La Cattedrale di Bitonto: Architettura, Scultura e il Contributo di Maria Stella Calò Mariani

La Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Valentino a Bitonto rappresenta un esempio significativo dell'architettura romanica pugliese, ricca di elementi scultorei e decorativi che hanno attratto l'attenzione di numerosi studiosi. Tra questi, la figura di Maria Stella Calò Mariani emerge per il suo ampio contributo alla comprensione dell'arte medievale in Puglia, con approfondimenti specifici anche sulle opere bitontine.

Foto esterna della Cattedrale di Bitonto, con dettagli sulla facciata

L'Ambone della Cattedrale di Bitonto e la sua Iconografia

L'ambone della Cattedrale di Bitonto è un'opera di grande rilievo, oggetto di studi che ne hanno esplorato la complessa iconografia e la paternità artistica. Il rilievo che forma l'attuale pavimento della cassa, dietro l'iscrizione di Nicolaus, fu ritagliato nel Settecento per assolvere a un nuovo compito. Un'altra porzione di questa stessa piastra è riconoscibile in un tassello quadrato, collocato alla base della balaustra in posizione rovesciata.

La decorazione vitrea presente nelle lastre del pulpito è stata studiata in relazione al frasario ornamentale di Nicolaus. Nonostante la sua importanza, l'artista è stato talvolta definito severamente come un "grande decoratore, congelato in formule antiquate", benché "troppo lodato". Tra i pezzi ritrovati si evidenziano due spezzoni pertinenti a un corrimano, che apparteneva al pulpito di Nicolaus, attraversati da file di archetti abitati da tralci vegetali. In alto, questo motivo è coronato da una lista che dispone un serrato gioco d'intrecci lineari, molto simile a quello che si nota su uno dei pilastrini posteriori del pulpito in cattedrale.

Dettaglio dell'ambone di Bitonto, con incisioni e decorazioni

Simbolismo Imperiale e Influenze

A completare il quadro delle parti superstiti dell'ambone vi è un frantume, di collezione privata, con il rilievo di un'aquila, analogo a quello sulla balaustra della scala d'ambone in cattedrale. L'aquila, in ambito imperiale, era un'immagine del sovrano, e la sua presenza è significativa nel contesto della scultura federiciana e proto-angioina in Puglia. Già Schaller menzionava l'aquila in relazione a figure imperiali come Corrado IV, definito "fructus pulcherrimus Cunradus […] filius predilectus".

L'ornamentazione si estende persino sul leggio, dove risalta una guarnizione a girali tra mastici scuri che forse imita una rilegatura, similmente al più tardo leggio delle epistole sul pulpito di San Bartolomeo in Pantano a Pistoia. La bottega di Nicolaus è inoltre associata alla fattura del fonte battesimale, un pezzo monolitico modellato a calice con una base gigliata. La vasca è percorsa da archetti decorati con una sequenza di rigidi motivi fogliati, compatibili con alcuni decori presenti sull'ambone.

Il Ciborium di Gualtieri da Foggia

Il ciborio della Cattedrale di Bitonto, attribuito a Gualtieri da Foggia, è un altro elemento di spicco. La sua datazione è stata oggetto di dibattito: una complessa formulazione epigrafica ha portato alcuni interpreti a leggerla come 1222, basandosi anche sulla citazione del vescovo Domenico, che morì nel 1225. Tuttavia, un'analisi stilistica ha ricondotto la composizione del ciborio al 1240, ipotizzando che fosse il risultato di una committenza avviata anni prima e concretizzatasi solo dopo la morte del donatore.

La lastra, recuperata nell'oratorio del Santissimo Sacramento tra il materiale di spoglio, è un testimone prezioso. Il suo retro fu rilavorato in epoca moderna con la scultura di una coppia di angeli in adorazione eucaristica. Stretti contatti tra il cantiere decorativo barese e quello bitontino sono suggeriti dall'evidente prossimità dei loro cibori, evidenziando una fitta rete di scambi artistici e stilistici nella regione.

