L'Abbazia di Farfa, un imponente monastero situato in provincia di Rieti, è un centro di cultura e spiritualità con una storia millenaria. La sua origine è legata a una frase latina: “Iste est quem tibi promiseram locus” (“Questo è il luogo che ti avevo promesso”), parole che la Madonna rivolse a S. Tommaso di Moriana, restauratore di Farfa, per indicargli il sito dell'Abbazia distrutta. Fondata presumibilmente intorno al 560-570 d.C. da San Lorenzo Siro e poi ricostruita dal monaco Tommaso proveniente dalla Savoia nel 680, l'Abbazia si trova tuttora cinta dal verde della Sabina e circondata dal borgo che porta il suo nome.
Dichiarata monumento nazionale nel 1928 per la bellezza architettonica e artistica del monastero e della basilica, l'Abbazia di Farfa è una testimonianza di una storia ricchissima di eventi, che connotano la Chiesa tra i monumenti più importanti della storia europea, con particolare attenzione nell’Alto Medioevo.

L'Origine e lo Sviluppo della Biblioteca Farfense
L'origine della biblioteca farfense è da collocarsi, con ogni probabilità, già ai primordi della storia abbaziale (Sec. V-VI), in analogia ad altre istituzioni similari. Notizie certe, in ogni modo, si hanno dalla seconda metà del secolo VIII, quando l'abate Alano, come ricorda esplicitamente il Chronicon Pharphense, “multos etiam mirifice exaravit codices”.
Già nell’VIII secolo l’Abbazia di Farfa si dedicava anche alla produzione di testi attraverso il lavoro degli amanuensi, che nello Scriptorium del monastero realizzavano una grande quantità di manoscritti. È in questo contesto di vivacità intellettuale e culturale che nasce la Scrittura romanesca farfense. Molti codici furono prodotti in questo Scriptorium, ma purtroppo ne restano pochi.
Gli abati successivi incrementarono sempre più la biblioteca. Il sabino Probato aveva ottenuto, già dall'anno 775, un privilegio da Carlo Magno nel quale, tra le cose più preziose protette dall'autorità imperiale, erano nominati i codici della biblioteca, che nessuno, neppure il Vescovo, poteva sottrarre all'Abbazia. Veniva così garantita rigorosamente l'integrità della raccolta libraria del monastero. Agli inizi del IX secolo l'abate Benedetto (m. 815) è ricordato dalla Constructio Pharphensis come sagacissimus nell'arricchire di codici il patrimonio monastico. Pietro I (abate dall'890 al 919) fu talmente attivo nel procurare nuovi codici che l'autore della Destructio Pharphensis, l'abate Ugo, che scrive circa un secolo dopo, rinuncia ad enumerare i codici acquisiti.
Periodi di Decadenza e Dispersione del Patrimonio Librario
Nonostante la grandezza raggiunta, Pietro I fu anche vittima delle circostanze. Dopo sette anni di resistenza agli assalti dei saraceni, attratti dalla fama dei tesori dell'abbazia, nell'anno 898 Pietro fu costretto ad evacuare il monastero. I monaci si divisero in tre gruppi e fuggirono verso destinazioni diverse; il gruppo condotto dallo stesso abate si rifugiò nelle Marche, sul Monte Matenano.
Alla morte di Pietro (919), un monaco usurpatore di nome Ildebrando si impossessò del titolo e, per sostenere le spese della propria corte e dell'esercito abbaziale, non esitò a saccheggiare i codici salvati dal predecessore. Sparirono così un Livio, due copie dell'Antifonario Gregoriano, la Historia Longobardorum di Paolo Diacono, il De Civitate Dei e altre opere di S. Agostino.
Successivamente, sempre nel X secolo, con il ritorno a Farfa dei monaci, si cominciò a ricomporre la biblioteca nella sua sede. La vera rinascita si ebbe con l'abate Ugo I, che, tra l'altro, introdusse a Farfa nel 999 la riforma cluniacense. Ugo fu un vero storico ed arricchì la biblioteca di molte sue opere. Tra le figure più rappresentative di questo periodo spicca Gregorio da Catino, le cui opere - il Regesto, il Chronicon, il Largitorius, il Floriger - rappresentano l'apice culturale di Farfa tra la seconda metà del secolo XI e la prima del XII.
Con il passaggio da Abbazia Imperiale a dominio diretto della Curia romana dopo il Concordato di Worms e la conseguente nomina di abati commendatari, le sorti di Farfa nel XII secolo cominciarono a declinare. Ne risentì naturalmente anche la biblioteca: preziosi codici furono venduti da abati poco scrupolosi, altri sottratti o asportati da monaci rifugiatisi presso altri monasteri, come lo stesso Gregorio da Catino. Da quest'epoca cominciò la dispersione del patrimonio librario, che proseguirà inesorabilmente nei secoli successivi.
Con la soppressione operata da Napoleone Bonaparte nel 1798, la dispersione fu quasi totale. Nel 1861, il territorio di Farfa fu annesso allo Stato Italiano e tutti i beni del monastero, inclusi 2259 volumi e “14 fasci di carte manoscritte contenenti scritture antiche”, furono confiscati in base alla legge Pepoli.

