Il termine abbazia, che deriva dal latino, indicava e indica tuttora i monasteri autonomi, ovvero quelli che rispondevano direttamente al Papa. Questi erano retti da un abate, eventualmente coadiuvato da un insieme di monaci chiamato "capitolo". Inizialmente, il termine designava la dignità abbaziale, poi i beni messi a disposizione dell'abate. Di solito, le abbazie erano incluse nel territorio di una diocesi e se non vi rientravano, venivano chiamate nullius dioecesis, trattandosi in tal caso di una chiesa particolare non rientrante nella diocesi. Le abbazie estendevano la propria influenza oltre il perimetro del monastero, comprendendo appezzamenti di terreno, cascine, possedimenti o addirittura dei villaggi.
A differenza di monastero - che in senso stretto e anche nell'originale significato datogli dal monachesimo orientale indica il luogo di abitazione di un solitario, ma anche poi, quasi immediatamente, e soprattutto nell'accezione occidentale, vale per luogo di abitazione di una comunità cenobitica - il termine abbazia si è affermato per designare i complessi monastici più rilevanti. Se anche ai loro inizi gli insediamenti monastici più significativi sono indicati con il nome di monasterium, essi sono tuttavia piuttosto noti con quello di abbazia.
Origini e Sviluppo delle Comunità Abbaziali
Le Prime Fondazioni
La prima abbazia fu fondata verso il 320 d.C., nell’odierno Sudan, da Pacomio, un monaco cristiano di origini egiziane. Nella sua comunità, i monaci, inizialmente eremiti (maschi o femmine), vivevano insieme, condividevano possedimenti ed erano guidati da un abate o una badessa. Altre abbazie seguirono sia in Oriente che in Occidente: in Egitto, in Palestina, in Giudea, in Siria, nell'Africa del Nord ed infine in Europa. Fondati inizialmente nel 320 d.C.
I documenti superstiti danno testimonianza dell'insediamento delle prime comunità monastiche occidentali talora in strutture classiche riadattate. In altri casi, il luogo dei primi insediamenti, spesso con regole di vita più marcatamente eremitica di influenza orientale, era costituito da grotte, come nel caso degli eremi di Monteluco, presso Spoleto, istituiti da monaci provenienti dalla Siria, o del Sacro Speco di Subiaco, legato ai primi anni di vita monastica di San Benedetto. Oppure, in Francia, di Marmoutier lungo il corso della Loira, o da grotte e abitazioni ex lignis contextae, come a Tours, monastero fondato da San Martino (316-397) e descritto verso il 400 da Sulpicio Severo.

Il Ruolo Sociale e Territoriale
Dal IV secolo d.C. in poi, le abbazie europee svilupparono vere e proprie forme organizzative che si ispiravano alla Regola benedettina. Durante il periodo longobardo, i sovrani e le famiglie nobiliari si interessarono personalmente delle vicende delle singole abbazie, le dotarono di diritti, di privilegi e di terreni.
Nell'Alto Medioevo, le abbazie erano edificate lontano dai centri urbani (cfr. Abbazia di Chiaravalle) e avevano l'aspetto di un nucleo di potere alternativo a quello cittadino e come centro di controllo in una società che era fortemente incentrata sull'agricoltura e sulle attività rurali in genere. Sui territori rimasti a lungo in mano ai Bizantini, la situazione era diversa: qui la tradizione urbana era molto consolidata, per cui le abbazie furono costruite o nelle immediate vicinanze della città o addirittura dentro le mura, collegate facilmente con il potere del vescovo o con quello delle autorità politiche.
Per quanto riguarda gli insediamenti monastici irlandesi, le notizie sull'articolazione interna delle prime strutture sono del tutto assenti. Tuttavia, il contesto sociale in cui si collocarono, completamente diverso da quello latino e privo di grossi insediamenti civili, portò questi centri ad assumere dimensioni e ruoli economici difficilmente trascurabili nell'evoluzione dell'idea di una città monastica, totalmente autosufficiente e protetta contro le insidie esterne. Fu così che questi monasteri finirono per assumere funzioni urbane; Cloncmanoise, fondato intorno alla metà del VI secolo da San Kieran, era un complesso difeso da mura e torri di guardia, abitato da circa 1500 persone che svolgevano attività agricole, artigianali, di pesca e navigazione professionale, mentre l'abbazia di Kildare si costituiva non solo come rifugio per gli abitanti del circondario, ma anche come luogo di deposito dei loro tesori per i re vicini.
