L'Abbazia di Santa Maria Assunta di Monteveglio, situata nell'omonimo borgo nel comune di Valsamoggia (BO), è un complesso di grande valore storico e artistico, arroccato sulla sommità di una collina che domina la valle del Samoggia. La sua storia millenaria è intrinsecamente legata a figure chiave del Medioevo, in particolare alla contessa Matilde di Canossa, e alle vicende politiche e religiose del territorio emiliano.

Le Origini e la Fondazione
Le prime testimonianze della presenza umana nella zona di Monteveglio risalgono al Paleolitico inferiore, come attestano i reperti archeologici conservati nel Museo archeologico di Bazzano. In epoca romana, il territorio fu caratterizzato dalla presenza di ville rustiche, case coloniche e strade, tra cui la Via Claudia (l'attuale Bazzanese). In questo periodo, Monteveglio era probabilmente il centro di un distretto rurale noto come "pago montebellio".
La storia del castello di Monteveglio ha inizio nel VI secolo, dopo la caduta dell'Impero Romano. Agricoltori e cacciatori formarono il primo nucleo stabile di abitanti nel "Castrum et pagus Montebelli". La sua posizione strategica, nella valle del Samoggia e all'epoca soggetta all'Esarcato di Ravenna, la rese una terra di confine contesa per molti anni.
Il primo documento che attesta l'esistenza della Pieve di Monteveglio risale al 973. Questo documento, emesso in occasione della cessione da parte del vescovo di Bologna Alberto al vescovo di Parma Uberto, mirava a ottenere il controllo strategico della strada tra Nonantola e Lucca, contrastando così l'espansione dei Canossa.
All'inizio dell'anno Mille, con la fine della dominazione longobarda e l'inizio dell'epoca franca, il territorio iniziò a definire la sua fisionomia con terre coltivate, oliveti e vigneti, bonifiche e sistemi di approvvigionamento idrico.
Nel 1015, Sigifredo II di Canossa divenne vescovo di Parma e abate di Nonantola, determinando l'annessione del Feudo di Canossa a Monteveglio.
Il Ruolo di Matilde di Canossa e le Battaglie
Monteveglio giocò un ruolo cruciale nella resistenza che la contessa Matilde di Canossa oppose all'imperatore Enrico IV. Quest'ultimo era sceso in Italia per vendicarsi dell'umiliazione subita alle mura del castello di Canossa da parte di Papa Gregorio VII. Fu proprio sulle colline di Monteveglio che si svolse la battaglia decisiva. Dopo mesi di resistenza, le truppe imperiali furono costrette a lasciare l'Italia nel 1097.
Come segno di ringraziamento alla Madonna per la vittoria su Enrico IV durante la lotta per le investiture, Matilde di Canossa fece edificare l'abbazia, che si aggiunse alla chiesa preesistente. La fondazione dell'abbazia è datata al XII secolo, anche se il complesso monastico, destinato ad uso monastico, fu fondato da Matilde di Canossa nell'XI secolo.

La Chiesa Romanica e i suoi Elementi Architettonici
La chiesa attuale, edificata tra l'XI e il XII secolo, sorse su un edificio più antico, risalente a prima del IX secolo. Le sue forme romaniche sono ancora oggi visibili, sebbene alcune parti più antiche siano conservate nella cripta e negli absidi.
La facciata della chiesa, caratterizzata da una luminosa bifora, fu rifatta all'inizio del XIII secolo e da allora non è stata modificata. L'interno è a tre navate, con archi a tutto sesto che le separano. La chiesa presenta un presbiterio rialzato rispetto alla cripta sottostante.
Particolarmente suggestiva è la cripta, la costruzione più antica dell'edificio, risalente all'epoca carolingia. Essa è suddivisa in quattro campate da pilastri e colonne cilindriche con capitelli. Le tre absidi ospitano altrettanti altari a sarcofago. Il soffitto con volte a crociera richiama lo stile arabo-bizantino.
Tra gli elementi di pregio all'interno della chiesa si annoverano:
- L'altare maggiore, realizzato in marmo rosso di Verona, con un basamento composto da cinque colonne.
- L'acquasantiera, posta nella navata di destra, è un pregevole reperto di epoca longobarda.
- Una scala in stile barocco, costruita nella navata centrale per accedere al presbiterio.
- Il coro ligneo in noce, visibile ai lati del presbiterio.
- Una pietra tombale posta al centro della cripta, di epoca romana.

