Acclamazione al Vangelo, Dossologia e Ruolo del Canto Liturgico

Il canto svolge un ruolo fondamentale nella liturgia cristiana, non solo come ornamento, ma come espressione profonda della fede e della partecipazione dell'assemblea. Tra le espressioni più significative del canto liturgico troviamo l'Acclamazione al Vangelo e la Dossologia, entrambe culminanti nell'importante acclamazione dell'Amen.

Assemblea liturgica che canta durante la Messa

L'Acclamazione al Vangelo: Rito e Significato

L'Acclamazione al Vangelo è una formula liturgica utilizzata prima della proclamazione del Vangelo nelle celebrazioni eucaristiche. Essa è formata dal canto dell'Alleluia, seguito da alcuni versetti recitati o cantati e di nuovo dal canto dell'Alleluia. L'Alleluia, o, secondo il tempo liturgico, il versetto prima del Vangelo, costituiscono "un rito e un atto a sé stante" (PNMR 17/A). Con questo canto, l'assemblea dei fedeli accoglie e saluta il Signore, del quale sarà proclamata la Parola, e manifesta la propria fede.

Struttura e Funzione

L'Alleluia deve essere presente nel Tempo Ordinario (Tempo dopo Epifania, Tempo dopo Pentecoste nel Rito ambrosiano), in Avvento e nel Tempo Pasquale. Può essere iniziato da tutti, o dalla schola o da un cantore e, se è il caso, lo si ripete. I versetti si scelgono dal Lezionario o dal Graduale. Dopo la lettura che precede immediatamente il Vangelo, si canta l'Alleluia o un altro canto stabilito dalle rubriche, come richiede il tempo liturgico. Mentre si canta l'Alleluia o un altro canto, se si usa l'incenso, il sacerdote lo mette nel turibolo.

Un esempio di testo per l'Alleluia è: "Alleluia, alleluia. Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza." Un altro esempio legato a tempi specifici è: "Alleluia. Abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorare il Signore. A Betlemme di Giudea è nato il Salvatore; Erode si turba, il mondo è felice."

Il Tempo di Quaresima: Eccezioni e Alternative

Il tempo Quaresimale fa eccezione, dove l'Alleluia è omesso e al suo posto è utilizzato un altro canto. In Quaresima si usa un'acclamazione a Cristo, come "Lode a Te o Cristo" o "Gloria e Lode...". L'altro canto è costituito da un versetto prima del Vangelo, oppure da un altro Salmo o tratto, come si trovano nel Lezionario o nel Graduale. Dal Mercoledì delle Ceneri fino al canto del Gloria a Dio nella Veglia Pasquale, e nelle celebrazioni dei defunti, il suono dell’organo e degli altri strumenti sia riservato soltanto a sostenere il canto.

In questo tempo è proibito ornare l’altare di fiori, e il suono degli strumenti è permesso soltanto per sostenere il canto. Tuttavia, fanno eccezione la domenica Lætare (IV di Quaresima) e le solennità e le feste. Un'antifona paolina, come quella che parafrasa i versetti di San Paolo (Gal 6,14) e combinata con una selezione di versetti del Salmo 66, può essere utilizzata come canto di ingresso per il tempo di Quaresima. I motivi tematici che collegano l’antifona e il Salmo sono molteplici, con una particolare sottolineatura derivante dal versetto “la terra ha dato il suo frutto”, commentato come “il frutto della croce”.

Foglio di spartito con note gregoriane

La Dossologia: Gloria, Significato Teologico e Storico

Il termine latino gloria, in greco doxa, per i cristiani ha un profondo significato teologico. La gloria di Dio, la sua luce in splendore, il suo immenso amore, si sono rivelati in Cristo Gesù: "Splendor Paternae Gloriae!" La sublime preghiera di Gesù, nel vangelo di Giovanni (cf 17,1), ci descrive il Cristo che è glorificato dal Padre e che a sua volta glorifica il Padre; glorificazione che raggiunge il suo culmine nella sua morte e risurrezione.

Dossologie nella Liturgia Divina

Nella divina Liturgia, sono tre le dossologie più elevate:

  • Gloria in excelsis Deo
  • Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto
  • Te decet laus, Te decet hymnus, Tibi gloria in saecula

Il "Gloria in excelsis Deo": Grande Dossologia

Il Gloria è un inno antichissimo e venerabile, definito anche “grande dossologia”, con il quale la Chiesa, radunata nello Spirito Santo, glorifica Dio Padre e l’Agnello, ed eleva all’Agnello la sua supplica. Viene cantato o da tutta l’assemblea, o dal popolo alternativamente alla schola, o dalla sola schola (PNMR 31). È il tipo perfetto dell’inno secondo l’antica definizione agostiniana: Hymni laudes Dei sunt cum cantico, cioè lode cantata rivolta a Dio. Il testo, un cantico celeste di rara densità, non è né ritmato né misurato; canta l’alleanza nuova e reciproca tra Dio glorificato e gli uomini oggetto del suo amore. La lode ascendente degli uomini, armonizzata con l’amore proveniente da Dio, è un riassunto della storia della salvezza, cantando la gloria di Dio che è pace agli uomini, le lodi al Padre, Signore e Re dell’universo, e le lodi a Cristo, Signore, Agnello, Figlio, che toglie i peccati del mondo, Lui, il solo Santo e Altissimo.

