Situata nel cuore della foresta omonima, ricca di bellezze naturali e curata amorevolmente dai monaci per secoli, l'Abbazia di Vallombrosa è una meta imperdibile. L'Abbazia si trova nell’omonima località del comune di Reggello, in provincia di Firenze e diocesi di Fiesole, immersa in un ambiente dichiarato nel 1973 Riserva Biogenetica Naturale.

Origini e fondazione della Congregazione
L'Abbazia fu fondata da San Giovanni Gualberto, un nobile fiorentino che, dopo essersi fatto monaco, lasciò il monastero di San Miniato al Monte per cercare un luogo di isolamento e meditazione. Attorno al 1036, Gualberto si ritirò con pochi seguaci in un luogo chiamato allora "Acquabella", sul Pratomagno, per dar vita a una nuova congregazione di monaci vallombrosani che seguivano la regola di San Benedetto, basata sul precetto "ora et labora".
Il primo documento che parla di Vallombrosa è una donazione del chierico Alberto alla comunità, che risale a un periodo precedente alla donazione del terreno effettuata dalla Badessa Itta del Monastero di Sant’Ellero il 3 luglio 1039, dato che già nel 1038 il vescovo di Paderborn aveva consacrato l’altare dell’oratorio in pietra.
Evoluzione architettonica
Dall'originario oratorio in legno, la struttura ha subito varie trasformazioni ed ampliamenti nei secoli:
- 1058: Consacrazione della prima chiesa in pietra.
- 1224-1230: Costruzione di un edificio più ampio e della torre campanaria.
- XV secolo: L'abate Francesco Altoviti realizzò il chiostro grande, la sacrestia, la torre e il refettorio, lavori conclusi nel 1476.
- XVII-XVIII secolo: Sotto l'impulso di abati come Averardo Niccolini e Guglielmo Rasi, l'abbazia assunse l'aspetto sontuoso e omogeneo attuale, con la facciata principale opera di Gherardo Silvani (1634).

Il complesso monumentale e il Museo
L'imponente costruzione, dominata dall’alto campanile del Duecento e dalla torre di difesa, ha l'aspetto di un castello. L'interno della chiesa, a croce latina, conserva l'impianto medievale pur essendo stato rimaneggiato in stile barocco. Tra le opere di pregio si annoverano:
- Un bassorilievo robbiano nel vestibolo del refettorio.
- Quindici tele di Ignazio Hugford.
- Il coro ligneo intagliato e intarsiato da Francesco da Poggibonsi.
Il Museo dell'Abbazia, inaugurato nel 2006, espone paramenti sacri, codici miniati e opere d'arte di grande valore, tra cui il Parato Altoviti e la pala di Domenico Ghirlandaio. Di particolare interesse è anche il Reliquiario del Chiodo, donato da san Luigi IX re di Francia.
Restauro Paramenti Sacri Manifattura Mario Bianchetti
Vicende storiche e restauri
La storia dell'abbazia è stata segnata da momenti di grande splendore e da complessi episodi di soppressione. Dopo la soppressione napoleonica del 1808, il complesso fu ripristinato nel 1819, per essere nuovamente soppresso nel 1866 con l'unità d'Italia. Solo tra il 1949 e il 1963 la Congregazione Vallombrosana ha gradualmente ripreso il possesso del sito. Nel 1713, su richiesta dei monaci, il monastero era stato elevato ad Abbazia, con Giovanni Francesco Luci come primo abate.
| Periodo | Evento principale |
|---|---|
| 1038 | Consacrazione dell'altare dell'oratorio in pietra |
| 1476 | Completamento del chiostro grande e del refettorio |
| 1644 | Costruzione della facciata attuale ad opera di Gherardo Silvani |
| 1866 | Soppressione e allontanamento dei monaci |