Un pellegrinaggio in Terra Santa non è certo un viaggio come tanti altri. Questo territorio è infatti caratterizzato da accese questioni politiche oltre che dal fatto di essere la culla di civiltà millenarie e di tre grandi religioni quali ebraismo, islamismo e cristianesimo. Per dei cristiani, infine, andare nella Terra del Santo è un segno di testimonianza molto significativo per la minoranza cristiana palestinese e israeliana, che si aspetta dai loro più ricchi e fortunati fratelli nella fede occidentali non solo una solidarietà economica, ma soprattutto una visita che li faccia sentire meno soli e più in relazione con le altre chiese.
La Realtà Attuale: Sicurezza e Pericoli Perceiti
Contesto Geopolitico e Allarmismo Mediatico
Attualmente esistono delle forti tensioni e dei conflitti nei paesi del Medio-Vicino Oriente e del Nord Africa, soprattutto in Siria, Libia e Iraq, dove l'autoproclamato Califfato dell'Isis cerca di conquistare territorio e di imporre anche con la violenza la sharia, la legge islamica. A causa di ciò le minoranze di altre fedi e culture (vedi cristiani, curdi, yazidi, sciiti) abitanti in quei territori, sono perseguitati e costretti alla fuga. Questa precisazione nasce dalla consapevolezza della grande influenza negativa che hanno le notizie che appaiono sui "media" riguardo Israele, la Palestina e le terre vicine, creando grande allarmismo e paure eccessive.

Sul sito della Farnesina "viaggiare sicuri" si potranno ricevere ulteriori informazioni per intraprendere il viaggio in tutta sicurezza. La Farnesina non vieta né sconsiglia i viaggi in Israele (diversamente dal 2014). Nonostante Israele e Palestina siano circondati da tensioni e conflitti, la situazione è tranquilla e infatti, a oggi, la Farnesina non sconsiglia o vieta viaggi in questo paese.
La Sicurezza sul Campo e l'Esperienza dei Pellegrini
I nostri viaggi e pellegrinaggi - come la maggior parte degli itinerari di turismo religioso cristiano presenti in Israele - evitano il soggiorno in aree a rischio (Striscia di Gaza, Golan) e prendono tutte le precauzioni necessarie a minimizzare i rischi e a garantire il maggior livello di sicurezza possibile, in modo da consentire la scelta responsabile di parteciparvi. Eppure riteniamo che ci siano le condizioni per partire anche perché mai in Terra Santa i pellegrini e i turisti sono stati attaccati (diversamente da altri paesi vicini ad alta vocazione turistica), essendo tra l’altro una delle maggiori fonti di reddito sia per i palestinesi che per gli israeliani.
Non sono stati registrati tentativi dell’Isis di entrare in territorio israeliano o palestinese e non ci sono minacce o pericoli né per le minoranze etniche presenti né per i turisti e pellegrini. Sinceramente non ho avuto alcun timore girando per Israele e Cisgiordania e ho trovato cordialità e gentilezza da entrambe le parti.
Don Paolo Zago, parroco a Gorgonzola, da 41 anni fa avanti e indietro tra l’Italia e Israele per pellegrinaggi e vicinanza alla comunità cristiana. Il suo gruppo, il primo numeroso di pellegrini italiani dal 7 ottobre 2023, ha riscontrato luoghi santi "completamente vuoti". Don Paolo sottolinea: «Nessuno organizzerebbe un viaggio sapendo di correre e far correre rischi: la Terra Santa non è meno sicura di tante altre destinazioni nel mondo. Ci sono gruppi che arrivano qui dall’Asia, ci sono molti pellegrini ebrei provenienti dagli Stati Uniti che seguono i loro percorsi di fede. Ma perché non dobbiamo esserci noi? Il pellegrinaggio è soprattutto una missione».
La via di pellegrinaggio tra Nazareth, Tiberiade, Gerusalemme e Betlemme è sempre stata ed è ancor’oggi sicura. Lorenzo Ravasini, una delle guide, ha ribadito che la Terra Santa è per noi più un luogo dello spirito che un punto sulla mappa. Per quanto riguarda la situazione di sicurezza, le questioni di sicurezza sono da valutare e tenere nel conto. Adriana Sigilli di Diòmira Travel afferma: «Non metterei mai in pericolo chi si affida a noi. Certo: ci siamo attrezzati anche per tamponare situazioni di criticità, che possono verificarsi in Israele come in qualsiasi altra parte del mondo. Tre anni fa sono entrati quattro milioni di turisti: il Paese ha tutte le strutture e l’esperienza per gestire flussi piccoli e grandi».
