Adagiata su un rilievo posto 516 metri sopra il livello del mare, l’Abbazia di Montecassino è uno dei luoghi più incantevoli d’Italia. Il suo profilo maestoso ed elegante non sfugge allo sguardo, essendo visibile perfino dalla vicina autostrada. La sua è una storia che parte da lontano e arriva fino ai giorni nostri, contrassegnata da continue distruzioni e ricostruzioni che, tuttavia, non hanno minato la sua incredibile bellezza. Devastata da incursioni e terremoti, rasa al suolo dai bombardamenti e sempre fedelmente ricostruita, l’abbazia di Montecassino vanta il primato di essere tra le più antiche d’Italia.
Visitando Montecassino e la sua Abbazia, risuona facilmente nel cuore e nella mente la frase del Vangelo di Matteo: “Voi siete la luce del mondo, non può restare nascosta una città collocata sopra un Monte” (Mt: 5,14), visitando uno dei luoghi simbolo della nostra fede e della nostra cultura medievale.
La Fondazione di San Benedetto e le Origini Monastiche

Tutto si deve a San Benedetto, che nel 529, provato dal suo lungo viaggio da Subiaco, giunse davanti al Borgo di Casinum. Questa antica città dei Volsci e glorioso municipio romano era ormai in grave decadenza politica, demografica ed economica, tanto da essere tornata in gran parte al paganesimo. La città, ormai trascurata, era dominata da un’alta montagna sulla quale gli antichi cassinati avevano ripristinato l’antico culto di Giove e Apollo.
San Benedetto, nativo di Norcia, giunse a Casinum con un piccolo gruppo di monaci, dopo essere stato costretto ad abbandonare i monasteri da lui fondati a Subiaco a causa di due tentativi di avvelenamento, miracolosamente falliti. Ricevuta in dono la proprietà del Monte di Cassino, affrontò i resti pagani distruggendo gli idoli e convertendo il Tempio di Giove in una chiesa dedicata a San Martino di Tours, fondatore del monachesimo in Francia, e l’altare di Apollo in un oratorio dedicato a San Giovanni Battista.
Questi due manufatti, di dimensioni modeste e pensati per un massimo di circa 30 monaci, divennero il cuore della futura Abbazia, destinata a divenire uno dei più grandi e autorevoli monasteri nel mondo. La prima abbazia di Montecassino fu costruita proprio dai monaci stessi, e la vita del primitivo monastero fu caratterizzata da duro lavoro, incluso quello manuale. Per San Benedetto, il lavoro fisico era una parte importante della vita, che ispirava l’umiltà e differenziava i monaci dalle tradizioni pagane che consideravano il lavoro manuale adatto solo per gli schiavi. Benedetto visse a Montecassino fino alla morte, sopraggiunta il 21 marzo del 547.
Montecassino: l'Abbazia dove San Benedetto da Norcia visse e creò la Regola Omonima.
In questo luogo, San Benedetto ha scritto la “Regola” dell’Ordine Benedettino, una linea guida che ha cambiato sia il concetto di monachesimo sia la filosofia di vita e il paesaggio. I Benedettini hanno risollevato le sorti dell’Italia dopo la caduta dell’Impero Romano, facendo ripartire l’economia, salvando la popolazione dalla fame e dalla miseria, e modellando i territori attraverso la diffusione della loro inestimabile conoscenza.
Il Ruolo Culturale e la Preservazione del Sapere
Montecassino, come suggerito dal brano evangelico di San Matteo, divenne non solo una luce per la spiritualità ma anche per l’arte e per la cultura. I monaci nell’antichità erano considerati tutori del sapere, e così l’abbazia di Montecassino divenne famosa come faro della civiltà occidentale. La rilegatura, gli scriptoria, la produzione e la preservazione dell’arte, così come della letteratura classica, furono alcuni dei principali lavori di cui si occupavano i monaci dell’abbazia durante la loro vita quotidiana. È proprio grazie all’oscuro lavoro di questi copisti se gran parte delle opere della cultura classica sopravvissero alle incursioni e alle distruzioni.
