Abbazia di San Cassiano a Montescalari: Storia e Architettura

Introduzione e Contesto Geografico

L'Abbazia di San Cassiano a Montescalari, conosciuta anche come Badia Montescalari, si erge a 698 metri di altezza sui colli che dividono il Chianti e il Valdarno, nel territorio comunale di Figline Valdarno. Per la sua importanza storico-artistica e per la primaria influenza che ha avuto sul territorio circostante, inclusa la vicina Poggio alla Croce, è un luogo di grande rilievo. La Badia è posta al confine tra il Comune di Greve in Chianti e quello di Figline Valdarno.

Mappa della Toscana con l'ubicazione dell'Abbazia di San Cassiano a Montescalari

Storia Antica: Dalla Fondazione alla Riforma Vallombrosana

Le Origini come Ospizio e l'Influenza della Via Cassia

Le origini di questo luogo sono da ricercarsi in un ospizio per pellegrini, realizzato strategicamente in relazione alla presenza dell'antica Via Cassia Adrianea. Questo "hospitium" fungeva da ricovero e posto di ristoro per viandanti e pellegrini che transitavano tra il Chianti e il Valdarno. Insieme all'ospizio, un oratorio primitivo era dedicato a San Cassiano, vescovo di Labiona, vissuto nel III secolo al tempo di Giuliano l'Apostata e venerato in Toscana. San Cassiano, patrono dei maestri e degli scrittori, è ricordato il 13 agosto. L'oratorio, come i primi edifici religiosi del paese, era costituito da poche stanze dove i monaci potevano soggiornare.

La Comunità Monastica e la Riforma Vallombrosana

Una prima comunità monastica è documentata in questo luogo a partire dal 1040. In questo periodo, l'insediamento religioso, intestato a San Cassiano, abbracciò la riforma vallombrosana fondata da Giovanni Gualberto della famiglia dei Visdomini, allacciandosi alla regola benedettina. Questo avvenne molto probabilmente prima della morte del fondatore, avvenuta nel 1043. Le numerose donazioni ricevute, anche grazie al giuspatronato dei Da Cintoia, permisero alla comunità di trasformare l'iniziale ospizio in un'abbazia. Il monastero divenne così importante che per due secoli vide affluire lasciti e donazioni dalle nobili famiglie del territorio, finché nel 1137 fu innalzato ad Abbazia. La Badia è considerata una delle sette dell'ordine Vallombrosano e, più precisamente, la quarta ad essere edificata.

Verso il 1070, i documenti menzionano il preposto Domenico. Le memorie di quest'attivo Abate, a partire dal 1078, rivelano che con il reddito delle "livellarie", di numerosi poderi, dei boschi e di diversi mulini, i suoi monaci furono in grado di gestire e costruire "spedali" lungo le strade più frequentate, dopo quello di Monte Scalari. Avevano anche giurisdizione su ponti e passaggi obbligati, riscuotendo le "ripe" (pedaggi).

Architettura e Trasformazioni

L'Edificio Primitivo e la Consacrazione della Chiesa

L'edificio iniziale, oltre all'oratorio, comprendeva una chiesa. Ai primi del XIII secolo, l'antico ospizio fu trasformato in una chiesa a croce latina, la cui consacrazione avvenne il 26 maggio 1212 ad opera del vescovo di Fiesole Ranieri, come attesta un'incisione su una pietra dinanzi alla chiesa. L'edificio ad aula unica e copertura a capanna, in origine, era concluso da un'abside semicircolare, successivamente sostituita da una scarsella quadrilatera. Nella chiesa c'erano due altari che fiancheggiavano il maggiore.

Pianta architettonica dell'Abbazia di San Cassiano a Montescalari

La Torre Campanaria

La torre campanaria, di grande importanza, fu costruita nei secoli XIII-XIV, con una descrizione più precisa che la data al 1339. Alta 25 metri, aveva una base quadrata, realizzata in pietra serena con grandi bozze disposte a filaretto. Era priva di aperture fino alla cella campanaria, che era aperta da finestre bifore su ogni lato. Questa fu l'unica parte del monastero a non essere mai stata manomessa, ma purtroppo venne rasa al suolo il 20 luglio 1944 dalle mine poste dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale per ostacolare il passaggio degli alleati. Oggi se ne possono vedere solo le fondamenta o la base.

