Il settimo comandamento, "Non commettere adulterio", rappresenta, dopo il quinto ("Non assassinare"), il comandamento della purezza. Il Decalogo, infatti, disciplina tutti gli aspetti della vita umana, dai rapporti sociali ed economici a quelli morali, includendo una disciplina divina per la vita sessuale, che è considerata una sfera importante e non da trattare con leggerezza.
La Sessualità come Tempio di Dio e la Legge dell'Unità
L'essere umano è un'unità di corpo e spirito, il significato stesso di "anima" nella Bibbia. Paolo, in 1Cor 3:16 e 1Cor 6:19-20, sottolinea che il corpo è il tempio dello Spirito Santo, esortando a glorificare Dio nel proprio corpo. Questa concezione implica un dominio di sé, dove la volontà si fortifica nella battaglia contro gli impulsi dei sensi, per evitare di cedere agli istinti e alle fantasie illecite che fanno nascere il peccato, come descritto in Giacomo 1:14-15: "Ognuno è tentato dal proprio desiderio cattivo, che prima lo attira e poi lo prende in trappola. Questo desiderio fa nascere il peccato".
Alla visione moderna del relativismo e del libertinismo, la Bibbia contrappone la "legge dell’unità", un principio fondamentale che anima tutto il pensiero biblico. Questa unità si manifesta già nel Decalogo con l'ammonizione "Non avere altri dèi oltre a me" (Es 20:3) e con il credo ebraico: "Ascolta, Israele: Il Signore, il nostro Dio, è l’unico Signore" (Dt 6:4).

L'Unità e la Monogamia nella Vita Sessuale
La legge dell'unità impone un carattere unitario alla personalità, dominando le passioni che frantumano l'individuo e lo portano all'idolatria e all'immoralità, come evidenziato in Colossesi 3:5: "Fate morire perciò le membra del vostro corpo che sono sulla terra rispetto a fornicazione [πορνείαν (pornèian), dissolutezza sessuale], impurità [ἀκαθαρσίαν (akatharsìan), “sozzura”, “immoralità”], appetito sessuale [πάθος (pàthos), “passione”], desideri dannosi e concupiscenza, che è idolatria".
Nella vita sessuale, la legge dell'unità si traduce in monogamia assoluta e in una morale unica per entrambi i sessi. La Bibbia afferma che "Maschio e femmina li creò" (Gn 1:27, PdS), indicando l'esistenza di due sessi distinti e complementari. Nell'antica Israele, era persino proibito indossare abiti dell'altro sesso (Dt 22:5). La monogamia implica un solo uomo per una donna e una sola donna per un uomo, come stabilito in Genesi 2:24: "Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne". Gesù stesso ha commentato questo passo, affermando: "Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi" (Mt 19:6).
Significato di Adulterio e il suo Parallelo con l'Idolatria
La parola "adulterio" deriva dal latino adulterare, che significa "corrompere". Il termine latino adulterium, da ad alterum ire ("andare da un altro"), indica l'atto di chi, violando la fede coniugale, si unisce carnalmente a un'altra persona. Anche nell'antica Israele, i fidanzati erano tenuti alla reciproca fedeltà, come dimostra l'intenzione di Giuseppe di divorziare da Miryàm quando la trovò incinta.
Il principio di unità è così radicato nella Bibbia che i profeti tracciano un forte parallelismo tra monogamia e monoteismo. Disperdere l'amore equivale a rompere la fede unitaria. Israele, nella sua infedeltà, è paragonata a un'adultera (Ger 3:8). L'idolatria, l'atto di seguire altri dèi, è vista come una forma di adulterio, "andare dietro a un’altra persona". Giacomo rimprovera: "O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio?". L'amore per Dio esige l'unità con l'altra persona, rendendo impossibile che tale amore dimori nell'animo di una persona adultera.

Poligamia e Divorzio nell'Antica Israele: Tolleranza e Scopo
Nonostante la legge di Dio richiedesse la monogamia, l'antica Israele praticava la poligamia e il divorzio era diffuso. Tuttavia, Gesù chiarisce che la tolleranza di Mosè verso il divorzio era dovuta alla "durezza dei vostri cuori", ma "da principio non era così" (Mt 19:8). Egli aggiunse che "chiunque manda via sua moglie, quando non sia per motivo di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio" (Mt 19:9).
