L'Abbazia di Santo Stefano, situata a circa tre chilometri a sud di Monopoli, lungo l'antica via Traiana, è un monumento di eccezionale importanza storica e architettonica. Sorta su uno sperone di roccia, in passato noto come "Turris Paola" o emporio romano, questa imponente fortificazione costiera ha giocato un ruolo cruciale nella storia del territorio monopolitano e fasanese. Attualmente dimora estiva della famiglia De Bellis di Castellana Grotte, l'abbazia continua ad essere una delle principali attrazioni di Monopoli.
Fondazione e l'Era Benedettina
La fondazione dell'Abbazia di Santo Stefano, inizialmente un cenobio benedettino, risale alla fine dell'XI secolo. Nello specifico, fu fondata nel 1086 da Goffredo, conte di Conversano, sorgendo su una penisoletta che si protende tra due insenature, le quali formano due piccoli porti naturali, oggi conosciuti con i nomi di lidi Santo Stefano e Ghiacciolo.
Si racconta che la basilica venne utilizzata per ospitare le reliquie di San Nicola, rubate al santuario di Mira, allo scopo di metterle al riparo dagli infedeli. Le reliquie furono affidate al frate benedettino Elia, che ottenne in concessione dal re normanno, Ruggero Borsa, l’area del palazzo del Catapanato, provincia dell’Impero Bizantino. Inizia così nel 1087 l’edificazione della nuova costruzione, consacrata da Urbano II nel 1089.
Tra il XII e il XIV secolo l’abbazia divenne sede del monastero dei Benedettini, che la battezzarono con il nome odierno per la presenza delle reliquie del Santo. Queste reliquie furono poi trasferite il 26 dicembre del 1365 da Monopoli a Putignano per difenderle dalle continue aggressioni turche e piratesche. Per secoli la basilica rappresentò la porta tra l’Occidente cristiano e la spiritualità orientale e fu qui che papa Urbano II raccolse nel 1098 il Concilio Ecumenico.

Il Passaggio agli Ordini Militari e la Rifortificazione
Successivamente, dal 1317, il monastero di Santo Stefano passò all’Ordine Gerosolimitano dei Giovanniti, gli odierni Cavalieri di Malta. Già possedevano un domus intra moenia adibita ad ospedale, i Cavalieri di Malta decisero di trasferirsi nell'abbazia intorno alla fine del XIII secolo (sebbene l'insediamento sia più precisamente datato al 1317), rifortificando il vecchio maniero difensivo costiero al fine di controllare i traffici verso la Terra Santa con maggiore dovizia. Sul finire del XIV secolo, l'abbazia passò nelle mani dei Cavalieri di Malta che la governarono come feudo fino all’inizio del secolo scorso.
La potente abbazia, fortificata sul mare e dotata di un paio di insenature per l’attracco dei battelli, divenne un componente essenziale del complesso e articolato sistema difensivo monopolitano per tutto il Medioevo. I Cavalieri crearono un fossato tuttora visibile e resero utili all'attracco entrambe le calette alla destra e alla sinistra del monastero-fortezza. In pratica, nelle giornate di greco o di greco-levante, l'abbazia-fortezza diveniva tappa obbligata per i naviganti da Bari verso Brindisi. La presenza di due cale forniva, inoltre, la possibilità di riparare più navi contemporaneamente e di rifornirle di tutto l'occorrente per intraprendere il viaggio verso la Terra Santa.
Ricorrenza di Santo Stefano - Domenica 26 dicembre 2021
L'Egemonia Territoriale ed Economica
L’abbazia estese nel tempo la sua egemonia su gran parte del comprensorio circostante, orientandone i cicli produttivi legati all’agricoltura o all’allevamento e fungendo, quindi, da vera e propria masseria. Il monastero dovette godere di una giurisdizione di carattere feudo-signorile che venne esercitata, a lungo e in buona parte, sul distretto in cui giacciono alcuni fra gli insediamenti rupestri più rilevanti del territorio monopolitano e fasanese. Ricavato in parte lungo i costoni delle lame e caratterizzato dall’uso di grotte, l'habitat rupestre era omogeneo e una società prettamente contadina viveva in perfetta simbiosi con gli elementi naturali, traendo il proprio sostentamento dalle pratiche agricole e pastorali.
Estendendosi nell’entroterra sino a Putignano, l’autorità di Santo Stefano poté imporsi su vigne e terre in loco Anacie et Sabelliti (corrispondenti rispettivamente alle attuali Egnazia e Savelletri, nel comprensorio di Fasano), sul casale di Santa Maria de Fajano con i suoi abitanti e le sue spettanze, su fondi e località Tabernesis (coincidente con l’area dell’odierna masseria Tavernese, sempre nel Fasanese), sulla chiesa di Sancta Maria Putei Faceti (vale a dire il santuario mariano di Pozzo Guacito), sui fiumi Canne e Torricello (presso l’attuale frazione di Torre Canne), sul casale di Castro con le sue pertinenze, sulla contrada Paritanus e Paritenellus (al confine fra Fasano e Alberobello).
Grazie a una serie di libertates et protestates elargite e più volte confermate dai signori normanni - e, in seguito, nuovamente ribadite sul declinare del XII secolo da Enrico VI Hohenstaufen, e poi ancora da altri successivi sovrani del Regnum Siciliae - il monastero di Santo Stefano assunse un ruolo politicamente preponderante e ebbe la possibilità di rivestire una funzione direttiva dell’economia rurale nei distretti di propria competenza. L’ente godette di esenzioni dai canoni di pascolo e del diritto di dissodare terre incolte, potendo contare sull’affidatura di manodopera agricole. I Monaci, infatti, riscuotevano dai vassalli il plateaticum, tributo per la coltivazione delle terre, la pastorizia e l’attività commerciale. L'abate Riccardo viene ricordato come homo mitis nel 1236.