Ampliamenti e Ristrutturazioni Seicentesche

Tra il 1611 e il 1613, l'abbazia fu oggetto di un'ampia ristrutturazione ed ampliamento, su istruzione del progettista Alfonso Parigi il Vecchio. Questi lavori, iniziati il 27 dicembre 1611, videro la costruzione delle cantine, delle stanze per il Padre Abate, del Capitolo, della Sagrestia e di tutte le celle per i monaci. L'abbazia perse così l'originario stile romanico e l'aspetto di castello medievale, assumendo i caratteri di una villa signorile. Furono aperte finestre nelle grandi mura e aggiunta una nuova ala ad est. Le pareti furono intonacate, e le finestre e porte realizzate in pietra arenaria, con davanzali sorretti da mensole inginocchiate. Fu anche realizzato un loggiato superiore, con colonne in pietra serena e in ordine tuscanico, che poggiano su un davanzale in pietra. Questi lavori in pietra furono eseguiti dallo scalpellino Bartolomeo di Berto di San Donato.

All'esterno, i rifacimenti seicenteschi di Alfonso Parigi sono evidenti, ma l'antico portone principale del monastero resta intatto, terminando in un torrino sorretto da beccatelli a tutto sesto. I due portali presentano cornici bugnate in pietra arenaria, di stile cinquecentesco; quello principale ha l'arco che termina con una piccola cuspide, mentre quello spostato verso est è decorato con lo stemma mediceo. Sul portale principale si trova tuttora uno stemma in terracotta invetriata con le insegne dell'abbazia, eseguito nel 1505 da Luca Della Robbia (il giovane), al tempo dell'Abate Dom Biagio Milanesi. Il caratteristico azzurro dei Della Robbia risplende ancora sul grigiore della struttura. Sotto questo, in pietra, è presente lo stemma di Montescalari, visibile anche in altre parti del complesso. Il refettorio dell'abbazia presenta un soffitto a travi e le cantine a volta sono sorrette da pilastri.

Foto dello stemma robbiano sul portale principale dell'abbazia

Il Patrimonio Artistico

Opere Pittoriche

Nel corso dei secoli, l'abbazia ha ospitato diverse opere d'arte. Sull'altare maggiore si trovava l'opera "Assunta" del pittore Mariotto detto "il Brina" (1583), raffigurante la Madonna circondata da San Cassiano, San Benedetto e San Giovanni Gualberto. Sopra gli altari laterali vi erano tele di Andrea Boccacci, discepolo del Cigoli. Nell'abbazia è conservata anche una parte di affresco, la "Crocefissione", dove si vedono solo i piedi del Cristo e la parte inferiore della Croce, attribuito a Bernardo di Stefano Rosselli. Le principali opere d'arte, a causa del declino e dell'abbandono, sono state man mano trasferite nelle chiese circostanti.

Manufatti in Rame Sbalzato

Del restante patrimonio artistico sono rimasti una navicella e un turibolo in rame sbalzato e dorato, attualmente custoditi nella Pieve di San Donato a Mugnana a Chiocchio. Questi oggetti sono datati tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVII secolo. Il turibolo, noto come "turibolo di San Giovanni Gualberto", presenta una forma a pinnacoli e nel braciere sono raffigurati San Pietro, San Paolo, un Santo Vescovo e la Vergine, con figure angeliche in rilievo sugli spigoli. Il coperchio è decorato con motivi vegetali e teste di cherubini. La navicella è ornata con uva e mazzi di spighe di grano, e sul suo coperchio è presente l'immagine di San Giovanni Gualberto.

Foto della navicella e del turibolo in rame sbalzato

La Campana del Verrocchio: Un Capolavoro Perduto

L'oggetto più prezioso contenuto nell'abbazia era certamente una delle campane della torre, realizzata da Andrea del Verrocchio nel 1474 su commissione dell'Abate don Isidoro. Lo scultore, già noto a Firenze, progettò la campana (del peso di 2600 libbre) ricca di bassorilievi, come descritto dall'Abate don Fulgenzio Nardi nelle sue "Memorie Vallombrosane". Su un lato, un bassorilievo mostrava la Madonna con il Bambino in braccio e la scritta "Ave Maria plena - Dominus te". Sull'altro, l'effige di San Giovanni Gualberto con l'iscrizione "Mentem Sanctus spontaneam honorem Dei et patriae liberationem" e sotto "Hoc opus factum fu anno MCCCCLXXIV die primo octobris". Era impressa anche l'arme della Badia di Monte Scalari: cinque monti con una scala addossata e una croce in cima.