Storia e Collocazione Liturgica

La storia della sua formulazione letteraria e della sua collocazione liturgica rimane complessa. È uno dei pochi inni non biblici tramandati dai primi cristiani, assieme al Te Deum. Nella liturgia orientale il Gloria faceva parte della preghiera mattutina, così come ancora avviene in quella bizantina. Il suo canto durante la Messa è una peculiarità della liturgia romana. Era eseguito a cori alterni normalmente dagli ecclesiastici che lo cantavano con formule salmodiche acclamatorie. Agli inizi del secondo millennio la Schola gradualmente se ne appropriò, senza però escludere l’assemblea. Inoltre, anche nel Gloria, come negli altri canti dell’Ordinario, intervennero i tropi. Quando il coro polifonico si appropriò del brano, fiorirono tutte quelle composizioni che ebbero vita nelle forme e negli stili delle diverse epoche. La prassi dell’alternatim con organo si affermò soprattutto nell’epoca barocca, dove il testo non è totalmente omesso ma risuona mediante sviluppi melodico-contrappuntistici elaborati dai vari autori. Le fonti gregoriane ci tramandano più di cinquantacinque brani di diversa fattura formale, tra cui l’arcaico Gloria XV, chiamato ambrosiano, in stile cantillato su corda di recita La, da corda-madre RE.

Struttura Letteraria e Significato Teologico

La struttura letteraria del Gloria, trasformata in elegante forma musicale, determina anche l’esecuzione ministeriale. Tale struttura comprende: il prologo angelico; due strofe, una al Padre e l’altra al Figlio; una breve litania che culmina con una dossologia trinitaria. La prima strofa canta la lode, la benedizione, l’adorazione, la glorificazione e il rendimento di grazie a Dio, Padre onnipotente. La seconda strofa è supplica al Figlio e comincia a esprimere quel carattere d’implorazione che prelude la breve litania.

Esecuzione Ministeriale e Musicale

Il commento musicale del Gloria dovrebbe risuonare come una nobile acclamazione laudativa e festosa. All’invocazione del cantore solista: “Tu che togli i peccati del mondo”, risponde il popolo: “abbi pietà di noi”, “accogli la nostra supplica”. La triplice invocazione litanica sfocia nelle motivazioni dossologiche sino alla conclusione trinitaria: “Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo, Gesù Cristo con lo Spirito Santo nella gloria di Dio Padre”. Assemblea e schola si alternano con festose melodie che, in un crescendo finale, si chiudono col sigillo dell’Amen. Il carattere lirico e celebrativo dell’inno esige un commento musicale scorrevole, gioioso e solenne, senza lungaggini e sproporzioni formali. Il Gloria è l’unico canto dell’Ordinario che può essere eseguito dalla Schola cantorum (PNMR 30).

L'Acclamazione del "Mysterium Fidei" e l'Amen della Dossologia

Tra le acclamazioni più rilevanti nell'azione liturgica vi sono anche quella dopo il racconto dell’istituzione (anamnesi), o Mysterium fidei, e l'Amen che conclude la dossologia della preghiera eucaristica. La loro importanza richiede che il testo non sia solo recitato, ma cantato. Solo nel canto l'annuncio dell'anamnesi trova la giusta dimensione per esprimere una professione di fede vera e convinta; solo nel canto l'Amen che ratifica la dossologia manifesta tutta la sua importanza, la sua solennità e la sua forza riassuntiva di tutta l'azione di grazie.

Il "Mysterium Fidei"

Il Messale Romano indica tre testi per acclamare al Mysterium fidei: il primo e più utilizzato trova all’interno del Messale anche una versione musicata. Il secondo, tratto dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi (11,26), "Ogni volta che mangiamo", proprio in forza del suo riferimento esplicito al mistero eucaristico è indicato come proprio per la celebrazione "In coena Domini" del Giovedì Santo. La necessità di una formula melodica vigorosa e solenne è evidente, una melodia efficace e ben costruita che spinga ad acclamare con convincimento, soprattutto nella duplice ripetizione "salvaci, o Salvatore".

L'Amen Conclusivo della Dossologia

L'Amen della dossologia è un'acclamazione potente, che riassume e ratifica l'intera azione di grazie. Questa acclamazione "Amen!" conclude efficacemente le preghiere eucaristiche con la frase "nei secoli dei secoli." L’uomo ha il dovere di riconoscere e di celebrare la gloria divina. La lode dossologica, afferma San Paolo, ha come centro Cristo, perché “attraverso di lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria” (2Cor 1,20).

Aspetti Musicali e Reperto Liturgico

L'interesse della realizzazione musicale di canti come l'antifona paolina sta nella struttura, che è simile a quella del tropario, prevedendo la ripresa di una parte della sezione iniziale. Questo rappresenta un particolare e felice modello di riuso di melodie del passato, dove il testo dell’antifona è stato adagiato, grazie alla perizia di compositori come G.M., su melodie preesistenti.

Nell'Antifonale sono raccolti poco più di 140 canti in notazione quadrata e in notazione moderna. Gli uni e gli altri sono desunti dagli antifonali di canto ambrosiano, fatti pubblicare negli anni trenta del 1900 dal cardinale beato Ildefonso Schuster, a cura di padre Gregorio Suñol, monaco benedettino, o sono melodie popolari spesso tramandate fino a noi da una tradizione puramente orale.

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La Gloria Divina e l'Amen in Cristo

Al termine della storia, l’ultima dossologia sarà il canto delle “nozze dell’Agnello” quando la Chiesa, per le nozze eterne, sarà ornata della sola gloria degna del suo Sposo, delle virtù, delle offerte, dei sacrifici dei Santi. La gloria di cui è avvolta la Sposa viene tutta dallo Sposo.

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