Il panorama culturale e religioso italiano è arricchito da numerosi complessi dedicati a San Martino, figure di spicco della tradizione cristiana. Tra questi, due esempi significativi, seppur distinti per origine e collocazione, sono la Certosa di San Martino a Napoli e l'Abbazia di San Martino in Campo in Toscana. Entrambi offrono un'immersione profonda nella storia, nell'arte e nell'architettura delle rispettive epoche.
La Certosa di San Martino a Napoli: Un Capolavoro Barocco

La Certosa di San Martino a Napoli rappresenta uno dei maggiori e più estesi complessi monumentali religiosi della città. Costituisce, assieme alla reale cappella del Tesoro di san Gennaro, uno dei più importanti e riusciti esempi di architettura e arte barocca, essendo stata un fulcro della pittura napoletana del Seicento. Cronologicamente, è la seconda certosa della Campania, fondata diciannove anni dopo quella di San Lorenzo a Padula e quarantasei prima di quella di San Giacomo a Capri. Dopo l'Unità d'Italia, la Certosa ha assunto il titolo di monumento nazionale e dal 1866 ospita il Museo nazionale di San Martino, nato con lo scopo di raccontare la storia artistica e culturale della città.
Origini e Sviluppo Architettonico
La costruzione della certosa fu avviata dagli architetti Tino di Camaino, maestro di corte angioina, e Francesco di Vito, gli stessi che lavoravano negli stessi anni al castello adiacente di Belforte (più noto come Castel Sant'Elmo). Nel 1336, dopo la morte del Camaino, il suo allievo Attanasio Primario assunse la direzione dei lavori, coadiuvato da Giovanni de Bozza. La certosa fu inaugurata e consacrata nel 1368, sotto il regno della regina Giovanna d'Angiò, sebbene i certosini avessero preso possesso del monastero già dal 1337.
Della prima soluzione architettonica della fabbrica rimangono solo pochi elementi all'interno del complesso religioso: in particolare, sono riconoscibili alcune aperture con archetti in stile catalano che si trovano nell'ex refettorio, usate probabilmente come passavivande e venute alla luce in un recente restauro.

Sotto la spinta della Controriforma, la certosa fu poi modificata secondo criteri più moderni e grandiosi, ricevendo alla fine del XVI secolo rimaneggiamenti e ampliamenti in stile tardomanierista e barocco.
Gli Architetti del Barocco: Dosio, Di Conforto e Fanzago
I lavori di trasformazione, dal 1589 al 1609, vennero affidati a Giovanni Antonio Dosio, che fu il primo artefice di gran parte delle modifiche, occupandosi del nuovo disegno architettonico del monastero. Dosio ristrutturò il trecentesco chiostro grande, aggiungendo altre celle per i monaci il cui numero era in aumento, costruì il chiostro dei Procuratori e ampliò la chiesa con l'edificazione delle cappelle laterali e degli ambienti laterali alla zona absidale, il coro e il parlatorio da un lato, e il refettorio e la cappella del Tesoro Nuovo dall'altro. A questo periodo si devono le commissioni pittoriche che ne decorano le sale interne, affidate ad artisti quali il Cavalier d'Arpino, suo fratello Bernardino, Belisario Corenzio, Giovanni Baglione, Lazzaro Tavarone, Andrea Lilli e Avanzino Nucci.

Dal 1618 al 1623 la direzione del cantiere passò a Giovan Giacomo di Conforto, che si occupò di completare il progetto di Dosio. Successivamente, dal 1623 al 1656, l'architetto Cosimo Fanzago lasciò la sua impronta artistica, plasmando la veste barocca che ha assunto il complesso certosino. A Fanzago spettano la facciata della chiesa e le decorazioni marmoree interne della stessa e delle sue cappelle, i busti marmorei che decorano le pareti del porticato del chiostro grande e il cimitero del priore, che diverrà il modello per quello della certosa di Padula di qualche decennio dopo.

