Il cuore della cittadina di Chiaravalle, situata a circa 20 km dal capoluogo Ancona nella bassa valle dell'Esino, è la sua Abbazia di Santa Maria in Castagnola, un luogo ricco di storia e trasformazioni.

Le Origini Benedettine e le Fonti Documentarie
Le fonti documentarie che attestano la fondazione di quest’abbazia sono inesistenti, e così le poche notizie riferibili alla sua origine sono ricavabili soltanto da studi condotti su documenti locali. La studiosa Albino Savini riporta la più antica di queste fonti, costituita da un codice cartaceo, il Rerum notabilium monasterii S. Mariae de Castagnola. Questo documento attribuisce all’iniziativa della regina Teodolinda la fondazione di un monastero benedettino in una località detta “di Castagnola” per la presenza di querce.
La sua origine comincia nel VII secolo con questo primitivo monastero benedettino. La data di fondazione, considerando l’attendibilità della fonte che fa riferimento al tempo di papa Gregorio I, sarebbe circa tra il 612 e il 626.
L'Avvento Cistercense e il Periodo di Prosperità
I Benedettini, nel frattempo, dovevano essersi rilasciati nell’osservanza della Regola, in quanto il 14 gennaio 1147 vi subentrarono i Cistercensi, anche se molti autori riportano altresì la data del 1146. Sicuramente l'avvenimento determinante nella storia dell'abbazia è stata proprio l'adesione alla riforma cistercense con l'arrivo dei nuovi monaci.
Sull'esatta filiazione dei monaci cistercensi esistono diverse ipotesi: la filiazione genericamente accettata è quella di Lucedio, sostenuta da Leopold Janauschek, ma non vi è alcun documento a comprovarla in maniera certa. L’Albino Savini e la Fraccaro ritengono più verosimile l'ipotesi che la veda figlia di Chiaravalle Milanese. Qualunque fosse la loro provenienza, i monaci cistercensi, grandi coltivatori di terre, misero a coltura la selva di Castagnola e scelsero questo luogo come ideale per la preghiera e il lavoro.
Nel 1172 la chiesa abbaziale era già completata e consacrata, come attesta una lapide conservata nell'edificio. L'abbazia crebbe prospera nei due secoli successivi e questa prosperità contribuì alla nascita e al consolidamento nel tempo della cittadina di Chiaravalle. Tuttavia, la successiva storia del monastero non è completamente documentata, in quanto gli archivi sono andati dispersi.

La Commenda e i Periodi di Declino
Nel 1408 l’abbazia cadde sotto Commenda, un regime che ne affidava la gestione a un cardinale o un nobile esterno, e il primo ad amministrarne i beni fu il cardinale Antonio Calvi. Questo periodo segnò l'inizio di un lento declino, spesso aggravato da gestori laici non sempre onesti. La conseguenza fu quella di rendere ancora più gravosi gli effetti della commenda.
Nel 1499 i Cistercensi abbandonarono il monastero, poiché nel 1480 una Bolla di papa Innocenzo VIII aveva decretato l’abbazia nullium, rendendo la situazione della Commenda insostenibile. Un secondo esproprio fu perpetrato dal Regno d’Italia nel 1860, impoverendo ulteriormente la comunità monastica. Durante il periodo napoleonico, i beni monastici finirono in gestione a Eugenio Beauharnais, Re di Napoli.
Il Ritorno Cistercense e la Manifattura del Tabacco
Nonostante i periodi di difficoltà, nel 1771 i Cistercensi tornarono in completo possesso dei beni dell’abbazia, e iniziò così un nuovo periodo di benessere. Questo fu dovuto anche all’installazione di una fabbrica per la lavorazione del tabacco. Già nel 1759, l'abate commendatario Neri Maria Corsini (1685 - 1770) aveva autorizzato la coltivazione del tabacco nei campi dell'abbazia e la costruzione della prima manifattura per la sua lavorazione, utilizzando i resti dell'antico mulino dei monaci. L'abbazia divenne un centro propulsore dell'economia di tutta la zona circostante grazie all'iniziativa del Cardinale Corsini.
La soppressione del monastero arrivò nel 1798, ma i monaci tornarono dopo il periodo napoleonico e rimasero, anche se in forma di comunità molto piccola, fino al 1985. Oggi la chiesa è parrocchia, mantenendo la sua funzione religiosa per la comunità locale.
Documentario Abbazia di Chiaravalle - voce Giorgio Dastice
Architettura dell'Abbazia
L’aspetto e l’impostazione generale degli alzati dell'Abbazia di Santa Maria in Castagnola rispecchiano fedelmente i caratteri dell’architettura romanica, con già presenti, però, dettagli di gusto gotico. Esternamente, l’abbazia si presenta completamente realizzata in mattoni, senza l'utilizzo, a parte alcuni particolari, di elementi in pietra. La facciata è imponente e solenne, arricchita da un grande rosone circolare, tipico dell'architettura gotica, e dal portico d’ingresso del XVII secolo, a due spioventi.
La chiesa è preceduta da un nartece (atrio porticato), edificato nel 1688, a cinque archi a tutto sesto, di cui il secondo e il quarto hanno dimensioni ridotte rispetto agli altri. Sotto il portico si apre un portale molto semplice con strombatura. Sul lato destro della chiesa è posto il chiostro dell’abbazia, anch'esso in laterizio ma di fattura posteriore. In questo caso, il colonnato consiste in una serie di arcate a tutto sesto su pilastri che presentano una variazione stilizzata dell’ordine dorico. Tra le peculiarità, emerge il corpo sinistro del transetto e una curiosa figura umana dai capelli dritti, la cui epoca di realizzazione è impossibile stabilire.

L'interno della chiesa, a pianta a croce latina, è suddivisa in tre navate da 12 pilastri cruciformi che sorreggono archi a sesto acuto e volte a crociera. Il sistema di copertura di ciascuna navata è costituito da sette campate quadrate, a costolatura bicroma e di misure identiche, ad eccezione della quarta della navata centrale, meno ampia per sostenere il peso del campanile sovrastante. Nel transetto si trovano la Cappella del Santissimo Sacramento e gli altari laterali. L'abside è quadrata, fiancheggiata da cappelle, e tra queste, quella alla sinistra dell’altare è dedicata proprio a Santa Maria in Castagnola.
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