L'Abbazia di Santa Maria di Vezzolano: Storia, Arte e Leggende nel Monferrato

L'Abbazia di Santa Maria di Vezzolano è un edificio religioso di straordinaria importanza tra i monumenti medievali del Piemonte, situato nel comune di Albugnano, in provincia di Asti. Sebbene sia comunemente chiamata "abbazia", anche dagli enti statali preposti alla sua gestione, la chiesa in realtà non ha mai avuto tale status, bensì è stata una Canonica dell'ordine regolare di Sant'Agostino. Dal dicembre 2014, il Ministero per i beni e le attività culturali la gestisce tramite il Polo museale del Piemonte, divenuto poi Direzione regionale Musei nel dicembre 2019.

Origini del Nome e Misteri della Fondazione

L'origine del nome "Vezzolano" è avvolta nel mistero e diverse ipotesi sono state formulate nel corso del tempo. Alcuni studiosi suggeriscono un legame con la gens Vetia o con il centro francese di Vézelay, dove già all'epoca di Carlo Magno esisteva un'abbazia. Un'altra teoria, probabilmente più attendibile, propende per un'origine medievale o regionale del toponimo da "Vezzola" o "Vetiola", che significa "recipiente d'acqua", data la presenza di un ruscello nelle vicinanze dell'edificio. Riprendendo la prima ipotesi, si può verosimilmente supporre la derivazione dal gentilizio romano "Vettius", da cui "Vettiolus", oppure da altri gentilizi come "Vetuleius" e "Vetulius".

Le Leggende sulla Fondazione di Carlo Magno

La fondazione della chiesa è legata a una suggestiva leggenda che attribuisce a Carlo Magno la sua edificazione. Secondo la tradizione più diffusa, attorno all'anno 773, l'imperatore stava cacciando nella selva di Vezzolano quando, improvvisamente, gli sarebbero apparsi tre scheletri usciti da una tomba, provocandogli un notevole spavento. Subito soccorso da un eremita, Carlo Magno fu invitato a pregare la Beata Vergine e, in segno di ringraziamento e devozione, venne convinto dal religioso a fondare un luogo di preghiera e accoglienza per pellegrini.

Un'altra leggenda, simile a quella che riguarda la Sacra di San Michele, narra di frane che danneggiarono una chiesa costruita in loco di fronte all'attuale. I materiali furono recuperati per riedificarla più a monte, ma una seconda frana li spostò a valle, un evento considerato un segno divino che indicò il luogo esatto per la nuova costruzione. È interessante notare come nel Seicento questa leggenda di Carlo Magno fu strumentalizzata dai fratelli Galliano, in particolare dal priore Ottaviano, per dimostrare che i privilegi feudali di Vezzolano erano stati concessi direttamente dall'imperatore, rafforzando la loro posizione.

illustrazione medievale di Carlo Magno e i tre scheletri

Le Prime Attestazioni Storiche

Nonostante la storiografia talvolta sostenga una preesistenza della chiesa in epoca longobarda e una successiva distruzione saracena, la documentazione a riguardo è lacunosa o inesistente. Il più antico documento noto che si riferisce alla Prepositura di Vezzolano risale al 27 febbraio 1095 (giuntoci in copia del XVIII secolo). In esso vengono citati due ecclesiastici, Theodulus ed Egidius, che ricevono in dono da alcuni nobili una chiesa dedicata a Santa Maria, oltre ad altri beni connessi, con l'impegno di fondare una comunità religiosa. Questo atto segna l'istituzione della comunità di canonici regolari che, nella prima metà del XII secolo, adottò la regola di Sant'Agostino, la cui impronta è particolarmente presente nell'iconografia dell'edificio.

Architettura: Stili e Peculiarità

L'Abbazia di Santa Maria di Vezzolano, così come la possiamo ammirare oggi, risale principalmente alla seconda metà del XII secolo, pur recando i segni di interventi e modifiche avvenuti in diverse epoche. Stilisticamente, l'insieme si colloca in un affascinante crocevia tra il romanico e il gotico, con influenze francesi, lombarde, bizantine e persino saracene, oltre a qualche elemento rinascimentale risalente agli ultimi periodi di lavoro.

