La Vicenda della Piccola Famiglia della Resurrezione e Don Orfeo Suzzi

La storia della Piccola Famiglia della Resurrezione, un ordine religioso fondato da Don Orfeo Suzzi, noto anche come 'Abbà Povero' o 'Abbà Orfeo Povero', è stata al centro di una lunga e complessa vicenda che ha preoccupato il Vaticano e ha coinvolto la Diocesi di Cesena-Sarsina. Le criticità hanno riguardato operazioni finanziarie, presunto autoritarismo interno e questioni di obbedienza canonica.

Le Preoccupazioni del Vaticano e il Commissariamento

A preoccupare il Vaticano è stata in particolare un'operazione finanziaria a Londra. Quando giungono alla Congregazione dei Religiosi notizie, denunce o segnalazioni di possibili comportamenti finanziari sospetti, vengono avviate pratiche per capire meglio la situazione e verificare la cornice canonica entro cui si inseriscono. Nel caso specifico, l'apertura di alcune società negli anni passati e l'autoritarismo esercitato all'interno del piccolo ordine religioso da parte del fondatore, Don Orfeo, hanno indotto il Vaticano a commissariarlo. Questo vorticoso espandersi dell’attività, con apertura di sedi in Mozambico, a Gerusalemme, in Kerala e prospettive di aprirne altre, era una delle motivazioni addotte quando venne alla luce che nel 2018 Don Orfeo aveva aperto a nome proprio, ma utilizzando fondi della comunità, tre società finanziarie a Londra e aveva tentato di aprirne una a Riga, in Lettonia. Di queste società, tuttavia, si sa ben poco.

Il Papa ha spedito a Valleripa, in provincia di Cesena, il vescovo Giorgio Biguzzi, figura integerrima e piuttosto volitiva, che per anni ha fatto il missionario a Makeni, in Sierra Leone. A lui è spettato il compito di dipanare la matassa per capire se la comunità religiosa fosse diventata una specie di setta oppure se potesse essere recuperata e riportata dentro un quadro di relazioni di collaborazione con il vescovo locale.

Foto aerea o panoramica della comunità di Valleripa, Mercato Saraceno

Il Ruolo del Vescovo Douglas Regattieri e il Procedimento Canonico

Prima del passaggio di consegne ufficiale con il suo successore Antonio Giuseppe Caiazzo, il vescovo di Cesena Douglas Regattieri ha chiuso la spinosa vicenda di Don Orfeo Suzzi. Il vescovo Regattieri ha ripercorso la vicenda, definendola una "telenovela" che aveva messo nel mirino la gestione della piccola comunità da parte di 'Abbà Povero'.

Il Processo Canonico e la Sospensione

Monsignor Regattieri ha dichiarato: "In questi anni ho dovuto celebrare un processo penale extragiudiziale nei confronti di Don Orfeo che si è dimostrato disobbediente rispetto alle mie richieste. Ho dovuto commissariare la Piccola Famiglia per mantenerla nella diocesi di Cesena-Sarsina perché ritenevo importante il carisma di questa comunità". Ha aggiunto che "Don Orfeo è fuggito, io ho sempre seguito le indicazioni della Santa Sede".

Il 2 luglio 2020, il vescovo Regattieri notificò a Suzzi con un decreto ufficiale la decisione di procedere alla sospensione dall’esercizio del ministero sacerdotale, il che significava che non poteva più celebrare l'Eucarestia e amministrare i sacramenti. Don Orfeo era finito nel mirino della Diocesi per aver intrapreso varie iniziative senza comunicarle al Vescovo, una norma cui tutti i religiosi sono tenuti a rispettare. La Piccola Famiglia della Resurrezione fu commissariata nel 2020, e il missionario Giorgio Biguzzi ne divenne la nuova guida, poiché la diocesi non si fidava dell'operato di Don Suzzi. Pochi mesi dopo arrivò la sospensione a divinis, anche se il provvedimento del vescovo non fu mai formalizzato a Città del Vaticano. La Diocesi optò quindi per un processo penale amministrativo extragiudiziale, che culminò nella censura. Con decreto gli è stata comminata la pena di non celebrare in pubblico, di non confessare e di non predicare per tre anni. Al termine di questi tre anni, Don Orfeo ha chiesto la remissione della pena.

Il Rifiuto della Remissione della Pena

La decisione di monsignor Regattieri di non concedere la remissione della pena è conseguente al fatto che il sacerdote diocesano non ha accettato la condizione prevista dal decreto del 20 dicembre 2024 (che rimuoveva la censura inflittagli il 7 dicembre 2021): la condizione richiesta imponeva a Don Orfeo di non risiedere in diocesi insieme a coloro che lo hanno seguito, per evitare ulteriori contrasti con la Piccola Famiglia della Resurrezione. Monsignor Regattieri ha ritenuto Don Suzzi un "soggetto divisivo".