Caratteristiche Architettoniche e Difensive
Il Castello di Santo Stefano, meglio noto come Abbazia di Santo Stefano, è una imponente fortificazione costiera, parte integrante del sistema difensivo dell’antica città medievale. La sua fabbrica è articolata da più sistemi difensivi, riconducibili ad una corte chiusa caratterizzata da quattro bracci: il più antico quello della chiesa che ha dettato lo sviluppo planimetrico; i bracci EO, non paralleli tra loro e l’ultimo a ridosso dell’antico muro. La sua pianta rettangolare presenta al centro un cortile e intorno si trovano vari ambienti utilizzati un tempo come dimore dei coloni o per altri usi. Nel corso degli anni l’abbazia ha subito variazioni, rifacimenti e restauri.
Sono inoltre presenti la cripta al di sotto della chiesa, formata da due ambienti collegati tramite un corridoio parallelo al muro occidentale, e un ambiente sotterraneo in corrispondenza della corte accessibile da una scala ad una rampa. È possibile scendere, per mezzo di una scala, in quella che potrebbe essere la primitiva chiesa benedettina, preesistente alla fondazione dell'abbazia stessa. L’abbazia ha anche un fossato e la cinta, il mastio e le caditoie. In passato l’ingresso doveva essere munito di un ponte levatoio, di un corpo di guardia e un cammino di ronda. A nord vi sono resti del portale dell’antica chiesa di stile romanico. L'abbazia era dotata di un pozzo da cui attingere acqua freatica.

Il Ruolo Culturale e Commerciale
L’attestazione in loco di uno scriptorium medievale conferma l’alto livello culturale che esisteva nell’abbazia sin dal XII secolo. Sull’altare maggiore vi era un polittico dipinto su tavola alla “maniera di Lorenzo Veneziano”, attualmente conservato nel Museo di Stato di Boston. Si tratta di una grande opera divisa in tre parti con sette pannelli che raffigurano al centro la Madonna di Costantinopoli col Bambino con vari Santi ai lati. È descritto anche un bassorilievo raffigurante ai lati di Cristo, S. Stefano e S. Giorgio, con il sacerdote a sinistra e il guerriero a destra.
L’importanza strategica e commerciale del sito fu riconosciuta anche dal pittore tedesco Hackert che, incaricato da Ferdinando IV di Napoli di dipingere i dodici maggiori porti del Regno, raffigurò “Cala di S. Stefano di Monopoli” nel 1790. Nel XVIII secolo il porto di S. Stefano di Monopoli aveva anche una vigorosa attività mercantile, come si coglie anche da un dipinto di Filippo Hachert del 1790, oggi nel Museo S. Martino di Napoli. La zona circostante, nei secoli XVIII e XIX, venne inglobata nel Capitolo della Cattedrale di Monopoli.
La Privatizzazione e la Proprietà De Bellis Salvaggiulo
Privatizzato ai tempi di Gioacchino Murat, il bene culturale è oggi di proprietà privata. Nel 1831 il Re Francesco II vendette il complesso alla famiglia Morelli di Fasano, che lo trasformò in una residenza privata. In seguito, la proprietà giunse alla N.D. Tonina Sgobba e in ultimo alla famiglia de Bellis che con l’avv. Mario de Bellis, prima, e il prof. avv.
L'abbazia-castello è infatti, più che mai, inserita nella vita pubblica, specie nei mesi estivi, quando la spiaggia brulica di bagnanti. Allora vive anch'essa la sua stagione d'oro, come la vive il suo proprietario.