Questo impegno era basato principalmente sulla fede e sull’obbedienza alla regola benedettina dell’Ora et Labora, considerando che molti di questi monaci copisti non conoscevano gran parte dei testi e degli autori che diligentemente ogni giorno copiavano a mano e decoravano con splendide miniature. Durante una giornata di lavoro, un monaco amanuense riusciva a copiare un massimo di 10/12 pagine. Dai registri dell’Abbazia sappiamo, ad esempio, che per ricopiare una Bibbia, occorreva almeno un anno, per un lezionario dei salmi dai quattro ai sei mesi, in base alle miniature necessarie.
L'Archivio di Montecassino: Cuore della Cultura Benedettina
L’archivio dell'Abbazia è il cuore della cultura benedettina ed è nato con lo stesso monastero, anche se fu distrutto poco dopo la fondazione dai Longobardi nel 577-589. Il testo autografo della Regola venne poi riportato a Montecassino da Papa Zaccaria all’inizio dell’VIII secolo, ma subì purtroppo una seconda devastazione ad opera dei Saraceni nell'883, che vide la fuga dei monaci con una parte del materiale manoscritto a Teano. Fortunatamente, con il rientro dei monaci dopo la seconda ricostruzione, si ricostituì il patrimonio librario del monastero, divenuto così importante nell’XI secolo da essere il materiale di ricerca di Leone Marsicano per la sua Chronica monasterii casinensis, continuata successivamente da Pietro Diacono.
L’archivio conserva un numero incredibile di documenti: il fondo diplomatico conta circa 2000 documenti tra Bolle pontificie e Diplomi. In generale, delle 20.000 pergamene conservate, le più antiche risalgono al IX secolo. Tutti i documenti sono conservati in 4 sale a seconda della tipologia.
Le Devastazioni e le Rinascite dell'Abbazia

Essere un centro europeo di cultura e fede non preservò l’Abbazia dall’essere più volte distrutta e ricostruita, in maniera sempre più bella e preziosa. Distrutta dai Longobardi solo cinquant’anni dopo la sua fondazione, poi dai Saraceni trecento anni dopo e abbattuta nuovamente da un terribile bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale, l’abbazia di Montecassino svetta ancora orgogliosa e silenziosa, possente ma accogliente, enorme eppure intima, dal culmine del suo monte.
Periodi di Distruzione e Rinascita
- Nel 581 l’abbazia di Montecassino conobbe la prima di una serie di devastazioni. Il cenobio fu assalito dalle truppe di Zotone, duca longobardo di Spoleto. Dalla devastazione, per fortuna, si salvò l’autografo della Regola che i monaci portarono con loro fino a Roma.
- Distrutto verso l’anno 577 dai Longobardi, il monastero rinasce agli inizi del sec. VIII. S’inizia per l’abbazia cassinese un periodo di grande splendore, durante il quale vi accorrono monaci come il sassone Villibaldo e Sturmio.
- Pochi anni dopo la visita di Carlo Magno, avvenuta nel 787, l’Abbazia fu oggetto di un’importante opera di trasformazione. Ma la storia dell’abbazia conobbe una seconda, drammatica devastazione ad opera dei Saraceni nell'883, durante la quale trova la morte il santo abate Bertario. I monaci superstiti riparano prima a Teano poi a Capua, e solo verso la metà del X secolo, sotto l’abate Aligerno, fanno ritorno.
- Nel 1866, con l’Unità d’Italia, le leggi di soppressione colpirono anche questo monastero.
La Battaglia di Montecassino e la Ricostruzione post-bellica
Montecassino: l'Abbazia dove San Benedetto da Norcia visse e creò la Regola Omonima.
L’ultima e più cruenta e quasi totale distruzione avvenne durante la Battaglia di Montecassino, una delle operazioni militari più importanti della Seconda Guerra Mondiale, iniziata nel gennaio e terminata nel maggio del 1944. Nonostante le rassicurazioni del Vaticano, gli Alleati sospettavano che le unità di artiglieria tedesche stessero utilizzando l’Abbazia come validissimo punto di osservazione, data la sua posizione strategica utile per avanzare sulle difese tedesche ed entrare a Roma.