10 minuti di STORIA - CAMPANILI E CAMPANE

La campana fu fusa nel chiostro del monastero. Il forno di fusione fu alimentato da diciannove cataste di legna grossa dalle vicine abetine. La fusione iniziò alle tredici del 21 ottobre 1474 e si concluse la notte seguente alle ore 8, alla presenza dell'Abate Isidoro, del Camarlingo don Calvano, di don Bernardo, don Pietro, don Stefano, fra Clemente e altri monaci. Il 24 ottobre, la campana venne dissotterrata alla presenza del Verrocchio e dell'Abate generale don Francesco Altoviti, degli abati di Passignano, di Santa Trinità e di Coltibuono, e fu solennemente benedetta dall'Abate don Isidoro che la battezzò con il nome di "Maria Brigida". Issata sul campanile, fu fatta suonare per tutto il giorno d'Ognissanti, il 1° novembre 1474.

Dopo la soppressione della famiglia Vallombrosana, la preziosa campana venne venduta nel 1808 al pievano Sacchetti della chiesa di San Pancrazio in Valdarno, nel Comune di Cavriglia, dove purtroppo si ruppe nel 1815.

Soppressione, Danni e Restauri

Il 9 settembre 1775 il monastero venne soppresso dal Granduca Pietro Leopoldo e chiuso definitivamente con decreto del 13 e del 25 gennaio 1776, dopo sette secoli di attività e a causa dei pochi monaci rimasti. I monaci, insieme al ricchissimo archivio storico, furono trasferiti al San Virgilio di Siena, attuale sede dell'università degli studi. I beni del monastero furono tutti venduti e le grandiose selve di abeti circostanti vennero tagliate. Nel 1787, la chiesa fu eletta in parrocchia, dipendente prima dalla pieve di San Romolo in Gaville.

L'abbazia subì gravi danni durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo il conflitto, fu intrapresa una campagna di restauri che portarono all'eliminazione delle varie aggiunte e fu possibile recuperare l'originale paramento murario in filaretto. La parrocchiale fu ricostruita dal genio civile, ma la torre, fatta saltare dai tedeschi nel luglio del 1944, rimase spezzata, con solo la base oggi visibile. Fortunatamente, la torre cadde su se stessa, forse a causa di cariche esplosive insufficienti o fornelli delle mine non esplosi tutti, consentendo così il salvataggio delle due campane, di cui una più piccola del 1295 (spostata nella chiesa de La Panca) e la grande campana del Verrocchio.

Dal 1830 al 1980 circa, l'abbazia è stata proprietà della famiglia Rosselli del Turco. Oggi il complesso abbaziale si presenta come un grande quadrilatero a cui sono stati aggiunti vari corpi di fabbrica, inclusi la chiesa abbaziale e il chiostro, non visibili dall'esterno. Purtroppo, l'intero complesso è in stato di abbandono e non può essere visitato all'interno.

La Devozione Popolare e Altri Elementi

La devozione a San Giovanni Gualberto si manifestò anche attraverso diversi tabernacoli e cappelle isolate nel bosco circostante. Di questi, resta la struttura di un solo tabernacolo, in cattive condizioni, e una cappella presso la strada che va verso il Valdarno. In questo luogo, vi è una fonte che, secondo la credenza popolare, si dice sia stata suscitata dallo stesso Santo e sia valida per guarire i ragazzi colpiti dalla pertosse.

Nella zona chiamata "dei Vescovi" si trova un piccolo edificio, la "Cappella dei Boschi", al momento semidistrutta. All'interno, nella facciata frontale, c'era un affresco della Madonna con il Figlio tra gli Angeli, circondata da quattro figure pontificalmente vestite.

tags: #abbazia #di #san #cassiano #a #montescalari