Quando Israele ricevette la Toràh, la poligamia era una consuetudine diffusa tra i popoli, spesso portando a sregolatezza sessuale e all'inferiorità della donna, trattata come schiava o concubina. La Bibbia intervenne per frenare questi disordini, esortando l'uomo a orientare il proprio amore verso una sola donna, seguendo l'esempio di figure fedeli come Isacco, Giuseppe e Mosè. In un contesto poligamico, la Legge obbligava l'uomo ad assumersi le proprie responsabilità, disciplinando un costume non voluto da Dio.
Il rispetto per la donna è sottolineato anche da una norma che stabiliva che un uomo che disonorava una fanciulla vergine non fidanzata doveva sposarla e non poteva più ripudiarla per tutta la vita (Dt 22:28-29), norma che neppure i codici moderni hanno saputo pienamente codificare.
Il Matrimonio Monogamico: Volontà Divina e la Morale Unica
L'istituzione del matrimonio monogamico è voluta da Dio e si manifesta nella Bibbia sin dalla creazione. Dio presenta al primo uomo una sola donna, insegnando l'unicità nella vita sessuale di coppia: "Saranno una stessa carne" (Gn 2:24). Questo principio dell'unità è la base di una morale unica e limpida per i due sessi, valida per tutti, indipendentemente dalla loro condizione sociale.
Oggi, la società spesso mostra indulgenza verso le relazioni extraconiugali di potenti e personaggi pubblici, a differenza della Bibbia che non tace sull'adulterio, come quello commesso dal re Davide (2Sam 11:1-27), condannandolo apertamente. La Bibbia non adotta doppi standard: ciò che disonora una donna, disonora identicamente anche l'uomo. La colpa è colpa, e la sanzione deve essere uguale per entrambi i sessi: "Quando si troverà un uomo coricato con una donna sposata, tutti e due moriranno" (Dt 22:22).
In caso di violenza carnale, la Legge biblica esclude la grettezza di incolpare la donna, prevedendo una pena inesorabile solo per l'uomo (Dt 22:25-27).
Cosa ha detto Gesù sul Matrimonio? Amore, Fedeltà e Vocazione (Matteo 19)
Condanna delle Relazioni Extraconiugali e delle Pratiche Deviate
La legge biblica condanna non solo tutte le relazioni extraconiugali, ma anche gli atti sessuali deviati e contro natura, l'incesto e l'omosessualità. La prostituzione è esplicitamente proibita: "Non profanare tua figlia, prostituendola, perché il paese non si dia alla prostituzione e non si riempia di scelleratezze" (Lv 19:29).
Queste "scelleratezze" erano comuni tra i popoli antichi, come i Greci, i Fenici, gli Assiri e i Babilonesi, che praticavano vizi contro natura e prostituzione sacra. La Toràh esigeva che Israele si distinguesse da questi popoli: "Non farete quello che si fa nel paese d’Egitto dove avete abitato, né quello che si fa nel paese di Canaan dove io vi conduco, e non seguirete i loro costumi" (Lv 18:3). Inoltre, si esortava a possedere il proprio corpo "in santità e onore, senza abbandonarsi a passioni disordinate come fanno gli stranieri che non conoscono Dio" (1Ts 4:4-5).
L'Interpretazione di Gesù e l'Approfondimento del Comandamento
Gesù non ha abolito il Decalogo, ma lo ha reso ancora più stringente. Riguardo al comandamento sull'adulterio, ha detto: "Voi avete udito che fu detto: Non commettere adulterio. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Mt 5:27-28).
Nella visione di Dio, il matrimonio è una fonte di gioia e un patto sacro. La fedeltà coniugale è fondamentale, e il tradimento viene condannato. Dio odia il divorzio e le violenze all'interno del matrimonio, esortando a custodire il patto nuziale (Mal 2:13-16).
Il Comandamento della Purezza nella Tradizione Catechetica
La tradizione cristiana ha spesso riformulato il settimo comandamento come "non commettere atti impuri", ampliando il suo significato oltre il tradimento coniugale per includere ogni "adulterazione" del comportamento umano nei rapporti con gli altri e con se stessi, ovvero l'alterazione della purezza o la falsificazione.
