Il cuore artistico e spirituale di Follina risiede nell'Abbazia di Santa Maria, che con le sue forme armoniose e giochi di luce regala al visitatore un'atmosfera unica. L'Abbazia di Santa Maria di Follina è uno dei più fulgidi e meglio conservati esempi di architettura cistercense italiana, monumento nazionale, il complesso religioso ha quasi nove secoli di storia.
L'Abbazia, detta anche di Sanavalle (Sanavallis), era un monastero cistercense, ora sede della parrocchia di Follina, in provincia di Treviso. Gioiello di architettura romanico-gotica, il santuario di Santa Maria di Follina sorge ai piedi delle Prealpi Trevigiane, tra Vittorio Veneto e Valdobbiadene. La sua posizione, a poca distanza dai passi del Praderadego e del San Boldo, l'ha resa lungo i secoli una tappa obbligatoria per i pellegrini. Follina, piccola località ai piedi delle Prealpi Trevigiano-Bellunesi, è un punto focale del circuito del turismo religioso che porta alla scoperta di luoghi ricchi di spiritualità, devozione e di grande valore artistico. Qui si trova uno degli edifici sacri più belli del Veneto.

Cenni Storici e Origini
Un complesso monastico esisteva ben prima dell'arrivo dei cistercensi, nella metà del XII secolo. La prima menzione dell'abbazia si trovava in un documento del 1127, attestante la vendita di tre campi da parte dell'abate Bernardo di Follina a un tale Arpone. Non è chiaro quando e come avvenne il passaggio all'ordine cistercense. Alcune fonti affermano che i benedettini cambiarono regola monastica, ma secondo altre, più verosimili, furono sostituiti da una nuova comunità.
La tradizionale data di fondazione, l'anno 1146, non è di fatto supportata da fonti storiche. Gli stessi Annales Camaldulenses affermano che è impossibile determinarne le origini, concludendo che verso la metà del XII secolo l'abbazia benedettina di Follina divenne cistercense. Il complesso risale al XIII secolo con l’insediarsi di un nucleo di monaci cistercensi.
Ricostruzione e Splendore Medievale
La chiesa attuale è il risultato di una seconda ricostruzione dell’edificio che fu iniziata nel 1305 e terminata nel 1335. L'odierna basilica cistercense con pianta a croce latina fu edificata tra il 1305 e il 1335 su una precedente costruzione benedettina del XII secolo. Una lapide murata vicino alla porta del chiostro ci documenta la data 1268, quando venne terminata la sua costruzione voluta dall’Abate Tarino. Col tempo l'abbazia si arricchì di altre donazioni, raggiungendo l'apice dello splendore nel XIII secolo.
- Nel 1124 Gabriele da Camino lasciava il castello di Cison e il castello di Soligo.
- Nel 1229 papa Gregorio IX gli sottometteva l'Ospedale di Santa Maria di Piave e poi il monastero di Santa Margherita di Torcello.
- Nel 1324 si aggiunse il monastero dei Santi Gervasio e Protasio di Belluno.
Il Periodo della Serenissima e la Commenda
A partire dal 1388 l'abbazia passò alla Serenissima. Durante la sua politica di espansione, Venezia si scontrò più volte con gli Sforza, i Visconti e con il Regno di Francia, nei cui territori si trovavano Chiaravalle e Cîteaux, dalle quali Follina dipendeva. Vedendo quindi con diffidenza l'istituzione monastica, nel 1448 il governo ne chiese a papa Niccolò V la soppressione. L'abbazia fu così ridotta a commenda.
Tra gli abati commendatari sono da ricordare alcuni personaggi illustri, quali Pietro Barbo, futuro papa Paolo II, e Carlo Borromeo, che affidò l'amministrazione dei beni prima ai domenicani, quindi ai benedettini. Nel 1573 la commenda passò a Tolomeo Gallio, il quale l'affidò ai camaldolesi. Questi ultimi vi s'insediarono stabilmente nel 1739, ma nel 1771 la Repubblica di Venezia sopprimeva il monastero, trasferendone i beni a San Michele di Murano e trasformando la chiesa in curazia.
Periodo Napoleonico e l'Età Contemporanea
Dal 1807, dopo le soppressioni napoleoniche, i beni furono custoditi da don Bonifacio Baseggio, già monaco camaldolese di San Michele. La storia moderna inizia nel 1819 quando l'abbazia diventa parrocchia dal vescovo di Ceneda Giovanni Benedetto Falier, altro camaldolese di Murano. Dal 1915 vi risiedono i Servi di Maria. Dal 1915 la parrocchia fu assegnata ai Servi di Maria, impegnati nella cura spirituale e artistica del monastero.
