Le Chiese Rupestri di Matera: Un Patrimonio di Storia e Spiritualità

Introduzione al Fenomeno Rupestre a Matera

L'ampio numero di Chiese Rupestri a Matera e nel suo immediato territorio circostante costituisce uno dei tratti distintivi e più spettacolari dell'insediamento rupestre nell'area. Queste chiese, disseminate sull'altopiano murgico e lungo i suoi precipizi o inglobate nel tessuto urbanistico dei Sassi di Matera, sono l'espressione più alta dell'arte rupestre sviluppatasi nel territorio.

Le Chiese Rupestri, fondate principalmente nell’Alto Medioevo, sono edifici scavati nella roccia. Inizialmente nate come strutture religiose, nel corso del tempo hanno subito diverse trasformazioni d’uso, diventando abitazioni o ricoveri per animali. Sono un’importante testimonianza della presenza di comunità di monaci benedettini, longobardi e bizantini. Matera, in Basilicata, nell’Italia meridionale, include nel suo sito Patrimonio Mondiale i Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri, un complesso di case, chiese, monasteri ed eremi costruiti nelle grotte naturali della Murgia, un altopiano calcareo caratterizzato da profonde fessure, burroni, rocce e caverne.

Da sempre in questa zona l’uomo ha scelto la vita in grotta, testimoniando un adattamento all’ambiente che nel corso dei millenni si è tradotto in una forma abitativa peculiare di Matera, di eccezionale valore culturale ed antropologico. Le acquisizioni critiche più recenti, basate su riscontri effettuati sulle fonti, i dati archeologici ed architettonici, disegnano un panorama molto complesso ed articolato, svincolato da un'accezione esclusivamente monastica e bizantina, nella quale il fenomeno era stato circoscritto dalle prime ricerche risalenti alla fine del XIX secolo.

Mappa delle chiese rupestri di Matera e del parco della Murgia

Le Chiese Rupestri nei Sassi di Matera

Nei Sassi di Matera si trovano numerose chiese rupestri visitabili, alcune delle quali di notevole fattura e qualità.

Complesso Rupestre Madonna de Idris e San Giovanni in Monterrone

Questo maestoso massiccio, dominante sul Sasso Caveoso, ospita le relative chiese fuse in un unico complesso rupestre. La chiesa di Santa Maria de Idris è situata nella parte alta del Monterrone, una grossa rupe calcarea che si erge nel mezzo del Sasso Caveoso. Il nome Idris deriva dal greco Odigitria, colei che mostra la via, oppure dall’acqua che sgorgava da quella roccia.

Si compone di una navata irregolare con affreschi, posti sulla parete di retrofacciata della cripta, gran parte dei quali staccati per restauro essendo deteriorati a causa dell’umidità e conservati presso la Soprintendenza ai Beni Storici ed Artistici di Matera. Sull’altare vi è una Madonna con Bambino risalente al XVII secolo dipinta a tempera, a destra Sant’Eustachio, patrono della città, ed altri affreschi sempre risalenti al XVII secolo, oltre a una crocifissione di fattura rozza con sfondo la sagoma dei Sassi di Matera.

La chiesa di Santa Maria de Idris è collegata alla cripta rupestre di San Giovanni in Monterrone attraverso un cunicolo. In questa cripta si trovano numerosi e pregevoli affreschi databili in un arco di tempo che va dal XII al XVII secolo. Nel cunicolo di accesso vi è l’affresco raffigurante San Giovanni Battista; in una lunetta sovrastante un altare si trova l’affresco risalente al XII secolo del Cristo Pantocratore benedicente alla latina, che con la mano sinistra sorregge un Vangelo aperto nel quale è inscritto un testo greco. Questo affresco rappresenta l’influenza della cultura iconografica bizantina. Di fronte si trova San Nicola (XIV secolo) in abiti vescovili, che benedice con la mano destra e regge il Vangelo con la sinistra.