Il monachesimo irlandese, anche se in quel momento esso era ancora basato su regole derivate insieme da quelle orientali e di tipo mediterraneo-provenzale di Lérins e Marsiglia, rappresentate queste ultime dal nome di Giovanni Cassiano, ebbe un ruolo importante nella genesi e nello sviluppo del monachesimo occidentale, soprattutto in Gallia e nel mondo germanico, spingendosi fino in Italia con San Colombano che fondò nel 612 l'abbazia di Bobbio.
Struttura Architettonica e Organizzazione Funzionale
Il Complesso Abbaziale
Il fulcro della struttura abbaziale era la chiesa con annesso un chiostro. Sul chiostro si aprivano i locali destinati ad attività comuni: la sala del Capitolo, il refettorio, il dormitorio e la biblioteca, molto spesso ricca di preziosi manoscritti. A questi si aggiungevano altri fabbricati destinati alla foresteria, ai servizi, alle attività manuali e ai magazzini.
Delle abbazie altomedievali, eccettuati alcuni notevoli frammenti di scultura architettonica - una lunetta, alcune lastre e dei capitelli, peraltro databili tra i secoli VIII e IX - nulla è superstite a darci un'idea del suo impianto. Anche le rare testimonianze iconografiche pertinenti ad alcuni precoci insediamenti non restituiscono immagini di strutture di vita monastica formalmente organizzate; è il caso dell'illustrazione del centro monastico di Vivarium, fondato nel V secolo da Cassiodoro presso Copanello, in Calabria. Cassiodoro descrive il monastero, diviso in due parti distinte, di cui una riservata a periodi di vita eremitica. La miniatura raffigura sulla riva del mare un bacino a doppia uscita pieno di pesci, al di sopra una chiesa a due torri, indicata come S. Martino, e di fronte, separata da un corso d'acqua, una chiesa più piccola, individuata come Sanctus Januarius.
Molte delle prime comunità benedettine, almeno in Italia, si insediarono sapientemente in strutture classiche, adattandole e modificandole ai propri bisogni. È il caso di Montecassino, dove, sull'acropoli di Casinum, San Benedetto si trasferì intorno al 529 da Subiaco e dove organizzò la vita della comunità monastica secondo le norme della Regola, elaborata tra il 530 e il 560. Qui due strutture classiche - il tempio e l'ara di Apollo - furono trasformate, secondo quanto tramanda Gregorio Magno, nelle chiese di S. Martino e di S. Giovanni. Le abitazioni dei monaci, ricavate in edifici preesistenti, sorgevano nella parte inferiore del complesso, presso il S. Martino, mentre la cella di San Benedetto si trovava sull'acropoli. La distruzione dell'abbazia, a causa dei bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale, ha consentito l'indagine sulle primitive strutture del monastero. Si è così rilevato che il S. Martino era una costruzione di piccole dimensioni che, dopo l'invasione longobarda (557-589), fu notevolmente ampliata dall'abate Petronace (717-750) e in seguito ancora rielaborata dall'abate Desiderio. L'oratorio del Battista, soprastante il S. Martino, era anch'esso un semplice vano rettangolare con un'abside. All'intitolazione al Battista si affiancò quella a San Benedetto, sepolto presso questo oratorio, dedicazione che a partire dal IX secolo prese il sopravvento.
Le Abbazie Carolinge e il Piano di San Gallo
Il prendere forma di strutture unitariamente articolate intorno a un ben preciso punto di snodo è documentariamente attestabile solo nella Gallia, a partire dal VII secolo. L'abbazia di Corbie, fondata da monaci colombaniani tra il 657 e il 661, si articolava dall'inizio su due poli cultuali, uno dedicato ai SS. Pietro e Paolo, l'altro a S. Stefano; prima della metà del IX secolo se ne aggiunse un terzo dedicato a S. Giovanni Evangelista, secondo uno schema già presente a Saint-Riquier, Saint-Vaast e Saint-Bertin, chiaramente allusivo alla Trinità.