La Facciata

La facciata, di grande impatto visivo, è ricca e complessa, tipicamente romanica e ricorda i motivi architettonici lombardi e pisani. È decorata nella parte superiore da un paramento in cotto alternato a fasce orizzontali in pietra arenaria, secondo modelli del romanico del Nord Italia. Presenta tre diversi ordini di colonne, i primi due sormontati da architravi, l'ultimo da archetti. Il ricco portale principale presenta pilastri, capitelli e stipiti decorati perlopiù con animali fantastici e motivi fitomorfi e geometrici. Nella lunetta del portale, una scultura rappresenta la Madonna in trono fra un angelo e un devoto, con lo Spirito Santo in forma di colomba. In corrispondenza della grande bifora nel secondo ordine di colonne, è raffigurato il Redentore fra San Michele e San Raffaele, armati rispettivamente di lancia e spada. Nel riquadro sopra la bifora sono visibili due angeli recanti un cero, alternati a tre bacili in ceramica policroma di produzione islamica. Più in alto si trovano due serafini (con sei ali) che poggiano su ruote.

foto della facciata dell'Abbazia di Vezzolano con dettagli delle sculture

L'Esterno e il Campanile

Il campanile, di impianto romanico, si erge in capo alla navata sinistra della chiesa ed è stato ricostruito nella parte sommitale. L'absidiola che vi si appoggia è stata ricostruita nel XX secolo seguendo le tracce di quella originale, così come è avvenuto per l'absidiola in capo alla sala capitolare. L'ampia abside semicircolare è impreziosita da due bassorilievi che raffigurano un Angelo Annunciante e una Vergine Annunciata, decorazioni che hanno conservato parte dei loro colori originali.

L'Interno

L'interno dell'Abbazia si presenta con forme romanico-gotiche e forti influssi francesi e lombardi. Attualmente è composto da due navate, centrale e sinistra; la navata destra è stata inglobata nel chiostro nella seconda metà del XIII secolo. La navata centrale è scandita in tre campate coperte da volte a crociera costolonata, a ciascuna delle quali corrispondono nella navata laterale - con sistema alterno - due campate minori con volte a crociera. Gli alti costoloni bicolori delle volte a crociera rimandano a una fase costruttiva più avanzata, con le caratteristiche gotiche tipiche di queste aree.

Il Pontile (Jubé): Un Tesoro Raro

L'elemento scultoreo di maggiore interesse, per bellezza e rarità, è il grande pontile (o jubé), un tramezzo finemente decorato che divide trasversalmente la navata centrale. Questa struttura, di scuola borgognona e realizzata in arenaria, è un modello architettonico oggi estremamente raro in Italia, ma ancora abbastanza frequente nelle chiese d'oltralpe. La sua funzione era quella di separare l'area riservata al clero da quella in cui trovavano posto i semplici fedeli, suggerendo una concezione originaria della chiesa come canonica di un castello. La lunga iscrizione chiarisce che l'opera è stata completata nel 1189.

Il pontile poggia su cinque archi a sesto acuto ed è istoriato con due ordini sovrapposti di decorazioni scultoree policrome, le cui figure hanno conservato parte dei colori originali. In quella superiore, dedicata alla Madonna, si possono osservare tre episodi della Dormitio Virginis: la Deposizione, il Risveglio e, al centro, il Trionfo in Cielo, oltre ai quattro simboli degli Evangelisti. Nella parte inferiore sono rappresentati i patriarchi, da Abramo a Giuseppe. La sua eccezionale conservazione è un miracolo, dato che dopo le riforme liturgiche introdotte dal Concilio di Trento, queste strutture vennero smantellate quasi ovunque in Italia per rendere il rito visibile a tutti. Nonostante i tentativi di rimuoverlo nel 1584, durante una visita pastorale del vescovo Carlo Montiglio, il pontile di Vezzolano è scampato alla Controriforma, forse grazie anche alla posizione remota e poco frequentata della chiesa all'epoca.

foto del pontile o jubé dell'Abbazia di Vezzolano con dettagli delle sculture

Videoguide - Albugnano: abbazia di Vezzolano - interno

Il Chiostro

Accedendo al chiostro, si nota a sinistra una porta fiancheggiata da due bifore, che è l'accesso alla sala capitolare. Più avanti, un'altra porta immette nell'ampia foresteria. Il chiostro sembra essere stato realizzato in diverse epoche, con portici eterogenei: per primo il portico occidentale (con copertura in legno), poi quello settentrionale (derivato dalla navata destra della chiesa), quindi gli altri due. Pur recando i segni di interventi risalenti a diverse epoche, è tra quelli meglio conservati di tutto il Piemonte e custodisce un gradevole giardino interno.

Le Opere d'Arte Principali

Il Ciclo di Affreschi del Chiostro

Lungo l'intera ala nord-ovest del chiostro è conservata una serie di pregevoli affreschi trecenteschi, che offrono una testimonianza preziosa della cultura pittorica piemontese del XIV secolo. È probabile che quest'area fosse destinata ad accogliere le tombe di famiglie eminenti del territorio. Sulla parete della seconda arcata, che è la più ricca e meglio conservata (sepolcreto dei Rivalba), sono rappresentate quattro scene distinte collocate una sull'altra. Dall'alto verso il basso:

  • Cristo Pantocratore fra i simboli degli Evangelisti
  • L'Adorazione dei Magi con un devoto presentato da un angelo
  • Il Contrasto dei tre vivi e dei tre morti
  • Un Defunto disteso, in abito rosso (molto rovinato)

