L'Abbazia di San Martino in Valle: Storia e Architettura di un Gioiello Benedettino

Nel cuore del Geoparco Maiella UNESCO, sorge l'Abbazia di San Martino in Valle, un antico monastero benedettino incastonato nella roccia, testimone di secoli di storia. L'abbazia è situata ai piedi della Maiella, incastonata come una gemma nelle Gole di Fara San Martino, un paese in provincia di Chieti che prende il nome proprio dal complesso monastico. A Fara San Martino, una splendida giornata di sole e la luce che si riflette sulle rocce rendono tutto più vivo e reale, offrendo uno scenario suggestivo e ricco di meraviglie che lascia incantati gli escursionisti.

Foto panoramica delle Gole di Fara San Martino con l'Abbazia di San Martino in Valle incastonata nella roccia

Le Antiche Origini e i Primi Secoli Monastici

Non è chiaro quando vi arrivarono i primi eremiti, ma San Martino in Valle nacque innanzitutto come eremo con annessa cappella. Le origini dell’abbazia non sono note con certezza, ma le prime fonti storiche risalgono all'829, anno a cui si fa risalire anche l'abbazia di San Martino in Valle. In un documento altomedievale risalente all’829, si parla per la prima volta di abbazia, segno che qui era fiorita la vita comune.

Le prime fonti la elencano tra i possedimenti del monastero di Santo Stefano in Lucania di Tornareccio, al quale era stata donata da Pipino il Breve. Nel 844, l'abbazia passò sotto il controllo del vescovo di Spoleto e successivamente tra i possedimenti dell'abbazia di San Liberatore a Majella. Nel 1172, divenne parte della diocesi di Chieti e in una bolla del 1222 di papa Onorio II si cita una donazione del conte Credindeo.

Nei primi anni di vita, il piccolo rifugio della comunità benedettina, protetto dal riparo naturale della parete rocciosa, ebbe una connotazione architettonica molto semplice, simile ai tanti piccoli eremi rupestri che costellarono la Maiella. Poco o nulla si sa della storia dell'abbazia nel periodo di maggiore splendore e floridezza, tra l'XI e gli inizi del XV secolo, quando divenne oggetto di consistenti rifacimenti edilizi caratterizzati da pregevoli sculture e decorazioni architettoniche.

Declino, Abbandono e la Sepoltura Fluviale

Il XII secolo coincide con un inesorabile declino degli ordini monastici. Il monastero di San Martino in Valle, che aveva rappresentato un suggestivo luogo religioso e un importante centro di economia monastica, si svuotò pian piano di vita e di operosità. Il luogo, abbandonato dalla civiltà, tornò in balia delle forze della natura. Gli edifici vennero invasi da un'enorme quantità di ghiaie alluvionali.

Successivamente, dopo diversi passaggi di proprietà, tra il '300 e il '400, l'abbazia dovette assumere quell'aspetto che si intuisce ancora oggi, fino a quando il complesso monastico non venne soppresso ad opera di papa Niccolò V nel 1452. Il monastero venne soppresso e unito al Capitolo Vaticano, per poi tornare nel 1789 all'arcidiocesi di Chieti. L'incorporazione di San Martino alla Basilica Vaticana, cosa che avvenne per altre chiese ed enti monastici, comportò anche il trasferimento dei rispettivi archivi.

Questa circostanza ha fatto sì che le carte del monastero, da questa isolata comunità rupestre, arrivassero fin nel cuore della cristianità, a Roma, dove ancora oggi sono custodite con precisione nell'Archivio del Capitolo di San Pietro. L'abbandono definitivo del monastero avvenne l'8 settembre 1818, a causa di un'alluvione che lo ricoprì completamente di detriti. Nel corso del tempo, San Martino in Valle ha subito interramenti e frane dovute alle frequenti alluvioni, fino al completo seppellimento.

Mappa storica dell'area della Maiella con evidenziata la posizione dell'Abbazia di San Martino in Valle

La Riscoperta attraverso gli Scavi Archeologici

Il monastero rimase sepolto sotto 12 metri di detrito alluvionale per quasi due secoli. Soltanto qualche anno fa, con grandissima fatica e non poche difficoltà, è stato riportato alla luce. I primi scavi che la riportarono alla luce partirono nel 1891 e proseguirono fino al 1929, portando al disseppellimento della chiesa e alla scoperta di numerosi reperti. Soltanto con gli scavi successivi del 2005, terminati nel 2009, è riaffiorato ciò che rimaneva del complesso benedettino.