Uscendo dal corridoio si entra in un’aula più ampia, costituente la navata vera e propria della chiesa di San Giovanni in Monterrone, che termina in un presbiterio sopraelevato. Sulla parete di fronte si trovano un affresco che raffigura la testa di Sant’Andrea e frammenti di una Madonna con Bambino nella tipologia iconografica della Glykophilousa, databili anch’essi verso la fine del XII secolo, e due santi ignoti. Un discorso introduttivo è necessario per spiegare la presenza di affreschi antichissimi, alcuni addirittura di un millennio, così stupendamente conservati: essi conservano perfettamente i loro colori e i loro soggetti soltanto se eseguiti con una precisa tecnica, ben conosciuta nel territorio Materano dai molti Mastri frescanti attivi nel corso dei secoli.

La Madonna del Latte, datata intorno al 1270 ed eseguita dallo stesso maestro frescante che ha dipinto La Madonna della Bruna (in Cattedrale), denominato per questo Maestro della Bruna, mostra la Madonna che allatta il Bambino, in un gesto di tenerezza che probabilmente è rappresentato per ribadire una dimensione più vicina all’uomo di quel Dio autoritario e vendicativo come era concepito nel Medio Evo. Per non sfiorare la blasfemia il frescante ha dipinto il seno della Madonna in maniera decentrata rispetto alla reale anatomia e di piccole dimensioni. Nella nicchia affianco, San Michele Arcangelo datato 1250, nella sua funzione di messaggero di Dio, riveste una sopraveste tempestata di pietre preziose, simbolo degli ambasciatori della corte imperiale di Bisanzio e stringe in una mano un sigillo con una croce greca inscritta. Nell’altra mano ha il labaro e sotto i suoi piedi si attorciglia il dragone rappresentante il diavolo.

Interno affrescato della Chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone

San Pietro Barisano

In origine detta San Pietro de Veteribus, è la più grande chiesa rupestre presente nei Sassi di Matera. Le indagini archeologiche hanno permesso di individuare il primo impianto rupestre, risalente al XII-XIII secolo, al di sotto del pavimento. La Chiesa ha un impianto a tre navate, una nuova facciata (datata 1755) e gli ambienti sotterranei destinati alla “scolatura” dei cadaveri.

Convicinio di Sant’Antonio

Presentato da un elegante portale, sormontato su un arco a sesto acuto, il Convicinio di Sant’Antonio si affaccia su quattro chiese rupestri:

  • La prima chiesa è conosciuta come Tempe Cadute, un nome dato all’intero rione soggetto a continue cadute di massi, le ‘tempe’.
  • La seconda cripta è dedicata a Sant’Eligio, considerato il protettore degli animali domestici. Un santo particolarmente venerato, nel passato, da una società come quella materana, contadina e pastorale. La cripta, pur dissestata e modificata dopo la trasformazione in cantina a seguito dell’abbandono e alla costruzione della cappella nel rione del Piano del XVIII secolo, è ancora leggibile nella planimetria. Nell’ambiente di sinistra, in un’ampia lunetta absidale decorata con una serie di riquadri, troneggia un Cristo Pantocratore del XIV secolo nella classica iconografia benedicente con la mano destra e il Vangelo aperto nella mano sinistra.
  • La terza è denominata Cripta di San Donato, con pianta quadrangolare e due soli pilastri centrali che scompongono il piano delle absidi appena abbozzate. La volta del presbiterio di sinistra si differenzia per l’elemento a crociera e quella centrale per un’ampia cupola con inscritta una croce gigliata a rilievo.
  • L'ultima è la Cripta di Sant'Antonio, a tre navate.

Santa Maria de Armenis

La chiesa diviene sede della Confraternita di S. Francesco da Paola, allorché alcune famiglie nobili materane, tra cui i Malvinni, realizzano all’interno della chiesa degli altari per la devozione al santo. La Confraternita abbandona la chiesa nel 1774, spostandosi nel nuovo edificio appositamente costruito al Piano, nei pressi di Piazza Vittorio Veneto; essa viene trasformata in civile abitazione comportando una serie di manomissioni all’impianto monastico. La chiesa, infatti, è a navata unica costruita, coperta da volta a botte, con un grande arco ribassato che divide l’aula dalla zona presbiteriale con copertura a cupola.