Il Custode di Terra Santa, fra Francesco Patton, incoraggia i pellegrini a tornare in Terra Santa, affermando: «Non abbiate paura a venire a visitare i luoghi santi. Il pellegrinaggio è un’esperienza di fede e ci aiuta a crescere nella fede. Qui nella terra di Gesù non ci sono più pericoli che altrove e in ogni modo impariamo a fidarci di Dio, la nostra vita è sicura sempre e solo quando è nelle sue mani».
Terra Santa 2023 - Pellegrinaggio
L'Impatto Economico e la Solidarietà
Hani al-Hayek, ministro del Turismo e dei Beni culturali dello Stato palestinese, racconta la drammatica situazione economica in cui versano gli abitanti soprattutto di Betlemme e Gerusalemme a causa della guerra che sta bloccando i pellegrinaggi. Accanto ai razzi e alle bombe c’è un’altra guerra che brucia in Medio Oriente, e a pagarne i danni sono ancora i civili. È la guerra degli effetti economici sulla popolazione palestinese che dal 7 ottobre dello scorso anno ha visto la tragica riduzione, se non proprio la scomparsa, delle già magre fonti di reddito.
Buona parte della popolazione palestinese di Betlemme e Gerusalemme è impiegata nel settore del turismo ricettivo. La sospensione dei pellegrinaggi, e la sospensione dei permessi di uscita per i pendolari verso Israele, hanno ridotto alla miseria ampi strati di popolazione. Il ministro al-Hayek stima una perdita di oltre 2,5 milioni di dollari al giorno, con Betlemme sola che ne perde 1,4. Almeno 12.000 operatori turistici sono stati licenziati, a Betlemme hanno perso il lavoro almeno 6.000 impiegati del turismo ricettivo, a cui si aggiungono migliaia di lavoratori dell'indotto come commercianti, tassisti e artigiani.
Lo Stato palestinese non può provvedere a integrazioni o sussidi a causa di una grave crisi finanziaria dovuta alla riduzione, unilateralmente decisa dal governo israeliano, del riaccredito all'Autorità palestinese della fiscalità raccolta in Palestina. Il ministero ha tuttavia lavorato per esentare l’industria turistica da ogni tassa, licenza o gravame.
Secondo al-Hayek, il pericolo maggiore è che rabbia e frustrazione possano indurre un sempre maggior numero di famiglie, in particolare cristiane (una porzione molto grande dei lavoratori nel settore turistico), a lasciare la Palestina in cerca di un futuro migliore, implicando un’ulteriore riduzione della popolazione cristiana nella regione. Non c’è collaborazione ufficiale tra i ministeri del turismo israeliano e palestinese, ma esiste una cooperazione quotidiana con le locali chiese cristiane, con cui si studiano progetti per il riavvio delle operazioni a guerra finita.
Il pellegrinaggio è un contributo importantissimo alla pace sotto il profilo economico e umano. Lo sanno tutti: i pellegrini non fanno parte del conflitto e in Terra Santa sono accolti cordialmente da israeliani e palestinesi; non sono mai stati bersaglio di attentati o di aggressioni. Se un pellegrinaggio è un segno e un aiuto al lungo e difficile cammino della pace in Terra Santa, esso è in misura ancora maggiore uno strumento di solidarietà e di sostegno per i cristiani che vi abitano. Monsignor Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, sottolinea spesso che il significato della presenza cristiana in Terra Santa va ben oltre il 2% delle statistiche, essendo questione di qualità di vita e di essere "lievito nella massa".
Consigli Pratici per il Pellegrino Moderno
Abbigliamento e Comodità
La questione abbigliamento è di fondamentale importanza per affrontare nel migliore dei modi il pellegrinaggio, sia per rispetto nei confronti dei luoghi visitati, sia per un aspetto più tecnico. Vista la natura religiosa e spirituale dei luoghi visitati, sarà necessario scegliere un abbigliamento consono e rispettoso che non vada a urtare la sensibilità religiosa delle persone che vi abitano. All’interno dei luoghi di culto, ad esempio, è necessario evitare scollature e braccia e gambe scoperte. Meglio quindi indossare pantaloni lunghi e t-shirt oppure munirsi di uno scialle da indossare al momento del bisogno. Questa piccola regola vale sia per gli uomini che per le donne.
Da un punto di vista più tecnico invece è indispensabile optare per scarpe e indumenti comodi. Le scarpe da ginnastica sono il top se avete in programma qualche escursione nel deserto. A seconda della stagione, soprattutto in primavera e autunno, è consigliabile vestirsi "a cipolla" indossando più strati. Dalla mattina alla sera le temperature possono variare moltissimo, così come muovendosi da una zona all’altra. Una felpa o una giacca a vento da mezza stagione è l’ideale per evitare raffreddori.