È il numero tre a dominare sia la struttura architettonica sia la vita interna dell'abbazia di Centula o Saint-Riquier, presso Abbeville, fatta erigere dall'abate Angilberto, genero di Carlomagno, tra il 790 e il 799, che al culto della Trinità impronta tutta la struttura dell'abbazia. Sull'esempio di Benedetto d'Aniane, a Centula vennero costruiti tre edifici; il più imponente era la grande chiesa del Salvatore e di Saint-Riquier, gli altri erano la chiesa intitolata a S. Benedetto e a S. Maria. Nell'abbazia si contavano inoltre trenta altari, dei quali ventisette complessivamente nelle tre chiese e gli altri tre nelle tre cappelle dedicate agli arcangeli, che affiancavano l'atrio occidentale della chiesa. La chiesa abbaziale era caratterizzata sia in pianta che in alzato da due transetti sporgenti di uguali dimensioni che serravano all'interno il vano longitudinale a tre navate; queste parti erano fiancheggiate da due piccole torri scalari e si imperniavano sulle due grandi torri. La parte occidentale dell'edificio comprendeva al piano terreno la crypta sancti Salvatoris, dove si conservavano le reliquie più importanti, e al piano superiore il 'trono' del Salvatore, cioè un altare dedicato al Cristo, con una soluzione analoga a quella di Corvey, l'unica abbazia ancora in grado di restituire compiutamente l'idea e l'interna articolazione di questo avancorpo caratteristico delle chiese carolinge (Westwerk).

Una caratteristica nuova e di particolare interesse per la genesi di tutto un nuovo concetto di abbazia è proprio la sua apertura anche a ospiti laici di particolare riguardo con conseguenti nuove esigenze non solo dal punto di vista abitativo e quindi con la creazione di nuovi edifici di per sé estranei alla vita monastica, ma anche con l'elaborazione all'interno dell'abbazia di soluzioni specifiche. Se il Westwerk appare ancora oggi come l'elemento architettonico più monumentale elaborato in funzione di questa 'dicotomia abitativa', sia pure saltuaria, che si creava nell'abbazia, sono da ricordare anche altri interventi architettonici effettuati all'interno della chiesa in funzione di esigenze diverse. Al di fuori della chiesa la presenza di ospiti, spesso numerosi per la visita dei sovrani e del loro seguito, prevedeva naturalmente adeguate strutture abitative; un esempio è il Palatium Regale ancora oggi superstite nell'abbazia di Farfa, raccordato alla chiesa abbaziale e al Westwerk, probabilmente presente anche in questa abbazia, da un cammino porticato.
Patrimonio mondiale in Svizzera: Abbazia di San Gallo
Uno dei documenti a tal proposito più eloquenti, così come per la descrizione delle complesse strutture afferenti a un'abbazia, è il Piano di San Gallo, la celebre pergamena che probabilmente Heito I, vescovo di Basilea e abate di Reichenau, inviò a Gozberto, abate di San Gallo dall'816 all'836. Che si tratti di un piano del tutto utopistico oppure di un vero progetto, sia pure di massima, come dimostrerebbero gli scavi, il Piano di San Gallo costituisce tuttora l'immagine più esaustiva di una 'città' monastica. È di città che si deve parlare se si deve prestare fede a documenti scritti come l'inventario dell'831 di Centula che ricorda l'esistenza di ben 2500 mansiones di uomini secolari, cioè di una popolazione prevalentemente rurale, con una serie di attività artigianali interne, dislocate nei vici, per la produzione di tutti i beni di uso e consumo necessari.
La meticolosa programmazione del Piano di San Gallo si impernia sulla chiesa, un monumentale edificio a due absidi contrapposte, con una netta predominanza però del blocco orientale, articolato anche per la presenza della cripta e del transetto. Due torri circolari, dedicate agli arcangeli, si innestano sul corpo occidentale. All'interno della chiesa sono indicate sia le posizioni dei vari altari, con le singole dedicazioni, sia quelle degli elementi di arredo liturgico, come i due leggii, l'ambone e il fonte battesimale. Pressoché inseriti nel blocco della chiesa sono, a sinistra dell'abside orientale, gli ambienti dello scriptorium al piano inferiore e della biblioteca al piano superiore, mentre in esatta corrispondenza, sul lato destro, al piano inferiore è la sacrestia e al piano superiore il deposito dei paramenti.
Sul lato destro della chiesa si innestano le strutture del chiostro, al centro del quale sono schizzati sinteticamente i rami di un arbusto, savina, le cui bacche rosse ricordano il sacrificio di Cristo. Sul cui lato orientale si dispongono al piano inferiore la sala comune riscaldata e al piano superiore il dormitorio dove sono attentamente disegnati settantasette letti, le cui dimensioni sono in perfetto rapporto modulare con il sistema matematico che è alla base del disegno. Al dormitorio si collegano i bagni e le latrine. Lungo il fianco sinistro della chiesa è ubicata la zona per così dire residenziale: a blocchi allineati si susseguono infatti l'edificio dei servizi comprendente la panetteria, la birreria, la cantina e la cucina, poi l'edificio riservato agli ospiti di rango con la relativa divisione interna che prevede stanze per gli ospiti, i loro servitori e stalle per i cavalli; segue la scuola costituita da due aule più grandi e dodici più piccole; l'ultimo edificio di questa ala del monastero è la dimora dell'abate, cinta sui lati orientale e occidentale da portici e separata dal passaggio verso la chiesa da "saepibus in gyrum ductis". La zona orientale dell'abbazia, al di là dell'abside, è occupata sulla sinistra dalla zona riservata all'abitazione del medico e al giardino medicinale, poi dal blocco costituito dall'infermeria e dal noviziato, separati tra di loro lungo l'asse longitudinale dalla chiesa e internamente articolati a loro volta con un piccolo chiostro, dormitorio, refettorio e altre sale. Sulla destra di questo importante edificio è ubicato uno spazio a duplice funzione.