Altre Chiese Urbane e Parrocchiali

Fasi rupestri significative si riconoscono anche in alcune delle principali chiese parrocchiali quali S. Pietro Barisano e S. Pietro Caveoso, mentre anche nei monasteri di S. Francesco e S. Agostino sono state rintracciate cripte preesistenti all'insediamento della comunità. Il complesso dell'Idris, di S. Giovanni in Monterrone e di S. Nicola dei Greci sono esempi di notevole fattura e qualità.

Il Parco delle Chiese Rupestri della Murgia Materana

Il Parco delle Chiese Rupestri comprende oltre 150 esempi di chiese in rupe, spesso affrescate o a bassorilievo, un patrimonio d’arte sacra che testimonia le varie stagioni storiche e culturali del territorio. L’abitudine materana della quotidianità in grotta determinò infatti anche i luoghi del culto, che si adattarono alla dimensione ipogea. Il territorio, istituito come Parco della Murgia Materana, conserva un unicum la cui articolazione e complessità in termini di storia e spiritualità contribuisce a delineare l'identità di un'area molto vasta.

Caratteristiche del Territorio e Rilevanza Storica

La Murgia materana è sita all’estremità orientale della Basilicata, vicino al confine con la Puglia. Nel suo territorio vi è la Gravina di Matera, profondo solco calcareo sul fondo del quale scorre l’omonimo torrente che, dopo aver costeggiato i Sassi di Matera e sfiorato l’abitato di Montescaglioso, sfocia nel fiume Bradano dopo circa venti chilometri. Abitata fin dalla preistoria, conserva ancora stazionamenti risalenti al Paleolitico, come la Grotta dei Pipistrelli, ed al Neolitico, come i numerosi villaggi trincerati.

La Grotta dei Pipistrelli, situata su uno dei fianchi della Gravina materana ad alcuni km dai Sassi, rappresentava solo l’ultima propaggine di un articolato sistema di grotte. L’indagine condotta dal Ridola fu svolta con metodo e portò alla luce numerosi reperti che permisero di documentare come questo luogo fosse stato frequentato con continuità dal Paleolitico fino all’età dei Metalli. Oltre a reperti di tipo ceramico risalenti a frequentazioni neolitiche, furono rinvenuti anche materiali di tipo organico che favoriscono la ricostruzione della fauna che allora popolava questi luoghi. Dai resoconti sappiamo anche che all’ingresso erano presenti immagini sacre e sepolture scavate nella roccia, riconducibili a frequentazioni medievali.

La Cripta del Peccato Originale

A pochi chilometri dai Sassi di Matera, lungo la via Appia antica, in una delle gravine che solcano l’altopiano della Murgia, si trova uno dei luoghi più suggestivi del Sud Italia: la Cripta del Peccato Originale. In una cavità rocciosa a strapiombo sulla rupe di calcarenite la sapiente mano del “Pittore dei Fiori di Matera” ha narrato scene dell’Antico e del Nuovo Testamento in un ciclo affrescato risalente al IX secolo d.C. Riscoperta nel maggio del 1963 da un gruppo di giovani appassionati materani, da ricovero per greggi la Cripta del Peccato Originale è diventata una delle tappe imperdibili nella visita alla Città dei Sassi di Matera. Un restauro esemplare ha restituito gli straordinari affreschi della Cripta alla piena fruizione.

Chiesa rupestre Matera - Cripta del Peccato Originale - www.HTO.tv

Monachesimo e Influenze Culturali

Circa centocinquanta siti di culto, compresi in un lasso temporale che dall'Alto Medioevo giunge fino al XIX secolo, sono strettamente legati ad ogni fase storica, sociale e religiosa del territorio. Nel patrimonio delle chiese rupestri materane converge l'intera articolazione delle componenti etniche, religiose e istituzionali dell'area: monasteri, santuari, antiche parrocchie, istituzioni vescovili sono tutti elementi presenti nella committenza, possesso, gestione, officiatura delle chiese rupestri. I luoghi di culto rupestri, oltre che essere collegati all'insediamento nel territorio di tante istituzioni ecclesiastiche e civili, soddisfano soprattutto un bisogno afferente la popolazione locale, sparpagliata su un territorio molto vasto, e quindi accompagnano, nella loro collocazione, la formazione degli assetti del territorio.

