Il Caso delle Minacce al Comune di Oristano

Il Contesto delle Minacce e le Figure Coinvolte

Il Comune di Oristano è stato teatro di gravi minacce perpetrate da Giovanni Maria Soru, uno dei numerosi assistiti dai Servizi sociali dell'ente. Le sue azioni hanno colpito un ampio spettro di personale comunale, inclusi il sindaco, l'assessore, gli assistenti sociali e altri dipendenti. Nell’elenco delle persone minacciate sembra non mancare nessuno.

Soru era già noto ai Servizi sociali negli anni tra il 2013 e il 2015, quando ripetutamente bussava alle porte degli uffici. Quando le sue richieste non venivano accolte come desiderato, era capace di mostrare tutta la sua contrarietà in modi non esattamente legittimi. Per il pubblico ministero Daniela Caddeo, quei modi si chiamano minacce e furono pesanti e ripetute.

Palazzo del Comune di Oristano

Le Minacce Specifiche e le Testimonianze

Le Intimidazioni al Sindaco e all'Assessore

Al sindaco Guido Tendas, Soru lasciò messaggi inequivocabili nella segreteria telefonica. Tra questi si annoverano frasi come: «Ti trovo quando voglio e ti uccido quando voglio. È inutile che scappi tanto ti acchiappo, in due ti rompo, ti pugnalo, trenta coltellate ti do, quello non te lo scampi, ti uccido quando vai a casa, stai attento a dove passi».

Una singola, ma chiara, parola fu invece proferita durante una telefonata effettuata al cellulare dell’assessore Maria Obinu. Quest'ultima riconobbe la voce di Giovanni Maria Soru che, dopo una serie di parole inafferrabili, pronunciò chiaramente: «Bomba».

Le Vittime tra gli Impiegati e gli Assistenti Sociali

L’imputato, difeso dall’avvocato Francesco Campanelli, non si sarebbe limitato alle sole telefonate. Era diventato l’incubo di assistenti sociali e impiegati. Due di loro, l’assistente sociale Elisa Daga e l’esecutore amministrativo Immacolata Fanari, hanno deposto ieri mattina di fronte al giudice Elisa Marras al pari del sindaco e dell’assessore.

Elisa Daga ha ricordato diversi episodi che hanno portato poi alla denuncia e al processo dell’imputato. In un’occasione, Soru la minacciò brandendo un cacciavite e promettendo una strage. In un altro frangente, indossato un casco e presi a calci mobili e porte, le scagliò contro una sedia che l’assistente sociale riuscì a evitare.

Immacolata Fanari ha invece parlato di quella presenza ricorrente e delle continue telefonate di scarsa cortesia che stavano turbando la quotidianità non solo lavorativa della dipendente.

Illustrazione di una scena di tribunale o un simbolo di giustizia

Le Presunte Motivazioni del Comportamento

Il motivo per cui avrebbe agito in quel modo risiede, in parte, nelle sue condizioni di salute che certo non agevolavano l’assistito. Tuttavia, il problema di fondo stava nella ripetuta necessità di avere un lavoro e assistenza a tutti i costi. Ogniqualvolta c’era da stilare una graduatoria per progetti assistenziali o c’erano da assegnare i contributi ad essi legati, Giovanni Maria Soru era sempre presente in Comune coi suoi modi.

Il Processo in Corso

Questi comportamenti hanno portato Giovanni Maria Soru ad affrontare un processo che è destinato a proseguire, con la prossima udienza fissata per il 12 giugno.

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