Architettura e Opere d'Arte
La facciata anticipa l’impianto interno della chiesa: tre navate divise da imponenti colonne che sorreggono archi a sesto acuto e illuminate dalle finestre e dai rosoni della facciata. Tre portali architravati, inseriti in archi a tutto sesto leggermente sporgenti, danno accesso alle navate. I fori sono anch'essi contornati in pietra grigia con semplicissime decorazioni geometriche.

L'Interno della Chiesa
L'interno a tre navate, con copertura a capriate, è diviso in cinque campate da ampie arcate a sesto acuto poggianti su semplici colonne con capitelli a crochet. Nella navata centrale sopra ai capitelli slanciate lesene aumentano il senso di verticalità. Semplici fasce affrescate con motivi floreali e figure evangeliche decorano l'aula.
Al centro dell’altare si trova la pala lignea che accoglie la statua in arenaria della Madonna del Sacro Calice, oggetto di venerazione e pellegrinaggio. La statua millenaria della Madonna, ritenuta miracolosa e meta di molti pellegrinaggi, porta inoltre con sé tanti punti di domanda. Le fattezze non hanno dato ancora risultati chiari sulla sua origine. Secondo la tradizione i benedettini avrebbero miracolosamente rinvenuto sul pianoro collinare di Roncavezzai, una statua di pietra raffigurante la Madonna con Bambino. Collocata in una nicchia al centro dell'ancona lignea dell'altare maggiore è venerata e meta di numerosi pellegrinaggi.
Il Chiostro
Di particolare pregio è il chiostro, edificato nel 1268. L'altra perla preziosa è il chiostro. È un'opera d'arte a cielo aperto: le sue pietre parlano allo spirito. Una lapide riporta, in eleganti caratteri gotici, la data e i nomi dei costruttori del chiostro (i monaci Arnaldo e Andrea e i magistros - capimastri - Zardino e Armano) sul quale si affacciano gli ambienti più importanti dell'abbazia: Sala del Capitolo, Refettorio, Biblioteca, Parlatorio. Un particolare curioso sono le arcatelle del porticato sostenute da colonnine singole o binate con fusti e capitelli diversi. Le arcatelle sono sostenute da colonnine singole, ofitiche, binarie e, agli angoli, a fasci di quattro.

Restauri e Progetti Futuri
Negli ultimi cento anni nessun intervento significativo è stato realizzato per la tutela e la valorizzazione di questo straordinario patrimonio culturale. Ora, grazie all’interessamento della Diocesi di Vittorio Veneto, attraverso il suo Vicario Generale, Mons. Zagonel, è stato avviato un importante progetto.
Porte Aperte in Cantiere: Il Recupero dell'Ala Est
Il progetto di recupero riguarda l’Ala Est del complesso monastico, fino ad alcuni decenni fa destinata alle stanze dei monaci e poi caduta nell’abbandono. Si tratta di circa mille metri quadri dove, nelle prime settimane di lavori, sono state portate a termine alcune demolizioni delle superfetazioni prive di valore storico. Ora l’ambiente si presenta libero e l’impresa Lorenzon Costruzioni Srl di Pieve di Soligo (TV) che si è aggiudicata l’appalto, sta proseguendo alla conservazione delle parti originali con cautela e perizia, grazie a maestranze esperte nel restauro.
Stanno riaffiorando alcune testimonianze di rilievo: in particolare, proprio in questi giorni, sono apparsi sotto gli intonaci brani di affresco di epoca medievale e un arco, da ricondurre alla originaria finestratura dell’edificio. Seguirà la fase di ricostruzione al fine di ricavare una nuova foresteria. L’importo complessivo dei lavori è di un milione 200 mila euro, finanziati con 839 mila euro dalla Regione del Veneto attraverso il Programma Attuativo Regionale, Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC). La restante parte, oltre 377mila euro, è a carico della Parrocchia che è committente dell’opera.
Si tratta del più importante intervento di restauro dal 1920, quando vennero riparati i danni subiti dall’Abbazia durante il primo conflitto mondiale e furono abbattute alcune costruzioni che avevano in parte trasformato il bellissimo chiostro in abitazioni. L’architetto Fabio Nassuato, progettista dell’opera, sottolinea la complessità dell'intervento dato che l’Ala Est (insieme alla chiesa e al campanile) è di proprietà della Parrocchia, l’Ala Ovest appartiene all’Ordine dei Servi di Maria, il chiostro romanico è bene demaniale, il refettorio è uno spazio promiscuo di Comune e Parrocchia. Una parcellizzazione che, per molto tempo, ha consentito solo piccoli interventi parziali, senza una visione d’insieme.