Il primo monachesimo, nato con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e per effetto delle interminabili discussioni teologiche, rappresentava soprattutto il rifiuto di una società sbandata e della mondanità della chiesa istituzionale a favore di una ricerca introspettiva dell’uomo. Il fenomeno, già in espansione nel V secolo in Oriente, contava migliaia di anacoreti e cenobiti a maggioranza laica. La Lucania diviene naturale crocevia fra i tre mari (Adriatico, Ionio e Tirreno) e, a causa delle alterne vicende storiche, risente delle differenti aree spirituali latina e greco-ortodossa. Ciò avviene soprattutto a Matera e sulla Murgia materana dove la particolare conformazione del territorio vede una concentrazione di architetture monastiche sia di carattere orientale che latino.

Insediamenti Monastici Benedettini

Le fonti più antiche finora disponibili attestano fin dal secolo VIII insediamenti rupestri collegati alla presenza di monasteri benedettini. Gli affreschi della Cripta del Peccato Originale collegano l'ipogeo ad una delle grandi comunità monastiche benedettine longobarde dell'area beneventana. L'abbazia di S. Sofia di Benevento nel 774 possiede a Matera la chiesa di S. Maria e S. Michele, generalmente individuata nella parte più antica di S. Maria della Vaglia.

Il monastero di S. Vincenzo al Volturno nell'893 detiene le chiese di S. Elia, un ipogeo tuttora esistente sulla Murgia, e la chiesa di S. Pietro in Matina, da identificare con una delle cripte ancora intitolate all'Apostolo. Nei pochi resti delle abbazie di S. Eustachio alla Posterga e di S. Maria de Armeniis si riconoscono significative componenti rupestri, come pure nel monastero benedettino femminile di S. Lucia il cui insediamento più antico, la chiesa e le grotte delle Malve, appare quasi interamente in grotta. Di origine benedettina sono anche le cripte di S. Gennaro al Bradano e di S. Stasio alla Gravina, antichi possedimenti del monastero di S. Lucia, e le chiese dello Spirito Santo e di S. Maria delle Virtù, passata poi alle monache di Accon. Infine anche l'abbazia di Montescaglioso, fondata nel secolo XI, è in possesso di chiese rupestri localizzate nella Murgia di S. Andrea. Nelle cripte benedettine meglio conservate si notano impianti basilicali a tre navate e cicli affrescati nei quali ricorrono iconografie tipiche della tradizione monastica latina.

Influenze Bizantine

Pur non esistendo testimonianze dirette nelle fonti circa la presenza di monasteri italogreci nel territorio circostante Matera, alcune chiese rupestri sono da mettere in rapporto alla componente etnica bizantina dell'area. A questo ambito appartengono probabilmente le cripte del Cappuccino Vecchio, di S. Falcione, di S. Maria di Olivares, S. Nicola dei Greci, le quattro chiese eremitiche dell'insediamento monastico del vallone della Loe, datate tra IX e X secolo, e la fase più antica di S. Barbara antecedente la realizzazione degli affreschi tuttora presenti nella chiesa. Al villaggio Saraceno sono presenti chiese bizantine utilizzate a servizio della popolazione rurale come S. Luca, dove si nota addirittura un piccolo battistero, e la chiesa di S. Nicola, in luogo di difficile accesso, probabile rifugio del monaco eremita.

Santuari Rurali e Chiese Dislocate

Altre chiese rupestri sono piccoli santuari rurali, qualche volta dedicati all'Arcangelo ma soprattutto intitolati alla Vergine. Cripte micaeliche risalenti ai secoli XI-XII si trovano all'Ofra, presso la Grotta dei Pipistrelli, e a Cozzo S. Angelo, nelle vicinanze di Montescaglioso. Tra i santuari mariani rupestri, di particolare importanza sono il sito sul quale è costruito l'odierno santuario della Palomba e l'imponente cripta di S. Maria della Vaglia che, tenuto conto dell'identificazione con la chiesa citata nel documento dei Duchi di Benevento del 774, potrebbe essere il più antico santuario mariano di Matera. Altri santuari frequentati rispettivamente dalle popolazioni di Matera e Montescaglioso sono Cristo la Selva e la Madonna della Murgia.