L’Abbazia fu quindi bombardata e distrutta nel febbraio del 1944. Tuttavia, le macerie divennero trincee e difese per mesi per l’esercito tedesco, tanto che la montagna dovette essere conquistata palmo a palmo con perdite ingenti da ambedue le parti (55.000 uomini per gli Alleati e circa 20.000 per i Tedeschi). Le perdite sono oggi testimoniate dal silenzio dei vari cimiteri di guerra che circondano la ricostruita Abbazia. La difesa dell’Abbazia era stata affidata per espressa volontà di Hitler al generale von Senger und Etterlin, comandante del XIV Panzer Korps, noto per essere un militare di rango e un terziario benedettino. Le decine di bombe che caddero in quei giorni di metà febbraio determinarono danni incalcolabili per l’intero complesso religioso, cancellando un patrimonio dell’umanità.
Si trattò di una battaglia in cui, al contrario di quello che si può immaginare, l’aviazione, nonostante gli effetti devastanti dei ripetuti bombardamenti alleati, non fu l’assoluta protagonista. A Montecassino, in quei terribili 128 giorni, si combatté alla vecchia maniera, impegnando fino allo sfinimento la fanteria. Le bombe, però, segnarono in modo irreversibile il destino dell’Abbazia.
Dopo la fine della guerra, l’abate Ildefonso Rea fu a capo del progetto volto a ricostruire l’Abbazia di Montecassino esattamente dov'era prima, nella sua gloria precedente, e a riportare in sede tutti gli oggetti preziosi e i documenti che erano stati custoditi in Vaticano durante la guerra. Grazie a questo spirito e alla generosità internazionale, la risorta Abbazia fu riconsacrata nel 1964 da Papa Paolo VI. Quella che vediamo oggi è la ricostruzione fedele più recente della cattedrale, già più volte edificata e ampliata nella stessa sede, e risale al periodo seguente alla Seconda Guerra Mondiale, con la consacrazione avvenuta nel 1964. Come ricorda l’iscrizione latina dell’abate A. Caravita: “Se la virtù c’è, la distruzione non fa paura”.
I Luoghi del Silenzio: Aree non accessibili ai visitatori
Ci sono luoghi dell’Abbazia che non possono essere visitati con una guida esterna, l’unica maniera per visitarli è prenotare una visita guidata. Ma ci sono altri luoghi, definiti veri e propri "luoghi del silenzio", come l’Archivio di Montecassino, che non si possono proprio visitare.
L'Archivio Storico: Un Tesoro Inaccessibile
L'archivio, come menzionato in precedenza, custodisce un patrimonio documentale inestimabile, tra cui 20.000 pergamene le più antiche delle quali risalgono al IX secolo, ma rimane un luogo di studio e conservazione esclusivo, non aperto al pubblico visitatore.
La Torre e la Cella di San Benedetto
Un altro luogo che non può essere visitato liberamente è la Torre di San Benedetto con la sua famosa cella. Questa parte del monastero sopravvisse ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, ma una buona parte delle decorazioni andò persa. Prima di entrare nella cella di San Benedetto, si giunge nella così detta Cappella dei Santi Monaci. Anche questa cappella è stata ridipinta dopo la Seconda Guerra Mondiale da Agostino Pegrassi negli anni cinquanta con affreschi che ricordano figure monastiche o bibliche, pietre miliari nella storia di Montecassino.
I patriarchi dipinti sono: Isacco, che rappresenta l’obbedienza; Abramo, che rappresenta la fede; Giacobbe, che rappresenta la "d'iscrizione" (inteso forse come discernimento o distinzione); Elia e Giuseppe, che ricordano l’astinenza e la castità; e infine Eliseo e Mosè, che rappresentano lo zelo e la mansuetudine.