La Rinascita e la Costituzione della Biblioteca Statale
Il monastero rimase pressoché abbandonato per alcuni decenni. I pochi codici e libri rimasti furono trasferiti in un piccolo convento a Sanfiano. Ai primi del secolo XX, un monaco di origine tedesca, Don Bruno Albers, particolarmente erudito nella storia ecclesiastica, si prese cura della biblioteca, riuscendo a recuperare molte carte d'archivio e provvedendo all'acquisto di molte opere.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, grazie all'interessamento del Prof. Camillo Scaccia Scarafoni della Regia Soprintendenza Bibliografica di Roma, la biblioteca di Farfa entrò in possesso dei libri provenienti dalle biblioteche comunali di Fara Sabina, Civita Castellana e Nazzano, costituite nel 1870 con fondi provenienti da conventi francescani soppressi. Da Fara Sabina arrivarono 1814 volumi, tra cui 21 di particolare valore e 14 incunaboli. Da Soriano il numero dei volumi fu di 4080, prevalentemente di carattere ascetico-religioso, con 10 incunaboli e cinque edizioni cinquecentine. Nazzano, infine, fornì nel 1936 un totale di 1639 volumi.
La biblioteca di Farfa, ospitata all'interno delle mura dell'omonima Abbazia, è diventata biblioteca statale nel 1964, quando fu inaugurata dopo un lavoro di sistemazione e adeguamento della primitiva struttura monastica. Passata al patrimonio dello Stato, la Biblioteca rappresenta una preziosa testimonianza della vita monastica scandita dalla Regola benedettina che contemplava la presenza di testi per la formazione, lo studio e la preghiera. Nell'anno 2000, la struttura è stata adeguata alle nuove esigenze con un notevole intervento di restauro architettonico e di allestimento che ha determinato l'ampliamento degli spazi e dei servizi offerti. La biblioteca, insieme con altre dieci in Italia, fa ora parte della speciale categoria di Biblioteche annesse ai Monumenti Nazionali.

Il Patrimonio Librario e Documentario Attuale
Ad oggi la Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Farfa possiede un patrimonio di circa cinquantamila volumi, tra cui:
- Ottomila volumi del fondo storico.
- Un fondo manoscritti che ne conta 350 in volumi e 234 sciolti.
- 46 incunaboli.
- 581 cinquecentine.
- 2.198 opuscoli.
- Circa duecento titoli di periodici italiani e stranieri.
Il patrimonio manoscritto della Biblioteca assomma attualmente a circa 450 volumi (secc. X-XX), circa 200 dei quali di carattere archivistico; a questi si aggiungono circa 270 pergamene datate tra i secoli XII e XVIII. La raccolta include un gruppo di codici di sicura origine farfense, consistente in repertori liturgici e cronache del monastero prodotte fra i secoli XVII e XVIII o loro copie tardive. La biblioteca possiede inoltre 17 manoscritti medievali datati tra il secolo XI e il XV, dei quali l'unico ritenuto "autoctono" farfense è l'elegante salterio-innario-collettario decorato segnato AF. 281. Questo manoscritto pergamenaceo dell'XI secolo è oggi esposto e visibile al pubblico per la sua unicità.
Il gruppo dei manoscritti medievali si arricchisce con i 7 protocolli notarili (segnature AG. 311-317) contenenti documenti rogati nei secoli XIV-XV, il cui esponente più noto alla comunità degli studiosi è il Regesto dell'abate Alardo. Ci sono inoltre i 50 frammenti pergamenacei (secc. XI-XVI).

Ruolo Culturale e Accessibilità
“Per la mole del materiale librario depositato abbiamo realizzato un ampliamento della Biblioteca stessa, che è quasi ultimato, e un riordino di tutto il materiale. Il nostro patrimonio - spiega il direttore - non è solo custodito come un cimelio, ma lo rendiamo disponibile agli studiosi e a tutti quegli studenti che vogliono venire qui per approfondire alcune materie”.
Le opere più significative della Biblioteca sono fruibili grazie a una sala espositiva che viene resa accessibile anche al pubblico attraverso visite guidate. La Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Farfa è oggi un punto di riferimento importante per la ricerca e la conservazione della memoria storica e culturale del territorio, offrendo un accesso privilegiato a manoscritti antichissimi, minuziose mappe geografiche, edizioni rare e preziose, spartiti musicali, raccolte di incisioni, stampe e incunaboli.
Nel 2000 è stato inaugurato un nuovo museo, ideato da Emanuele Luzzati, che racconta la storia dell’Abbazia in modo diverso, sul mondo monastico e sulla società medioevale attraverso la ricostruzione scenografica del contesto e reperti.
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