Gli affreschi di Cimabue nella Basilica di San Francesco ad Assisi

La Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi custodisce alcuni dei più significativi capolavori della pittura medievale. Tra questi, gli affreschi eseguiti da Cenni di Pepo, noto come Cimabue (1240-1302), rappresentano un momento di svolta fondamentale nella storia dell’arte, segnando il graduale superamento della rigida tradizione bizantina verso un nuovo linguaggio naturalistico.

Veduta d'insieme del transetto della Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi.

La Grande Crocifissione: il capolavoro del transetto

La Grande Crocifissione, situata nel transetto meridionale della Basilica, è probabilmente l’opera più ricca di pathos dell’intero repertorio cimabuesco. Realizzato tra il 1277 e il 1283, l’affresco segna un distacco deciso dalla fissità iconografica bizantina, che per secoli aveva imposto figure frontali e prive di plasticità per esaltare l’astrazione soprannaturale.

In quest’opera, tutto parla di un’umanità concreta e dolente:

  • Al centro domina il Christus Patiens, piegato e incurvato dal dolore.
  • Ai suoi piedi si prostra San Francesco, figura che richiama la missione del santo.
  • Sul lato sinistro si trovano Maria e Giovanni, uniti in un gesto di profonda compassione, e la Maddalena, che protende le braccia verso Cristo.
  • A destra, San Longino tende la lancia al costato in un gesto pietoso.

La composizione è estremamente razionale: lo spazio è suddiviso in cinque parti simmetriche, con la croce che scandisce il ritmo della scena, separando i gruppi dei dolenti da quelli dei detrattori.

Schema compositivo della Crocifissione di Cimabue con evidenziazione delle masse e delle linee di forza.

Tecnica pittorica e il problema dell’ossidazione

Il tempo non è stato clemente con queste opere grandiose. Per comprendere lo stato attuale degli affreschi, è necessario considerare la tecnica utilizzata, definita "a fresco", che prevedeva la stesura dei pigmenti su intonaco umido. Cimabue fece largo uso della biacca (bianco di piombo) per definire gli incarnati e i dettagli chiari.

Tuttavia, il bianco di piombo è un materiale che non reagisce bene all'umidità della calce: nel corso dei secoli, esso si è ossidato trasformandosi in solfuro di piombo nero. Questo fenomeno chimico ha causato una sorta di "inversione" dei colori, facendo apparire le figure quasi come in un negativo fotografico. Giorgio Vasari, osservando l'opera nel Cinquecento, ne lodò la bellezza, pur notando già allora i segni del tempo sulle pitture.

Danni e conservazione

Oltre all'ossidazione dei pigmenti, gli affreschi sono stati minacciati da fenomeni di abrasione e dilavamento. Un momento critico per la conservazione del complesso è stato il terremoto del 1997, che ha causato il crollo di oltre 300.000 frammenti pittorici. Grazie all'intervento dell'Istituto Centrale per il Restauro (ISCR), è stato possibile ricomporre gran parte delle porzioni danneggiate, in particolare quelle della volta.

Recentemente, l’attenzione si è rivolta anche alla Maestà di Assisi (la "Madonna in trono col bambino, angeli e san Francesco"), restaurata tra il 2023 e il 2024 dall’équipe della Tecnireco, sotto la direzione del prof. Sergio Fusetti. Questo intervento ha permesso di preservare uno dei ritratti più antichi e affidabili del Santo, restituendo leggibilità a un’immagine che riveste un valore spirituale inestimabile per le comunità francescane.

Il rinnovamento della pittura prima di Giotto: Torriti, Cavallini, Giunta, Cimabue

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