenze della Secolarizzazione
A questo si devono aggiungere i problemi che vengono dai cambiamenti socioculturali in corso, provocati in modo speciale dal processo di secolarizzazione, che ha raggiunto negli ultimi decenni livelli sempre più accentuati. Questa ha portato a una forte attenuazione - e qualche volta persino a una radicale scomparsa (si pensi a una fascia estesa del mondo giovanile) - della domanda religiosa, e dunque una maggiore difficoltà a dare efficacia all’annuncio evangelico, i cui valori sono peraltro in controtendenza rispetto alle logiche individualiste dominanti, che esaltano la ricchezza, il successo e il potere quali criteri di valutazione del comportamento umano.
Candidati e Iter Formativo: Nuovi Scenari
Altri problemi nascono poi dai soggetti che scelgono di accedere al ministero sacerdotale e dall’iter formativo che viene loro proposto. Uno degli effetti della secolarizzazione è stato la drastica riduzione, almeno in Occidente, del numero dei sacerdoti con la necessità di affidare la cura di più parrocchie allo stesso sacerdote o di favorire l’istituirsi della compresenza di più sacerdoti in una parrocchia centrale della zona, dove fare vita comune e fornire il proprio servizio a più comunità. Questo non manca di creare situazioni di disagio non solo nella popolazione abituata ad avere il proprio parroco residente sul territorio, ma anche negli stessi sacerdoti educati per molto tempo a vivere da soli, e dunque incapaci di adattarsi alla vita comune.
Senza dimenticare un fatto singolare riguardante la provenienza di una parte piuttosto consistente di clero. Mentre infatti fino agli anni ’70-’80 del secolo scorso le diocesi italiane inviavano sacerdoti in vari Paesi del Terzo mondo (si pensi all’esperienza dei preti Fidei donum), oggi siamo in presenza di una radicale inversione di tendenza: ad esercitare il ministero da noi sono sempre più sacerdoti provenienti dal Terzo mondo, con la possibilità di un arricchente scambio culturale, ma anche con le inevitabili difficoltà di inserimento in un contesto assai diverso da quello di partenza.
Quanto all’iter formativo si deve riconoscere che molte cose sono cambiate rispetto al passato in cui a prevalere era il modello tridentino. Il Concilio ha fornito al riguardo indicazioni preziose, che hanno trovato riscontro in interventi della Santa Sede e delle Conferenze episcopali (quella italiana in primis): da una maggiore attenzione alla maturità umana alla coltivazione dello spirito di servizio; dal superamento di una proposta rigidamente dogmatica a una visione del cristianesimo più capace di confrontarsi con le correnti culturali dell’attuale momento storico, fino all’offerta di una spiritualità più radicata nel vivo dell’azione pastorale propria del ministero sacerdotale.

Le Funzioni Essenziali del Sacerdote Oggi
Le difficoltà segnalate non devono rappresentare un ostacolo insormontabile all’esercizio di un ministero che conserva ancor oggi un ruolo imprescindibile per la vita della comunità cristiana. Devono diventare piuttosto stimolo a ridefinirne le finalità e le modalità di esercizio. La forte riduzione del numero dei sacerdoti, la provenienza di alcuni da aree geografiche lontane e la stessa nuova e variegata composizione delle persone che accedono a tale ministero possono rappresentare un’occasione opportuna per uscire da una situazione perpetuatasi per molto tempo nella quale al prete veniva assegnata, oltre a un ruolo di comando, una miriade di compiti che nulla avevano a che fare con la missione cui è chiamato e che anzi finivano talora per sottrarlo ad essa.
È allora importante individuare con precisione quali funzioni vanno ascritte come essenziali al sacerdote. Dall’ecclesiologia di “comunione” del Vaticano II ne discendono soprattutto tre che vanno fatte oggetto di particolare considerazione, perché evidenziano l’identità specifica del ministero sacerdotale: l’edificazione della comunità, l’evangelizzazione e l’attività liturgico-sacramentale, e infine, la testimonianza personale.
1. L'Edificazione della Comunità
La prima funzione (e la più importante) è quella di concorrere alla formazione della comunità. Va detto anzitutto che la messa in atto di tale funzione non è certo appannaggio esclusivo del prete; è un processo complesso che si costruisce dal basso e che implica il coinvolgimento di tutti i fedeli, chiamati a mettere a disposizione i propri talenti, le proprie competenze e le proprie esperienze, convergendo in unità. Da questa confluenza nasce e si sviluppa una realtà assai ricca, nella quale si intrecciano relazioni diverse, più o meno intense, attraverso le quali si attivano forme di partecipazione, che determinano una vera mediazione tra l’espressione della propria identità e il servizio agli altri.