Il peccato è inteso come una "macchia" che deturpa l'umano, come espresso da Isaia: "Me infelice! Poiché sono un uomo dalle labbra impure e abito tra un popolo dalle labbra impure" (Is 6,5). Il comandamento mira a proteggere la sessualità umana da ciò che la perverte, trasformandola da fonte di vita in esperienza di violenza e sofferenza. Per la tradizione ebraica, c'è una stretta corrispondenza tra il settimo comandamento e il secondo: "Non avrai altri dèi all’infuori di me". Ciò che altera la sessualità umana è trasformarla in un idolo, un falso assoluto incapace di garantire la felicità promessa.
La sessualità, se non è idolatrata né demonizzata, è per la Bibbia un "mistero" di relazione, un luogo dove l'uomo e la donna possono uscire dal proprio io per approdare a una nuova terra, dove fiorisce la vita, il "nuovo" del figlio. In positivo, il settimo comandamento è un imperativo ad umanizzare la sessualità, trasformandola da pulsione in linguaggio, da linguaggio in relazione, da relazione in comunione e da comunione in dono gratuito. Questo avviene nell'ordine della parola e del linguaggio, che la istituisce come relazione e come dono, elevandola dall'ordine della pulsione all'ordine dell'umano.

La Castità e l'Integralità del Dono di Sé
La tradizione della Chiesa ha considerato il sesto comandamento come inglobante l'intera sessualità umana, promuovendo la vocazione alla castità. La castità esprime l'integrazione della sessualità nella persona, garantendo l'unità interiore dell'uomo nel suo essere corporeo e spirituale. Essa comporta l'integrità della persona e l'integralità del dono di sé, richiedendo il dominio di sé, che è una pedagogia per la libertà umana.
La castità è una virtù morale e un dono di Dio, strettamente dipendente dalla temperanza. Si manifesta in diverse forme (sposi, vedovanza, verginità) e si dispiega nell'amicizia. I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza, crescendo nel reciproco rispetto e nella fedeltà.
Offese alla Castità e la Morale Cattolica
Il Catechismo della Chiesa Cattolica elenca diverse offese alla castità, tra cui:
- Lussuria: desiderio disordinato o fruizione sregolata del piacere venereo, ricercato per sé stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione (CCC 2351).
- Masturbazione: eccitazione volontaria degli organi genitali per il piacere venereo, considerata un atto intrinsecamente e gravemente disordinato (CCC 2352).
- Fornicazione: unione carnale tra persone libere al di fuori del matrimonio, gravemente contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana (CCC 2353).
- Pornografia: esibizione deliberata di atti sessuali reali o simulati a terzi, che offende la castità e la dignità delle persone (CCC 2354).
- Prostituzione: offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta a oggetto di piacere, e costituisce una piaga sociale (CCC 2355).
- Stupro: entrata con forza e violenza nell'intimità sessuale di una persona, violando giustizia e carità, ed è sempre un atto intrinsecamente cattivo (CCC 2356).
Anche l'omosessualità è trattata, designando le relazioni tra persone dello stesso sesso con un'attrattiva sessuale esclusiva o predominante (CCC 2357). Basandosi sulla Sacra Scrittura, la Tradizione della Chiesa considera gli atti omosessuali "intrinsecamente disordinati", contrari alla legge naturale e precludenti il dono della vita. Le persone omosessuali devono essere accolte con rispetto e delicatezza, e sono chiamate alla castità, cercando la perfezione cristiana attraverso la padronanza di sé, l'amicizia disinteressata, la preghiera e la grazia sacramentale (CCC 2358-2359).
L'Amore degli Sposi e la Sua Finalità
La sessualità è ordinata all'amore coniugale dell'uomo e della donna. Nel matrimonio, l'intimità corporale diventa un segno e un pegno della comunione spirituale. Gli atti sessuali all'interno del matrimonio sono onorevoli e degni, favorendo la mutua donazione e la procreazione umana (CCC 2360-2361). Il sacramento del matrimonio santifica questi legami tra i battezzati.
L'adulterio, come infedeltà coniugale, è condannato da Cristo anche solo se consumato nel desiderio (CCC 2380). È un'ingiustizia che ferisce il vincolo matrimoniale e il diritto dell'altro coniuge, violando il contratto che lo fonda (CCC 2381).
La Bibbia e la Chiesa, dunque, sottolineano la dignità personale uguale per uomo e donna (CCC 2393), la castità come integrazione della sessualità nella persona (CCC 2395), l'alleanza fedele degli sposi (CCC 2397) e la fecondità come un bene e un fine del matrimonio (CCC 2398).