Rappresentazione artistica del ciborio di Gualtieri da Foggia nella Cattedrale di Bitonto

Le Raffigurazioni dei Magi e i Percorsi di Pellegrinaggio in Puglia

Le sculture della Cattedrale di Bitonto includono anche raffigurazioni dei Magi, un tema iconografico rilevante nei percorsi di pellegrinaggio medievali. Scendendo da Roma, i Magi erano visibili in importanti opere pugliesi del XII secolo. Le loro figure marcavano momenti di pausa e preghiera lungo la Via Traiana, definita "Via Francigena" nei documenti del periodo, e si riconoscono nelle sculture di Bitonto e nell'abbazia di Santa Maria di Cerrate.

L'iconografia dei Magi presenta diverse formule. Una prima, di origine ellenistica, mostra Maria assisa di profilo con il Bambino in braccio, in un atteggiamento sereno e colloquiale con i visitatori. Questa soluzione, nota all'arte romana, si sarebbe diffusa nella scultura romanica del XII secolo tramite l'arte carolingia. Una seconda formula, definita "siriaca" o "siro-ellenistica", raffigura la Vergine in trono, frontale e impassibile come una regina orientale, ai cui lati si dispongono i Magi e talvolta i pastori. Questa tipologia, nata nei mosaici tardoantichi, giunse in Europa nell'Altomedioevo attraverso codici miniati e piccoli oggetti mobili.

Le scene spesso includono l'Arrivo dei Magi e la Natività, con Maria a riposo affiancata dal bue, dall'asino e dal Bambino, mentre una levatrice lava il Bambino accanto a Giuseppe in atteggiamento meditativo. Nelle rappresentazioni, i Magi appaiono a cavallo, richiamando la dimensione del viaggio. Nonostante le nette sproporzioni e le ingenuità nella concezione della figura umana e dei cavalli, queste opere rivelano l'importanza del tema e il suo adattamento ai contesti locali.

Simbologia dell'Adorazione dei Magi - Sandro Botticelli - I SIMBOLI NELL'ARTE

Maria Stella Calò Mariani: Una Voce Rilevante nello Studio dell'Arte Pugliese

La professoressa Maria Stella Calò Mariani ha svolto un ruolo cruciale nella ricerca e nella divulgazione dell'arte medievale in Puglia. I suoi studi, come "La scultura in Puglia durante l'età sveva e proto-angioina" e "L'arte al servizio dello Stato", hanno contribuito a definire il panorama artistico di un periodo storico complesso e affascinante. Calò Mariani, insieme a V. Pace, ha sostenuto che non si può parlare di un'unica "arte federiciana", ma piuttosto di un'arte realizzata per l'imperatore, caratterizzata da peculiarità e rispetto per le singole realtà culturali e i loro retroterra. Questo approccio riconosce la non uniformità dell'espressione artistica sotto Federico II, valorizzando le influenze locali e le specifiche maestranze.

La sua opera "Federico II. Immagine e potere", curata con R. Cassano, ha esplorato il significato dell'aquila imperiale come immagine del sovrano, un tema ricorrente anche nelle sculture degli amboni pugliesi. La sua ricerca si è estesa anche all'arte del Duecento in Puglia e all'arte medievale nel Gargano, offrendo una visione complessiva del patrimonio artistico regionale.

Il Contesto Federiciano e l'Impulso Artistico

L'epoca di Federico II di Svevia diede un nuovo impulso alla produzione architettonica e alla specializzazione delle maestranze. Dopo circa un secolo di oblio, rifiorirono le firme di magistri e protomagistri sulle opere edilizie e scultoree di Puglia e Campania. La concezione della sacralità dello stato di Federico II era profondamente innovativa, con l'idea che la divinità si calasse anche nello stato laico come iustitia, rendendolo un bene assoluto per sua propria volontà. Questo contesto politico e filosofico influenzò direttamente la committenza artistica, promuovendo un'arte che celebrava il potere regale e la sua legittimazione.

La controversia sull'interpretazione della lastra figurata dell'ambone di Bitonto - se celebrasse il potere regale o glorificasse la città - riflette la complessa interazione tra le commissioni imperiali, come quelle di Filangeri, e quelle ecclesiastiche, come quelle del vescovo bitontino Sergio, fedele a Roma. Questo dualismo tra potere imperiale e autorità ecclesiastica si manifestava anche nel confronto tra le fabbriche delle cattedrali, spesso in competizione per prestigio e ricchezza artistica.

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