Acquisisce in tal modo consistenza reale (ovviamente senza la pretesa di esaurirlo) il concetto di “comunione”. Il rapporto tra “comunità” e “comunione” è un rapporto di interdipendenza dialettica: si va infatti dalla “comunione” alla “comunità”, in quanto è la prima a orientare la seconda; e, inversamente, dalla “comunità” alla “comunione”, perché attraverso l’attuazione del tessuto comunitario si dà un volto concreto alla “comunione”, senza eliminare per questo la distanza mai del tutto colmabile tra le due e sollecitando, di conseguenza, la “comunità” ad una costante forma di metanoia. Un’analoga dialettica si ripropone peraltro sul fronte del rapporto tra la vita interna della comunità e la sua proiezione all’esterno. I legami che occorre di continuo approfondire tra i fedeli per consolidare la reciproca appartenenza non devono essere vissuti in modo chiuso e autoreferenziale, ma devono diventare il trampolino di lancio per un’apertura sempre maggiore al mondo circostante al quale le comunità cristiane devono offrire il proprio contributo per la promozione dell’unità e della pace.
Il compito del sacerdote è quello di orientare il cammino dei fedeli in questa direzione. Per dare efficacia all’esercizio del proprio servizio egli deve stare anzitutto “dentro” (non sopra) la comunità, deve farsi fedele tra i fedeli, in ascolto delle loro esigenze e con la disponibilità a dare loro una risposta plausibile. L’attuazione di questo compito esige capacità dialogica di confronto con tutti; esige la coltivazione di un’attitudine a rimettere, di volta in volta, in discussione le proprie opinioni, uscendo da un dogmatismo autoritario, che è all’origine del clericalismo. Ma esige anche l’adozione di strategie adeguate e di strumenti istituzionali che consentano la messa in atto del progetto partecipativo delineato. Nel primo caso è indispensabile rintracciare momenti costanti di incontro, che consentano l’acquisizione di atteggiamenti di rispetto, stima e amicizia, valori che creano il clima di una vera collaborazione e rendono evidente l’importanza della corresponsabilità. Nel secondo occorre dare vita a strutture con poteri decisionali - gli attuali consigli pastorali hanno carattere esclusivamente consultivo, riservando la decisione ultima al parroco - che rinsaldano la partecipazione, mettendo tutti nella condizione di vedere riconosciuto il proprio apporto. In tale ruolo egli può avvalersi della collaborazione di altri presbiteri (vice-parroci di nomina episcopale) o eventualmente di diaconi. Naturalmente nella gestione della parrocchia è tenuto a coinvolgere gli stessi fedeli, affinché si sentano corresponsabili insieme al parroco. È conveniente che il parroco viva presso la casa canonica. Per il bene delle anime è necessario che i parroci abbiano stabilità nel loro ufficio. Il Codice di Diritto Canonico fissa, per l'ufficio di parroco, un limite massimo di età (75 anni), raggiunto il quale, è moralmente tenuto a presentare le dimissioni. Il parroco può assentarsi ogni anno dalla parrocchia, salvo gravi motivi, per un mese di ferie e per i periodi di ritiro spirituale, nei quali casi è sostituito da un altro sacerdote delegato dal vescovo. In caso di necessità, a uno stesso parroco possono essere affidate più parrocchie.
2. L'Evangelizzazione e l'Attività Liturgico-Sacramentale
La seconda funzione ha come oggetto l’evangelizzazione. Qui l’impegno del sacerdote occupa un ruolo centrale, anche se non esclusivo. L’annuncio del Vangelo, che è missione di tutta la comunità, ha nel sacerdote un perno fondamentale. L’itinerario formativo di carattere teologico-pastorale lo mette infatti in grado di offrire un contributo peculiare alla crescita della coscienza religiosa. L’esercizio di questa funzione è oggi particolarmente importante. La situazione di secolarizzazione rende necessaria una vera ricostruzione della coscienza cristiana, a partire dalla risuscitazione della domanda di trascendenza e di assoluto - in questo senso si parla oggi di rievangelizzazione - non dando per scontato quello che scontato non è. Si tratta dunque di partire da lontano ricreando o rigenerando quel tessuto valoriale - dalla gratuità alla disponibilità a ricevere, dalla solidarietà all’ospitalità fino al recupero del senso del mistero - che costituisce la precondizione per aprirsi all’accoglienza del dono divino: la fede ha bisogno di un humus entro cui radicarsi e svilupparsi.
