Abbazia di Sant'Urbano: storia, architettura e misteri di un gioiello marchigiano

L'Abbazia di Sant'Urbano, situata tra le province di Ancona e Macerata, rappresenta un tesoro dell'architettura medievale marchigiana. Immersa nella Valle di San Clemente, lungo il corso del torrente Esinante, l'abbazia trae il suo nome dal quarto papa romano, San Clemente, a cui è dedicata una piccola chiesa romanica nella zona. La Valle di San Clemente, nell'alto medioevo, conobbe un periodo di notevole importanza grazie alla fertilità dei suoi terreni, al clima mite, all'abbondanza d'acqua e alla sicurezza garantita da torri longobarde e castelli fortificati.

panorama della Valle di San Clemente con l'Abbazia di Sant'Urbano in lontananza

Storia e fondazione dell'Abbazia di Sant'Urbano

L'Abbazia di Sant'Urbano sorge isolata sulla sponda sinistra del torrente Esinante. La sua fondazione risale al X-XI secolo, come attestato da una convenzione del 1033 stipulata con l'abate di San Vittore delle Chiuse. A causa dei violenti contrasti con il vicino comune di Apiro, che mirava ad espandersi sul castello di Sant'Urbano, l'abbazia subì numerose devastazioni nella prima metà del XIII secolo. Nonostante fosse protetta dal comune di Jesi, a cui si era sottomessa volontariamente nel 1219, fu necessaria una prima ampia ricostruzione secondo il modello dell'abbazia di Sant'Elena di Serra San Quirico.

A quell'epoca risalgono interventi significativi come il parziale tamponamento della prima campata, la copertura della zona anteriore con volte a botte centrale e crociere laterali, e il rifacimento della zona presbiteriale con la sottostante cripta. Il muro di separazione tra le due metà della chiesa fu probabilmente eretto per sostenere le spinte della nuova copertura.

In epoche più tarde, si registrarono il rialzamento del corpo di facciata, l'addossamento di case coloniche e varie aggiunte murarie esterne. Nel 1442, il monastero, ormai in decadenza, fu accorpato all'abbazia di San Salvatore in Valdicastro di Fabriano. Nel 1810, l'abbazia divenne proprietà privata, per poi passare al Comune di Apiro nel 1978.

dettaglio del portale d'ingresso dell'Abbazia di Sant'Urbano

Architettura e peculiarità stilistiche

L'architettura dell'Abbazia di Sant'Urbano è un notevole esempio di arte romanica, con elementi che testimoniano interventi di epoche diverse. La chiesa presenta un impianto a tre navate su pilastri. La navata centrale è coperta da una volta a botte ogivale rinforzata da un arcone traversale, mentre le navate laterali sono coperte da volte a crociera. L'alzato è realizzato in pietra e cotto.

La facciata è conservata solo nella parte centrale, con un portale a risalti e lunetta di scarico, modificata nel tempo con l'apertura di finestre rettangolari e l'aggregazione di un campanile a vela. Una peculiarità dell'abbazia è la sopraelevazione del presbiterio, dovuta alla presenza della cripta, che crea una maggiore separazione tra gli spazi destinati al clero e ai fedeli, una caratteristica distintiva dell'architettura romanica delle Marche.

L'interno è caratterizzato dalla separazione del presbiterio dalla chiesa mediante un muro trasversale aperto da due arconi ogivali. Dalla sinistra, un ambone conduce all'ingresso della sottostante cripta, del XII-XIII secolo, che presenta lo stesso impianto del presbiterio.

Esternamente, il corpo absidale, composto da una grande abside centrale e due laterali più piccole, è scandito da semi-colonnine e archetti pensili. Il fianco settentrionale presenta quattro contrafforti di consolidamento, aggiunti in seguito a restauri.

vista esterna del corpo absidale dell'Abbazia di Sant'Urbano

La Cripta e gli Affreschi

Sotto la chiesa dei monaci si apre una suggestiva cripta voltata in pietra, costituita da un corridoio centrale diviso in tre navate da otto pilastri. L'altare della cripta è datato 1140. All'interno della cripta sono presenti anche delle colonne provenienti da un periodo precedente all'anno 1000, una delle quali presenta un cerchio inciso alla base, dove si orienta un raggio di sole.