Igiene, Comunicazioni e Fotografia
Quando si visita il Medio Oriente ci sono alcuni piccoli accorgimenti da mettere in atto per non incorrere in spiacevoli situazioni. Il più classico è quello di lavarsi sempre le mani dopo essere andati in bagno e prima di toccare il cibo, insieme al bere solo acqua contenuta in bottiglie sigillate.
Effettuare o ricevere chiamate da/per Israele può essere molto costoso visto che il paese non appartiene ovviamente alla zona UE e dal punto di vista telefonico è spesso considerata zona 3 o 4 a seconda dell’operatore. La soluzione più conveniente è quella di acquistare una SIM con operatore nazionale quando si arriva a destinazione, così da avere anche la rete internet a disposizione.
Nei luoghi di culto fotografa solo dove è consentito e fai attenzione ai cartelli esposti all’ingresso degli stessi. Inoltre, soprattutto a Gerusalemme, cerca di essere discreto nello scattare fotografie alle persone e non essere invasivo. Evita di scattare fotografie ai check-point o ai militari israeliani lungo il muro di separazione. Nelle zone di controllo israeliano, i militari sono spesso ben disposti a farsi immortalare per foto ricordo con i turisti. Come attrezzature tecniche sono sicuramente utili batterie di scorta per la macchina fotografica e un power bank per chi scatta con lo smartphone.
Controlli Aeroportuali
I controlli aeroportuali effettuati dal personale addetto israeliano possono risultare difficili e in alcuni casi perfino estenuanti. Un consiglio utile è quello di evitare di menzionare la Palestina e tutto ciò che a essa si riferisce durante tali controlli.
Il Significato Profondo del Pellegrinaggio in Terra Santa
Una Terra Ricca di Storia e Fede
Il pellegrinaggio offre l’occasione di percorrere la terra di Canaan o di Israele - la Terra Santa per i credenti - quel corridoio geograficamente strategico che univa e separava le grandi civiltà del mondo antico, la Mesopotamia a nord e l’Egitto a sud. Il pellegrino ha modo di riflettere che l’importanza di questa limitata striscia di terra è tutta o soprattutto nell’essere stata teatro della rivelazione biblica e cristiana. Il pellegrino viene a contatto più o meno diretto e intenso con resti archeologici, monumenti storici, testimonianze culturali, persone e istituzioni che aprono orizzonti nuovi dal punto di vista della conoscenza e dell’esperienza.
Il pellegrinaggio in Terra Santa può aiutare anche a correggere una visione superficiale delle cosiddette tre religioni monoteistiche chiamate spesso «religioni del libro». Lo ha precisato autorevolmente il Catechismo della Chiesa Cattolica: «La fede cristiana… non è una “religione del Libro». Il cristianesimo è la “religione della Parola di Dio”: di una Parola cioè che non è “una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente”» (n. 108). Lo ha ribadito anche Papa Benedetto XVI nell’esortazione apostolica post sinodale Verbum Domini (n. 7).
Il pellegrinaggio in Terra Santa dev’essere mosso dal desiderio di conoscere la storia della salvezza o meglio ancora la dimensione storica della fede cristiana. San Paolo VI, primo Papa della storia pellegrino in Terra Santa, affermava: «È pur vero che il cristianesimo è religione universale, non legata ad alcun paese, e che i suoi seguaci “adorano il Padre in spirito e verità” (cf. Gv 4,23), ma esso è pure fondato su una rivelazione storica. Accanto alla “storia della salvezza” esiste una “geografia della salvezza”. Pertanto i luoghi santi hanno l’alto pregio di offrire alla fede un sostegno, permettendo al cristiano di venire a contatto diretto con l’ambiente, nel quale “il Verbo si fece carne e dimorò tra noi” (Gv 1,14» (Esortazione apostolica Nobis in animo, 23.03.1974).
In sintesi: il pellegrinaggio in Terra Santa aiuta a far percepire a livello di informazione e di esperienza la dimensione storica - o se si vuole storico-geografica - della fede cristiana. Il Dio della rivelazione biblico-cristiana non salva gli uomini dalla storia ma nella storia. La Terra Santa fu definita “il quinto Evangelo” da Ernesto Renan, ripreso da Cesare Angelini e da Benedetto XVI. Questa definizione sottolinea come non si possano comprendere pienamente i quattro vangeli senza aver visto la Terra Santa, dove Gesù visse e svolse la sua missione terrena, percependo l'accordo perfetto dei testi e dei luoghi.

Dimensione Spirituale e Orante
Il pellegrinaggio in Terra deve avere necessariamente una dimensione orante. Non si tratta di abbandonarsi a interminabili recitazioni di salmi, di rosari o preghiere, ma di prevedere e consentire spazi di preghiera più o meno brevi o lunghi a seconda del tempo a disposizione. Non può risolversi in un correre da un luogo all’altro curiosando, scattando foto o acquistando souvenir. La visita ai luoghi santi è gratificante e produce frutti di speranza, tra cui la crescita della fede personale, la riscoperta della Bibbia sul campo e una profonda trasformazione spirituale.