Sulla parete di fronte all’entrata nella cella di San Benedetto, sulla destra appaiono altre figure di personaggi strettamente legati al monastero, come Sant’Onorato (patrono di Fondi), San Bonito (abate di Montecassino prima che i Longobardi distruggessero il monastero), San Opportunus e San Speciosus (che ricevette la tonsura da San Benedetto e incarna le Consuetudini Cassinesi). Più in là, sono raffigurati San Bertario con la palma del martirio, il Beato Carlomanno, San Vittore III con il modellino dell’Abbazia di Montecassino e San Deusdedit con la palma del martirio per essere stato imprigionato dal Principe Longobardo Sicardo di Benevento.
Al di sopra delle teste dei monaci benedettini corre lungo il muro una frase in latino presa dalla Vulgata Latina (Isaia 8:18): "Ed ecco io ed i figli che il Signore mi ha dato, siamo prodighi in Israele da parte del Signore che abita sul Monte Sion." Sulla parete sinistra, tra due coppie di monaci, si trova una splendida vetrata donata al monastero dalla Brigata Ebraica che partecipò alla Liberazione D’Italia.
Visitare l'Abbazia Oggi
L’Abbazia di Montecassino è aperta ai visitatori tutto l’anno con ingresso libero e gratuito. È possibile partecipare a visite guidate, sia individuali che in gruppo, su prenotazione.
Il Percorso di Visita

I visitatori iniziano il loro percorso partendo dal Chiostro d’Ingresso, percorrendo poi il corridoio degli Ospiti. In quest’area sorgeva il tempio dedicato ad Apollo, che San Benedetto riadattò ad oratorio per la preghiera comunitaria dei monaci, dedicandolo a San Martino. Nei lavori di ricostruzione del 1953 furono ritrovate le tracce delle fondamenta originarie di questo oratorio, con la piccola abside il cui perimetro si vede tracciato sotto il mosaico con il Cristo tra la Madonna e San Martino, su disegno del monaco F. Lancioni. In questo oratorio morì San Benedetto nell’atteggiamento descritto da San Gregorio Magno. Questo episodio è ricordato dal gruppo bronzeo, al centro del giardino, opera dello scultore A. Selva del 1952 e dono del cancelliere tedesco K. Adenauer, che rappresenta la morte di San Benedetto "in piedi, sorretto da alcuni monaci dopo aver ricevuto l’Eucarestia".
Il Chiostro del Bramante e la Loggia del Paradiso
Usciti dal Chiostro d’Ingresso, si entra nel Chiostro del Bramante, così chiamato perché la struttura originale fu ideata e disegnata dal Bramante nel 1595. Il chiostro è ampio e ornato da due statue che raffigurano rispettivamente San Benedetto e sua sorella Santa Scolastica. San Benedetto, a sinistra, rimasto quasi indenne nell’ultima distruzione, è dello scultore P. Campi del XVIII secolo. Santa Scolastica, a destra, è una copia di quella distrutta, anch’essa del Campi, con l’iscrizione “Veni colomba mea, veni, coronàberis”.
Il lato esterno del Chiostro è delimitato da un loggiato che si affaccia sulla Valle del fiume Liri e denominato Loggia del Paradiso. Dalla balconata si gode uno splendido panorama verso Occidente con la sottostante vallata del Liri, che ospita i paesi di Pignataro Interamna, S. Giorgio a Liri, Esperia, Pontecorvo, Aquino, Piedimonte S. Germano e all’orizzonte i Monti Ausoni. Volgendo lo sguardo verso destra, si vede il Cimitero di Guerra Polacco.
Il Chiostro dei Benefattori e l'Ingresso alla Basilica
Ascesa la scalinata, si giunge nell’antiportico del chiostro superiore; nelle due nicchie di marmo bardiglio sono collocate le statue settecentesche di Urbano V, il papa benedettino che tanto si adoperò per la ricostruzione di Montecassino dopo il terremoto del 1349, dello scultore P. Campi di Carrara, e quella di papa Clemente XI, munifico verso l’abbazia, di F. Rossi. Per arrivare alla Cattedrale, cuore dell’Abbazia, si passa attraverso un terzo chiostro, dedicato ai grandi Benefattori dell’Abbazia: 24 Papi, Santi o Re che nel corso dei secoli hanno donato splendore a Montecassino.