L'abbazia ospita tre affreschi del XIV secolo, sebbene danneggiati dal tempo e dall'umidità: "Sant'Urbano in cattedra", la Crocifissione e la Madonna con il Bambino. Questi affreschi, pur nella loro condizione frammentaria, conservano un fascino inalterato e presentano elementi stilistici che richiamano la scuola giottesca e l'influenza riminese del XIV secolo.

La Crocifissione, situata sulla parete destra, mostra un Cristo in croce circondato da angeli e figure femminili, tra cui si ipotizza la Vergine Maria e la Maddalena. La figura di Sant'Urbano IV in trono, datata tra il XIV e XV secolo, si distingue per la sua solennità e l'uso della tecnica prospettica.

dettaglio di uno degli affreschi nella cripta dell'Abbazia

Il Mistero dell'Occhio Luminoso di Sant'Urbano

Una delle peculiarità più affascinanti dell'Abbazia di Sant'Urbano è il fenomeno dell'occhio luminoso. L'abbazia è orientata verso Gerusalemme, simbolo di luce, e presenta elementi architettonici ispirati a modelli astronomici e matematici.

All'interno dell'abbazia, sopra l'abside, è stato realizzato un occhio circolare. Due volte all'anno, nelle prime ore del mattino, un fascio di luce entra da questa apertura, attraversa l'aula e colpisce un cerchio scolpito nel pilastro della navata laterale sinistra. Il fenomeno si manifesta contemporaneamente anche nella cripta, dove un raggio di luce colpisce un cerchio scolpito alla base di una colonna.

Questo suggestivo evento, visibile dall'anno 1000, si verifica il 25 maggio (giorno di Sant'Urbano) e il 19 luglio. Le teorie sull'origine e il significato di questo fenomeno sono molteplici: alcuni ipotizzano una funzione taumaturgica, legata alla guarigione dal mal di testa, altri ritengono che il disco luminoso rappresentasse il Santissimo Sacramento. Un'altra teoria suggerisce che l'intensità del fascio di luce potesse indicare l'abbondanza o la carestia di grano.

illustrazione schematica del fenomeno dell'occhio luminoso nell'Abbazia di Sant'Urbano

Simboli Templari e Ipotesi Pagane

L'Abbazia di Sant'Urbano è nota anche per la presenza di molteplici simboli che alcuni studiosi associano ai Cavalieri Templari. Si ipotizza che l'abbazia si trovasse lungo un cammino battuto dai pellegrini e che fosse presieduta dai Templari, i quali avrebbero lasciato sui capitelli alcuni simboli del loro credo gnostico.

Gli splendidi capitelli presentano figure di animali fantastici e vari simboli, come grappoli d'uva, cerchi intrecciati e figure misteriose, interpretati come messaggi di pietra.

Esiste anche l'ipotesi che l'Abbazia di Sant'Urbano sia stata edificata sopra un tempio dedicato a Dioniso. A sostegno di questa teoria, nella cripta si trovano colonne precedenti all'anno 1000, e su una di esse è presente un cerchio orientato da un raggio di sole. Un'ulteriore prova sarebbe una mattonella con la scritta latina: "come era giusto fare per Dioniso".

Informazioni utili per la visita

L'Abbazia di Sant'Urbano è sempre aperta e visitabile durante il giorno grazie a un sistema di videosorveglianza e illuminazione automatica. Sono disponibili un flyer informativo e un'audioguida gratuiti.

La Valle di San Clemente si estende lungo il torrente Esinante, abbracciando sette comuni: Apiro, Cupramontana, Poggio San Vicino, Serra San Quirico, San Severino, Fabriano e Cingoli. Il Monte San Vicino, con i suoi 1484 metri, veglia sulla valle ed è un punto di riferimento per i visitatori.

Per raggiungere l'abbazia da Nord o Sud Italia, si consiglia di percorrere la A14 e uscire al casello di Ancona Nord, proseguendo poi lungo la SS76. Da Ancona, si prende la SS76 in direzione Cupramontana.

L' Abbazia di S. Urbano all'Esinante ad Apiro

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