L’Abbazia di Casamari sorge in corrispondenza dell’antico toponimo romano di Casa Marii, in riferimento al luogo nativo del celebre console romano Gaio Mario. Consacrato nel 1217, il complesso abbaziale costituisce uno dei maggiori esempi esistenti dell’architettura gotica cistercense.
Architettura Gotica Cistercense
L'abbazia di Casamari è un modello esemplare dello stile architettonico cistercense, interpretato come il manifesto della spiritualità cistercense. Il rigore geometrico e la purezza delle forme sono caratteristiche fondamentali di questa architettura che, nel rispetto della regola benedettina rinnovata dall'azione riformatrice di Bernardo di Chiaravalle, si prefiggeva di adeguare gli spazi alle necessità della vita monastica e di uniformarli a principi di umiltà e lavoro.
La Chiesa Monumentale
Il complesso abbaziale conserva intatta la chiesa monumentale, ispirata al modello bernardino delle grandi abbazie francesi. L’ingresso alla chiesa di Casamari è introdotto da un’ampia scalinata che conduce ad un atrio a tre aperture, di cui quella centrale ornata da un portale con profonda strombatura a sette fasce concentriche di archi. La parte superiore della facciata ha forma rettangolare sormontata da un triangolo al cui centro si apre il rosone affiancato da due monofore.

L’interno della chiesa è a croce latina, a tre navate, con lo spazio organizzato sul modulo quadrato. Le campate della navata centrale sono sorrette da robusti pilastri cruciformi. Originariamente collocato nell’abside, l’altare maggiore è posto all’incrocio col transetto, al di sotto di un baldacchino monumentale in marmo policromo fatto realizzare da Clemente XI nel 1711.
Il Chiostro: Cuore dell'Abbazia
Il cuore dell’abbazia è rappresentato dal chiostro, luogo deputato alla meditazione e alla vita spirituale dei monaci. Di impianto quadrato, presenta una galleria dotata per ogni lato di un’apertura al centro e quattro bifore poggianti su sei colonnine di fattura diversa. Particolare interesse è rivestito dalla bifora centrale sinistra del lato sud, dove due capitelli sono ornati con tre testine tradizionalmente identificate con i volti di Federico II, Pier delle Vigne e l’abate Giovanni.

Museo dell'Abbazia e Pinacoteca
In ambienti prossimi al chiostro si trovano un museo e la pinacoteca, dove si conservano reperti preistorici, antichità romane e dipinti seicenteschi di grande pregio. Negli spazi originariamente adibiti a refettorio, nel 2003 è stato inaugurato l’attuale Museo dell’abbazia.
La Raccolta Archeologica
La raccolta archeologica è divisa in diverse sezioni. In quella preistorica, grande rilevanza è rappresentata dai resti di zanne di Elephas antiquus, rinvenute nel 1923 nei pressi dell’abbazia. Numerose sono le testimonianze riferibili ai popoli italici, a cui è dedicata una sezione apposita. La collezione romana è composta in maggioranza da reperti ritrovati nell’area abbaziale e nelle zone verso il ponte romano dove probabilmente si estendeva il foro di Cereatae Marianae, come sembrano indicare i ritrovamenti di statue in marmo di epoca imperiale conservate nel Museo.
La Quadreria e gli Affreschi
Il Museo è dotato di una notevole quadreria costituita da circa 90 pezzi (la gran parte in deposito) appartenenti ad un arco cronologico che va dal XV al XIX secolo, oltre a due affreschi staccati provenienti dalla chiesa di Santa Maria del Reggimento, primo insediamento della comunità di Casamari. Il nucleo originario della raccolta è costituito dalle opere destinate all’abbellimento della Chiesa e dell’intero complesso abbaziale, come ad esempio le tele già presenti sin dalla metà del Seicento e le tre grandi pale d’altare volute nel 1721 dal cardinale Annibale Albani ed attribuite a Onofrio Avellino, pittore napoletano all’allievo di Francesco Solimena. A questo stesso nucleo appartengono i tre grandi dipinti commissionati nel 1769 dall’abate Isidoro Maria Ballandani all’arpinate Paolo Sperduti.

Storia dell'Abbazia di Casamari
La Fondazione Benedettina
La fondazione del monastero benedettino di Cereatae Marianae, sulle fondamenta di un tempio pagano dedicato a Marte, risale alla prima metà dell’XI secolo. Il primo gruppo di monaci stabilitisi nel territorio dell’antico insediamento romano nei pressi di Arpino intorno al 1036 era costituito da seguaci del benedettino Domenico da Foligno, che negli stessi anni aveva lasciato il cenobio cassinese e organizzato alcuni monasteri a Sora e nei dintorni. La comunità di Casamari si caratterizza sin dagli esordi come un vivace centro spirituale e culturale.
L'Abbazia Cistercense
Circa un secolo più tardi, su impulso di papa Eugenio III, il cenobio di Casamari abbraccia la riforma cistercense. Nel periodo compreso tra il 1143 e il 1152, la riforma intende riportare alla stretta osservanza della Regola di San Benedetto una realtà in piena decadenza economica e spirituale. Il monastero rifiorisce grazie al lavoro dei monaci cistercensi, impegnati nella liturgia, nel lavoro manuale, nell’attività di trascrizione e studio dei codici. A cavallo tra il XII e il XIII secolo, l’abate Giraldo promuove il rinnovamento architettonico del monastero e l’espansione dell’ordine cistercense nell’Italia centro-meridionale, dove le filiazioni di Casamari comprenderanno comunità in Toscana, Calabria, Basilicata, Sicilia. Nel XIII secolo, l’abbazia prospera sotto la protezione di Federico II e dei pontefici Innocenzo III e papa Onorio III.
Dalla Commenda all'Arrivo dei Monaci Trappisti
La vitalità spirituale, economica e culturale dell’abbazia di Casamari si spegne progressivamente a partire dall’inizio del XV secolo. Nel 1430, papa Martino V affida il monastero ad un cardinale commendatario. Per quasi due secoli, la comunità sarà affidata ad un abate non residente, raramente interessato alle sorti della vita del monastero. Il grande complesso abbaziale di Casamari si spopola: all’inizio del Seicento ospita solo otto monaci. Lo straordinario patrimonio dell’abbazia di Casamari, già compromesso a causa delle spoliazioni subite nel lungo periodo della commenda, è pesantemente danneggiato in seguito alle razzie dei soldati napoleonici alla fine del Settecento. Nel corso dell’Ottocento, ulteriori perdite si registrano in seguito agli scontri tra soldati borbonici e truppe dell’esercito piemontese negli anni della formazione del Regno d’Italia, quando il monastero è dato alle fiamme.
L'Abbazia di Casamari "Monumento Nazionale"
Dopo l’annessione di Roma al Regno d’Italia, si applica alle case degli ordini religiosi dei territori dello Stato Pontificio la legge sulle Corporazioni religiose e sull’asse ecclesiastico: tutti i loro beni sono ceduti allo Stato. Con la legge 28 febbraio 1874, n. 1874, l'Abbazia di Casamari è stata riconosciuta come monumento nazionale. La comunità monastica di Casamari rifiorisce sia dal punto di vista spirituale sia dal punto di vista economico. Nel 1929, è eletta congregazione monastica e ritorna all’ordine cistercense. Trasformata in ospedale da campo dai tedeschi durante il secondo conflitto mondiale, non subisce danni e prosegue la sua attività nel dopoguerra.