La storia del calcio italiano è costellata di figure indimenticabili, e tra queste spicca Valerio Idilio Cei, portiere dalla carriera illustre e dalla vita segnata da successi sportivi e profonde tragedie personali. Conosciuto per i suoi anni alla Lazio e per il suo stile di gioco unico, Cei è ricordato come un'icona del suo tempo.

Vita e Carriera di Valerio Idilio Cei
Le Origini e i Primi Anni
Valerio Idilio Cei nasce a Larciano (PT), più precisamente nella frazione di Castelmartini, l'8 giugno 1937. Questa informazione è stata confermata da un Estratto dell'Atto di Nascita acquisito da LazioWiki il 21 luglio 2022, correggendo precedenti errate indicazioni che riportavano Monsummano Terme. È deceduto a Larciano (PT) il 24 marzo 1996, all'età di 58 anni, a causa di un infarto.
Dopo gli inizi nelle formazioni minori della squadra del suo paese, Idilio Cei viene ingaggiato dal Foligno nella stagione 1953/54. La stagione successiva va in prestito al Gualdo, per poi fare ritorno a Foligno nel 1955/56. Ancora un prestito lo porta al Montecatini nel 1956/57, prima di fare nuovamente ritorno a Foligno, dove conquista il posto da titolare. Nelle fila della squadra umbra militano alcuni ex calciatori biancocelesti come Furiassi e Fontanesi, e l'allenatore è Alzani, figura storica e per tanti anni uno dei pilastri della formazione laziale. È proprio Alzani a segnalare il giovane portiere alla Lazio, che lo acquista nel 1958 con l'intento di farlo crescere alle spalle del grande Bob Lovati.
L'Approdo alla Lazio e i Successi
Idilio Cei ha trascorso dieci anni indimenticabili in maglia biancoceleste, collezionando quasi duecentonovanta presenze complessive che lo annoverano tra i giocatori più fedeli della storia della Lazio. Inizia la sua avventura coprendo le spalle a Bob Lovati nella stagione 1958-59.
Fin da subito, mostra le sue doti: dotato di un fisico possente (1,81 m per 91 kg) ma al tempo stesso agile, viene impiegato da Bernardini in due partite della Coppa Italia 1958, vinta dalla Lazio il 24 settembre 1958 contro la Fiorentina. Questo fu il primo storico successo del club. La sua sicurezza e le sue parate miracolose gli valsero i soprannomi di «armadio volante» e «armadio d'acciaio».
Nel Campionato seguente gioca 8 volte titolare, dimostrando qualità non indifferenti per il difficile ruolo di estremo difensore. Nella stagione 1959/60, disputa ben 25 gare, superando Lovati nelle gerarchie di Bernardini. Nonostante l'arrivo del portiere Pezzullo e la presenza di Lovati, Cei difende la porta laziale in 11 occasioni l'anno successivo, in una stagione che vede la squadra precipitare in Serie B a causa di problemi societari ed economici.
Nel 1961, con la Lazio, vince anche la Coppa delle Alpi (per nazioni). La stagione 1961/62, sotto la guida del nuovo allenatore Todeschini, vede Cei protagonista con una serie di 38 partite, dimostrando di aver assimilato pienamente i fondamentali tecnici. Nonostante le sue ottime prestazioni, la squadra rimane un altro anno tra i cadetti per un soffio, a causa di un solo punto di differenza dal Napoli e di un'incredibile rete di Seghedoni non vista dall'arbitro Rigato nella decisiva sfida con i partenopei.
Dal 1962/63, anno della promozione in Serie A sotto la guida dell'allenatore argentino Lorenzo, fino alla stagione 1967/68, Cei si afferma come un vero punto di forza della Lazio. Molte squadre di vertice tentano di acquisire le sue prestazioni, ma la dirigenza resiste a offerte consistenti. Nel 1963, viene schierato anche nella rappresentativa interleghe italiana che pareggia 0-0 con la Francia a Bari.
Idilio Cei era un portiere con un eccezionale senso del piazzamento, fortissimo nelle uscite basse e con una forza esplosiva negli arti inferiori che gli consentiva parate "impossibili". Pur non essendo sempre impeccabile nelle uscite alte, ha saputo infondere sicurezza alla propria difesa, diventando un punto di riferimento sicuro. La sua linea difensiva, con Cei tra i pali e Zanetti e Garbuglia terzini, era così iconica da essere ricordata come una "cantilena".
Ha giocato al fianco di calciatori come Governato, Morrone, Carosi, Pagni, Gasperi, Landoni, Marchesi, Moschino, Rozzoni, Bagatti ed è stato allenato da grandi nomi quali Bernardini, Carver, Mannocci, Neri e Lorenzo. La Lazio, in quegli anni, non era ricca e spesso perdeva molte delle sue identità, ritrovandosi ad essere una "squadra-ascensore", salvandosi e retrocedendo.
La sua ultima stagione alla Lazio (1967/68) vede la squadra retrocedere nuovamente in Serie B, e alcune prestazioni meno convincenti, culminate in un clamoroso errore con il Cagliari, portano alla sua cessione al Palermo. Con la Lazio ha collezionato complessivamente 269 presenze in Campionato, 19 in Coppa Italia e 2 in Coppa delle Alpi. Ha anche vinto un campionato De Martino nel 1967/68.
La Carriera Post-Lazio e l'Attività da Allenatore
Nel 1968, dopo un decennio alla Lazio, Cei passa al Palermo, dove rimane per due stagioni. Successivamente, si trasferisce al Siena e conclude la sua carriera da calciatore nella squadra della sua città, la Larcianese.
Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Idilio Cei intraprende con successo la carriera di allenatore. La sua prima esperienza da tecnico è proprio con la Larcianese, dove nel 1974/75 vince il prestigioso premio 'Il Seminatore d’Oro' per la Lega Dilettanti. La sua carriera di allenatore prosegue guidando diverse squadre:
- La Cerretese (1977/78, ottenendo la promozione in C2, e 1978/79)
- Il Siena (stagione 1979/80)
- La Sangiovannese (1980/81)
- Il Livorno (1981/82)
- La Massese (1984/85)
- Il Cuoiopelli (1989/90)
- Il Montalbano, squadra fondata da Cei stesso insieme all'ex giocatore del Cagliari Raffaello Vescovi.