Nel 1799 i certosini vennero cacciati, ritornando poi nel 1804 per poi essere nel 1807 nuovamente espulsi.
La Chiesa Maggiore e le Cappelle
La chiesa si compone di una navata unica con otto cappelle laterali e altre sale (una sacrestia, un coro, un refettorio, una sala capitolare, diverse cappelle e un parlatorio) che si succedono ai lati della zona absidale. Essa presenta nel suo insieme un livello di decorazione interna, sia pittorica che scultorea, a cavallo tra il XVI secolo e il XVIII secolo, che la rendono una delle più importanti della città. Il pavimento marmoreo della navata è un progetto del Fanzago. L'architetto, tuttavia, non riuscì a portarlo a termine a causa di una violenta controversia con i certosini, verificatasi nel 1656, che lo spinse ad interrompere ogni rapporto con loro e quindi a lasciare incompiuti molti progetti. Questi furono però ultimati da Bonaventura Presti, che assunse la direzione dei lavori in tutto il complesso e al quale si deve l'assetto definitivo della chiesa.
Le cappelle laterali della navata sono otto, quattro per lato. Due di queste furono aggiunte nel corso del Seicento agli angoli estremi della controfacciata, comunicanti con le prime di destra e di sinistra, e che costrinsero il riadattamento della facciata esterna della chiesa con una riduzione da cinque arcate del pronao a tre.
- La prima cappella di sinistra è dedicata a San Gennaro; si rifà ai modi del Dosio e del Conforto nella decorazione con marmi commessi, datata 1620, e a quella del Fanzago per quanto concerne gli stucchi.
- La seconda cappella di sinistra della navata è quella di San Bruno, le cui decorazioni marmoree datate 1631-1636 sono del Fanzago, quando questi era al capo del cantiere della certosa.
- La terza cappella di sinistra è quella dell'Assunta.
- La prima cappella di destra, dedicata a Sant'Ugo, presenta una decorazione marmorea del 1617-1622 circa di Jacopo Lazzari e Felice de Felice.
- La seconda cappella di destra è di San Giovanni Battista.
- La terza e ultima cappella di destra è dedicata a San Martino.
La Cappella del Tesoro Nuovo e i suoi Capolavori
La Cappella del Tesoro Nuovo è frutto della volontà del monaco Frà Bonaventura Presti, a cui si deve il progetto della nuova sala che avrebbe ospitato il tesoro che oramai non trovava più spazio di collocazione nella più piccola cappella vecchia. La scodella centrale della volta è affrescata da Luca Giordano nel 1704 circa con il Trionfo di Giuditta, mentre ai quattro lati sono raffigurate eroine del Vecchio Testamento: Termutide, Debora, Seile e Giaele.

Sempre del Giordano sono inoltre gli affreschi nel catino absidale, dove è l'Adorazione del serpente di bronzo, e quelli delle cinque lunette laterali con la Caduta della Manna e Mosè che divide le acque in quella di destra, la Fornace di Nabucodonosor e Abramo e Isacco che salgono il Monte in quella di sinistra, e il Sacrificio di Aronne nella controfacciata. Al pittore napoletano si devono infine anche le figure allegoriche e i putti nei sottarchi, che completano così il ciclo, che di fatto è l'ultimo lavoro documentato del Giordano. Decorano poi la cappella, nelle fasce inferiori delle pareti laterali, arredi mobiliari nei quali era conservato il tesoro della certosa, poi fuso sul finire del Settecento da re Ferdinando IV per poter disporre di fondi utili a sostenere le spese derivanti dalla guerra contro i francesi per la difesa della città.
Ambienti Principali della Certosa
Dalla porta nella parete destra della zona absidale della chiesa, si raggiunge la Sala del Capitolo, dove sono presenti affreschi di Belisario Corenzio sulla volta con le Parabole evangeliche e le Virtù certosine datate 1624 e, nel lunettone della controfacciata, con il Cristo e l'adultera. Lungo le pareti laterali dell'ambiente, intervallate alle finestre, sono invece una serie di dipinti: una concitata scena della Circoncisione di Paolo Finoglio del 1626, una Visione di san Bruno del 1625 circa di Simon Vouet, un'Adorazione dei Magi di Battistello Caracciolo del 1626 e infine un'Adorazione dei Pastori di Massimo Stanzione e ancora del 1626. Sopra la porta d'ingresso è la tela della Disputa di Gesù nel Tempio, datata 1739 e opera di Francesco De Mura, mentre ai pilastri angolari della parete frontale sono raffigurati il San Giovanni Battista e il San Martino Vescovo, datati 1623 circa e opera ancora del Caracciolo. Di nuovo al Finoglio si devono invece le pregevoli raffigurazioni nelle lunette delle pareti laterali dei Dieci grandi fondatori degli ordini religiosi, che hanno il fine di tracciare una sorta di storia del monachesimo, tutti databili al 1625-1626. In senso orario sono raffigurati, da sinistra: San Domenico, iniziatore dell'ordine domenicano, San Bernardo, animatore dei cistercensi, San Bruno, colui che riunì a Chartreuse il primo nucleo di certosini, Sant'Agostino, fondatore dell'ordine agostiniano, il profeta Elia, a cui si ispirarono i carmelitani, San Benedetto, fondatore dei benedettini e padre del monachesimo occidentale, San Basilio, padre di quello orientale e fondatore della regola basiliana, San Romualdo, da cui ebbero origine i camaldesi, San Francesco di Paola, che creò l'ordine dei frati minimi, e infine San Francesco d'Assisi, fondatore di quello francescano. Gli stalli lignei datati 1627 nel registro inferiore delle pareti laterali sono invece ascrivibili all'opera di Orazio Orio e Carlo Bruschetta.