Ma si tratta soprattutto di proporre il messaggio evangelico in tutta la sua radicalità e la sua bellezza, facendolo risuonare come “buona notizia” per l’uomo odierno, mettendolo perciò in stretto rapporto con le dinamiche socioculturali proprie dell’attuale situazione. La proposta cristiana non può (e non deve) certo venir fatta in modo arido e astratto; deve diventare un messaggio esistenziale che tocca le corde dell’interiorità della persona e la coinvolge in un processo di cambiamento. Spetta in particolare al sacerdote, grazie all’iter culturale percorso (anche se oggi fortunatamente è sempre più numeroso il numero di laiche e di laici che frequentano le facoltà teologiche o i corsi di scienze religiose), mettere a disposizione della comunità la propria competenza, raccogliendo le suggestioni che vengono dall’esperienza variegata dei fedeli, che ha origine in mondi diversi: dalla famiglia al lavoro, fino all’impegno sociale ed ecclesiale. La Parola di Dio, che è oggi giustamente ricollocata al centro dell’annuncio, ha a che fare con la vita quotidiana di ciascuno, spingendo nella direzione di un cambiamento di mentalità e di condotta, al cui centro vi è la ricerca del Regno di Dio come Regno di giustizia, di pace e di carità.
La scelta fondamentale che occorre fare, se si intende dare corso a questa prospettiva, è quella di passare da una “pastorale dei sacramenti” a una “pastorale dell’annuncio”, non rinunciando certo all’azione sacramentale, ma non facendo di essa la prima preoccupazione - ancor oggi sembra essere questo il principale assillo della maggior parte dei sacerdoti (si pensi soltanto alla moltiplicazione delle messe) - ma inserendola all’interno di un cammino di crescita interiore e di impegno etico e civile, dando alla celebrazione, in particolare a quella eucaristica, il carattere espressivo della convergenza di una comunità vera attorno alla mensa comune per rendere trasparente il senso di una forma di comunione in cui la carità vissuta nel quotidiano trova piena espressione nell’inserimento entro la pasqua del Signore e trae da quest’ultima una rinnovata energia per proiettarsi nel mondo come strumento di unità e di solidarietà concreta. Non possiamo pretendere che il sacerdote si faccia carico anche dei nostri bisogni materiali. Come cristiani, piuttosto, possiamo organizzare in parrocchia raccolte di vestiti, di cibo, e anche di soldi, per un fratello o una sorella bisognosi. In questo modo, la comunità si rinforza nella carità e nell'amore fraterno.

3. La Testimonianza Personale: Povertà e Contemplazione
Da ultimo (ma non in ordine di importanza) - è questa la terza funzione - un posto del tutto singolare va assegnato alla testimonianza personale. Qui accanto agli habitus già ricordati, funzionali soprattutto a dare il proprio contributo alla crescita della comunità, due virtù meritano di essere particolarmente ricordate: la povertà e la dimensione contemplativa.
La prima - la povertà - ha un vasto raggio di implicazioni che vanno dalla sobrietà di vita, con una limitazione dei beni materiali e un ridimensionamento dei bisogni, come condizione per aprirsi ai doni divini e come via per dare corso a una maggiore giustizia verso le classi più povere, fino alla rinuncia al potere inteso come esercizio del dominio per fare propria la logica della gratuità e del servizio. Quanto queste due attitudini siano attuali è del tutto evidente. Il consumismo dilagante e la ricerca sfrenata della ricchezza, nonché la volontà di potenza sono gli idoli perseguiti da molti. Il che spiega, da una parte, l’accentuarsi delle disuguaglianze sociali, e, dall’altra, il ritorno degli assolutismi economici e politici, dei nazionalismi e dei sovranismi, che non sono soltanto appannaggio di chi governa ma godono di un consenso popolare sempre più ampio.
La seconda virtù - la dimensione contemplativa - è oggi avvertita da molti, consciamente o inconsciamente, come un bisogno fondamentale di fronte al dilagare del frastuono assordante che ammorba la vita. Il disagio che cresce nelle grandi metropoli, soprattutto nelle periferie sovrabitate e anonime, manifesta la presenza di uno stato diffuso di malessere ontologico, che non raramente assume sembianze patologiche. L’accento contemplativo di una spiritualità che non ha nulla di sacrale o di magico, ma che rende trasparente il senso del mistero e della trascendenza diviene alimento prezioso che soddisfa in chi si accosta a chi lo vive il bisogno ricordato, perché rivela il volto di Dio, la cui ricerca, per dirla con Agostino, è la radice dell’inquietudine del cuore umano. Questo è tanto più vero quanto più ad avere il predominio nell’interpretazione della realtà sono ai nostri giorni le logiche scientiste e utilitariste, che rischiano di inaridire l’anima. Il tipo di uomo che solitamente viene designato al santo sacerdozio è un uomo dal cuore aperto al servizio per gli altri, e spesso ci si aspetta che sia capace di sforzi impressionanti. Spesso il sacerdote pretende per sé il lunedì come giorno di riposo, ma c'è sempre qualche chiamata dell'ultimo minuto. Non si deve mai lasciare il sacerdote da solo. Domandare cosa si può fare di utile per la parrocchia: alcune incombenze e ruoli importanti possono, e forse dovrebbero, essere ricoperti dai laici: catechismo ai bambini, ordine e decoro degli ambienti ecclesiastici, aiuto nella preparazione della chiesa per le feste, e così via. Si può partecipare alle riunioni periodiche della parrocchia nelle quali si discutono i problemi della chiesa e si cercano le soluzioni. Come cristiani, piuttosto, possiamo organizzare in parrocchia raccolte di vestiti, di cibo, e anche di soldi, per un fratello o una sorella bisognosi.