Innumerevoli le chiese scavate in prossimità di piccoli insediamenti rurali o lungo gli antichi percorsi che legano la città alla campagna. Nel territorio cripte di notevole interesse, ed alcune ancora ben conservate, si rintracciano lungo la Gravina, il Bradano, gli affluenti principali dei due fiumi ed a margine della viabilità più antica.

  • La Madonna degli Angeli evidenzia una tecnica di scavo molto precisa ed un ampio corredo di affreschi.
  • La Madonna dei Derelitti conserva un'elegante facciata in muratura.
  • Nelle cripte di S. Falcione e di S. Vito alla Murgia si notano due presbiteri preceduti da un'aula unica.
  • Al Cappuccino Vecchio, il raro impianto a due navate si presenta in tutta la sua complessità ed eleganza.
  • Nella Madonna delle Tre Porte, l'elemento significativo oltre che dal residuo corredo di affreschi è costituito dalla pianta a tre navate con absidi contrapposte.
  • Le cripte di Cristo la Selva e di S. Martino si presentano al centro di un vasto insediamento abitato da pastori.
  • S. Eustachio alla Selva Venusio, pur in parte crollata, consente ancora di leggere l'impianto a tre navate con nicchie e cappelle laterali.
  • La cripta degli Evangelisti conserva testimonianze di un ampio ciclo affrescato.
  • La Madonna dell'Abbondanza è tra le chiese ipogee più vaste.
  • S. Pietro in Principibus presso l'Appia, evidenzia un elegante impianto a basilica.

Queste chiese, collocate lungo la viabilità principale, costituiscono precisi capisaldi sul territorio a servizio di piccole comunità agropastorali o con funzioni di semplici cappelle rurali.

Veduta panoramica della Murgia Materana con le gravine

Caratteristiche Architettoniche e Funzionali

Le chiese spesso sono ad una sola aula, oppure hanno due o tre navate; talvolta sono interamente scavate nella terra, talvolta presentano una facciata edificata, ma l’elemento costante è una presenza diffusa a livello capillare nel territorio. In queste si riconoscono elementi architettonici desunti dall'architettura "fuori terra" ma soprattutto uno scavo finalizzato a creare nel sito, con un dispendio minimo di risorse, gli elementi più indispensabili all'officiatura del luogo di culto. Lo scavo dell'aula qualche volta è accompagnato dalla costruzione in muratura della facciata o di altre strutture interne.

Negli impianti si ritrovano gli elementi costituenti gli edifici in muratura, contestualizzati, però, nel difficile ambiente rupestre. Spesso sono concluse da absidi, qualche volta preceduti da transetti di ridotte dimensioni. In molte cripte si nota l'accenno di una cupola realizzata con uno scavo lenticolare, mentre il ricordo delle coperture a tetto delle chiese in murature compare nell'uso di soffitti a schiena d'asino rilevabili negli ipogei più complessi. Le prime chiese in rupe sono riconducibili alla cultura monastica medievale, a partire dall’VIII secolo. Nei due secoli successivi la città venne investita da ondate religiose di matrice bizantina e, in fuga dai conflitti, giunsero dalle regioni d’Oriente eremiti e anacoreti che trovarono nell’altopiano materano lo spazio perfetto per la preghiera e la vita in solitudine.

Nel territorio materano, a differenza di altre regioni dell’Italia meridionale, non vi sono notizie scritte circa l’esistenza nel medioevo di monaci eremiti bizantini e di un utilizzo in chiave lauriotica delle grotte ubicate nelle immediate vicinanze delle chiese rupestri. In città e nei rioni Sassi si osservano solo grandi monasteri costruiti in muratura e nessuno di essi è mai stato un monastero bizantino. La presenza di affreschi con alcune iscrizioni in cui compaiono i nomi dei committenti, e soprattutto la presenza di tombe scavate sia all’interno che all’esterno delle chiese, e nelle immediate vicinanze, indica con chiarezza che si tratta principalmente di chiese private e che la loro funzione è stata soprattutto funeraria.

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