Il Coro dei Conversi, collegato a sua volta alla terza cappella di destra della chiesa e che ospitava un tempo i monaci che non recitavano messa e che invece si occupavano di prestare servizi all'interno del complesso certosino, presenta nella parte inferiore, lungo le pareti, 26 stalli lignei del 1520 eseguiti da Giovanni Francesco d'Arezzo e da Maestro Prospero. La mobilia era in origine collocata nel coro della chiesa, per poi essere spostata nel coro dei Conversi all'inizio del Seicento, e presenta negli intarsi le raffigurazioni dei santi Ugo, Giovanni Battista, Bruno e Girolamo, Prospettive paesaggistiche, nelle quali è ritratto l'originario aspetto gotico della certosa, e Nature morte. Nella fascia superiore delle pareti e nella volta sono presenti affreschi di paesaggi eseguiti tra il 1638 e il 1642 da Micco Spadaro, mentre i cicli con le Storie dei certosini e gli Episodi del Vecchio e Nuovo Testamento dello stesso pittore sono invece ritratti in una serie di nove finti arazzi.
Il Parlatorio era in origine lo spazio dedicato al ricevimento di visite esterne alla certosa. Il Refettorio appartiene alle aggiunte settecentesche che hanno interessato il complesso certosino e veniva utilizzato dai monaci come luogo di aggregazione in occasioni di feste religiose, interrompendo così il loro status di "isolati".
Aree Esterne e Altri Spazi
Sul piazzale esterno al complesso certosino è defilata sulla sinistra la chiesa delle Donne, opera di Giovanni Antonio Dosio ornata da stucchi del XVII secolo, chiamata così perché destinata ad uso esclusivo delle donne, alle quali era proibito fare accesso alla certosa. Le pareti del pronao sono caratterizzate dagli affreschi del Cavalier d'Arpino, di Micco Spadaro, Giovanni Baglione e Belisario Corenzio.
Alle spalle della chiesa della certosa, adiacente al refettorio, si sviluppa il corridoio di Cosimo Fanzago, edificato nel corso dei lavori dell'architetto bergamasco al complesso certosino avvenuti nella prima metà del Seicento. Il chiostro dei Procuratori fu disegnato dopo il 1590 da Giovanni Antonio Dosio, che intese eseguire uno spazio scandito dalla successione delle arcate che vedono l'alternanza del marmo bianco al piperno, pietra grigia di origine vesuviana. Alcune delle sale dell'appartamento, come l'ex studiolo o la cappella privata, conservano lungo le pareti o nelle volte ancora le decorazioni ad affresco di Micco Spadaro, per le quali eseguì scene di Paesaggi e Santi.
La farmacia nacque intorno al 1699 per offrire possibilità curative ai padri certosini del complesso. I giardini pensili della Certosa, dichiarati dal 2010 bene di interesse storico ed artistico come una statua, un castello o una reggia, furono restaurati intorno al 1970 e sono caratterizzati dal fatto che degradano nella loro estensione. Con i loro 7 ettari di superficie, furono costruiti rispettando il paesaggio circostante e sfruttandone appieno le potenzialità scenografiche, in piena logica del giardino barocco. Al di sotto della certosa si sviluppano le fondamenta originarie gotiche scavate nella collina.
Recensioni Museo nazionale di San Martino
Il Museo Nazionale di San Martino
Il museo si compone di numerose sezioni ospitate in diverse sale della certosa, tra cui negli ambienti del Quarto del Priore, nella farmacia, nel refettorio, nelle celle dei certosini, nell'antica foresteria o in alcune sale del secondo piano del chiostro grande.
L'Abbazia di San Martino in Campo: Un'Antica Struttura Conventuale

Origini e Contesto Geografico
L'abbazia di San Martino in Campo si trova nel comune di Capraia e Limite, in provincia di Firenze, pur rimanendo legata alla diocesi di Pistoia. È situata al margine di un bosco, poco distante dal crinale del Montalbano, ma abbastanza vicina all'Arno e al borgo di Artimino, nel comune di Carmignano. Nasce come struttura conventuale e potrebbe essere messa in relazione ad un'antica viabilità alto-medievale di crinale, che dall'Arno, attraversato nel punto più stretto (area della Gonfolina), giungeva nel pistoiese.
Il primo documento storico certo è databile al 1057, anno in cui il vescovo di Pistoia Martino istituì il monasterium S. Nel secolo XIII il cenobio risulta sottoposto alla pieve di Artimino e faceva da riferimento ad una piccola comunità ("popolo") con "5 fuochi". Nel resoconto della visita pastorale del 1535 il monastero è indicato come abbatia S. Martini in Campo Ordini S.
Caratteristiche Architettoniche
La chiesa, originariamente a tre navate, fu riparata o ricostruita mantenendo due sole delle tre navate originarie, e da allora risulta asimmetrica. Sono ancora visibili all'esterno dell'attuale chiesa le fondamenta del precedente campanile rotondo di stile ravennate, e le tre absidi dello stesso stile della vicina chiesa di San Leonardo ad Artimino.