Gli Ordini Monastici e l'Architettura Abbaziale
Cluniacensi e Cistercensi
La Congregazione cluniacense (dall’abbazia di Cluny nella regione della Borgogna-Franca Contea) è una delle nate dall’Ordine di San Benedetto. La fama dell’abbazia di Cluny crebbe in poco tempo e sotto Oddone (il secondo abate reggente) furono numerosi i monasteri satelliti all’abbazia madre, autonomi ma comunque obbedienti all’abate di Cluny. L’Ordine cistercense nacque a Cîteaux in Borgogna (in latino Cistercium, da cui il nome cistercensi), dal distacco dall’ordine cluniacense di una corrente di monaci rigorista. Lo scopo dell’ordine era di creare una comunità di monaci che vivesse in osservanza dell’austera regola di san Benedetto, basata su preghiera e lavoro.
Cluniacensi e cistercensi hanno influenzato non solo gli ordini monastici, ma anche lo stile architettonico delle abbazie. Nonostante la mancanza di uno stile tipico, l’ordine cluniacense promosse una fiorente architettura poiché furono svariati i monasteri fondati e dipendenti dall’abbazia di Cluny. L’austerità e la funzionalità ai modelli benedettini dell’architettura cistercense si contrapponeva all’estetica ricercata dell’architettura cluniacense.
Le chiese cistercensi erano, in genere, a 3 navate e a croce latina, con presbiterio a terminazione rettilinea e coperte con volte a botte. Solo più tardi, dalla metà del XII secolo, anche l’architettura cistercense si avvicinò allo stile gotico, soprattutto in Francia. Un esempio di stile cistercense è l'abbazia di Morimondo, la cui costruzione venne interrotta più volte, a causa dei numerosi saccheggi che subì la comunità monastica, prima dalle truppe tedesche nel 1161, poi nel 1237 ad opera dei pavesi. All’esterno, la chiesa di Morimondo presenta uno stile tipicamente cistercense con contorni netti e geometrici, particolarmente accentuati nella forma rettangolare dell’abside. All'incrocio del transetto con la navata centrale si trova un tiburio ottagonale. La facciata è sporgente nella parte alta al di sopra del tetto, con caratteristiche finestre che danno un senso di leggerezza ed eleganza per il contrasto tra il colore del cielo e il rosso dei mattoni. In alto, è decorata da bacini ceramici policromi disposti a forma di croce, con iscrizioni in arabo e da archetti pensili.

Decadenza e Nuovi Impulsi
Una delle ragioni che portarono alla decadenza delle abbazie fu la nascita degli ordini mendicanti, che a partire dal XII secolo iniziarono ad affermarsi. I mendicanti non possedevano proprietà, vivevano di elemosine e di lavoro, imitando la vita povera di Cristo. Criticavano la ricchezza degli abati e del clero e si rifacevano alle parole di San Francesco e San Domenico. I monumentali complessi abbaziali, prima potenti e ricchi, iniziarono a perdere importanza ritrovandosi con comunità di monaci ridotte.
Dal XVI secolo si aprì un altro difficile periodo per le abbazie e gli ordini monastici. La Riforma Protestante portò un enorme scompiglio nel mondo religioso. I contrasti tra cattolici e protestanti furono tra le cause della Guerra dei Trent’anni (1618 e il 1648), una delle più distruttive e sanguinose mai vissute dall’Europa.
Oggi, molte di queste abbazie sono oggetto di valorizzazione culturale e spirituale. Molti di questi sono organizzati dalla Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo, che si occupa della valorizzazione culturale e spirituale e la promozione di attività per il recupero strutturale e architettonico di tutto il complesso monastico. Il calendario degli eventi è molto ricco e spazia dai corsi di pittura o di erboristeria medioevale, alle passeggiate naturalistiche e visite guidate al complesso monastico e ai musei, ai concerti e festival musicali ed ai mercatini di natale ed enogastronomici.
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