L’intervento in corso, grazie anche alla comunione d’intenti venutasi a creare, vuole essere un primo passo verso un recupero complessivo del monastero. I sopralluoghi realizzati per l’intervento in corso, hanno evidenziato quanto delicata e precaria sia la situazione. Specie sul fronte delle sicurezza è fondamentale un miglioramento della risposta delle strutture in caso di sisma, in particolare, per la torre campanaria.
Abbazia di Follina, il restauro della rinascita
Turismo Religioso per il Finanziamento
Dalla riqualificazione delle ex celle nascerà una foresteria: 9 camere con bagno, spazi comuni, per un totale di 25 ospiti. L’Abbazia si inserisce come un luogo privilegiato tra i percorsi del turismo religioso nazionale, aperta a tutti coloro che vorranno ritrovare un’oasi di pace e preghiera. Ai pellegrini si offre la possibilità di un soggiorno che avrà un forte significato “etico”: i proventi derivanti dalla loro permanenza serviranno, infatti, a contribuire nella prosecuzione dei lavori di restauro e valorizzazione del complesso di Follina.
Non solo liturgia: l'abbazia è diventata, dal 2017, Casa di accoglienza e spiritualità Foresteria Santa Maria, ora completamente accreditata per il servizio nell'ambito di un turismo religioso di qualità. Nove camere, ciascuna con bagno privato, e una ventina di posti letto.
Nuovi Interventi e Raccolta Fondi
Da poco, infatti ha preso avvio la terza fase dei lavori di restauro che interessano la facciata e il consolidamento antisismico. Per questi nuovi interventi (l'importo si aggira sui 130 mila euro) la Conferenza episcopale italiana contribuisce per 80 mila. La parrocchia di Follina e la Comunità dei Servi di Maria hanno quindi scritto una lettera per sensibilizzare la collettività a contribuire a riportare la facciata dell'abbazia all'antico splendore. Grazie alla munificenza della popolazione, la raccolta ha consentito di arrivare a quota 45 mila euro.
I lavori procedono dunque su binari paralleli: il tema antisismico e il problema estetico, che ha visto l'eliminazione di muffe e pezzi lapidei. Dopo i restauri della facciata, non è finita qui: "Abbiamo ancora molto da scoprire all'interno della Chiesa. I muri sotto il pavimento potrebbero rivelarci molte cose sul passato di questo luogo di culto. Per questo serve l'aiuto di tutti. L'Abbazia è patrimonio della società civile", spiega Cristina Chiesura, storica dell'arte ed educatrice museale dell'Abbazia.
Tra gli obiettivi, di un futuro secondo stralcio dei lavori c'è infatti la creazione di un archivio storico che possa aprire alla fruizione degli studiosi quasi nove secoli di documentazione rimasta finora inesplorata.
Eventi e Spiritualità
Custode da tempo immemore del simulacro della Madonna con bambino, un′antica statua in pietra dalle origini ancora sconosciute, l′abbazia di Follina è essa stessa meta della devozione. Punto di riferimento all′interno della diocesi di Vittorio Veneto, ha un particolare legame storico con i fedeli del bacino del Piave e delle valli bellunesi. Ancora oggi, infatti, si rinnova ogni anno il legame spirituale con le genti dell′Alpago, attraverso il secolare pellegrinaggio del giorno di Pentecoste.
Sempre di più però sono le persone provenienti da altri luoghi d′Italia e dall′Europa, che giungono presso il santuario di Follina attratti dalla bellezza e dalla pace del chiostro e dalla profondità della sua storia. L'abbazia di Follina, patrimonio religioso e artistico incastonato sul dorso della collina, oggi ha bisogno dello sguardo e del supporto di tutti. "È un luogo del cuore", così la descrive Uto Ughi, 78 anni, star internazionale del violino che ha legato la causa dell'abbazia alla sua carriera e ogni anno, da 27 anni, suona tra le cupole del gioiello cistercense.
Il concerto di Uto Ughi, organizzato dall'associazione Spiritualità, Arte e cultura in Abbazia, consentirà di incrementare i fondi per i restauri con nuove donazioni. La perfetta acustica, l'atmosfera rarefatta di pace e concentrazione che si respira hanno ispirato nel tempo una comunità di musicisti locali ed internazionali. Da Carlo Rebeschini, follinese, pianista, cembalista e direttore d'orchestra scomparso nel 2019, al complesso rinascimentale Odhecaton che ha eseguito musiche di Mirco De Stefani, medico e compositore, da La Reverdie, pluridecorato complesso di musica medievale ai Sonatori de La Gioiosa Marca ma anche il coro Monte Cimon diretto da Paolo Vian.