Le Rivelazioni Architettoniche dell'Abbazia

L'Ingresso e le Strutture Esterne

All'ingresso delle gole, chiamate dai locali "stretto", sono visibili i ruderi dell'antica porta d'ingresso. Le gole, infatti, costituivano anche l'accesso al monastero e all'abbazia benedettina posta ad una cinquantina di metri oltre le stesse gole, adiacente ad una parete rocciosa che la riparava. Innanzitutto colpisce il fatto che vi fosse un cancello all’imbocco delle gole, chiudendo il quale i monaci potevano controllare l’accesso alla valle. I resti dell’abbazia mostrano un cancello verso un cortile interno delimitato da un portico a tre arcate, sul lato nord del quale si trova un campanile a vela.

Superate le gole, giunti nella valle, si scorgono le mura del monastero. Oltrepassato l’ingresso, lungo la parete rocciosa si ergono vari ambienti semirupestri, forse adibiti a foresteria per l’accoglienza dei pellegrini. Sull’arco della porta di uno di essi è incisa in eleganti caratteri gotici la data A.D. MCCCLXXXV (Anno Domini 1395).

La Chiesa e gli Ambienti Interni

Svetta il portale duecentesco, che immetteva all’interno della chiesa. La chiesa era a tre navate con abside semicircolare e al centro un altare in muratura. Di fronte, un portico fiancheggiato dal campanile - prima degli scavi era visibile soltanto la sua sommità. L'edificio, a tre navate, è pavimentato a lastre di pietra. Dalla navata centrale si accede al presbiterio, la zona riservata al clero per le funzioni liturgiche. Al centro dell’abside maggiore si erge un altare in muratura.

Inoltre, un cortile d’ingresso a pianta rettangolare e numerosi vani del monastero sono addossati e scavati nella parete rocciosa, dove si scorgono gli ambienti più antichi e originari del complesso. Da segnalare anche la presenza di colonnine e bassorilievi squisitamente decorati. Dalla navata laterale destra, coronata da una piccola abside, si entra nell’ambiente più antico ed emozionante della chiesa, interamente scavato nella roccia, dove si possono ammirare tre edicole d’altare coperte da piccole volte ad arco ogivale. La prima edicola mostra due pregevoli colonnine che sorreggevano un architrave, ritrovato in frammenti, con scolpita la data di consacrazione dell’altare: DIE X. APERII. (M.C)CCC.XI, ovvero 10 aprile 1411. Nella stessa area s’innalza una piccola e suggestiva cappella, interamente scavata nella roccia, abbellita da un portale dalle forme tardogotiche.

Ricostruzione grafica dell'Abbazia di San Martino in Valle durante il suo periodo di splendore

Tra Leggenda e Storia: Il Fascino delle Gole

Esploreremo le spettacolari Gole di San Martino, un canyon naturale scavato dal fiume Verde, che a tutt'oggi si presentano come un luogo isolato che favorisce il ritiro e la meditazione. Diverse sono le leggende che circondano la nascita delle gole. Qualcuno ha detto che sembra di trovarsi a Petra: si cammina attraverso una gola strettissima, tanto che gli stessi raggi del sole faticano a entrare. Una leggenda narra che sarebbe stato San Martino stesso ad allargare il passaggio tra le strette pareti rocciose ricorrendo alla sola forza dei suoi gomiti, per condurre al luogo più aperto dove sarebbe sorto il monastero.

Senza nulla togliere al sapore della leggenda, fu più probabilmente il fiume Verde a scavarsi nel tempo lo spazio tra le rocce; effettivamente è così stretto che in quel punto si avanza solo stando in fila indiana, secondo, appunto, la larghezza dei gomiti. Non è un caso che il cast della Rai abbia deciso di girare qui una successione di scene della fiction basata sul romanzo di Umberto Eco: qui è ambientata la scena della fuga di Anna, la figlia dell’eretico Fra’ Dolcino, inseguita dai soldati fin dentro le gole, dove trova rifugio presso i resti del monastero di San Martino in Valle.

Gole di San Martino - Vallone Santo Spirito - Sorgenti Del Verde

La Storia Sconosciuta: Sfide della Ricerca

La storia dell’antico monastero di San Martino in Valle è quasi tutta ancora da scrivere. I pochi documenti ritrovati sono da completare e le intuizioni e prime verifiche degli storici da confermare. Molte risposte sono da ricercare presso il prestigioso Archivio Vaticano, dove sono custoditi numerosi manoscritti sulla “Abbazia di San Martino della Fara”. A tutt’oggi, in verità, sul monastero di San Martino in Valle, sulla sua gestione e sulla sua "destinazione", regna ancora l’incertezza. Le carte relative al monastero non sono state ancora completamente studiate; sarebbe interessante un giorno poter esaminare e recuperare uno spaccato della vita di questa antica comunità monastica.

Uno studio recente tenta di fare chiarezza sull’origine e le più antiche vicende di questo monastero benedettino posto alle falde orientali della Maiella. Nella prima parte, si mettono in luce le mende delle precedenti trattazioni storiche concernenti la presunta fase altomedievale del monastero, sulla scorta di una lettura maggiormente critica di alcune fonti note, come il Chronicon Farfense di Gregorio da Catino.

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