L'Abbazia di Santa Maria alla Croce: Storia e architettura della Badia di Tiglieto

Il Parco Naturale Regionale del Beigua custodisce un territorio unico sotto il profilo naturalistico. La varietà di habitat, le numerose specie endemiche e le peculiarità geologiche sono valse importanti riconoscimenti, tra cui spicca l’inserimento dell’ente nella prestigiosa lista degli Unesco Global Geoparks. Tuttavia, il parco racchiude entro i suoi confini anche uno straordinario patrimonio storico monumentale: nell’alta Valle dell’Orba, a pochi passi dallo splendido borgo di Tiglieto, sorge il complesso monastico dell’Abbazia di Santa Maria alla Croce, oramai più comunemente nota come Badia di Tiglieto.

Veduta panoramica del complesso monumentale dell'Abbazia di Santa Maria alla Croce nel contesto naturale del Parco del Beigua

Le origini e l'espansione cistercense

Il 18 ottobre 1120, in località anticamente detta di Civitacula, giunse Pietro, abate del monastero di La Ferté (centro nevralgico della Diocesi di Chalon-sur-Saône in Borgogna). Insieme ai suoi confratelli, fondò la quattordicesima affiliazione dell’ordine cistercense, ma soprattutto la prima abbazia al di fuori dei confini francesi. I fondatori di Tiglieto, come del resto tutti i cistercensi, non volevano innovare bensì restaurare tramite la rigida osservanza della regola benedettina. Il cuore di quel deserto forestale, punteggiato da rocche e spazi brulli, apparve loro come il luogo ideale dove potersi ritirare per ritrovare l’antica purezza.

Nel 1132 Papa Innocenzo II confermò la fondazione del complesso monastico sotto la regola di San Benedetto, concedendo alla Badia vari privilegi, ribaditi con forza nel 1186 da Papa Urbano III. Nata quale umile luogo di preghiera, in meno di un secolo la Badia di Tiglieto assurse al ruolo di influente centro di potere, capace di incidere sulle vicende storiche del tempo e di fondare a sua volta altri monasteri, come Staffarda e Casanova Torinese.

Evoluzione architettonica e trasformazioni

La costruzione dell’Abbazia di Santa Maria alla Croce, nonostante la diretta filiazione da La Ferté, risentì parecchio dell’influsso delle maestranze locali. La Badia presenta una pianta a tre navate terminanti in altrettante cappelle absidali, di cui quella centrale fiancheggiata da due laterali molto più basse. Tale schema architettonico rispecchia le forme dello stile Romanico diffuso in Liguria a quei tempi: archi a tutto sesto impostati su robusti pilastri quadrangolari, copertura delle navate con capriate e delle cappelle con volta a botte a pieno centro.

Nel corso dei secoli, il complesso ha subito profonde modifiche:

  • Inversione dell'orientamento: Originariamente orientata est-ovest, la chiesa subì un drastico intervento di inversione, probabilmente per ragioni devozionali o storiche.
  • Modifiche strutturali: La famiglia Salvago Raggi, che acquisì il bene nel 1648, trasformò il convento in abitazione, sostituì la copertura a capriate con una volta a botte nella navata centrale e realizzò volte a crociera per le navate laterali.
  • Facciata: Oggi la primitiva facciata è rivolta a ponente con il paramento murario quasi intatto, mentre l'attuale facciata a levante presenta caratteri dell'architettura gotica ligure, con stipiti e arco in conci di pietra bianca e nera.
Schema architettonico della pianta dell'Abbazia con le tre navate e le cappelle absidali

Dal declino alla rinascita moderna

Dopo secoli di prosperità, la disciplina dei cenobiti iniziò a mostrare crepe, trascinando il monastero verso la decadenza. Nel 1583 l'abbazia fu saccheggiata dai soldati del Duca di Mantova. Solo nel 1648, con la concessione in enfiteusi perpetua al Marchese Gian Battista Raggi, ebbe inizio un lungo periodo di recupero. La famiglia Raggi mantenne la proprietà per secoli, trasformando la Badia in un borgo autosufficiente con forno, municipio e bottega.

A partire dagli anni '50 del Novecento, la Soprintendenza ha avviato il recupero della struttura medievale. Nel 1996, un accordo di comodato d'uso tra la proprietà, la Congregazione Cistercense, la Regione Liguria e altri enti ha permesso il restauro completo della chiesa, della sala capitolare e del "locutorium". Il 28 luglio 2000 è segnato dal ritorno simbolico di alcuni monaci e dal completamento dei restauri che hanno restituito alla Badia il suo antico fascino.

Il patrimonio monumentale circostante

L’abbazia non è l’unico elemento di pregio. La piana di Tiglieto è caratterizzata da numerosi manufatti storici, tra cui spicca il ponte medievale situato vicino al Mulino Nuovo. Probabilmente consolidato dai monaci alla fine del XII secolo, il ponte ha subito molteplici restauri a causa delle piene dell'Orba. Un tempo, l'abbazia era il fulcro di un sistema produttivo che comprendeva mulini, neviere e percorsi processionali che si snodavano fino alla cappelletta prospiciente il torrente.

Oggi, l'area è meta di escursionisti che possono raggiungere la struttura attraverso sentieri FIE immersi nei boschi di latifoglie e castagni. Il percorso che conduce alla Badia permette di osservare da vicino la natura rigogliosa della Valle dell’Orba, concludendosi presso il monumentale rovere secolare situato proprio al termine del ponte medievale.

tags: #abbazia #di #santa #maria #alla #croce