L'Abbazia di San Lorenzo ad Aversa è un complesso monumentale che ha attraversato secoli di storia, fungendo da epicentro spirituale e culturale. Oggi, oltre ad essere un luogo di culto e di studio, è anche un simbolo di memoria e raccoglimento, ospitando eventi significativi che ricordano figure eminenti e vittime di tragedie.
L'Abbazia di San Lorenzo ad Aversa: Un Complesso Millenario
Il complesso di San Lorenzo è chiamato "ad septimum" perché è situato al settimo miglio della città di Capua sull’antico percorso della via consolare campana. In origine fu un monastero benedettino e, grazie alla sua collocazione al di fuori delle mura della città, offriva la possibilità di condurre uno stile di vita più sereno, assicurando così la solitudine della regola benedettina “ora et labora”. Tra le chiese sorte in onore di San Lorenzo in Roma e migliaia nel mondo, diverse le località intitolate al suo nome, eccelle proprio la Basilica di S. Lorenzo ad Septimum, eretta dai Monaci Benedettini al tempo dei Longobardi e arricchita successivamente dai Normanni di Aversa.

Declino e Rinascita del Monastero
Il cenobio conobbe un periodo di decadenza nel XV secolo, quando la sua reggenza venne affidata a prelati che non conoscevano la vita religiosa, anzi vivevano lontano dal monastero che invece avrebbero dovuto governare. Momento di massimo declino fu però, quando nel 1456 il complesso di San Lorenzo venne colpito da un violento terremoto. Il sisma, infatti, causò la distruzione del chiostro romanico e del transetto grande della basilica normanna. Questo periodo sfortunato per il complesso si concluse nel 1513, quando il monastero venne aggregato alla congregazione cassinese. Da questo momento in poi ci fu un profondo rinnovamento spirituale e culturale. Vennero costruiti i due chiostri, in particolare il chiostro grande, attorno al quale si distribuiva lo spazio per l’osservanza monastica: a nord la basilica a tre navate, il coro rinascimentale e le cappelle; a est la sala capitolare, l’archivio, la biblioteca; a sud, la cucina e i depositi; a ovest il refettorio. Ai piani superiori si trovavano il dormitorio e l’appartamento abbaziale, mentre attorno al Chiostro Piccolo era allestita la Forestiera per l’accoglienza. È in questo periodo che il complesso prenderà l’assetto che possiamo vedere oggi.
Trasformazioni e Caratteristiche Architettoniche Attuali
Con il passare dei secoli, la struttura non riuscì a resistere ai continui accadimenti e fu così che si arrivò alla sua definitiva rovina. Nel 1807, venne soppresso anche l’ordine religioso. Divenne prima sede del regio collegio per ragazze nobili “Casa Carolina”, poi un orfanotrofio militare ed infine oggi gran parte del complesso e il chiostro è sede della Facoltà di Architettura Vanvitelli. Attualmente, la facciata della chiesa si presenta povera eppure ogni tratto di mura, ogni solco è impronta di quel passato medievale misterioso e vivace. Il portale e l’intera facciata a capanna sono tipici dell’impostazione romanica. L’ingresso è retto da due leoni stilofori in marmo, i quali sono adagiati in posizione di riposo sul suolo sostenendo due colonne corinzie. L’arco del puntale poggia sulle due colonne ed è decorato da immagini di animali esotici, una scelta che riflette come la donna e l’uomo del medioevo fossero spinti a glorificare il creatore per le meraviglie della terra. Un’altra parola per descrivere San Lorenzo è vastità: proprio la vastità dell’ambiente interno c’immerge in un’atmosfera semplice e profonda.

Interni e Patrimonio Artistico
L’interno della chiesa è a tre navate, scandite da pilastri collegati da archi a tutto sesto. Affascinante è la decorazione in stucco, soprattutto dei capitelli e delle volute che ornano le volte e le cappelle. La volta del soffitto in legno in passato era retta da una foresta di colonne in fila e atte a formare la navata centrale e due più piccole laterali; ancora oggi troviamo traccia di queste colonne per il reimpiego, esse sono inserite nei nuovi pilastri ben visibili. L’altare della chiesa ha una pavimentazione cosmatesca. Lo stile cosmatesco presenta una decorazione policroma caratterizzata dall’impiego di tessere o piccoli tasselli di marmo, granito o ceramica utilizzati per creare motivi geometrici. Tutte queste caratteristiche, infatti, sono motivi ricorrenti delle grandi basiliche medievali. La chiesa è dotata di un patrimonio artistico non indifferente: Parente ci segnala la presenza di un dipinto di Marco Pino da Siena e di Nicola Malinconico. Quello che rende affascinante la storia del complesso di San Lorenzo è il ritrovamento di una barca per la pesca, utilizzata dai frati fino a due secoli fa. La presenza del Planio, antico fiume campano, dimostra la ricchezza del territorio, sebbene ad oggi il fiume sia ormai prosciugato, vittima delle trasformazioni naturali.