Sembra remota la possibilità di un incontro chiarificatore tra il vescovo Douglas Regattieri e Padre Orfeo. L'ostacolo è rappresentato dal fatto che il vescovo vorrebbe che il dialogo partisse dal riconoscimento degli errori da parte di Padre Orfeo, ma lui dice di non potersi autoaccusare di colpe che ritiene di non avere commesso.

Ritratto o icona di Don Orfeo Suzzi (

La Difesa di Don Orfeo e le Sue Controdeduzioni

Padre Orfeo premette che il vescovo «cita molti canoni, ma mai una Parola di consolazione». Richiamando passi delle Sacre Scritture, sottolinea che «la funzione di super-vigilanza del gregge non è esclusiva, ma compartecipata ai “presbiteri”» e che «Paolo prevede, alla sua partenza, il sopraggiungere di lupi rapaci, che cercano di distogliere i suoi discepoli e di attrarli dietro ad essi. Questo testo mi aiuta molto a vivere questo momento di sofferenza ecclesiale».

Le Accuse e le Risposte di Don Orfeo

Nel merito della lettera ricevuta da monsignor Douglas, Padre Orfeo sostiene che «non si rinvengono fatti e comportamenti concreti in grado effettivamente di integrare dal punto di vista ecclesiologico e canonico la rottura della comunione ecclesiale tra di noi». Si duole per l’accusa secondo cui dal 2015 la Piccola Famiglia della Resurrezione si sarebbe «eclissata dalla vita diocesana, cosa questa non vera, specialmente tenendo conto della sua natura monastica che per forza di cose non agevola una “visibilità” marcata. È soltanto con gli occhi dello Spirito Santo cogliere la presenza e l’azione della vita monastica».

Quanto alla richiesta di maggiori informazioni sulle società finanziarie, la sua risposta è laconica: «Lei è da tempo in pieno possesso di tutta la documentazione pertinente. Altro non so». Sul rifiuto di dimettersi da Abbà, come gli ha chiesto di fare monsignor Douglas, Padre Orfeo ribatte che «è un personale atto di libertà, che non costituisce un delitto canonico sanzionabile». Nega poi di avere accusato il vescovo «di non amare e di voler distruggere la Piccola Famiglia della Resurrezione» e di «aver aizzato» contro di lui alcuni diaconi legati alla comunità: «Mai ho utilizzato toni accesi o irrispettosi verso la Sua persona. C'era nel profondo un dolore di non poter parlare con un padre da figlio. Quante volte in comunità, come in ogni famiglia, ci possono essere momenti chiarificatori nei quali si dice con chiarezza quella verità che sul momento può essere scottante. Si ricorda quando Le dissi con calore a Valleripa di fronte a tutti: “in che lingua debbo dirLe che non ho alcun debito?”».

Un altro nodo è il fatto che Padre Orfeo abbia «segnalato alla Congregazione della Dottrina della Fede quanto in coscienza riteneva necessario circa due sacerdoti della diocesi», ma l’interessato non crede che questo possa ritenersi «comportamento delittuoso». Per quel che riguarda i rapporti col commissario monsignor Giorgio Biguzzi, Padre Orfeo afferma: «Ho solo richiesto, dal momento che nella lettera di commissariamento mi si muovevano svariati addebiti, di essere ascoltato in presenza di persone qualificate». Quanto alla contestazione che «alle diverse ammonizioni alla comunione non è mai stata data risposta esauriente», Padre Orfeo ribatte che il problema è che i richiami erano «generici e inconsistenti», e quindi «difficilmente si può rispondere all’accusa di aver rotto la comunione ecclesiale senza che vengano contestati fatti che dal punto di vista ecclesiologico e canonico siano effettivamente in grado di rompere la comunione ecclesiale». Ma - aggiunge senza rivelare dove si trova in questo momento - «ora preferisco il silenzio pieno del luogo dove mi trovo per custodire la mia pace interiore e il ritmo quotidiano della preghiera monastica».

Padre Orfeo considera poi «forse addirittura calunniosa» l’affermazione secondo cui avrebbe impedito a quanti sono con lui di parlare col commissario: «Come sono stati liberi nella loro scelta di seguirmi, altrettanto lo sono nell’andarsene e nel parlare con quanti ritengono di doverlo fare». Spinoso il riferimento alle critiche di pedofilia rivolte a un confratello: «Non vi era alcun intento vendicativo - ribatte - ma solo la volontà e la necessità di avvertire tutti, non essendo più io presente e garante della custodia della famiglie che possono salire ancora a Valleripa con fanciulli e adolescenti».