La Basilica Cattedrale: Arte e Spiritualità
Attraversato anche questo terzo chiostro, si entra in Basilica attraverso tre porte bronzee. La facciata della Basilica Cattedrale, ben intonata con la linea architettonica del chiostro, è opera dell’ing. G. Breccia. Quella centrale risale in parte al tempo dell’abate Desiderio (XI secolo) ed è costituita da una serie di formelle con lettere in argento, che elencano i possedimenti e le chiese dipendenti da Montecassino, specialmente nei secoli XI e XII. Le porte laterali sono dono del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi e sono state realizzate dallo scultore Pietro Canonica nel 1954. Similmente all’antico portale centrale, sono realizzate in pannelli raffiguranti nella parte alta episodi della vita di San Benedetto e nella parte bassa le quattro distruzioni e ricostruzioni dell’Abbazia.
La Basilica Cattedrale è stata ricostruita secondo le linee architettoniche e decorative sei-settecentesche attribuite all’architetto e scultore C. F. Fuga. L’interno, ricostruito sulla base di un progetto settecentesco, è composto da otto cappelle riccamente decorate poste su entrambi i lati della navata centrale che conduce fino all’Altare Maggiore. All’interno della basilica, a pianta cruciforme, si possono ammirare mosaici straordinari, intagli, affreschi e tarsie di marmo. Pure sfuggito alla distruzione è il dipinto su rame di G. Cesari, detto il Cavalier d’Alpino (XVII secolo), raffigurante il martirio di Sant’Andrea.
Si è perduta per sempre tutta la decorazione pittorica originaria della Basilica, sia ad affresco che su tela. Sulla facciata interna, dove un tempo c’era un grande dipinto ad olio su muro di L. Giordano rappresentante la consacrazione della Basilica del 1071 (il bozzetto è al Museo ed è datato 1677), ora campeggia l’affresco di circa 50 mq. di P. Annigoni, eseguito nel 1979: “La gloria di S. Benedetto” ossia “Paradiso benedettino”. In esso, San Benedetto è attorniato da monaci, vescovi e monache che hanno vissuto in santità seguendo la sua Regola; in primo piano, in basso, emergono tre figure di papi: San Gregorio Magno (primo biografo di S. Benedetto), Paolo VI (che nel 1964 riconsacrò la Basilica e proclamò S. Benedetto Patrono Principale d’Europa) e San Vittore III (già abate Desiderio, artefice dello splendore di Montecassino nel XI secolo).
La Cripta: Sepolcro dei Santi Fondatori

Sotto l’Altare Maggiore c’è la Cripta, realizzata nel 1544 al tempo dell’abate G. Caroli, che conserva da secoli i corpi di San Benedetto e della sorella Santa Scolastica. Nel piano della Cripta si incontra la Cappella di San Mauro, discepolo prediletto di San Benedetto. Sotto il mosaico con l’immagine della Madonna e il Bambino, sono scolpiti i santi fondatori dei vari rami dell’Ordine benedettino: San Guglielmo (fondatore di Montevergine), San Romualdo (di Camaldoli), San Roberto (di Citeaux), San Giovanni Gualberto (di Vallombrosa), San Silvestro (di Fabriano), San Bernardo Tolomei (di Monte Oliveto) e Sant’Antonio abate.
Sul lato sinistro dell’arco centrale sono raffigurati i papi Leone XIII e Pio X, sotto i quali avvenne il restauro della cripta; sull’altro lato gli abati L. Tosti e B. Krug, che ne promossero il rinnovamento, mentre il monaco con la barba è il già menzionato D. F. Lancioni. Sull’altare sono collocati i santi Benedetto e Scolastica in estasi, due statue bronzee del monaco di Montecassino F. Verginelli. Tutta l’area della cripta è circondata dal coro in granito di Svezia e su di esso gira il fregio a bassorilievo in marmo di Candoglia, opera del monaco A. Di Paolo. L’altra cappella è dedicata a San Gregorio Magno. A fianco, sotto il finestrone semicircolare, sono simboleggiati gli Ordini cavallereschi del medioevo, ispiratisi nelle loro costituzioni alla Regola benedettina: Ordine Gerosolimitano, di Calatrava, dei Templari, Teutonico, di S. Giacomo, di S. Maurizio; alla fine il bassorilievo di papa S. Benedetto XII (1334-1342) con la figura del cardinale Albornoz, legato pontificio.