Il "Contrasto dei tre vivi e dei tre morti" è un tema che appare due volte nel chiostro e viene talvolta letto, impropriamente, come una raffigurazione della leggenda di Carlo Magno. In questo affresco, tre cavalieri, riccamente vestiti, si imbattono in tre cadaveri (uno fresco, uno in decomposizione, uno scheletrico), un monito sulla transitorietà della vita. Gli stemmi lungo la cappella dei Rivalba permettono di ricondurre la commissione a questa potente famiglia, mentre i caratteri formali hanno portato gli studiosi ad assegnare le scene all'anonimo Maestro di Montiglio. Nelle tre arcate successive, altri stemmi indicano che ci si addentra nell'area decorata dalla famiglia De Radicata, con affreschi raffiguranti San Pietro con un reliquiario, l'Agnello di Dio con angeli, e un Cristo Pantocratore gravemente danneggiato, insieme a una Madonna con Bambino tra santi.

foto degli affreschi del chiostro di Vezzolano, in particolare il Contrasto dei tre vivi e dei tre morti

Il Polittico sull'Altare Maggiore

Da non perdere sull'altare maggiore è lo splendido polittico tardo quattrocentesco in terracotta dipinta, opera di autore ancora ignoto. Anche quest'opera serve a smentire parzialmente la leggenda di Carlo Magno: il sovrano inginocchiato accanto alla Vergine è infatti identificabile con il re francese Carlo VIII, che nel 1494 transitò in Piemonte e sostò presso l'abbazia. Il sovrano esibisce il giglio araldico, emblema della monarchia francese, e il collare di San Michele; simboli che, pur stuzzicando le fantasie secentesche sull'origine carolingia della canonica, furono introdotti rispettivamente nel 1465 e nel XIII secolo, rendendo impossibile l'identificazione con Carlo Magno.

Il Declino e la Rinascita

Nel Quattrocento, l'Abbazia di Vezzolano conobbe un periodo di massimo splendore grazie alle rendite dei suoi territori, che si estendevano fino alle diocesi di Torino, Vercelli e Ivrea, e al sostegno di molte famiglie aristocratiche. Questo periodo felice si interruppe bruscamente un secolo dopo. Si racconta che Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, durante un viaggio si imbatté nell'abbazia e, non riconosciuto dai chierici, fu ospitato in stanze modeste dove alloggiavano anche prostitute. Questa esperienza lo avrebbe convinto a ordinare la soppressione dei canonici di Vezzolano a causa della loro condotta irregolare, sebbene i documenti di una visita pastorale del 1584 già attestino la volontà di riformare le pratiche liturgiche.

Tra il Settecento e l'Ottocento, durante il governo napoleonico, prese avvio il definitivo declino della struttura con la vendita a privati del chiostro e di molti edifici connessi. A quest'epoca risale anche la tragica perdita dei manoscritti gelosamente custoditi tra le mura della canonica: don Simone Marchisio di Aramengo, vicario di Vezzolano tra il 1704 e il 1745, reputando i documenti indecifrabili, li regalò al popolo per farne turaccioli e per incartare formaggi, oppure li donò alle donne per avvolgerli attorno alle rocche per filare.

La rinascita iniziò nel XX secolo. Nel 1926 i Serafino, proprietari del podere, donarono i possedimenti all’Accademia dell’Agricoltura di Torino, che si impegnò a istituire una scuola per l'insegnamento teorico-pratico d'agricoltura. Nel 1938, l’intero complesso monumentale fu acquisito dal Ministero dell’Educazione Nazionale, divenuto poi Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo, garantendone la tutela e la valorizzazione.

Vezzolano Oggi: Un Centro di Cultura e Spiritualità

La storia millenaria di Vezzolano si percepisce ancora oggi attraverso la varietà di stili decorativi e architettonici. L'Abbazia è un piccolo gioiello ricco di elementi degni di nota. In epoca medievale, l'orientamento del sole e degli astri con quello degli edifici era fondamentale per creare armonia tra cielo e terra; due volte l'anno, al tramonto, i raggi del sole attraversano la bifora della facciata illuminando le due figure della bifora dell'abside che rappresentano l'Annunciazione.

Dal 1997, il giardino retrostante la canonica ospita un meleto nel quale vengono coltivate alcune varietà di mele antiche, un progetto di salvaguardia del patrimonio rurale. L'ingresso all'Abbazia è gratuito e la struttura ospita concerti ed eventi durante tutto l'anno. Un appuntamento di particolare richiamo è il grande presepe di Vezzolano, allestito all'interno della canonica ogni anno da inizio dicembre a fine gennaio, realizzato dall'artista Anna Rosa Nicola, con i suoi 18 metri di lunghezza e 232 personaggi. All'interno dell'Abbazia è inoltre possibile organizzare matrimoni, offrendo un contesto artistico di pregio e una struttura immersa nel verde, ideale per cerimonie intime.

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