Il Dolore Personale e l'Eredità
La Tragedia del Figlio Massimo
La vita di Idilio Cei fu segnata da una tragedia indescrivibile il mercoledì 5 agosto 1981. Mentre allenava il Livorno in ritiro a Massa Marittima, ricevette la devastante notizia della morte del figlio Massimo, di soli 17 anni. Il giovane, a pochi metri da casa, sulla provinciale che da Monsummano porta a Larciano, fu travolto da una Renault 5 mentre era a bordo del suo Piaggio Ciao. Il ragazzo fu scaraventato per 50 metri e il suo volo terminò sull'asfalto, dove sbatté la testa. Il motorino fu tranciato in due, e sulla strada rimasero i segni di una frenata lunga 90 metri. L'impatto fu fatale, e Massimo morì in nottata all'ospedale di Pistoia.
Idilio, arrivato dopo un viaggio disperato lungo le tortuose statali che tagliano la Toscana, trovò ad aspettarlo, tra le lacrime, la moglie Laura e l'altra figlia di 9 anni. Il dolore fu straziante, come espresso dalle sue parole riportate dal cronista Sandro Lulli: «Quando pensi di aver fatto un piccolo passo avanti nella vita, eccoti la mazzata. La morte di un figlio che ancora non ha diciotto anni, è quanto di disumano, di inimmaginabile un genitore possa provare. Mi chiedo: cosa serve vivere per me, per mia moglie?». Massimo, descritto come un ragazzone con un fisico come quello del padre e con una voglia matta di vivere, avrebbe compiuto 18 anni il 24 agosto ed era straordinariamente felice perché poteva iniziare la scuola guida. Numerosi telegrammi di condoglianze arrivarono da club e associazioni, tra cui Siena, Civitavecchia, Pistoiese e Lazio. Nonostante il pensiero iniziale di abbandonare tutto, Cei rientrò dopo qualche settimana, mostrando una forza d'animo e un cuore d'acciaio incredibili, degni del suo soprannome.
Riconoscimenti e Memoria Duratura
In sua memoria, a Larciano gli è stato intitolato il Campo Sportivo Comunale. Ogni anno, inoltre, si disputa il torneo "Memorial Idilio Cei", rivolto alle categorie Allievi o Giovanissimi, che si svolge nei mesi di aprile o maggio e vede la partecipazione di importanti squadre professionistiche.
Idilio Cei, per gli anni in cui rimase con l'aquila sul petto, le sue parate miracolose e la sicurezza che seppe infondere al reparto difensivo, merita di essere annoverato tra i grandi numeri uno della società biancoceleste, al pari di Sclavi, Gradella, Lovati, Sentimenti IV, Pulici, Marchegiani e Peruzzi.

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