Eventi di Memoria e Fede nell'Abbazia
La Commemorazione del Beato Rosario Livatino
Lunedì 4 maggio 2026, si terrà nell’Abbazia di San Lorenzo in Aversa una manifestazione in ricordo del Beato Rosario Livatino, che già ha ospitato varie commemorazioni in suo onore. L'evento si articolerà in due momenti: prima la liturgia dei Vespri in onore del martire Livatino, presieduta dal vescovo di Aversa, Mons. Angelo Spinillo; seguiranno poi l’intervento magistrale tenuto dal dott. Domenico Airoma, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord e Vice Presidente del Centro Studi Livatino, e la testimonianza di mons. Giuseppe Livatino, della postulazione della Diocesi di Agrigento per la causa del Beato. Rosario Angelo Livatino, martire della giustizia e della fede, fu ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 a soli 38 anni e proclamato Beato da papa Francesco il 9 maggio 2021. Il giovane giudice fu infatti assassinato da esponenti mafiosi, mossi dall’odio verso la sua fede e il suo impegno per la giustizia. Nel suo servizio alla collettività come giudice integerrimo, che non si è lasciato mai corrompere, si è sforzato di giudicare non per condannare ma per redimere. Il suo lavoro lo poneva sempre “sotto la tutela di Dio”; per questo è diventato testimone del Vangelo fino alla morte eroica. Come affermato da Mons. Ernesto Rascato, assistente spirituale dell’UGCI di Aversa, “il messaggio di Rosario Livatino è di grande attualità, un autentico cristiano credente e credibile che ha incarnato il Vangelo coniugando la Carità con la Giustizia, nella sua missione di servizio con equilibrio e discrezione, mitezza e lealtà”. La sua vita ordinaria vissuta in modo straordinario "non ci lascia rubare la speranza alle difficoltà quotidiane", diventando un esempio per tutte le persone che si vogliono impegnare per la giustizia e il bene comune. Ricordiamo che la Conferenza Episcopale Italiana ha deciso di sostenere la proposta di proclamare il Beato Livatino patrono dei magistrati.

Il Ricordo delle Vittime della Pandemia
Ad Aversa, nell’Abbazia di San Lorenzo fuori le mura, si è tenuto un momento di raccoglimento e memoria per ricordare le vittime della pandemia e rinnovare il senso di comunità. L’appuntamento è stato fissato alle ore 18.30, dove la comunità è stata chiamata a riunirsi per fare memoria di chi ha perso la vita durante l’emergenza sanitaria e per esprimere vicinanza alle famiglie che hanno affrontato lutti e sofferenze negli anni della pandemia. L’evento è nato dalla collaborazione tra diverse realtà locali ed ecclesiali.
I Funerali di Alessandro Marino
L'Abbazia di San Lorenzo ad Aversa ha anche ospitato i funerali di Alessandro Marino, il 18enne di Casaluce deceduto a seguito di un incidente stradale. La salma del giovane è giunta in chiesa alle 16:30, mentre alle 17 ha avuto inizio il rito funebre, dopo che sul corpo del giovane è stata eseguita l'autopsia, così come disposto dal pubblico ministero che indaga sull'accaduto. Il sindaco di Casaluce, Francesco Luongo, ha invitato tutti coloro che lo hanno conosciuto e amato a unirsi in preghiera per onorare la sua memoria e confortare la famiglia in questo momento di grande dolore.
La Figura di Mons. Giovanni Gazza: Un Pastore per Aversa
Il 5 dicembre 2023 è ricorso il venticinquesimo anniversario della morte di Mons. Giovanni Gazza, una figura che passa alla storia quasi millenaria di Aversa, tra i pastori illustri della gloriosa diocesi. Egli amò la Chiesa ed il popolo di Aversa e gli dedicò ogni attenzione, risorsa ed energia. Ricevette l’ordinazione sacerdotale il 29 giugno 1949 nella sua città natale. Partì per il Brasile nel 1957 a trentatré anni, affidando la madre vedova alle cure dei confratelli e alle sorelle saveriane “Missionarie di Maria”. Dal 1957 al 1959 è stato direttore del centro Saveriano di Azione Missionaria a San Paolo. Il 12 novembre 1962, dal Santo Padre Giovanni XXIII, fu nominato vescovo titolare di Circesio e primo vescovo della Prelatura di Abaetè do Tocantins, attualmente Diocesi di Abaetetuba, nel nord Brasile o Amazzonia. Aveva 38 anni.