Un Segno di Speranza e Comprensione
Il viaggio in Terra Santa è un modo per capire che qui c’è gente che vive insieme. Non ci sono buoni e cattivi, né "blocchi" compatti. I nostri pellegrini sanno valutare le decisioni del governo, ma non sono antisemiti e sanno guardare oltre gli stereotipi. Il tentativo è quello di parlare con l’altro, anche quando l’altro non ci piace. Questo include incontri con coloni e responsabili della moschea di Al-Aqsa e della Cupola della Roccia, che espongono visioni diametralmente opposte sulla terra come dono di Dio. Questo fa capire come la religione, o l’interpretazione dei testi, possa essere parte del problema.
Il Patriarca, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha insistito sul fatto che i cristiani possono essere l’anello di congiunzione tra queste visioni e ha consegnato un appello per il ritorno dei pellegrini. La presenza cristiana in Terra Santa, sottoposta alle vicende più varie e dolorose, non è mai scomparsa e la minoranza cristiana, seppur piccola, può manifestare lo spirito missionario e di carità anche tra le difficoltà.
Alla luce di questa riflessione, un pellegrinaggio in Terra Santa si caratterizza come un investimento culturale, un contributo alla promozione della pace, un sostegno concreto alla molteplice presenza cristiana e una singolare esperienza umana e religiosa. Papa emerito Benedetto XVI ha affermato: «La Terra Santa rimane ancor oggi meta di pellegrinaggio del popolo cristiano, quale gesto di preghiera e di penitenza. Più volgiamo lo sguardo e il cuore alla Gerusalemme terrena, più si infiammano in noi il desiderio della Gerusalemme celeste, vera meta di ogni pellegrinaggio».
I Pericoli del Pellegrinaggio nel Passato: Una Prospettiva Storica
Le Difficoltà dei Viaggi Antichi
Le condizioni in cui si svolgevano i pellegrinaggi nell'antichità erano ben diverse da quelle attuali. Le vie di comunicazione erano malridotte o inesistenti, i mezzi di trasporto scomodi (il pellegrino si muoveva per lo più a piedi), e le condizioni igieniche pessime. I rischi erano legati al clima, al luogo, agli assalti dei predoni, alla conoscenza approssimativa del percorso e alla scarsa presenza di luoghi di accoglienza, per di più di bassa qualità (gli alberghi non erano altro che ricoveri per passare la notte, magari a terra o condividendo il letto con altre persone). Molti si ammalavano lungo il cammino, tanti non giungevano alla meta. Insomma, il pellegrinaggio comportava notevoli rischi per la salute del corpo.

I Rischi Spirituali Secondo San Gregorio di Nissa
A questi pericoli fisici bisogna aggiungere quelli legati in un certo senso alla salute dello spirito. Nel IV secolo, il vescovo di Nissa, Gregorio, mise in luce i possibili rischi spirituali legati al pellegrinaggio. A un tale che lo interrogava circa l’opportunità di un viaggio dei monaci dalla Cappadocia a Gerusalemme, Gregorio sconsigliò di intraprenderlo per due motivi. Il primo di ordine "scritturistico": il pellegrinaggio a Gerusalemme non sarebbe in linea con i dettami della fede, perché estraneo alle Scritture; per di più è poco utile partire verso luoghi lontani in cerca di un Dio che, in quanto Spirito, è ovunque. Il secondo motivo era di ordine "morale": il pellegrinaggio era sconsigliato, specialmente ai monaci, perché avrebbe messo in pericolo il loro ideale di vita, facendoli uscire dall’isolamento e dalla completa separazione tra i sessi. Il pellegrinaggio, costringendo uomini e donne a intrattenersi insieme anche in situazioni poco consone alla vita monastica, complicava e metteva a rischio il proposito di preservarsi dall’indecenza, per esempio attraverso il contatto fisico inevitabile in alcune circostanze.
Ben si comprendono le preoccupazioni di Gregorio, ma né i pericoli fisici né quelli spirituali poterono frenare i fedeli desiderosi di intraprendere il loro viaggio nei luoghi santificati dalla presenza del Signore. Simili posizioni avrebbero generato in futuro l’adagio "qui multo peregrinantur, raro sanctificantur" («di rado si santificano quelli che vanno sempre in giro a far pellegrinaggi», De imitatione Christi, I,23). Tuttavia, nella vita dei più grandi santi è registrato almeno un viaggio in qualche luogo di pellegrinaggio.
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