Il Complesso Monastico e i Chiostri
Il complesso monastico, adiacente alla chiesa, fu assegnato fin dalla sua origine ai Canonici regolari di San Frediano di Lucca, un'antica congregazione monastica di regola agostiniana. La loro permanenza a Monteveglio durò circa trecentocinquant'anni, dal 1092/1100 fino al 1455.
In quell'anno, i Canonici di San Frediano furono sostituiti dai Canonici regolari lateranensi, anch'essi di regola agostiniana. Essi rimasero a Monteveglio per un altro periodo di circa trecentocinquant'anni, fino al 1796, anno dell'invasione napoleonica.
Il complesso monastico comprende due chiostri:
- Il chiostro maggiore, risalente al XV secolo, presenta un loggiato superiore che conduceva alle celle dei canonici. Il porticato inferiore custodisce antiche lapidi dipinte.
- Un chiostro più antico, in gran parte distrutto, di cui sopravvive un lato decorato da capitelli antropomorfi risalenti al XII secolo.
Oggi, l'abbazia ospita una comunità di Frati Francescani.

Vicende Storiche e Periodi di Crisi
Dopo la morte di Matilde di Canossa, Monteveglio seguì le alterne vicende delle lotte tra la guelfa Bologna e la ghibellina Modena, subendo saccheggi e incendi e perdendo progressivamente importanza. Il suo castello fu periodicamente conquistato, riconquistato, distrutto e ricostruito da diverse fazioni.
L'ultimo episodio bellico di rilievo avvenne nel 1527, quando i Lanzichenecchi di Carlo V si accamparono lungo il torrente Ghiaia con l'intento di assalire Monteveglio. Gli abitanti, riuniti in preghiera, chiesero l'intercessione della Madonna, promettendo di offrirle ogni anno un cero in caso di scampato pericolo. Ancora oggi, ogni 25 marzo, gli abitanti di Monteveglio celebrano questo evento offrendo un cero alla Madonna in processione.
Dalla seconda metà del XV secolo, molti castelli e fortilizi medievali nella valle del Samoggia, incluso quello di Monteveglio, andarono in rovina, lasciando scarse tracce visibili.
Con la decadenza del Castello, anche la Pieve di Monteveglio attraversò un periodo di grave crisi. Nel 1456, la chiesa e il monastero passarono alla Congregazione Lateranense. Dopo un iniziale momento di difficoltà, le condizioni economiche migliorarono, consentendo restauri e ampliamenti.
Nel 1796, con l'occupazione napoleonica, l'abbazia fu saccheggiata, i suoi possedimenti confiscati e la chiesa divenne una semplice parrocchia.
Il Parco Regionale dell'Abbazia di Monteveglio
L'area circostante l'abbazia è protetta dal Parco Regionale dell'Abbazia di Monteveglio, un'importante area naturalistica gestita dall'Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità - Emilia Orientale. Il parco offre numerosi itinerari per escursioni a piedi e in mountain bike, permettendo di scoprire la bellezza del paesaggio appenninico, i calanchi e la flora locale.
PARCO REGIONALE DELL’ABBAZIA DI MONTEVEGLIO
Accessibilità e Visite
Il borgo medievale di Monteveglio è generalmente aperto al pubblico. La chiesa è accessibile tutti i giorni dalle 6:30 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 19:30. L'interno dell'abbazia e il chiostro sono solitamente visitabili la domenica e nei giorni festivi, dalle 15:00 alle 17:00, con possibilità di flessibilità su richiesta.
Per visitare la pieve è obbligatoria la prenotazione, poiché la visita avviene sempre con la presenza di una guida. I gestori del sito sono i Fratelli di San Francesco.
L'abbazia si trova a circa 20 chilometri da Bologna. Per raggiungerla in auto, occorre seguire la Viale dei Martiri (SP28) fino al paese di Monteveglio e poi imboccare la via del Borgo che conduce alla sommità del colle. L'accesso al borgo con le auto è limitato; è disponibile un parcheggio esterno.
Restauri e Conservazione
L'intero complesso dell'abbazia è stato oggetto di importanti restauri nel corso del Novecento, in particolare tra il 1925 e il 1934, sotto la direzione dell'architetto Giuseppe Rivani. Un ulteriore restauro della torre d'ingresso è avvenuto nel 2001.
Questi interventi hanno permesso di preservare e valorizzare questo importante patrimonio storico e artistico, rendendolo fruibile alle generazioni future.