Ministero Vescovile ad Aversa e Azione Pastorale
Nell’omelia della Messa per il solenne ingresso ad Aversa - celebrata nella chiesa monastica delle Benedettine di S. Biagio, che sostituiva la Cattedrale resa inagibile dal sisma - il novello Pastore si presentò “come amico e fratello di tutti e di ciascuno; con voi sono cristiano, per voi sono vescovo, ripeterò con la nota ed incisiva espressione di S. Agostino”. Mons. Gazza partiva da una convinzione realistica che “la Diocesi di Aversa, con la sua enorme densità demografica, ancora in crescita, geograficamente posta alla periferia della grande Metropoli partenopea, si trova a confrontarsi con le provocazioni di tanti impellenti ed urgenti problemi, acutizzati anche dall’emergenza del dopo-terremoto”. Da questa constatazione socio-geografica derivava la sua linea d’azione pastorale, fatta di impegni calibrati secondo le possibilità comunitarie, con piani pastorali operativi sostenibili, senza megaprogetti ecclesiali faraonici. Come riferisce il padre Francesco Cavallo, confratello che ha accompagnato Mons. Gazza, in una diocesi come quella di Aversa, in cui si avvertivano due fenomeni in forte contrasto, ossia la sincera e profonda religiosità della gente e la malavita organizzata e ramificata, i contenuti della predicazione di Mons. Gazza dovevano necessariamente richiamarsi ai dieci comandamenti, ai precetti della Chiesa, ai doveri principali del cristiano (la preghiera, l’amore a Dio e al prossimo, la giustizia, la devozione mariana).
Umanità e L'Eredità di Mons. Gazza
Mons. Gazza fu un vescovo di grande umanità, con uno stile tipicamente evangelico, con linguaggio semplice ma profondo. Per Mons. Nicola Comparone, suo vicario generale dal 1980 al 1990 e successivamente vescovo di Alife-Caiazzo, il vescovo Gazza “ha intuito vivo, una volontà ferma, un linguaggio semplice e convincente; è calmo perché sempre padrone di sé. La nobiltà di tratto ne rivela l’elevatezza d’animo, la sua amabilità ti avvince, l’umiltà grande ti sconcerta, la freschezza spirituale t’incanta, la cordialità te lo fa sentire amico”. La sua azione di governo episcopale fu caratterizzata dallo stile della carità, una carità che partiva dalla sua discrezione. La sua azione pastorale si registrava a tutti i livelli: si vedeva nelle strutture e organismi rinnovati alla luce del Concilio, e si respirava tra le persone, nel Clero e nella Comunità diocesana. Basta sfogliare la raccolta dei numeri bimestrali del Bollettino diocesano di Aversa (1981-1993) per vedere il risveglio, la vitalità di una Chiesa locale “in stato di missione permanente”, una comunità che lavorava senza clamore, studiava i passi da farsi e registrava il ritmo del cammino ecclesiale conciliare.
Le Realizzazioni e gli Ultimi Anni
Alcune realizzazioni di Mons. Gazza includono l’istituzione di 12 nuove parrocchie, tra cui nella città di Aversa Teresa di Gesù Bambino e quella dell’Abbazia di S. Lorenzo, e il conferimento dell’Episcopato a tre sacerdoti diocesani: Mons. Crescenzio Sepe, attualmente cardinale Arcivescovo emerito di Napoli, e ai compianti Mons. Andrea Mugione, Arcivescovo di Benevento, e Mons. Francesco Marciante. La Visita pastorale di Giovanni Paolo II ad Aversa (12-13 novembre 1990) ha segnato nel ministero episcopale di Mons. Gazza un grande evento storico-religioso per la Diocesi, merito delle forze entusiasmanti del clero e di molti laici, e soprattutto del Vescovo. Ma per Mons. Gazza fu il canto del cigno. Il 25 maggio 1992 furono accettate le dimissioni di Mons. Gazza per motivi di salute. Successivamente, il 1° luglio 1993, in punta di piedi, silenziosamente, Mons. Gazza si spense. Il 6 dicembre 1998, dopo varie prove e una lunga malattia, un silenzioso calvario, vari e difficili interventi chirurgici, ospedali e cliniche, a Parma nella Casa Madre dei Saveriani intorno alle 20:50, Mons. Giovanni Gazza spirò consumato dal tumore e finito da un infarto insorto nelle prime ore dello stesso giorno, lasciando il ricordo di un Padre e maestro esemplare.