La Collaborazione e la Corresponsabilità nella Comunità Parrocchiale
La parrocchia non è il campo di un regno personale del parroco o della sua battaglia per affermare la sua autorità, ma è parte di un tutto, la Chiesa locale, nella quale il tutto è presente. Ciò lo pone in un duplice ascolto: dei fedeli della sua comunità eucaristica e della più grande pars populi Dei che è la Diocesi. Questo sguardo ha i suoi modi di esprimersi: il Consiglio pastorale, per esempio, ma si dilata nella partecipazione alla vita del Vicariato come luogo già più largo della comunione anche presbiterale.
Papa Francesco ha utilizzato un'immagine per i Vescovi che può essere d'aiuto anche per il ministero del Parroco e dei presbiteri: "Il Vescovo deve sempre favorire la comunione missionaria nella sua Chiesa diocesana perseguendo l’ideale delle prime comunità cristiane, nelle quali i credenti avevano un cuore solo e un’anima sola (cfr At 4,32). Perciò, a volte si porrà davanti per indicare la strada e sostenere la speranza del popolo, altre volte starà semplicemente in mezzo a tutti con la sua vicinanza semplice e misericordiosa, e in alcune circostanze dovrà camminare dietro al popolo, per aiutare coloro che sono rimasti indietro e - soprattutto - perché il gregge stesso possiede un suo olfatto per individuare nuove strade. Nella sua missione di favorire una comunione dinamica, aperta e missionaria, dovrà stimolare e ricercare la maturazione degli organismi di partecipazione proposti dal Codice di diritto canonico e di altre forme di dialogo pastorale, con il desiderio di ascoltare tutti e non solo alcuni, sempre pronti a fargli i complimenti. Ma l’obiettivo di questi processi partecipativi non sarà principalmente l’organizzazione ecclesiale, bensì il sogno missionario di arrivare a tutti."
Il territorio parrocchiale è l’immediato campo della missione della comunità parrocchiale e non l’elemento umano, esclusivo, della gestione di servizi. Spesso questo campo ha confini fluidi, apparenti, poiché l’appartenenza a una comunità fuoriesce dalla considerazione della residenza come criterio e la presenza di carismi laicali spesso sfugge a questa limitazione. Non può esistere il mio, il tuo, semmai il nostro vissuto nella comunione del ministero e della missione. Gli stessi carismi, riconosciuti come validi strumenti di vita cristiana ed ecclesiale, non vanno “usati” ma coinvolti secondo il dono dello Spirito che li ha suscitati e valorizzati nell’unità che non è uniformità. "La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fini senza un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia. Esorto tutti ad applicare con generosità e coraggio gli orientamenti di questo documento, senza divieti né paure. L’importante è non camminare da soli, contare sempre sui fratelli e specialmente sulla guida dei Vescovi, in un saggio e realistico discernimento pastorale."

Sostegno al Sacerdote e Impegno dei Laici
La pressione sui parroci è spesso immensa, tra funerali da officiare, visite agli ammalati e l'amministrazione dei sacramenti. È fondamentale non lasciarli soli. Alcune incombenze e ruoli importanti possono, e forse dovrebbero, essere ricoperti dai laici, come il catechismo ai bambini, l'ordine e il decoro degli ambienti ecclesiastici, e l'aiuto nella preparazione della chiesa per le feste. La partecipazione alle riunioni periodiche della parrocchia, in cui si discutono i problemi e si cercano soluzioni, è cruciale. Non si può pretendere che il sacerdote si faccia carico anche dei bisogni materiali della comunità; piuttosto, i cristiani possono organizzare raccolte di vestiti, cibo e soldi per i bisognosi, rafforzando la comunità nella carità e nell'amore fraterno. L'ideale è emulare lo spirito dei "vecchi credenti" russi, dove la parrocchia è un essere vivo composto da tutti i suoi membri attivi, superando il clericalismo laico secondo cui "la gestione della chiesa spetta ai preti". Tutti siamo chiamati a seguire le virtù cristiane di pazienza, carità, istruzione degli ignoranti nella fede e amore, dando la vita alla nostra parrocchia e rendendo vivo il nostro cristianesimo.