L’Abbazia di Fruttuaria: Storia e Architettura

La storia del comune di San Benigno Canavese è strettamente legata a quella dell’abbazia di Fruttuaria, uno dei più antichi e grandiosi complessi monastici dell’Italia settentrionale. Fondata nel 1003 da Guglielmo da Volpiano su terre di proprietà paterna, l'abbazia acquistò velocemente grandezza e importanza, tanto che il numero dei monaci raggiunse il centinaio quando ancora il suo fondatore era in vita. L'istituzione fu affidata alla protezione dell'imperatore e ottenne la conferma dei privilegi da parte del papa.

Pianta architettonica e schema basilicale dell'abbazia di Fruttuaria

Evoluzione storica e declino

Nei secoli XI e XII, l'abbazia visse il suo periodo di massimo splendore, divenendo un centro di irradiazione della riforma monastica promossa da Guglielmo attraverso la diffusione delle Consuetudines Fructuarìenses. Nel XIII secolo, l'ordine monastico contava un centinaio di dipendenze tra priorati, prepositure e semplici celle. Il XIV secolo segnò l'inizio di una fase di declino che culminò nel 1477, con la perdita del privilegio di nomina dell'abate in favore di un commendatario pontificio. Nel 1585, Sisto V decretò la soppressione del monastero, trasformandolo in una Collegiata di preti secolari; l'ultimo monaco morì nel 1634.

Architettura e trasformazioni

L’imponente chiesa abbaziale racchiude al suo interno due edifici sovrapposti: uno del 1003 e uno del 1776. Nel 1770, il cardinale Carlo Vittorio Amedeo delle Lanze incaricò l'architetto Bernardo Antonio Vittone di edificare una nuova chiesa. Alla morte di quest'ultimo, la direzione del cantiere passò a Mario Ludovico Quarini. Prima della completa ricostruzione, l'edificio aveva subito ampliamenti e la sostituzione delle absidi orientali con un coro allungato.

La struttura originaria, voluta da Guglielmo, presentava uno schema basilicale a tre navate molto brevi, innestate su un largo transetto sporgente concluso da cinque cappelle absidate orientate. Le strutture originarie, costruite con filari di ciottoli legati con malta di calce, sono tornate alla luce in seguito agli scavi condotti tra il 1979 e il 1991.

Sezione trasversale del complesso monastico con evidenza delle stratificazioni

Il complesso del campanile

La grande torre campanaria è sopravvissuta alle demolizioni seicentesche. Si innalza per sei piani ed è dotata di due cappelle sovrapposte. La cappella superiore conserva un’abside affrescata con una Madonna in trono con il Bambino, attribuita agli inizi dell'XI secolo.

I mosaici pavimentali

Intorno al XIII secolo, la rotonda del sepolcro fu eliminata e il pavimento rialzato. Le pavimentazioni originali furono sostituite tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo da un mosaico a tessere bianche e nere. Esso raffigura coppie di animali, come grifi rampanti e leoni, inseriti in un complesso motivo geometrico e fitomorfo con uccelli tra foglie nervate.

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La liturgia e il dramma sacro

L'abbazia fu sede di rappresentazioni dei drammi sacri incentrati sulla visita delle pie donne al Sepolcro. Guglielmo da Volpiano fece trasportare a Fruttuaria una preziosa reliquia del Santo Sepolcro, attorno alla quale si svolgeva l'azione scenica interpretata dai monaci, culminante nel celebre invito: “Venite et videte locum ubi positus erat Dominus”.

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