Dietro l’Altare Maggiore c’è il coro in legno e un grande organo a canne. La sacrestia, che si trova a sinistra dell’Altare Maggiore, è decorata con pannelli di legno ricostruiti. Due contenitori in argento ospitano i resti di due Santi fratelli gemelli, San Benedetto e Santa Scolastica. Si trovano nel sepolcro all’interno della basilica, vicino all’altare Maggiore, in una posizione facile da identificare grazie al dipinto che li ritrae in atteggiamento di riposo.
Il Museo dell'Abbazia

Non lasciate l’abbazia senza aver visitato il museo. Usciti dalla Basilica si può visitare il Museo dell’Abbazia. Il percorso delle opere esposte non è monotematico, poiché il Museo raccoglie in un’unica struttura diverse sezioni (archeologica, medievale, manoscritti e dipinti) che coprono un periodo di tempo che va orientativamente dal VI secolo a.C. fino ai giorni nostri.
Nelle sale del museo si è affascinati soprattutto da libri e manoscritti antichi che fanno parte dell’enorme collezione accolta nella sezione dedicata alle miniature e alle stampe. Accanto, si trovano la sezione archeologica, con reperti venuti alla luce durante gli scavi nei dintorni, e la sezione medievale, dove sono conservati frammenti del monastero originario. Durante la visita al museo si possono ammirare alcune delle campane originali del monastero. Tra le colonne del porticato si osservano capitelli medievali del XII secolo. Un caratteristico ambiente a crociera, sorretto da possenti pilastri, fa da ingresso al Museo; si visita subito un piccolo chiostro medievale ricostruito con antiche colonnine e capitelli a gruccia del XIII secolo. Al centro, una vera di pozzo romano del II secolo d.C. Nella cappella, dedicata a Sant’Anna e risalente al 1420, notevole è l’affresco del XIII secolo con Cristo pantocratore tra Santi e nella fascia mediana S. Benedetto, S. Scolastica e S. Mauro. Il coro a tarsie lignee è del XVII secolo.
Le Campane di Montecassino
Secondo la tradizione monastica benedettina, le campane del Monastero sono 9, come il numero dei cori angelici riportato nella Bibbia, tutte di grandezza diversa e ognuna dedicata a un santo, a iniziare da San Benedetto a cui è dedicata la campana più grande. Vista la posizione dell’Abbazia, le campane del monastero possono essere sentite a svariati chilometri di distanza. Curiosamente, i monaci, nel chiuso delle celle, questo suono di campane non lo sentono. Un campanello interno scandisce le ore di preghiera e riunione, e nel triduo della Settimana Santa le campane restano mute, ma i monaci sono avvertiti dal suono della bàtola, uno strumento rudimentale molto antico, fatto di una tavoletta a cui sono attaccate delle maniglie di ferro che producono un suono sordo e gracchiante al loro scuotimento contro la tavoletta stessa.
Vale la pena ricordare che le campane di Montecassino sono talmente recepite nell’immaginario collettivo come strumenti musicali che vengono citate anche in un vecchio detto degli ortolani locali, che per ricordare ai propri garzoni che le cipolle non vanno interrate profonde, usano dire che “anche le cipolle vogliono sentire le campane di Montecassino“.
Una Curiosità: La Birra d'Abbazia
Contrariamente a quanto si crede, fu proprio nel Monastero di Montecassino nel 629 d.C. che fu prodotta la prima “Birra di Abbazia”. Questo testimonia la versatilità e l'ingegno dei monaci che, grazie al loro lavoro, hanno trasmesso attraverso i secoli conoscenze che sono alla base della cultura italiana ed europea.