Il fondatore della Piccola Famiglia della Resurrezione ha riaffermato la sua posizione riguardo all'incontro prospettato dal vescovo: «Ella esige da parte mia “un riconoscimento degli errori compiuti, l’attestazione di un pentimento sincero per la rottura della comunione”. Tenuto conto che lo scopo non è il cercare una conciliazione o un dialogo che possa offrire ulteriori spunti di riflessioni in relazione alla remonstratio da me presentata, ma unicamente ottenere una confessione per colpe o delitti che non ho commesso e di cui in coscienza non posso autoaccusarmi, non credo sia opportuno né utile dar corso all’incontro». Ha concluso ribadendo: «Mentre resto in attesa della Sua decisione, confermo quella filiale obbedienza che promisi al Vescovo e Padre cofondatore della Piccola Famiglia della Resurrezione, Mons. Luigi Amaducci e ai suoi successori il giorno della mia ordinazione il giorno dell'Epifania, il 6 gennaio 1979, nella Chiesa cattedrale di Cesena alla presenza di 60 presbiteri concelebranti e del Santo Popolo di Dio».

La Vita della Piccola Famiglia della Resurrezione a Valleripa

Per capire il carisma e la vita della Piccola Famiglia della Resurrezione bisogna salire fino a Valleripa (Mercato Saraceno) e andarci a piedi, lasciando l'auto nei pressi del ristorante a Linaro e inoltrandosi nel bosco. Il luogo è austero, immerso nel silenzio, con tanto Creato attorno. La superiora Anastasia, al secolo Vera Panzavolta, racconta la giornata dei membri della Piccola Famiglia.

Ritmo Quotidiano e Spiritualità

«Qui ci alziamo in estate alle 4,15 (in inverno alle 3,15) e iniziamo con la preghiera personale. Alle 5,30 recitiamo il Mattutino. Diverse ore del mattino e del pomeriggio sono dedicate al lavoro, non solo materiale, come tiene a precisare padre Giovanni, spagnolo con un italiano fluente, unico sacerdote presente». Per arrivare alla casa dei fratelli, monastero della Pentecoste, occorre un'altra buona mezz'ora di cammino, ancora tutto in salita, attraverso uliveti, castagneti, noceti e campi di ciliegi. Ci sono ampie distese di grano appena mietuto, e la vegetazione è ovunque rigogliosa. I ritmi scorrono lenti, scanditi dalla preghiera e dalla lectio divina. «In due anni leggiamo tutta la Bibbia - aggiunge Anastasia - e recitiamo tutto il salterio in una sola settimana. La domenica dedichiamo ancora più tempo alla meditazione personale. La sera la cena è verso le 20».

«Abbiamo imparato tanto dalle nostre famiglie prosegue Anastasia. Le famiglie dei nostri diaconi sono state una salvezza per la nostra comunità. Per noi è davvero una Grazia. Ci facciamo guidare ogni giorno dalla preghiera e dalla fedeltà. Fedeltà al carisma e alla Chiesa, come ci è stato insegnato. E poi siamo in ascolto della Parola di Dio, sempre». La visita al piccolo cimitero dove sono sepolti, tra gli altri, il monaco Paolo Censi e Teresa della Resurrezione, e la sosta per una breve preghiera di suffragio, chiudono l'intensa mattinata. Il rientro, in discesa, è più agevole, ma al tempo stesso colmo di stupore per quanto appena vissuto, con il desiderio immediato di tornare subito con familiari e amici.

Interno di una chiesa o cappella monastica a Valleripa, Cesena

Sviluppi Recenti e Nuove Richieste

A Cesena, il caso che punta i fari sulla Diocesi fa scalpore ogni volta che una notizia viene diffusa per aggiornarne gli sviluppi. Don Orfeo Suzzi è un personaggio carismatico, con barba lunga e bianca, e un soprannome autoassegnatosi, «Abbà povero». Può contare su un discreto seguito tra fedeli e religiosi, come monache e monaci, in Romagna come in tutto il Paese. Tuttavia, con la Diocesi di Cesena e Sarsina, guidata dal vescovo Douglas Regattieri, i rapporti sono stati conflittuali.

Poco tempo fa, Don Orfeo Suzzi è tornato alla carica chiedendo al vescovo di revocare i divieti che gli erano stati imposti, avendoli rispettati per tre anni dalla condanna. Monsignor Regattieri gli ha risposto positivamente, mettendo una sola condizione: che non tornasse a risiedere nel territorio della diocesi di Cesena-Sarsina. Don Orfeo avrebbe quindi potuto esercitare nuovamente il ministero sacerdotale, ma non avrebbe potuto prendere la residenza nel territorio. Brusca è stata la risposta di Don Orfeo, che ha respinto il provvedimento definendolo 'infamante' e ha fatto ricorso. Per questo il vescovo Regattieri, conversando con i giornalisti, ha usato pesanti apprezzamenti sull’atteggiamento dell’anziano prelato, arrivando fino a usare la parola ‘cattiveria’. Un atteggiamento che fa prevedere che ben difficilmente il vescovo potrà accogliere favorevolmente il ricorso di Don Orfeo.

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